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Marco Innocenti

Anno edizione: 1999
Pagine: 194 p. , ill.
  • EAN: 9788842525721

recensioni di Scarlini, L. L'Indice del 2000, n. 02

Telefoni bianchi e amori neri racconta quattro coppie a diverso titolo maledette nella storia del Ventennio fascista; in primo piano, ovviamente, il notissimo legame Mussolini-Petacci, insieme ad altri tre rapporti, a diverso titolo luttuosi: Osvaldo Valenti - Luisa Ferida, Doris Duranti - Alessandro Pavolini, Galeazzo Ciano - Edda Mussolini. Va subito detto che l'occhio dell'autore è estremamente partecipe delle vicende sentimentali e politiche dei personaggi coinvolti e dedica soprattutto enorme attenzione a Claretta, presentandola in una luce quasi da romanzo rosa, come un'intrepida eroina senza macchia e senza paura. Lo stesso accade per Edda, mentre più sfumato è il giudizio su Luisa Ferida, sostanzialmente una vittima delle decisioni di Osvaldo Valenti, e su Doris Duranti, presentata come un'ambigua avventuriera. La scrittura talvolta rasenta il romance ("Claretta a Salò è passata di colpo dall'estate all'autunno della vita", oppure, sempre su di lei: "la piccola schiava malata d'amore pensa di poter far rivivere il suo padrone, di averne il potere e il dovere", e così via), ma è indubbio che al quadro delineato dall'autore mancano alcuni elementi importanti: in primo luogo il dissenso (talvolta pare che l'approvazione della figura e della politica mussoliniana sia stata sempre unanime). Manca soprattutto, irrimediabilmente, un elemento: il ridicolo. La dignità di passioni impossibili, e portate fino all'estremo, è infatti spesso inficiata dall'implacabile fou rire della storia. Bastino due esempi clamorosi. Claretta ha da esibire un fratello contrabbandiere e una sorella intrigante che tenta disperatamente di recitare, producendosi con esiti catastrofici sotto il dannunziano nom de plume Miriam di San Servolo nell'inverosimile Le vie del cuore di Mastrocinque del 1942. Doris Duranti è entrata nel novero delle attrici italiane solo per il celebre seno nudo esibito in Carmela di Calzavara, rivendicato come unico vanto di una carriera altresì decisamente insignificante. Sia pure con queste remore, il libro indaga con finezza i moventi delle azioni dei protagonisti di questo tragico teatro di marionette. Colgono nel segno soprattutto le ultime pagine dedicate a Claretta e Mussolini nel cupo periodo finale delle loro esistenze. Si rimpiange però l'assenza di un piglio più critico - secondo il modello del magnifico Amori neri di Oreste Del Buono (Theoria, 1985), dedicato alle stesse vicende - che evidenzi maggiormente le responsabilità delle persone coinvolte, o anche l'assenza di una rappresentazione, forse guascona, ma certamente più sfaccettata, come quella del film Permettete signora che ami vostra figlia?, di Gianluigi Polidoro, in cui un geniale Ugo Tognazzi, capocomico di una scalcinata compagnia di guitti, interpretava un Mussolini da operetta, tragico e grottesco a un tempo, disegnandone un ritratto terribile ed esilarante, tra tenebra e farsa.