Illustratore: L. Farrauto, A. Novali
Editore: Einaudi
Anno edizione: 2018
In commercio dal: 2 ottobre 2018
Pagine: 325 p., ill. , Brossura
  • EAN: 9788806235550

nella classifica Bestseller di IBS Libri - Classici, poesia, teatro e critica - Saggistica - Saggi letterari

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Descrizione

Una mappa imperdibile dell'Homo Sapiens dopo il sisma che ha sconvolto un'intera civiltà. La nostra. Dodici anni dopo I barbari questo libro racconta come siamo arrivati fino a qui.

Qualsiasi cosa si pensi del Game, è un pensiero inutile se non parte dalla premessa che il Game è la nostra assicurazione contro l’incubo del Novecento. La sua strategia ha funzionato, oggi le condizioni perché una tragedia come quella si ripeta sono state smantellate. Ormai ci siamo abituati, ma non va mai dimenticato che c’è stato un tempo in cui, per un risultato del genere, avremmo dato qualsiasi cosa. Oggi, se ci chiedono in cambio di lasciare la nostra mail ci innervosiamo

Quella che stiamo vivendo non è solo una rivoluzione tecnologica fatta di nuovi oggetti, ma il risultato di un'insurrezione mentale. Chi l'ha innescata - dai pionieri di Internet all'inventore dell'iPhone - non aveva in mente un progetto preciso se non questo, affascinante e selvaggio: rendere impossibile la ripetizione di una tragedia come quella del Novecento. Niente piú confini, niente piú élite, niente piú caste sacerdotali, politiche, intellettuali. Uno dei concetti piú cari all'uomo analogico, la verità, diventa improvvisamente sfocato, mobile, instabile. I problemi sono tradotti in partite da vincere in un gioco per adulti-bambini. Perché questo è The Game.

Prima scena
Calciobalilla, flipper, videogioco. Prendetevi mezz'ora e passate dall'uno all'altro, in quest'ordine. Pensavate di giocare, invece avete attraversato lo spazio che separa una civiltà, quella analogica, da un'altra, quella digitale. Siete migrati in un mondo nuovo: leggero, veloce, immateriale.

Seconda scena
Prendete l'icona che per secoli ha racchiuso in sé il senso della nostra civiltà: uomo-spada-cavallo. Confrontatela con questa: uomo-tastiera-schermo. E avrete di fronte agli occhi la mutazione in atto. Un sisma che ha ridisegnato la postura di noi umani in modo spettacolare.

«Qualsiasi cosa si pensi del Game, è un pensiero inutile se non parte dalla premessa che il Game è la nostra assicurazione contro l'incubo del Novecento. La sua strategia ha funzionato, oggi le condizioni perché una tragedia come quella si ripeta sono state smantellate. Ormai ci siamo abituati, ma non va mai dimenticato che c'è stato un tempo in cui, per un risultato del genere, avremmo dato qualsiasi cosa. Oggi, se ci chiedono in cambio di lasciare la nostra mail ci innervosiamo»

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Recensioni dei clienti

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  • User Icon

    Paolo

    13/11/2018 07:10:23

    Non tutto quello che scrive è comprensibile, non tutto è condivisibile, ma come pochi altri scrittori (o filosofi) ci porta a riflettere sui tempi che stiamo vivendo e su quelli a cui andiamo incontro. E' indubbiamente scritto per i nati nel '900 e mi chiedo quanto possa interessare ai giovani nati nel nuovo secolo. Un unico appunto: la scrittura eccessivamente colloquiale (diciamo parlata) dopo un po' mi infastidisce. Riconosco di essere all'antica e forse per questo apprezzo ancora la differenza tra lingua parlata e lingua scritta.

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    angelo

    12/11/2018 14:23:36

    Ingredienti: innovative mappe per potersi orientare nel mondo digitale, antichi commentari per spiegare le moderne tecniche di comunicazione, le rapide tappe dell’evoluzione da uomo-spada-cavallo a uomo-tastiera-schermo, un gioco fatto di verità liquide in movimento verso direzioni imprevedibili. Consigliato: a chi vuole scoprire come si muovono iper-umani in un oltre-mondo, a chi ha vissuto sulla propria pelle la rivoluzione informatica dal 1978 ad oggi.

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    rosa

    08/11/2018 11:42:40

    Fantastico!

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    Silvia90

    05/11/2018 12:32:19

    Non il solito Baricco. Lo stile è diverso ma il libro merita. Davvero interessante e originale soprattutto la tematica.

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    Matteo

    04/11/2018 00:30:14

    Libro pessimo: un prodotto difficilmente definibile. Un minestrone di retorica e "baricchismo" a mezza via tra i peggiori Barnum e i suoi programmi TV. testo indigeribile e illeggibile. Mal scritto (ancora peggio di Emmaus e Questa Storia...ed era difficile) e totalmente inutile. Ma a che pubblico si rivolge questa roba?

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    Vale

    29/10/2018 21:28:33

    Ottima analisi della rivoluzione digitale che stiamo vivendo. Qualche imprecisione che però nulla toglie alla lucidità delle riflessioni. Consigliatissimo a tutti quelli che provengono dal ‘900 e hanno bisogno di una bussola per orientarsi nel presente.

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    daniela

    24/10/2018 14:53:49

    Baricco allo stato puro. Fantastico, per dire.

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    Lidia

    03/10/2018 19:39:14

    Libro particolare e che, a mio parere si discosta dalla classica scrittura di Baricco. Tuttavia questo non va nulla a togliere la bellezza di questo libro. Consigliato.

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Uno stralcio dell'intervista all'autore di Michele Serra sul Venerdì di Repubblica

Alessandro Baricco voleva disegnare la mappa del mondo digitale in cui viviamo. Ha cercato di capire quando, dove, come e perché è iniziata la rivoluzione. E le ha dato anche un nome: The Game. Dobbiamo averne paura o prenderla come una tappa dell’evoluzione umana? Per scoprirlo abbiamo chiesto a un altro scrittore di fargli una chiamata. Skype non ha funzionato. Ma loro si sono parlati a lungo lo stesso.

Mischiare alto e basso, confondere i livelli. Torna in mente il primo Umberto Eco, quello per il quale il fumetto, il feuilleton, la canzone popolare avevano la stessa importanza culturale dei libroni. Poi però, negli ultimi anni, Eco non fu per niente tenero, con il tuo Game…

«Ricostruiamo: Eco è stato un vero e proprio anticipatore del Game, un uomo formidabile, Game ante litteram. Dobbiamo essere grati al Maestro. Il primo che ha detto che Wikipedia era una cosa seria. Io pensai: che cagata. Lui disse: fidatevi, non fatevi accecare dai pregiudizi o dalla pigrizia. E aveva ragione lui. Certo, se ne è andato dicendoci: attenti! Ha fatto in tempo a vedere l’entrata in crisi del Game. Guardate che scricchiola, ha detto. Guardate che è sbilanciato, che così non può reggere. Lo aveva capito. Ma non ha sdottoreggiato, ha solo segnalato il problema. Del resto potrà risolverlo, il problema, solo la gente che nel Game ci è nata».

E qual è, il problema?

«Cerco di dirlo nella parte finale del libro. Il Game ha un buco. È stato veloce, velocissimo, seducente, ma lo strappo violento con il passato crea un vuoto, e crea angoscia. È dentro quel vuoto e quell’angoscia che prosperano, alla fine, le semplificazioni brutte, le tentazioni peggiori, anche quelle politiche. Sono debolezze difficili da recuperare, squilibri tremendi, ed è anche colpa nostra».

Nostra di chi?

«Di noi europei, se posso generalizzare. Il Game è stato congegnato da giovani bianchi americani, ingegneri. E lì più o meno siamo rimasti. Noi non ci abbiamo messo i nostri pensatori, siamo su una china assurda di pessimismo, raffinato cinismo, sfiducia in noi, lamentosità, e in questo siamo atroci. E doppiamente colpevoli, perché l’Europa è uno scrigno di memoria e di gusto, di qualità della vita, di gioia della vita. Di riconnessione virtuosa con il passato, tutte cose delle quali il Game avrebbe un bisogno disperato. Per giunta siamo avanzati tecnologicamente, dunque non abbiamo alibi. Gli americani hanno quegli intellettuali lì, non è che possiamo pretendere, la differenza è data, banalmente, dal numero di secoli memorizzati...»