Recensioni Tangenziali. Due viandanti ai bordi della città

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    25/02/2014 10:00:41

    ...Per evitare equivoci, è meglio dire quello che questo libro NON è : NON è una guida Turistica, NON è un invito fotografico a visitare l'"Hinterland" Milanese, NON è una guida delle architetture abitative e costruttive degli ultimi 60 anni ... Però è un bellissimo vagabondaggio di due amici, che più diversi non potrebbero essere, con i loro pensieri, i loro ricordi, i loro gusti e preferenze, assolutamente differenti, a cavallo ed intorno alla tangenziale di Milano... A me personalmente è piaciuto molto ed ha messo una gran voglia di fare altrettanto nella città di residenza (Torino) che ha altrettante storie da raccontare ... Certo, non tutto è perfetto e qualche volta la verbosità e le divagazioni(specie di Monina) prendono un po' la mano, ma alla fine si rimane molto soddisfatti e finalmente si capisce cosa è la "Psicogeografia" ... Vale veramente tutto il libro il pezzo finale (nell'ultima tappa) di Biondillo sullo ZioArmando (scritto così, tutto attaccato...), di un dolce struggimento e malinconia impagabili ! ... Anche questa è Milano, come direbbero i due protagonisti ...

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    10/06/2011 07:55:02

    Un libro inutile. Si parla di "psicogeografia" ma altro non è che una sbrodolata di chiacchere dei due autori che non descrivono quasi nulla del paesaggio che vedono nel corso delle loro tappe. Pagine e pagine per parlare di loro, del loro lavor, dei loro amici musicisti, poche parole per liquidare i posti dove passano nel loro viaggio. Brutto, brutto, brutto. E un vero peccato per un'occasione sprecata perchè l'idea era veramente buona.

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    02/09/2010 22:21:45

    bellissimo! Mi ha fatto venir voglia di provare a fare lo stesso giro! E infatti qualcuno a Milano ci ha gia' pensato. Carina la doppia interpretazione di ogni tappa. Bravi e originale l'idea

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    14/03/2010 19:29:08

    per quanto mi concerne il pregio principale di questo libro sta proprio nella mancanza di pretese; i due autori cercano soprattutto di divertirsi e comunicare al lettore il proprio divertimento, senza ambizioni sociologiche (seppure ogni tanto un pó di retorica in questo senso qua e lá affiori) e senza che la cosa debba andare oltre appunto a una "Zingarata"; credo sia stato un esperimento riuscito

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    04/03/2010 23:51:15

    Pessimo! LO salva appena Biondillo con alcune analisi e dati, ma per il resto davvero pessimo. "La psicogeografia è andare alla deriva anche nella scrittura". E a Michele Monina è riuscito benissimo. Una buona idea è stata trasformata in un libro brutto e per lo più quasi inutile. "Io non so cosa ho capito di tutto ciò, - scrive Gianni Biondillo alla fine del percorso, - non so a cosa sia servito: so che dovevo farlo. So che mi è piaciuto, che nella sua disorganizzazione dilettantesca sarà per me irripetibile. Ma era proprio lo spirito da cialtroni che ci ha accompagnati che gli ha dato sapore e che non potrà essere replicato". E per fortuna viene da dire. E per fortuna poi che c'era Biondillo. Fosse stato per Monina ci saremmo fermati a sapere che ovunque c'è una via Di Vittorio, che le tangenziali sono costeggiate di tanti cimiteri, che non sopporta culattoni e froci e che dei campi rom non gliene frega un cazzo (espressioni e dichiarazioni tutte sue). Del resto il libro si poteva anche chiudere a pagina 51, risparmiandoci le altre 250, per ammissione sincera dello stesso Biondillo. "Perché per Michele la questione non si poneva: qualunque luogo visitassimo era «un posto di merda». Punto. Aveva una teoria preventiva, ogni suo passo, ogni suo sguardo, doveva solo confermagliela". Viene da chiedere a Biondillo cosa se lo sia portato dietro a fare. Non un'analisi, ma solo esercizio di bella scrittura (non sempre). Un libro, come dicevo, quasi inutile e brutto anche nelle fotine alla fine di ogni tappa. Se la psicogeografia deve esser questa, meglio lasciar stare.

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    01/03/2010 17:38:45

    Entusiasmante l'idea, così così la realizzazione. Molto interessante il tentativo di "andare a fondo" nella città infinita, utilizzando gli strumenti propri della deriva situazionista, che ultimamente sembra tornata di gran moda, ed ispirandosi a due maestri come Ballard e Sinclair. Alcuni limiti evidenti nella narrazione: 1.Struttura del libro "doppia" a volte ridondante, meglio una narrazione condivisa che "ricompiesse" metaforicamente il viaggio 2.inutili le foto piccole ed in bianco e nero, meglio un dvd cpme per london Orbital, stesso dicasi per le minime mappe, piuttosto sarebbe stato bello fare delle "mappe emozionali" . 3.I due narratori non sono ben assortiti: Monina è molto simpatico e spiritoso ma rimane inchiodato ad un continuo ed alla fine stancante "questo posto fa schifo", Biondillo tenta alcuni approfondimenti ma, a parte alcune notazioni interessanti da architetto (es. la storia del Marchiondi),sembra proporre una sociologia sentita e strasentita:la città infinita,la villettopoli, l'interesse generativo della periferia come "città vera" che sorregge quella "vetrina" del centro,il recupero del pop e del trash,la (doverosa ma noiosa)critica al sistema politico ed alla sua cattiva o nulla progettazione dello spazio pubblico. Ne risulta alla fine una specie di romanzo picaresco, entro il quale si racconta molto poco di quello che si vede e troppo si insiste sull'autoironia, che alla fine risulta falsa. Volendo sintetizzare:un po' troppo ego, un po' poca psico, pochissima geo.

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