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Leonardo Sciascia

Editore: Adelphi
Collana: Gli Adelphi
Edizione: 5
Anno edizione: 2003
Formato: Tascabile
Pagine: 121 p.
  • EAN: 9788845917585
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Recensioni dei clienti

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    Angelo Cennamo

    30/10/2016 19.36.26

    Nell'eremo di Zafer si da' appuntamento una combriccola di uomini potenti per degli strani esercizi spirituali, diretti da don Gaetano, figura inquietante ed enigmatica che governa un albergo che somiglia a un monastero. Romanzo carico di suspance, sul malaffare della politica, sempre attuale. Capolavoro di Sciascia.

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    Euge

    23/08/2016 11.52.31

    Geniale. Da leggere almeno una volta nella vita. e dopo la prima hai voglia di rileggerlo. Non so perchè nel retro di copertina hanno messo che è una guida alla storia dei decenni successivi: lo trovo abbastanza fuorviante e crea aspettative diverse. Semmai induce a una riflessione generale sulla vita. C'è chi dice che il finale è aperto e per me non ha capito il libro. Non è semplice, ma la chiave c'è. Lontano anni luce dal film, che complica e stravolge tutto.

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    Claudio

    12/06/2016 19.02.10

    Grande romanzo di Sciascia, ambientato in un eremo-albergo dove si tengono gli esercizi spirituali per un gruppo di personalità del mondo politico-economico-finanziario. Succedono due omicidi, seguiti alla fine dalla morte violenta anche del sacerdote che curava gli esercizi.

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    paolo

    30/04/2015 11.29.56

    Impotenza della giustizia di fronte al connubio letale x la societa' civile tra potere religioso politico ed economico che si incarna nella realta' della democrazia cristiana negli anni 60-70 e in forza italia in quella anni 90-2000.Libro da leggere perche' da spunto a molte riflessioni,tra le quali anche il rapporto tra laicismo e cattolicesimo tratteggiato nel libro dalle figure del pittore e del prete intrallazzatore.

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    by Ax

    27/08/2014 15.08.43

    Un eremo, un prete, qualche omicidio e alcuni esercizi spirituali per espiare le colpe di una classe politica - ogni riferimento alla D.C. è d'obbligo - distante dal bene pubblico perché affaccendata a seguire quello privato. Imperdibile il film di Petri (che insieme a Volonté non sbaglia un colpo), tagliente e ferocemente politico.

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    angelo

    27/05/2013 14.16.44

    Ingredienti: un albergo/monastero isolato dal mondo, un pittore/intellettuale curioso ed inquieto lì finito per sbaglio, una lobby di politici/religiosi riunita per "esercizi spirituali", una serie di delitti senza apparente spiegazione e soluzione. Consigliato: a chi vuol vedere ben rappresentati gli oscuri intrecci politici/economici/religiosi tipici della società italiana, a chi vuol leggere una storia ancor più attuale oggi che negli anni in cui fu scritta.

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    Fabrizio

    24/10/2012 12.47.32

    Un grande romanzo, tra i migliori 3 di Sciascia. Geniale, bellissimo, la figura del pittore e del prete sono fantastiche. Idem le riflessioni sul cattolicesimo, in chiave critina, non certo anticattolica. Di Sciasia questo è da non perdere. Poi, tra i miei preferiti consiglio: A Ciascuno il suo, Una storia semplice e il Giorno della civetta e la scomparsa di Majorana.

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    franz01

    29/03/2011 19.32.43

    la religione, l'arte, la giustizia, il potere esecutivo e legislativo si fronteggiano nell'eremo durante gli esercizi spirituali. Altro non sono che sistema di facciata per alleggerire anime corrotte che si fanno venire a trovare dalle amanti (la descrizione delle amanti in una riga è fulminante). Cosa c'è di più banale per il diavolo che nascondersi dentro un prete, il confessore, il livello basso, massimo in gerarchia, che tutto conosce e tiene in pugno. per il resto, è necessario che lo rilegga. E'stato fatto un film diretto da Elio Petri (mi sembra) e tenuto ben lontano dalle proiezioni televisive. C'era anche un politico che ricordava Moro.

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    Nino

    09/10/2009 17.26.36

    Storia enigmatica e tutt'altro che noiosa. Sciascia ci racconta ciò che potrebbe accadere (o accade) dietro le quinte di una storia di una parte del paese. Intrighi, farse, rituali, discorsi metaforici, omicidi, indagini e rassegnazione. C'è di tutto e di più. Salsa denunciatoria con poche polemiche. ..."che voglio se già divampa"...

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    Renzo Montagnoli

    07/09/2009 14.23.15

    Si presenta come un testo di narrativa gialla, ma pagina dopo pagina perde le sue caratteristiche tipiche, cioè il percorso deduttivo per arrivare alla soluzione, per trasformarsi in un’opera di denuncia politica. Se anche la vicenda appare sempre più inspiegabile e non arriveremo poi a scoprire chi è l’omicida, resta il fatto che i delitti sono accaduti a causa di un dilagante e nefasto clima di corruzione derivante da un torbido miscuglio dei poteri economici, politici e religiosi. Non sono importanti di per sé i crimini quanto invece l’ambiente in cui sono compiuti, le presenze di diversi possibili colpevoli, in apparenza estranei, ma tutti egualmente sospettabili. Ma ciò che stupisce maggiormente è la rappresentazione di questo potere o superpotere, che deriva da connessioni, interessenze, corruzioni, affari in comune dei tre canonici poteri, cioè quello economico, quello politico e quello religioso. Finisce con il diventare quasi una divinità che raccoglie e impone dentro di sé dei sacrifici umani, un mostro dai mille tentacoli che stringono come in una morsa l’umanità. E come idolo ha i suoi riti, fra i quali l’emblematico rosario, in parata, una delle pagine più riuscite e di sicuro effetto dell’intero romanzo. Ci troviamo di fronte indubbiamente a un’opera di elevato impegno, a cui forse nuoce quell’ambiguità di cui ho accennato, ma che, per un certo verso, è del tutto funzionale al romanzo che forse manca di quella chiarezza riscontrabile invece in altri lavori dell’autore siciliano. Come sempre Sciascia riesce a essere profetico, anche se questa volta il messaggio della Pizia è un po’ oscuro, ma forse ciò è voluto, perché quanto di più buio ci può essere esiste solo in un potere che tutto distrugge e che corrode anche se stesso. Da leggere, perche Sciascia è imperdibile.

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    ginoginuzzi

    16/02/2009 22.08.58

    E' un libro molto complicato(sono di 2° liceo) da comprendere, se non si ha almeno una conoscenza medio-alta della letteratura e della storia. Le prime 50 pagine sono le peggiori, ma la vicenda successivamente prende una piega incalzante e coinvolgente.

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    STEFANO

    13/11/2008 02.20.12

    nella vita di tutti i giorni e nel nostro tempo,sono molti i "don Gaetano" che possiamo ritrovarci accanto,specie nel mondo ecclesistico. Libro di un'attualità quasi raccapricciante.

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    Philip

    05/12/2007 22.21.11

    Eccellente il modo in cui descrive i morbosi intrecci fra politica e religione;ma ho trovato l'ambiguità fin troppo eccessiva e straniante.

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    rainbow

    15/04/2007 13.08.45

    Breve romanzo di potenza morale e narrativa ineguagliabile! Bellissimo, secco come la prosa di Sciascia, abbacinante come il sole del Sud, sconvolgente come il connubio religione - politica - economia. Grande, grande, grande! Da conservare come un tesoro inestimabile nelle proprie memorie letterarie.

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    SILVANO

    30/03/2007 20.01.55

    una comunità segnata dalla corruzione e da un senso di decadimento inarrestabile che potrà trovare una soluzione solo in un atto che sia finale e definitivo. tre morti, ma non esiste un colpevole, è inutile cercarlo in una società dove non vi sono più buoni e cattivi, ma solo questi ultimi. affresco sempre più attuale della decadenza morale e civica di una società che sprofonda in picchiata senza possibilità di riscatto.

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    PIE

    27/02/2007 13.41.36

    Sciascia è uno scrittore straordinario. Punto primo. Punto secondo Todo Modo è un libro che, come ogni scritto di Sciascia, va inteso su diversi piani di lettura. Corruzione, religione, etica, denuncia sociale, sono tutti temi che vengono ripresi nel romanzo. E poi c'è il giallo, affascinante in quanto raccontato in modo piano, come se si parlasse d'altro, senza la classica enfasi dei racconti di omicidio e con una classe impareggiabile.

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    Marisa

    21/07/2006 16.50.06

    Di Sciascia ho letto tutto, o quasi tutto, ma la prima impressione che ho avuto godendomi, come al solito, le sue pagine così affascinanti, è stata che in Todo Modo ci fosse qualcosa di più. Fermi restando i temi a lui cari, gli intrighi politici come specchio di una società priva di ideali, Sciascia propone una seconda, inaspettata, chiave di lettura: il confronto dell'uomo di oggi con la religione cattolica o, più in generale, con il Cristianesimo. Un intellettuale laico, un prete dotto e cinico, il loro rapporto ambiguo, un quadro raffigurante il diavolo con gli occhiali proprio come quelli del prete. Gli omicidi, i notabili con le loro collusioni fanno solo da cornice ad una scena ben più inquietante: perchè don Gaetano, con tutti i personaggi che ha nel suo Eremo, si interessa tanto al pittore? Perchè il pittore, dopo aver ceduto alle prime lusinghe culturali di don Gaetano, non riesce a staccarsene benchè si renda conto che sta pericolosamente risvegliando in lui una parte che teneva 'addormentata'? E' stato il pittore ad uccidere don Gaetano? E, se sì, perchè? Forse ha visto in don Gaetano una sorta di anticristo? Lo ha ucciso per un recondito senso del dovere, in quanto dannoso all'umanità, o semplicemente per autodifesa, essendosi reso conto che stava iniziando ad assomigliargli ('un altro me stesso più anziano')? Credo che la chiave di lettura di questo romanzo sia proprio questa: l'autore espone i fatti fino ad un certo punto, poi è come se dicesse: - Lascio ad ognuno di voi, alla vostra morale, al vostro rapporto con i temi trattati, non l'esercizio banale e fine a se stesso della soluzione di un giallo, ma la libertà e la facoltà di trovare una vostra personale interpretazione-. Aggiungo io: - Beati voi, se ne troverete solo una!- Ritengo comunque che in generale la grandezza sia proprio nel coinvolgere il lettore e non nell'obbligarlo a subire passivamente le proprie idee. Nel caso di Todo Modo, come disse per altri motivi e in u'altra storia il capitano Bellodi: - Mi ci romperò la testa!

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    Luciano Riccardi

    19/06/2006 22.38.47

    Un libro che sembra avere molteplici livelli di lettura, alcuni evidenti - denuncia delle malversazioni, da parte dei notabili, laici e no - altre che sembrano rimanere sospese a metà, vaporose e sfuggenti, tanto da far emergere il dubbio che vi siano davvero. L'ambiguità permea infatti completamente questo testo, dai sensi delle parole alla costruzione dei periodi, dalle relazioni dei personaggi - ognuno "conosce" l'altro... - ai riferimenti colti, talmente colti che un lettore medio non potrebbe riconoscere eventuali errori, casuali o voluti. Un libro che letture successive non potrebbero garantire un significativo cambiamento di prospettiva per la sua comprensione.

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    Emiliano

    07/06/2006 04.33.40

    Leggere questo libro non è solo godere di un'opera di Sciascia, ma carpire uno spaccato della politica italiana non solo al tempo dell'uscita dell'opera, infatti il libro è attualissimo nell'esposizione di quei rapporti che sono stati e sono tuttora (purtoppo) la base del potere.

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    tomthumb

    22/01/2006 20.15.47

    Todo Modo è un libro bellissimo che per la sua pluralità di rimandi e riferimenti richiede un'attenzione costante e partecipe del lettore. Vari sono i temi affioranti da una lettura che diventa immersione in una realtà sinistra e oscura che ha le forme del giallo irrisolto. Todo Modo è infatti, come tante altre di Sciascia, una storia poliziesca, con delitti seriali di notabili in una comunità chiusa (un eremo in questo caso),ma qui la decostruzione del giallo tradizionale raggiunge il suo livello massimo. E' messa in crisi per esempio la figura dell'investigatore onnisciente ed infallibile e l'ordine turbato dall'intrusione del delitto nel mondo alla fine non viene ripristinato,lasciando così il lettore nel dubbio.Trattandosi di una storia gialla non voglio dilungarmi su particolari della trama che potrebbero togliere il piacere della lettura(e della necessaria,credo,rilettura!)e quindi dirò solo che la storia sinistra e misteriosa di Todo Modo richiede l'indagine supplementare del lettore-detective, purchè questi sia consapevole che nel mondo descritto da Sciascia,Verità&Giustizia sono sempre confinate all'orizzonte in una disperante lontananza. Come altre opere di Sciascia anche questa costituisce un apologo sul Potere e sui suoi risvolti più demoniaci e grotteschi; il libro fu scritto a metà anni settanta e pose in rilievo in modo penetrante il problema delle connivenze e compromissioni dei politici cattolici nonché la questione,più che mai attuale,del confronto tra intellettuali laici e Chiesa cattolica. Questo confronto è nel libro rappresentato dallo scontro-fascinazione tra il protagonista pittore e il prete luciferino Don Gaetano,vera figura di inquisitore,manipolatore di uomini e di cose. Ciò che resta di questo confronto nel ricordo del lettore è un invincibile senso di inadeguatezza della ratio illuministica:essa fallisce nella sua pretesa di rischiarare il mistero poliziesco ma anche nella più ampia indagine del reale si rivela un'arma spuntata.Che faremo nel naufragio,sulla zattera della Medusa?

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