Illustratore: L. Farrauto, A. Novali
Editore: Einaudi
Anno edizione: 2018
Pagine: 325 p., ill. , Brossura
  • EAN: 9788806235550

nella classifica Bestseller di IBS Libri - Classici, poesia, teatro e critica - Saggistica - Saggi letterari

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Descrizione
Una mappa imperdibile dell'Homo Sapiens dopo il sisma che ha sconvolto un'intera civiltà. La nostra. Dodici anni dopo I barbari questo libro racconta come siamo arrivati fino a qui.

«Tutto iniziò con un videogioco: di qui il nome The Game per definire il nuovo mondo dominato dal web e algoritmi. Il libro ne ricostruisce storia e senso. Con una certezza: Il Gioco ha gli anticorpi per proteggerci dai fantasmi del '900. Malgrado tutto» - Robinson, La Repubblica

Qualsiasi cosa si pensi del Game, è un pensiero inutile se non parte dalla premessa che il Game è la nostra assicurazione contro l’incubo del Novecento. La sua strategia ha funzionato, oggi le condizioni perché una tragedia come quella si ripeta sono state smantellate. Ormai ci siamo abituati, ma non va mai dimenticato che c’è stato un tempo in cui, per un risultato del genere, avremmo dato qualsiasi cosa. Oggi, se ci chiedono in cambio di lasciare la nostra mail ci innervosiamo

Quella che stiamo vivendo non è solo una rivoluzione tecnologica fatta di nuovi oggetti, ma il risultato di un'insurrezione mentale. Chi l'ha innescata - dai pionieri di Internet all'inventore dell'iPhone - non aveva in mente un progetto preciso se non questo, affascinante e selvaggio: rendere impossibile la ripetizione di una tragedia come quella del Novecento. Niente piú confini, niente piú élite, niente piú caste sacerdotali, politiche, intellettuali. Uno dei concetti piú cari all'uomo analogico, la verità, diventa improvvisamente sfocato, mobile, instabile. I problemi sono tradotti in partite da vincere in un gioco per adulti-bambini. Perché questo è The Game.

Prima scena
Calciobalilla, flipper, videogioco. Prendetevi mezz'ora e passate dall'uno all'altro, in quest'ordine. Pensavate di giocare, invece avete attraversato lo spazio che separa una civiltà, quella analogica, da un'altra, quella digitale. Siete migrati in un mondo nuovo: leggero, veloce, immateriale.

Seconda scena
Prendete l'icona che per secoli ha racchiuso in sé il senso della nostra civiltà: uomo-spada-cavallo. Confrontatela con questa: uomo-tastiera-schermo. E avrete di fronte agli occhi la mutazione in atto. Un sisma che ha ridisegnato la postura di noi umani in modo spettacolare.

«Qualsiasi cosa si pensi del Game, è un pensiero inutile se non parte dalla premessa che il Game è la nostra assicurazione contro l'incubo del Novecento. La sua strategia ha funzionato, oggi le condizioni perché una tragedia come quella si ripeta sono state smantellate. Ormai ci siamo abituati, ma non va mai dimenticato che c'è stato un tempo in cui, per un risultato del genere, avremmo dato qualsiasi cosa. Oggi, se ci chiedono in cambio di lasciare la nostra mail ci innervosiamo»

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Recensioni dei clienti

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  • User Icon

    Michi

    15/01/2019 13:43:20

    Un libro molto interessante. Molto interessante la dinamica e la riflessione sull'evoluzione digitale. Dal punto di vista contenutistico un libro che fa riflettere. Ho trovato un po' troppo ridondante e ampolloso il linguaggio in alcuni passi, a volte sin troppo ripetitivo. Nel complesso un libro che comunque fa pensare su aspetti che tutt'oggi sembrano pura normalità.

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    Dublino80

    13/01/2019 08:57:40

    Il libro analizza la nascita del PC, il web fino all' arrivo dei social in modo abbastanza preciso ma in alcune fasi anche piuttosto ridondante. In alcune riflessioni sul rapporto infinito molto del web mi ha ricordato Novecento la legge del pianista sull'oceano. Sicuramente l' autore è una persona di grande cultura e immensa sensibilita'. Lo stile colloquiale il dialogare e prevedere l' obiezioni del lettore credo sia un modo per rendere testo più leggero. Quello che mi è piaciuto meno che ad alcune critiche tipo il ruolo della scuola oggi non vengono proposte alcun nuovo modo di insegnare per esser al passo dei tempi. Sull' analisi politica sinceramente credo che il valore dei social è stato molto amplificato e che di fficile paragonare gli usa all' Italia. Comunque lo riconprerei è un buonissimo testo, del resto barico è un ottimo autore.

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    Eccezionale

    07/01/2019 15:42:16

    Una disamina precisa e tagliente della storia della tecnologia e dei suoi risvolti antropologici. Baricco scrive in un modo che non ve lo sto neanche a spiegare: è meglio di una poesia. Solo un uomo che è nato per scrivere come lui può riuscire a trasformare un argomento potenzialmente ostico e "pesante" in un'opera fresca e incalzante. Ci sono autori che non riescono a rendere accattivante nemmeno la più eccezionale delle storie inventate; Baricco invece racconta la mera realtà snocciolando dati e date e riesce a tenerti incollato alle pagine fino a notte fonda.

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    Rosaria Alessia

    29/12/2018 18:25:06

    Un capolavoro.

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    Alessan

    22/12/2018 11:11:48

    Semplicemente spettacolare, scrittura semplice e scorrevole che rendo questo testo gradevole da leggere pieno di approfondimenti e curiosità su un tema di uso quotidiano quale la tecnologia, consigliato per chi ha curiosità di sapere come siamo arrivato ad oggi e perchè, consigliato

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    Giovanni Morrocchesi

    20/12/2018 10:54:18

    Il 9 gennaio 2007 Steve Jobs presentò al mondo il primo iPhone segnando un passaggio, non solo tecnologico ma anche culturale che oggi non è esagerato definire epocale. La "rivoluzione digitale" era già cominciata diversi anni prima, ma sarà solo il primo iPhone a fare da spartiacque fra un mondo dove il prodotto tecnologico era ancora considerato qualcosa di "alieno" e "non domestico" e il mondo successivo dove il dispositivo tecnologico diventerà talmente familiare da venir considerato un'estensione naturale del corpo umano. In pratica Steve Jobs dimostrò al mondo che la "rivoluzione digitale" era arrivata ad un punto di svolta: era alla portata di tutti, per tutti e soprattutto era facile, semplice e tremendamente divertente. Ecco perché questo saggio si intitola "The Game": perché tutto nasce dall'idea che sta alla base della "rivoluzione digitale" che è il divertimento, il gioco, la semplicità di azioni e gesti. L'informatica, da una disciplina esoterica confinata nei laboratori, diventa un prodotto di consumo, fruibile da tutti in maniera immediata, fluida e per giunta simpatica. Un evento di "democrazia sociale" difficilmente riscontrabile nella storia umana. L'analisi di tutto questo fenomeno e della portata antropologica e psicologica che ha avuto e sta avendo sul genere umano è il motivo di questo saggio dove l'autore, con la finezza, l'acutezza e l'intelligenza che lo contraddistingue, individua dei punti nodali e li interpreta per comprendere meglio cosa stiamo diventando e come ci stiamo evolvendo nel nostro rapporto col mondo, con gli altri e con noi stessi grazie (o a causa) della rivoluzione digitale. E tutto questo emerge con lampante chiarezza nella differenza concettualmente abissale fra i nativi "analogici" novecenteschi (con tutte le loro "antiche" categorie mentali) e i nativi "digitali", la cui visione del mondo è profondamente diversa e non riconducibile al pensiero "antico". Il mondo è cambiato. Noi siamo cambiati. E non si torna indietro.

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    Martina

    16/12/2018 16:35:28

    Una verità che solo Baricco riesce a raccontare così bene!

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    Giulio

    06/12/2018 16:20:57

    Alcune idee sono interessanti e offrono la possibilità di riflettere sul ruolo del web (e non solo, seguendo le mappe di Baricco). Purtroppo il libro presenta riflessioni spesso superficiali, che trascurano informazioni e dati di fatto che non possono essere messi da parte. Testo ripetitivo allo sfinimento, ridondante. Sembra proprio essere stato pensato per chi non è nato nell’epoca del “Game” ma che sopratutto neanche ci ha potuto o voluto mettere il naso fino al 2018.

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    Arianna

    28/11/2018 21:58:17

    Interessante e mai noioso, lo stile inconfondibile di Baricco fa centro anche in questo saggio che espone un'analisa della nostra "era digitale" approfondita ed accurata. Si legge con la facilità di un romanzo e chi ama Baricco non resterà deluso.

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    Davide

    27/11/2018 16:24:37

    Questo non è solo un libro. È teatro umano.

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    Luca

    24/11/2018 01:13:55

    È incredibile quanto questo autore possa aver dato struttura alle mie personali intuizioni in merito alla "mutazione" che abbiamo atttaversato. Ritengo di non esagerare nel dire che andrebbe adottato nelle scuole come libro di testo, per offrire, atttaverso la geostoricizzazione di ciò che è accaduto, ai millennials, ma anche ai novecenteschi, la necessaria abilità per scegliere la rotta, navigando di questi tempi, qui e nell'oltre-mondo.

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    Giorgio g

    21/11/2018 11:45:32

    Avevo letto di Alessandro Baricco, due romanzi brevi “Seta” e “Oceano mare” e mi erano piaciuti. Un po’ meno quello che sto recensendo: a capitoli più interessanti, come quello in cui fa la storia del web, alterna elucubrazioni che viene voglia di saltare a piè pari e - confesso - più volte l’ho fatto. Vediamo cosa dice: assistiamo alla Rivoluzione digitale con tutti i suoi corollari, il maggiore di tutti è Internet. L’autore afferma che “ il vero atto geniale non fu tanto inventare i computer, quanto immaginare che potessero diventare uno strumento personale, individuale”. Poi si lancia in affermazioni come: “quando è gratis, quello che stanno veramente vendendo sei tu” frase di cui non si può non concordare. In definitiva, un libro che definire pleonastico è riduttivo in quanto da informazioni preziose sui vari aspetti del web ma che non incoraggia certo alla lettura.

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    Paolo

    13/11/2018 07:10:23

    Non tutto quello che scrive è comprensibile, non tutto è condivisibile, ma come pochi altri scrittori (o filosofi) ci porta a riflettere sui tempi che stiamo vivendo e su quelli a cui andiamo incontro. E' indubbiamente scritto per i nati nel '900 e mi chiedo quanto possa interessare ai giovani nati nel nuovo secolo. Un unico appunto: la scrittura eccessivamente colloquiale (diciamo parlata) dopo un po' mi infastidisce. Riconosco di essere all'antica e forse per questo apprezzo ancora la differenza tra lingua parlata e lingua scritta.

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    angelo

    12/11/2018 14:23:36

    Ingredienti: innovative mappe per potersi orientare nel mondo digitale, antichi commentari per spiegare le moderne tecniche di comunicazione, le rapide tappe dell’evoluzione da uomo-spada-cavallo a uomo-tastiera-schermo, un gioco fatto di verità liquide in movimento verso direzioni imprevedibili. Consigliato: a chi vuole scoprire come si muovono iper-umani in un oltre-mondo, a chi ha vissuto sulla propria pelle la rivoluzione informatica dal 1978 ad oggi.

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    rosa

    08/11/2018 11:42:40

    Fantastico!

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    Silvia90

    05/11/2018 12:32:19

    Non il solito Baricco. Lo stile è diverso ma il libro merita. Davvero interessante e originale soprattutto la tematica.

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    Matteo

    04/11/2018 00:30:14

    Libro pessimo: un prodotto difficilmente definibile. Un minestrone di retorica e "baricchismo" a mezza via tra i peggiori Barnum e i suoi programmi TV. testo indigeribile e illeggibile. Mal scritto (ancora peggio di Emmaus e Questa Storia...ed era difficile) e totalmente inutile. Ma a che pubblico si rivolge questa roba?

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    Vale

    29/10/2018 21:28:33

    Ottima analisi della rivoluzione digitale che stiamo vivendo. Qualche imprecisione che però nulla toglie alla lucidità delle riflessioni. Consigliatissimo a tutti quelli che provengono dal ‘900 e hanno bisogno di una bussola per orientarsi nel presente.

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    daniela

    24/10/2018 14:53:49

    Baricco allo stato puro. Fantastico, per dire.

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    Lidia

    03/10/2018 19:39:14

    Libro particolare e che, a mio parere si discosta dalla classica scrittura di Baricco. Tuttavia questo non va nulla a togliere la bellezza di questo libro. Consigliato.

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Alessandro Baricco, il gioco del presente

Con il suo nuovo libro, 'The Game', lo scrittore affronta la societa` digitale e l’uomo di domani. Senza esaltazioni ne´ toni apocalittici, ma con l’urgenza di cambiare il modo di vedere le cose, a cominciare dalla scuola. Perche´ la prossima e´lite oggi ha 12 anni, e spetta a noi lasciarla emergere.

Che cos’e` il Game? E` insieme un luogo e un tempo che stiamo gia` abitando e vivendo; non e` solo una rivoluzione tecnologica fatta di nuovi oggetti (dal videogame Space Invaders all’iPhone), ma il risultato di un’insurrezione mentale, inarrestabile. Alessandro Baricco, nel suo nuovo saggio pubblicato per Einaudi, ci guida attraverso questo nuovo mondo con l’entusiasmo di Paperone che cerca l’oro nel Klondike e la sicumera visionaria del guru, senza dimenticare la lingua e la nai¨vete´ dello scrittore e l’umanesimo analitico del professore. Ma non della scuola di oggi, quella – dice Baricco – «va cambiata completamente».

E` gia` passato un mese dall’uscita del libro e nella mia bolla – ovvero tra le mie amicizie piu` o meno virtuali di Facebook – se ne parla molto. Facendo la doverosa premessa che abito una bolla spesso noiosamente snob che arriva dall’ex e´lite (ormai detronizzata dalle nuove regole del Game) del mondo culturale ormai sfrondata e precarizzata, devo dire che i commenti erano per la maggior parte positivi, anche chi non apprezzava il Baricco romanziere (quello dei mega bestseller Oceano Mare e Novecento) ha riconosciuto che questo libro – per citare uno dei post che ho letto – “entra nel dibattito intellettuale portando un punto di vista interessante”. Insomma, la notizia e` che Baricco e` di nuovo hype, ma quando lo incontro non ho il coraggio di dirglielo.

 

Cosa è The Game (325 pagine, 18 euro) di Alessandro Baricco? Un saggio di gnoseologia, probabilmente. Ma classificarlo in questa maniera è ragionare in termini novecenteschi, non aerodinamici e poco fluidi, che non porterebbero alla comprensione di questo testo. A meno di non aver studiato (e anche bene) filosofia.

Quindi. Il saggio di Alessandro Baricco, pubblicato da Einaudi nella collana Stile Libero – Big, è il racconto della nostra contemporaneità che è caratterizzata da uno strumento che abbiamo tutti in tasca, un tool che è il nostro telefono con le sue app, che ha portato a cambiare il nostro modo di percepire la realtà e la sua complessità riducendole alla superficie. Uno strumento che ci porta di continuo dal nostro mondo ad un oltremondo che è fatto di social network e di app.

Come siamo arrivati a questo? Grazie a una insurrezione digitale, partita nella California degli Anni 70, partendo da Space Invaders che ha portato via il calciobalilla dai bar e che per la prima volta ci ha fatto interagire con uno schermo, maturata venti anni dopo ed esplosa con la presentazione del primo modello di Iphone (9 gennaio 2007, San Francisco).

«Non viviamo in una civiltà nata per caso. C’è una genesi che possiamo ricostruire, e una direzione che ha una sua logica. Non siamo i detriti di ciechi processi produttivi. Abbiamo una Storia, e siamo una Storia. Di ribellione. Già me la sento l’obiezione: sì, grazie, bella teoria, ma questa di far passare la Silicon Valley per un covo di rivoluzionari libertari con tanto di consapevolezza storica sa tanto di favoletta consolatoria. Cioè, a parte tutte queste belle teorie, c’è qualcosa di reale, qualche fatto, qualche evidenza storica? Dato che l’obiezione, per primo, me la son fatta io, sono preparato. E ho una storia da raccontare. Nessuna teoria questa volta, solo fatti. Sentite qua».

Baricco racconta fatti e costruisce una mappa che serve per orientarci nel presente e comprendere quello che viviamo oggi: The Game, una dimensione ludica caratterizzata dall’interazione uomo-macchina (la postura uomo-schermo) in cui spariscono le intermediazioni e il tutto è la misura delle cose, il movimento è più importante della profondità. Un contesto chiaro ma ancora in evoluzione e aperto a tanti possibili scenari, alcuni dei quali Baricco ipotizza e le cui criticità analizza.

Oggi si tratta di ritornare alle radici di tutto e comprendere bene la prima mossa che abbiamo fatto, quella che precede e spiega tutte le altre: abbiamo dato al movimento la precedenza su tutto. Bisogna prendere la cosa alla lettera. Se fai del movimento un obbligo esteso a tutto l’esistente, te lo ritroverai a segnare ogni strato dell’esperienza, da quelli più semplici a quelli più complessi: inutile pretendere poi che tuo figlio faccia una cosa per volta, il lavoro fisso rimanga una priorità, e la verità si lasci ritrovare dove l’hai lasciata la sera prima».

Perché è un libro di gnoseologia? Perché la rivoluzione in atto ci sta portando a conoscere e misurare in maniera diversa la realtà che ci circonda con verità-veloci plasmate per nuotare nel mare del Game. Perché ancora il Game non ha completamento espresso tutte le sue potenzialità (e criticità) e lo potrà fare solo con la generazione di nativi digitali.

«Crediamo che la rivoluzione mentale sia un effetto della rivoluzione tecnologica, e invece dovremmo capire che è vero il contrario. Pensiamo che il mondo digitale sia la causa di tutto e dovremmo, al contrario, leggerlo per quello che probabilmente è, cioè un effetto: la conseguenza di una qualche rivoluzione mentale. Guardiamo la mappa alla rovescia, giuro. Bisogna girarla. Bisogna invertire quella dannata sequenza: prima la rivoluzione mentale, poi quella tecnologica. Pensiamo che i computer abbiano generato una nuova forma di intelligenza (o stupidità, chiamatela come volete): invertite la sequenza, subito: un nuovo tipo di intelligenza ha generato i computer. Che vuol dire: una certa mutazione mentale si è procurata gli strumenti adatti al suo modo di stare al mondo e lo ha fatto molto velocemente: quel che ha fatto lo chiamiamo rivoluzione digitale. Continuate a invertire la sequenza e non fermatevi».

Recensione di Antonio Giordano

Uno stralcio dell'intervista all'autore di Michele Serra sul Venerdì di Repubblica

Alessandro Baricco voleva disegnare la mappa del mondo digitale in cui viviamo. Ha cercato di capire quando, dove, come e perché è iniziata la rivoluzione. E le ha dato anche un nome: The Game. Dobbiamo averne paura o prenderla come una tappa dell’evoluzione umana? Per scoprirlo abbiamo chiesto a un altro scrittore di fargli una chiamata. Skype non ha funzionato. Ma loro si sono parlati a lungo lo stesso.

Mischiare alto e basso, confondere i livelli. Torna in mente il primo Umberto Eco, quello per il quale il fumetto, il feuilleton, la canzone popolare avevano la stessa importanza culturale dei libroni. Poi però, negli ultimi anni, Eco non fu per niente tenero, con il tuo Game…

«Ricostruiamo: Eco è stato un vero e proprio anticipatore del Game, un uomo formidabile, Game ante litteram. Dobbiamo essere grati al Maestro. Il primo che ha detto che Wikipedia era una cosa seria. Io pensai: che cagata. Lui disse: fidatevi, non fatevi accecare dai pregiudizi o dalla pigrizia. E aveva ragione lui. Certo, se ne è andato dicendoci: attenti! Ha fatto in tempo a vedere l’entrata in crisi del Game. Guardate che scricchiola, ha detto. Guardate che è sbilanciato, che così non può reggere. Lo aveva capito. Ma non ha sdottoreggiato, ha solo segnalato il problema. Del resto potrà risolverlo, il problema, solo la gente che nel Game ci è nata».

E qual è, il problema?

«Cerco di dirlo nella parte finale del libro. Il Game ha un buco. È stato veloce, velocissimo, seducente, ma lo strappo violento con il passato crea un vuoto, e crea angoscia. È dentro quel vuoto e quell’angoscia che prosperano, alla fine, le semplificazioni brutte, le tentazioni peggiori, anche quelle politiche. Sono debolezze difficili da recuperare, squilibri tremendi, ed è anche colpa nostra».

Nostra di chi?

«Di noi europei, se posso generalizzare. Il Game è stato congegnato da giovani bianchi americani, ingegneri. E lì più o meno siamo rimasti. Noi non ci abbiamo messo i nostri pensatori, siamo su una china assurda di pessimismo, raffinato cinismo, sfiducia in noi, lamentosità, e in questo siamo atroci. E doppiamente colpevoli, perché l’Europa è uno scrigno di memoria e di gusto, di qualità della vita, di gioia della vita. Di riconnessione virtuosa con il passato, tutte cose delle quali il Game avrebbe un bisogno disperato. Per giunta siamo avanzati tecnologicamente, dunque non abbiamo alibi. Gli americani hanno quegli intellettuali lì, non è che possiamo pretendere, la differenza è data, banalmente, dal numero di secoli memorizzati...»