Le streghe di Lenzavacche - Simona Lo Iacono - copertina

Le streghe di Lenzavacche

Simona Lo Iacono

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Editore: E/O
Collana: Dal mondo
Anno edizione: 2016
In commercio dal: 3 marzo 2016
Pagine: 151 p., Brossura
  • EAN: 9788866327233
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Vincitore del Premio Letterario Chianti 30ma edizione - 2017

Le streghe di Lenzavacche vennero chiamate nel 1600 in Sicilia un gruppo di mogli abbandonate, spose gravide, figlie reiette o semplicemente sfuggite a situazioni di emarginazione, che si riunirono in una casa ai margini dell' abitato e iniziarono a condividere una vera esperienza comunitaria e anche letteraria. Furono però fraintese, bollate come folli, viste come corruttrici e istigatrici del demonio. Secoli dopo, durante il fascismo, una strana famiglia composta dal piccolo Felice, sua madre Rosalba e la nonna Tilde rivendica una misteriosa discendenza da quelle streghe perseguitate. Assieme al giovane maestro Mancuso si batteranno contro l'oscurantismo fascista per far valere i diritti di Felice, bambino sfortunato e vivacissimo.
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    Seli

    13/12/2018 08:53:45

    Un libro che ti entra veramente nel cuore, è scritto in modo sublime con vari termini dialettali e latinismi ma non per questo di difficile comprensione, anzi, riesce ad affascinarti sempre di più pagina dopo pagina. L’autrice che più che scrittrice è un magistrato con questo libro ha fatto veramente un buon lavoro, è impossibile non immedesimarsi nella dolcezza di felice, e Alfredo. Ottima l’idea di utilizzare l’espediente delle lettere.

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    Tina

    23/09/2018 14:04:28

    Non aspettatevi da questo libro la classica storia di streghe e pentoloni magici: no, siete completamente fuori strada. Sappiate che avete fra le mani un libro molto bello, intenso e scritto benissimo, di un'autrice che non conoscevo, ma della quale non vedo l'ora di leggere altro. La storia è ambientata in Sicilia e quasi se ne colgono i profumi e la luce, oltre che l'essenza di un messaggio e di una voglia di narrare eventi peculiari. Consigliatissimo!

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    Ron

    23/09/2018 13:44:45

    Bella storia, scritto bene e molto delicato. Si entra nell'humus delle tradizioni e delle superstizioni del popolo siciliano con destrezza ed in modo interessante, tant'è che il lettore è praticamente rapito dalla storia e, soprattutto, dalla sua essenza. Ottima autrice, credo che a breve leggerò altre sue opere perché questa mi ha davvero molto colpito, sia per lo stile, che per la trama.

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    Pietro

    20/09/2018 09:25:53

    Quando ho letto il titolo, pensavo fosse un libro incentrato su altro, ma quando ho letto la trama non avrei mai immaginato di trovarmi davanti ad un libro scritto con una dolcezza e una soavità uniche. L'autrice, che non conoscevo, è stata davvero eccezionale e capace di dare volto ed anima ad un personaggio particolare. Gli interrogativi sono d'obbligo: chi sono davvero le streghe? Cosa vuol dire esserlo e perché c'è tanta ostilità? Forse queste parole sono davvero troppo misere per descrivere la bellezza di quest'opera, ma voi fate un favore a voi stessi: leggetelo!

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    Maria Rita Truglio

    22/06/2018 14:05:31

    Libro tanto piccolo quanto grande. \nContornato da aurea di mistero, superstizione, leggenda, il tutto ruota intorno a Felice un bambino che non riesce a parlare ma che riesci a capire, invidiandolo, quasi, per la sua capacità di vivere nonostante tutto. \nCon uno sguardo alla politica del tempo, ci fa conoscere personaggi sopra le righe per quell'epoca ma assolutamente irresistibili a mio parere.

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    n.d.

    30/10/2017 08:36:23

    e' il primo libro che ho letto di questa autrice molto molto bello

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    gerardina

    08/07/2017 21:37:58

    Un paese Lenzavacche con un'unica scuola che non sembra un luogo per bambini ma per soldati pronti a partire per una guerra che a breve sarebbe esplosa:il fascismo incombe con le sue incomprensioni,le sue regole,i suoi disastri. Un maestro;Alfredo Mancuso alla ricerca di un alunno per non perdere il diritto d una classe, il suo posto di lavoro; non ama le costrizioni ma gli piace raccontare storie, pensa alla cultura come ricerca della fragilità umana, ritiene che l'unica guerra che valga la pena di combattere è quella contro se stesso e che le uniche armi che abbia mai imbracciato sono parole e libri. Una mamma, una nonna , un vecchio farmacista e LUI Felice che nonostante la stortura del suo corpo porta dentro di sè la gioia di una "insolita pace" Storia di una emarginazione sociale di chi ha deciso di fare della propria diversità una chiave di lettura, un'arma per affrontare gli eventi della vita; proprio come quel gruppo di donne che, nel 1600 a Lenzavacche , si fecero streghe per difendere il proprio diritto di esistere. Una lettura amena, una forma di scrittura leggera e sottile, fatta di parole sapienti,chiare e incisive.

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    Federico

    17/04/2017 09:36:20

    Italian Book Challenge 2016 - 15) Un libro scelto dal tuo indie libraio di fiducia: Un romanzo di rivalsa e contro i pregiudizi, in cui i vari protagonisti sono superbamente intrecciati in un destino già scritto, i cui temi principali – le storie, i racconti e la letteratura – vengono esaltati e celebrati da Lo Iacono attraverso un coro di voci profetico e sincero.

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    Michela

    28/03/2017 12:56:45

    Simona Lo Iacono ci porta nella Sicilia mitica, quella che è fuoco e mare, dolore e passione, malia e incantamento. Tra passato seicentesco e presente mussoliniano si snodano le storie delle streghe, donne sole e reiette, protettrici della modernità e paladine della libertà, di amare e vivere. L'autrice de-scrive, scissa con bravura tra due secoli, protagonisti indimenticabili, tra loro legati a doppio filo, che con la loro unicità rimangono nel cuore. Quell'unicità che li distingue dalla massa ignorante (la mutria cretina come direbbe Pasolini), che li indica e li sbeffeggia, li isola isolandoli in un'isola: insomma, il paradosso della stupidità. Ti innamori della sensibilità del maestro Mancuso, del sorriso sghembo e allo stesso tempo forte di Felice, dell'indomita Rosalba, e della saggezza antica di Tilde e di tutte le altre "streghe". Come dimenticare il farmacista Mussumeli, satiro dal cuore grande. Ha mancato lo Strega il libro della Lo Iacono, ma non il mio cuore.

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    Renzo Montagnoli

    20/12/2016 06:47:50

    Ci voleva poco un tempo perché una donna, già considerata essere inferiore e tentatore, fosse marchiata come strega: bastava che rivendicasse il suo naturale diritto di esistere e di condurre una vita non uniforme agli ottusi dettami religiosi. L’essere diversi, insomma, era non solo un peccato, ma addirittura un reato. Superati i confini del tempo, arrivando fino a quasi i giorni nostri, nell’anno 1938 a Lenzavacche la storia sembra ripetersi, facendo tornare alla memoria quelle femmine, che nello stesso paese, nel 1600 furono chiamate streghe perché, nella loro condizione di mogli abbandonate, ripudiate o più semplicemente in fuga da un’esasperante emarginazione, si riunirono in una casa alla periferia dell’abitato, iniziando a condividere un’esperienza di vita comunitaria e anche letteraria. In quell’anno fascista vive una strana famiglia, composta dal piccolo Felice, che a dispetto del nome, disabile come é, sembra riassumere su di di sé tutte le possibili disgrazie, sua madre Rosalba e la nonna Tilde, con entrambe le donne che rivendicano di essere discendenti dalle streghe del 1600. E certo il loro comportamento, così inusuale, finisce con il dar credito a questa asserzione: donne che non si sposano, che rivendicano una personale libertà e che attribuiscono, giustamente, alla conoscenza, alla cultura un ruolo fondante non possono che destare ampi sospetti in un mondo chiuso e ancora feudale quale quello della Sicilia dell’epoca. La carne al fuoco non é poca, perché ricorrono temi cari all’autore, quali la diversità, la difesa dei più deboli, il valore salvifico di una cultura che non sia fine a se stessa, ma la mano è sicura e anche se le prime pagine richiedono un certo grado di assuefazione, poi la lettura si fa più veloce e anche più appagante, tanto che posso dire che ci troviamo di fronte all’ennesima prova positiva di Simona Lo Iacono, che di certo offre, ancora una volta, tanta sostanza.

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    Chiara

    16/12/2016 14:19:43

    bello il linguaggio per niente scontato, ma la storia si sviluppa in modo surreale e per questo l'ho gradita poco

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    Alberto

    20/09/2016 08:26:01

    Un legittimo candidato al Premio Strega 2016, assegnato ad altri, purtroppo. Se lo sarebbe meritato. Per il tema, per la scrittura, per la struttura, insomma per tutto. Commovente storia che viene da lontano, la donna demonizzata, vittima di pregiudizi, retaggio di mai sopite convinzioni pseudo-religiose portatrice di sventure ed emissaria del demonio. Consigliato.

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    Ciro D'Onofrio

    15/05/2016 15:58:56

    Una scrittura elegante e sofisticata,una storia avvincente ed appassionata fanno di questo libro uno dei romanzi italiani più belli letti nell'ultimo anno. Una Sicilia, femmina profumata ed ammaliante ma anche bieca e cattiva; una storia "segreta"lunga 3 secoli raccontata con grande sapienza e che unisce il passato col presente;la delicatezza amorevole e mai pietosa per un bambino "diverso"; la forza, la tenacia, la perseveranza saggia ed antica di queste donne orgogliosamente streghe, custodi dei mores di quella terra e che sopravvivono e vincono sulla violenza fisica e morale.Un libro di arguzia, commozione e riscatto.

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    rosanna

    14/04/2016 14:38:46

    In questo splendido romanzo Simona Lo Iacono riesce a evocare immagine lontane di un mondo popolato di magia, streghe , riti ma anche fantasmi un'epoca a noi più vicina. Tratta temi come l'indifferenza e il pregiudizio verso il diverso e il ''non- normale''. Si resta affascinati da questa storia avvincente e intrigante, ma anche dolcissima e commovente. Romanzo imperdibile. Brava!!

Vedi tutte le 14 recensioni cliente


Candidato al Premio Strega 2016. Presentato da Paolo Di Stefano e Romana Petri.

In una Sicilia viziosa e ipocrita, dove c’è sempre qualcuno pronto a giudicare, Felice e il Maestro Mancuso diventano un simbolo di coraggio e fantasia, il segno concreto di una rinascita possibile.

Nasce da un utero sacro e magico, Felice. Nasce nell'olezzo di ibiscus, cardamomo e valeriana. È il figlio di un arrotino senza nome, di un amore bruciato sotto le stelle, un amore illegittimo che si è consumato senza chiedere permesso al vociare di un paese avido del peccato degli altri. Muoiono presto i figli accussì mormorano le donne affacciate alle finestre quando passa Felice, dal trespolo più alto del mondo, la groppa della madre. È un bambino nato sotto una stella speciale, che lo ha voluto deforme e senza parola, ma capace di un’attitudine unica: quella di saper ascoltare le storie, di averne una sete bruciante. Venuto al mondo a Lenzavacche, un minuscolo paese di quella che era una Sicilia ipocrita e licenziosa negli anni neri del fascismo, Felice non è additato come diverso solo per le sue forme amorfe e mostruose. Il nascituro viene da una famiglia composta da sole donne e marchiata da secoli come una famiglia di streghe: un tempo Lenzavacche aveva accolto un gruppo di donne, spose abbandonate, donne gravide, vittime di stupri o incesti, figlie e sorelle ripudiate, sputate, offese. Insieme avevano iniziato a vivere in una comune, aiutandosi a vicenda e unendosi in una congregazione di autosostegno. Tante donne tutte insieme, capaci di autogestirsi senza l'aiuto di uomini, alzarono un polverone di dicerie in paese, diventando in poco tempo, per l'opinione pubblica, demoni, forze corruttrici e reiette, pericolose per lo spirito e per la carne. Donne da ardere vive e rimandare al centro della terra.

E proprio dal centro della terra, da quel nucleo infuocato di dannate, discende la famiglia di Felice. La madre, Rosalba, giovane puerpera senza un marito, scandalo dell’intero villaggio, cammina a testa alta davanti agli sguardi di chi, masticando veleno, predica a gran voce che un figlio deforme è una punizione di Dio. La nonna, Tilde, forza della natura e portento di donna, bofonchia tutto il giorno nomi astrusi, passando da un’erba all’altra, da un’imprecazione a un’antica litania in latino, pur di aiutare il nipote a crescere a mento alto, pur di trovare una soluzione ai suoi arti molli. Tilde, Rosalba e Felice sono una famiglia atipica e per loro non c'è posto negli anni in cui una sola razza, pura, sana, forte e mediterranea deve conquistare la società perfettamente disegnata dal regime. Quale futuro può avere un bambino di siffatte forme, senza un uomo in famiglia, cresciuto da due streghe?
Ma Tilde e Rosalba, insieme al farmacista Mussumeli, amico di famiglia e Don Giovanni dall’animo nobile e giusto, combattono con le forze e con il sangue, per ottenere la più forte e la più antica richiesta dell'umanità, quel grido di secoli lontani che porta il nome di giustizia. Giustizia come fuoco fatuo, dai contorni sbiaditi, per tutte quelle donne bruciate negli echi di strazi millenari, per tutto quel sangue versato in nome di un dio che mai avrebbe comandato una tale carneficina. Giustizia per il peso di un peccato segnato nella carne, nelle vesti, per un paese che non accetta e non accoglie. Giustizia per un bambino innocente che nato in un corpo malfatto, porta dentro di sé tutta la meraviglia e le voci del mondo, in due occhi vivi che guizzano a ogni racconto, a ogni storia che custodisce le voci dell’universo, in ogni luogo in cui Rosalba lo accompagna per mostrargli la vita, dalle ville alle case di tolleranza, dalla strada al mercato, dalle ombre amorfe sui muri, proprio come lui, riflesse da un pupo:

Lo faceva muovere sotto i tuoi occhi strabiliati, che si accendevano di una felicità primitiva, disperata, incomunicabile al resto del mondo, una specie di ruggito finale, come se in quel pupo che si dimenava senza grazia stesse il segreto dell’universo.

La storia di Felice s’incrocia con quella del maestro Mancuso, mandato a insegnare nella scuola di Lenzavacche, una scuola "giusta e fascista". Mancuso ha un solo modo di fare lezione: tira fuori i libri e inizia a raccontare storie, insegnando agli alunni la forza e il portento dell’immaginazione, indispensabile per vivere una vita da esseri umani. Ma la ferrea disciplina fascista non condivide i metodi didattici del maestro che, ben presto, rischia l’espulsione.
La vicenda del maestro Mancuso e quella del piccolo Felice sono legate da un filo remoto e indissolubile, un filo forte come le urla delle streghe di Lenzavacche, bruciate nel Milleseicento, proprio in quei luoghi. Un filo collegato al potere delle storie, quelle narrate e quelle ritrovate in un'antica lettera risalente proprio al lontano 1699...

Grazie alla vitalità del maestro Mancuso e al suo amore per la cultura, Felice può avere una seconda possibilità nella vita. Grazie alla sua stramba famiglia e ai marchingegni inventati per abbattere ogni barriera, fisica e mentale, Felice vive una vita alla luce del sole e non un destino di vergogna e sudiciume, al buio di una cantina, come toccava ai "figli del peccato" come lui.
Un gruppo atipico di personaggi che, soli, poveri e disgraziati, lottano ogni giorno per andare contro i limiti dell'ignoranza e per inseguire nella vita quel candore che spetta solo alle anime elette da un profondo senso di umanità. Un libro sul prodigio della letteratura, sulla bellezza dei libri e sull'unica vera magia, quella dell'immaginazione che permette di andare avanti, di credere, di non arrendersi:

Coltivo questa idea oltraggiosa che la letteratura possa fungere da corazza, che sia la coltre dei cento nodi, il manto del re nudo. Almeno fino a quando questa classe esisterà, fingeremo che possa salvarci.

Il racconto di Simona Lo Iacono fuoriesce da queste pagine con la forza di un portento naturale. Ha i colori della terra arsa e calda, di Sicilia, ha gli odori del basilico e dell’alloro, ha il cuore lavico di un racconto fatto di echi, ha una lingua che si modella tra un dialetto lontano e un latino romanzato.
Denso di evocazioni magiche, e senza mai perdere il contatto con la realtà, gli eventi di Lenzavacche sono intercalati da nozioni giuridiche dettagliate che precisano gli eventi sempre in bilico tra storia e profano, tra sacro e fiabesco. Una narrazione che ha il suo cuore in storie antiche, come le storie di Giufà, mormorate nella canicola di pomeriggi afosi, ai lati del cortile, mentre un’anziana nonna siciliana mastica una lingua perduta nei secoli. Simona Lo Iacono colleziona echi, leggende e colori della sua terra per raccoglierli in una piccola storia. E poi ci mette dentro i libri e la letteratura. Quella forza indomabile che è metafora della vita.

A cura di Wuz.it

  • Simona Lo Iacono Cover

    Magistrato, presta servizio presso il Tribunale di Catania. Cura circoli di lettura e convegni letterario/giuridici. Fa parte dell'EUGIUS, l'associazione europea dei giudici-scrittori e della Società Italiana di Diritto e Letteratura (SIDL). Cura sul blog letterario Letteratitudine di Massimo Maugeri, una rubrica che coniuga norma e parola, letteratura e diritto, dal nome Letteratura è diritto, letteratura è vita. Sulla pagina culturale de «La Sicilia» tiene una rubrica fissa, dal titolo: Scrittori allo specchio.Il suo primo romanzo Tu non dici parole (Perrone 2008) ha vinto il premio Vittorini Opera prima. Nel 2010 ha pubblicato il racconto lungo scritto a quattro mani con Massimo Maugeri La coda di pesce che inseguiva l’amore (Sampognaro... Approfondisci
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