Tecnica del colpo di Stato

Curzio Malaparte

Editore: Adelphi
Anno edizione: 2011
In commercio dal: 12 ottobre 2011
Pagine: 270 p., Brossura
  • EAN: 9788845926327
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Descrizione
Uscito per la prima volta in Francia nel 1931 grazie alla mediazione di Daniel Halévy (e in Italia solo nel 1948), immediatamente commentato da Trockij, bruciato dai nazisti sulla piazza di Lipsia e costato al suo autore l'arresto e il confino a Lipari per "manifestazioni di antifascismo compiute all'estero", "Tecnica del colpo di Stato", spieiata dissezione delle varie tipologie di golpe e delle loro costanti, viene subito avversato da tutti. Sta di fatto che ancor oggi lo si legge d'un fiato: non solo per l'"attualità" della sua analisi di ingegneria politica, ma soprattutto per lo stile, insieme icastico e concitato, geometrico e visionario, dove Malaparte sembra assumere le cadenze di un allievo di Tacito. Stile che risalta in tutte le sequenze su trionfi e fallimenti del golpismo classico, a partire dalla violenta "campagna di stampa" con cui Cicerone smaschera la congiura di Catilina, ma che tocca l'acme nelle ricostruzioni dei colpi di Stato dei primi decenni del secolo scorso, come nelle pagine sulla imminente rivoluzione a Pietrogrado, con le "dense nuvole nere sulle officine di Putilow" cui si contrappone la nebbia rossastra del sobborgo di Wiborg dove si nasconde Lenin. E nella parte finale spiccano, ritratti con rara vividezza, i volti e le psicologie degli autocrati a capo dei vari totalitarismi: Stalin, Mussolini e Hitler.

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    tommy

    28/09/2017 14:00:30

    un libro che attualmente con la collocazione politica che c'è in Italia, non serve a niente. Andava bene negli anni di piombo, gli anni '60 e '70 dove le lotte di piazza erano all'ordine del giorno; attualmente dopo aver letto in una lettura scorrevole, lo si può depositare in biblioteca e li lasciarlo ad ammuffire.

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    Stefano Vaglio Laurin

    02/08/2014 18:57:46

    "Tecnica del colpo di stato": buttate lì così sono cinque parole che paiono essere il titolo di un pamphlet redatto da qualche cattivo maestro. Tuttavia gia' leggendo le prime pagine del testo viene fugato ogni dubbio circa l'innocenza di Malaparte. Questi e' infatti solo un appassionato di storia capace di narrarla con uno piglio giornalistico. Egli, dando una propria interpretazione ha deciso di caratterizzare in modo originale alcuni passaggi istituzionali cruciali incorsi nell'evoluzione di talune nazioni. Insomma, ci parla di golpe. Ci spiega grazie a quali condizioni sia stato possibile portarli a compimento e con l'impiego di quali tattiche. Non vi e' apologia della sopraffazione o valorizzazione di arnesi alternativi alla democrazia; e' , tra i vari casi proposti, un'analisi del percorso impiegato da Trotzkij nel trascinare la Russia verso la rivoluzione o la narrazione di come Bonaparte consentì al 18 Brumaio di occupare una casella importante nel calendario della storia. Ma e' generoso anche nel narrare decorsi di casa nostra;nel testo troviamo ampi spazi con la ricostruzione del preludio fascista alla rivoluzione. A causa di questa posizione critica Malaparte si guadagnò il confino, ordinato dal Duce in persona. Nel terzo millennio il quadro geopolitico occidentale e' talmente differente che renderebbe le inziative di Trotzskij, Mussolini, Hitler assolutamente inefficaci. Manca l'elemento che caratterizzo' lo scenario passato, ovvero l'ideologia.Il ritratto geopolitico attuale farebbe ipotizzare piuttosto una lotta impari tra sangue e oro. E sono cambiati i pezzi sulla scacchiera:non abbiamo piu' alfieri, cavalli o almeno torri da muovere contro il re avversario per metterlo in scacco:sono anni di sofferenza popolare ma anche di rassegnazione, con assenza di leaders in grado di attuare un colpo di stato ne' cruento, ne' "parlamentare". Dovendo riscrivere il libro, oggi Malaparte non riuscirebbe ad individuare alcun Catilina nella storia recente.

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    Danilo

    25/02/2014 23:09:30

    In questo pamphlet Malaparte analizza con grande lucidità e spirito critico le tecniche di colpo di stato usate in Europa da Napoleone fino all'avvento del fascismo in Italia. Interessante la classificazione tra catalinari di "destra" e di "sinistra". In conformità con il suo spirito, Malaparte non lesina qualche considerazione di carattere personale, ma nonostante ciò riesce ad analizzare con oggettività la tecnica utilizzata da Napoleone, Trotzki, Mussolini, Pilsudski, Bela Kun ecc. fornendo spunti di riflessione sia sulla conquista del potere che il mantenimento dello stesso. A mio avviso è di grande rilevanza l'ultimo capitolo, quello dedicato ad Adolf Hitler. All'epoca della pubblicazione l'austriaco non aveva ancora acquisito il potere, ma Malaparte lo sottopone ad una severissima analisi psicologica che con il senno di poi si è rivelata indovinata (motivo per il quale il libro non è stato pubblicato nella Germania hitleriana). In conclusione, mi sembra un libro di facile accesso perchè scritto con linguaggio scorrevole, ma sicuramente adatto agli appassionati del genere storico-politico. E' meglio avere ben chiari gli eventi narrati, altrimenti si rischia di trovare la lettura pesante e difficoltosa.

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    riccardo

    08/01/2014 13:33:16

    al di là del discutibile commento di gianni, io credo fortemente che sia stato tanto utile per comprendere l'esilio di trotsky, ed il successivo fallimento del comunismo, così come sia stato utile nel capire la tattica del fascismo nel prendere il potere. un libro fondamentale, soprattutto in questo periodo, in quanto vera guida tecnica.

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    gianni

    19/08/2013 14:36:04

    Al netto della megalomania di Malaparte e di qualche pagina noiosa sulla Russia alle prese con il duello all'ultimo sangue Trotsky-Stalin, è un libro interessante e con pagine illuminanti (anche e soprattutto perché coeve) sulla natura del fascismo.

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    Giuseppe Roberto Mignosi

    01/06/2013 11:52:23

    "Capisco perfettamente perchè non venga restituito alle librerie, restando piuttosto uncinato alle biblioteche: è un noioso e borioso saggiotto politico nato per vivere e per essere consumato nel suo tempo, e nella sua società." Così scriveva Gianfranco Franchi nel 2009 e credo che raramente giudizio sia stato così malaccortamente severo e previsione così celermente smentita. "Tecnica del colpo di stato" è stato infatti ristampato da Adelphi e l'iniziativa è sembrata quanto mai opportuna perchè il libro ha ancora oggi validissimi motivi per essere letto ed apprezzato. Ovviamente è favorito il lettore supportato da salda cultura storica, riferita principalmente ai primissimi lustri del novecento nel corso dei quali, a giudizio dell'autore, fu rivoluzionata la tecnica per impadronirsi del potere con la forza e quella per difendere lo Stato, che erano rimaste immutate dai tempi di Catilina e di Cicerone. Si legge tra le righe che il libro, in fondo, piacque a Mussolini, che perseguitò l'autore (che giustamente se ne fa vanto) ma senza troppa foga e probabilmente solo per compiacere Hitler. Resta la singolarità che il primo libro antinazista sia stato scritto da un giovane (al tempo) simpatizzante per il fascismo. Fino a che punto ciò sia effettivamente singolarità è problema troppo complesso per una modesta recensione.

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    Gianni

    24/11/2011 14:51:51

    Recentemente ripubblicato, è il testo che fece perseguitare Malaparte dal fascismo, lo fece odiare dal nazismo e gli riservò l'attenzione di Trockij. Una lucida e sferzante ricostruzione storica delle più famose prese di potere dal 18 Brumaio di Napoleone, alla presa del Palazzo d'inverno, alla rivoluzione fascista fino alla crescita del nazismo. Per l'autore c'è un'enorme differenza tra moto rivoluzionario e tecnicalità della presa violenta del potere. Il libro esce nel 1931, prima della definitiva vittoria di Hitler e delle purghe staliniane, ed è dunque un manifesto politico su quegli anni di turbolenza ed instabilità in tutta Europa. Malaparte contesta la nota convinzione leninista sulla rivoluzione a determinate condizioni economiche e sociali per privilegiare invece la conquista dello Stato attraverso l'organizzazione di piccoli gruppi ed il controllo di alcune precise risorse. Descrive, inoltre, il rapporto necessario da instaurare nei confronti delle organizzazioni di massa, soprattutto i sindacati che, all'avvicinarsi della crisi tenderebbero normalmente a difendere l'ordine costituito (nella Russia di Kerensky come nell'Italia del biennio rosso). È un libro di storia. Datato ma preciso e scritto da un testimone diretto di quegli eventi. Analizza e disseziona i comportamenti di coloro che chiama i "catilinari", coloro che cercano di conquistare il potere con la forza, a volte illudendosi (Hitler e Napoleone p.e.) di poterlo fare per le vie parlamentari e della democrazia.

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