Il tempo di cambiare. Politica e potere della vita quotidiana

Paul Ginsborg

Traduttore: E. Benghi
Editore: Einaudi
Collana: Gli struzzi
Anno edizione: 2004
Pagine: XX-254 p., ill. , Brossura
  • EAN: 9788806163242
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Recensioni dei clienti

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    Gianluca

    15/01/2005 22:30:28

    Ho trovato il libro di Ginsborg veramente illuminante sul tema del consumo; l'autore traccia una trama di connessioni che ci fa capire come le nostre scelte individuali siano determinanet per mantenere il mondo verso una rotta che ci sta portando verso l'alienazione sociale, la solitudine, il disastro ecologico . E'senz'altro un libro che ci fa riflettere, pieno di incognite e di domande, e sta a noi cogliere le opportunità che ci dà; è un libro che fa riflettere sulle "bugie vitali che ci diciamo ogni giorno"; ci invita a scuoterci di dosso l'inerzia che quotidianamente tessiamo per rimanere nell'indolenza, nella passività, nel fatalismo, nel vittimismo, nell'abulia, nell'apatia, nell'ignavia morale, nell'indifferenza e nella rassegnazione, che sono i mali che affliggono la nostra anima di uomini del XXI secolo . Pensiamo sempre di essere povere vittime che non possono fare niente se non accettare supinamente quello che ci viene imposto, e invece dobbiamo renderci conto che siamo principalmente complici del sistema, complici quando andiamo a fare la spesa, complici quando decidiamo di prendere la macchina e di consumare petrolio per spostarci, complici nelle scelte che ledono i diritti della collettività a godere di un amnbiente integro e sano . E poi ci lamentiamo che le cose non vanno bene, che non si può andare avanti così , ci lamentiamo ma non ci diciamo che siamo fondamentalmente complici. Solo cogliendo questa presa di coscienza potremo svegliarci dal nostro letargo - voluto e desiderato, non possiamo negarlo - e agire concretamente per cambiare la società nella direzione di una socializzazione più ampia, di una globalizzazione dal volto umano, di conquistare il nostro potere di consumatori e premere sulle imprese affinchè il loro operato sia nel segno della trasparenza, della sicurezza per l'ambiente e i lavoratori, della responsabilità sociale . Leggere questo libro è un modo per scuoterci dal nostro torpore in cui ogni giorno viviamo le nostre piatte vite .

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    Alice

    04/01/2005 16:36:14

    Intendiamoci, non è che Ginzborg tragga conclusioni mirabolanti, ne' fornisca tanti consigli pratici di comportamento come il titolo potrebbe lasciar supporre. Però la sua analisi del presente è lucida, fondata su solide basi empiriche e intellettuali, piena di spunti. E' un libro che fa bene leggere, di questi tempi.

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Partendo dalla propria esperienza diretta nel Laboratorio per la democrazia recentemente sorto a Firenze, nel suo ultimo saggio Paul Ginsborg delinea una panoramica ragionata dei nuovi conflitti sociali e politici presenti nel mondo, aperti o latenti, esaminandone le possibili soluzioni. Riscontra innanzitutto un crescente disagio verso la politica in molti paesi occidentali. La globalizzazione, e in genere le nuove precarietà economiche, hanno prodotto fra i cittadini una sensazione di "urgenza" e "impotenza", una sfiducia non di rado profonda verso le strutture istituzionali e gli stessi meccanismi democratici. Si tende così a sottrarsi dall'agire politico, giudicandolo inutile. Eppure, come dimostrò, secondo Ginsborg, la grande e in buona parte vittoriosa campagna Jubilee 2000 per la cancellazione del debito ai paesi più poveri, anche l'azione individuale è spesso utile, sia per il suo carattere di esemplarità, sia per i risultati che può conseguire, con gli "straordinari effetti cumulativi". Certo, se una priorità dell'oggi consiste proprio nel porre rimedio alla condizione d'estrema indigenza di ampie regioni del mondo, non vanno nemmeno dimenticate le ancora numerose discriminazioni registrabili in tutti i continenti, come quelle di genere (sono ad esempio rarissime le donne ministro, anche in Europa).

Ginsborg giunge a scorgere nell'"altruismo" una possibile "base etica della cittadinanza". Del resto, la sensibilizzazione su queste tematiche ha avuto una conseguenza positiva: l'infittirsi dei legami fra economia legale e illegale è, almeno simbolicamente, bilanciato dai passi avanti del commercio equo e solidale, forse dovuti a una reazione all'individualismo montante, fenomeno centrale dell'oggi, in cui si associano istanza liberal-liberistica e tendenza alla disgregazione della società. Nuova stella polare potrebbe allora essere un individualismo neoromantico? Purché si fronteggi anche l'"edonismo immaginativo" promosso dai media, capace di ridurre i consumatori a puri e semplici soggetti desideranti. Tutti fattori che inducono al ripiegamento su se stessi, e compromettono così quella che Ginsborg chiama la "connessione delle famiglie", ossia i rapporti associativi fra i nuclei famigliari all'interno della società civile. Ciò impedisce di risolvere i problemi legati al dialogo politico e alla leadership nelle associazioni che si formano dal basso all'interno delle democrazie. Peraltro, il rapporto fra democrazia e associazionismo non si rivela sempre buono. Quest'ultimo, osserva Ginsborg, non tende forse a svilupparsi sotto le dittature, per spegnersi invece proprio con i regimi democratici? Nella democrazia, istituzioni e partiti tendono sistematicamente a cooptare, corrompere, snaturare queste forze.

È sulla base di tali elementi, esposti con rigore, concretezza ed eleganza, che Ginsborg articola nelle ultime pagine una serrata critica al modello neoliberale. Motto, "reinventare il Pubblico" e riscoprire la vera democrazia deliberativa: solo se coinvolto nella gestione dello stato il grosso della popolazione potrà prendere in mano le redini della globalizzazione e legarla saldamente agli interessi comuni.