Categorie

Ted Chiang

Traduttore: C. Pastore
Editore: Frassinelli
Anno edizione: 2016
Pagine: 324 p. , Rilegato
  • EAN: 9788893420020

84° nella classifica Bestseller di IBS Libri - Narrativa straniera - Racconti

Approfitta delle promozioni attive su questo prodotto:
Disponibile anche in altri formati:

Le prime frasi del romanzo

Se la torre giacesse distesa lungo la piana di Shinar, per percorrerla da un estremo all’altro ci vorrebbero due giorni di cammino. Dal momento che la torre si staglia invece verso il cielo, per scalarla fino in cima è necessario un mese e mezzo, sempre che si salga a mani vuote. Solo in pochi però s’inerpicano fin lassù senza trasportare nulla; gli uomini perlopiù trascinano con sé dei carri di mattoni che ne rallentano notevolmente l’andatura. Trascorrono quattro mesi dal giorno in cui un mattone viene caricato a quello in cui viene prelevato dal carro per divenire parte della torre.

Hillalum era sempre vissuto nell’Elam, e di Babilonia sapeva solo che comprava il rame della sua terra. I lingotti di rame scendevano il Karun su barche che navigavano verso l’Eufrate fino al Mare Inferiore. Hillalum e gli altri minatori viaggiarono via terra, insieme a una carovana di onagri stracarichi. Attraversarono a piedi le pianure, percorrendo un sentiero polveroso che scendeva dall’altopiano e s’inoltrava nei campi verdeggianti intervallati da argini e canali.
Nessuno di loro aveva mai visto la torre. Cominciò a essere visibile quando per raggiungerla mancavano ancora diverse leghe: una linea sottile come un filo di lino che vibrava nell’aria bollente, spiccando su una crosta di fango che era in realtà Babilonia. Quando si avvicinarono, quella crosta sembrò sollevarsi trasformandosi nelle mura possenti della città, ma i loro occhi erano tutti per la torre.
Abbassando lo sguardo a livello della pianura fluviale, notarono i segni che la torre aveva lasciato all’esterno della città: l’Eufrate stesso scorreva ora sul fondo di un ampio letto infossato, scavato a quel modo per ricavare l’argilla con cui plasmare i mattoni. A sud si vedevano file e file di fornaci ormai spente.
Avvicinandosi alle porte della città, la torre si rivelò più imponente di quanto Hillalum avesse osato immaginare: un’unica colonna ampia all’incirca quanto un tempio, e che ciò nonostante si proiettava tanto in alto da assottigliarsi fino a scomparire. Camminavano tutti con il capo rovesciato all’indietro, socchiudendo gli occhi per via del sole.
Nanni, un amico di Hillalum, gli diede di gomito sbalordito: «E noi dovremmo salire lassù? Su quella cosa?»
«Salire per scavare: sembra… innaturale.»
I minatori raggiunsero l’ingresso principale delle mura a occidente, da cui in quel momento stava partendo un’altra carovana. Mentre si raggruppavano nella sottile striscia d’ombra proiettata dalle mura, Beli, il caposquadra, si rivolse urlando alle sentinelle di guardia nei torrioni. «Siamo i minatori chiamati dalla terra di Elam.» Le guardie parvero rallegrarsi, e una di esse replicò: «Siete quelli che devono scavare nella volta celeste?»

Recensioni dei clienti

Ordina per
  • User Icon

    Scrive bene ma è noioso

    10/04/2017 10.57.47

    Ted scrive benissimo. Il libro è un esempio di virtuosismo, ogni racconto dimostra la capacità e la proprietà di linguaggio del'autore. Purtroppo l'intero libro dimostra anche la poco conoscenza dell'autore delle tecniche narrative più comuni, in particolare lo show don't tell. Tutti i racconti, tranne forse il primo, sono raccontati dal punto di vista del narratore onniscente e risultano decisamente noiosi nella loro esposizione. Sembra di essere spettatori passivi al racconto di un viaggio raccontato con voce monotana dall'autorem neppure dai protagonisti. I personaggi non hanno spessore, le storie non hanno spessore, in realtà non ci sono storie, non nel senso tecnico di storia, manca in molti racconti la presenza di un motivo per la storia stessa. Quello che manca completamente è la profondità. Ogni protagonista è uguale, ogni comprimario è uguale, non c'è alcuno speso psicologico ne alcuna ricerca della personalità. Le storie sono piatte, sono eventi casuali che non danno alcun valore aggiunto al termine della lettura, come leggere la lista della spesa del mese passato. Purtroppo, analizzando il modo in cui si muovono i personaggi, le ambientazioni e la struttura dei dialoghi diviene palese che non si tratta di un problema di traduzione (forse anche non lo metto in dubbio) ma proprio di poca competenza da parte dell'autore... tanto più grave in quanto docente di scrittura (poveri allievi). Esaminiamo i singoli racconti: Torre di babilonia Stupenda idea quella del mondo arrotolato su se stesso. Peccato che sia l'unica cosa rilevante. Capire Idea interessante, occasione sprecata. Il protagonista diventa una specie di divinità e non cambia mai in alcun caso il modo di ragionare. L'avversario (per una volta c'è un avversario) è una fotocopia del protagonista, nessuna variazione. Il modo di narrare rende il tutto molto piatto. Divisione per zero Altra occasione sprecata. La storia di una matematica che raggiunge la scoperta più importante del settore e cerca

  • User Icon

    franco

    08/02/2017 12.41.59

    Il film Arrival è stato tratto dal racconto del titolo del libro ed è un bel film, molto attuale nella sua ansia di cercare un modo di comunicare fra modi di pensare diversi. Ma anche le altre storie della raccolta sono validissime. Anche se non amate i racconti, questo libro potrebbe farvi cambiare idea. Ted Chiang affronta concetti matematici e sociali complessi ma li descrive in maniera semplice e piacevole, rendendoli accessibili anche a chi è digiuno di cose fantascientifiche. Riassunto in due parole: sincero e profondo.

Scrivi una recensione