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Senza dismettere il rigore dello scienziato della politica Calise interpreta gli sviluppi correnti del sistema politico nostrano offrendo una sorta di commento critico all'attualità. Come per il precedente libretto (Il partito personale Laterza 2000) il tentativo può dirsi in buona parte riuscito. In questo nuovo saggio l'autore riesce a dare una descrizione realistica e non preconcetta delle dinamiche di fondo degli ultimi quindici anni. In sintesi Calise individua una dialettica fra due tendenze. Da una parte il rafforzamento dell'esecutivo che chiama in sintesi presidenzialismo cui si contrappongono i partiti che vedono ridotto il loro tradizionale spazio di mediazione. A suo avviso per mettere fine alla troppo lunga transizione italiana non bisogna rincorrere modelli astratti come si è fatto finora ma occorre arrivare a un compromesso tra queste due realtà entrambe necessarie al buon funzionamento del sistema politico. Se questo è un obiettivo condivisibile ci pare che le conclusioni di Calise siano troppo ottimistiche. Con il ritorno alla proporzionale la restaurazione partitocratica ha marcato un punto decisivo e le tendenze alla stabilità e all'efficacia dell'esecutivo per quanto sentite dall'opinione pubblica rischiano di restare largamente frustrate. Il fatto è che all'analisi di Calise manca forse la piena consapevolezza che la cosiddetta prima repubblica era soprattutto espressione di una potente nomenklatura democristiana abituata a una gestione patrimonialistica della cosa pubblica e largamente impermeabile agli orientamenti dell'opinione. Quindi almeno nel medio periodo non si andrà a una terza repubblica ma si tornerà agli equilibri centristi della prima repubblica sia pure meno razionalmente organizzati. Che poi questi equilibri risultino indigesti al paese legale non è circostanza che possa preoccupare le tribù ex democristiane.
Maurizio Griffo
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