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    La spada di EDIMBURGO

    11/03/2017 20:03:12

    Un film dall’humour nerissimo e che a metà dei ‘90 cercò di parlare a una certa generazione di giovani scozzesi; che narra la vita ai margini di un gruppo di tossicodipendenti, eroinomani e alcolizzati; sì, perché non tutti si fanno, ma tutti sono di certo personaggi di una nicchia che si è volontariamente esclusa dalla normalità: “Il frigo, l’auto nuova, il cibo al microonde, la tv con schermo ultrapiatto e le vacanze nei resort”. Personaggi ai margini con i loro rituali e le loro fobie, per il lavoro, per la ricerca del sesso e la paura di crescere cercando di abbandonare le facili panacee fornite dalla droga. Danny Boyle, alla sua prima pellicola di successo ma nata come un piccolo film artigianale, raggruppò un insieme di nuove promesse del cinema d’oltre manica, le rinchiuse in una serie di riti da ‘onesti tossici’, come ama definirli la voce narrante di Mark Renoton, con i loro rituali di sballo e con i loro tentativi, a volte riusciti a volte no, di disintossicarsi in modo improvvisato, salvo ricadere nei medesimi errori per la paura della grigia normalità. Costringendoli a calarsi nei rispettivi ruoli e al tempo stesso rovinando per venti anni il rapporto di amicizia che lo univa al protagonista, e in seguito super star hollywoodiana: Ewan ‘Renton’ McGregor. Solamente adesso Begbie, Renton, Spud e Sick Boy, con carriere chi più chi meno fortunate, Robert ‘Begbie’ Carlyle su tutti, a parte il già citato McGregor, hanno potuto finalmente tornare assieme sul grande schermo per il naturale sequel, prima letterario e ora cinematografico, di questa prima pellicola passata inizialmente in sordina e che ancora oggi pare sopra le righe ma che come diceva lo stesso Irvine Welsh, autore sia del primo sia del secondo romanzo, e nel primo film presente nel ruolo di uno spacciatore cui fare visita come se ci si recasse presso lo studio di un medico: “Il sequel è stato possibile e per me anche migliore della pur eccellente prima pellicola” e se lo dice lui, c’è quasi

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    armando

    20/12/2014 19:50:46

    Il biglietto da visita del talento visionario di Danny Boyle,è la storia sporca,brutta e cattiva di un gruppo di drogati nella Gran Bretagna degli anni 90'.La grandezza del film è quella di raccontare, senza giudicare,il dissidio tra la droga e la vita regalandoci uno dei finali aperti più belli di sempre.

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    Mr Gaglia

    29/08/2014 15:07:56

    Quando uscì questo film ero superiori. Mi entusiasmò ma non lo avevo capito. A distanza di anni, riguardandolo ho capito il senso di questa grande opera. Chi afferma che Trainspotting è un'apologia della droga sono "egoista" nell'affermare che non ha capito niente! Trainspotting va sviscerato andando a fondo, senza fermarsi alla patina superficiale. Questo film è una condanna allo stile di vita borghese, perbenista, uno schiaffo morale a tutti quei benpensanti che si trincerano dietro la loro immagine di perfetti cittadini e poi magari si drogano con droghe lecite e si macchiano di tutti i crimini peggiori; prima di tutti l'indifferenza nei confronti di chi soffre veramente, aspirando nella vita ad un televisore a schermo gigante, o a un conto in banca pieno di zero, dimenticando i sogni, le speranze, la poesia della vita. I quattro protagonisti vogliono fuggire dal solito: dalle lavatrici, dagli apriscatole elettrici, dai telequiz rimbambenti ammazza-cervello e dall'atmosfera asfissiante della Scozia. Come dice McGregor (strepitosa la sua parte ed interpretazione) non ha trovato "neanche una cultura decente da cui farsi colonizzare". Ma è una fuga inutile, perché l'eroina, come il film vuol farci capire, non ci aiuta a sfuggire gli orrori della società buonista e salutista. Anzi, uccide non solo il corpo ma l'amicizia, l'amore, la stima per se stessi e l'anima facendo diventare proprio quel genere di persona da cui si cercava di sfuggire. Non aspirante borghese perbenista, un robot, un automa. Trainspotting è un capolavoro perché descrive senza remore e senza inutili eufemismi quella che ormai è una realtà quotidiana di fronte alla quale non si può chiudere gli occhi senza far finta di niente, e perché permette di capire che chi si droga non è l'ultima feccia della società, ma un essere umano, la cui sofferenza va capita e aiutata. E in qualche modo spinge a riflettere sul senso della vita negandone le certezze. Un film che più passa il tempo e più acquista valore.

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    ROBERTO'61

    23/08/2013 12:24:32

    "La verità è che sono cattivo, ma questo cambierà, io cambierò. È l'ultima volta che faccio cose come queste, metto la testa a posto, vado avanti, rigo dritto, scelgo la vita. Già adesso non vedo l'ora, diventerò esattamente come voi; il lavoro, la famiglia, il maxitelevisore del ca**o, la lavatrice, la macchina, il cd e l'apriscatole elettrico, buona salute, colesterolo basso, polizza vita, mutuo, prima casa, moda casual, valigie, salotto di tre pezzi, fai da te, telequiz, schifezze della pancia, figli a spasso nel parco, orario d'ufficio, bravo a golf, l'auto lavata, tanti maglioni, natale in famiglia, pensione privata, esenzione fiscale, tirando avanti lontano dai guai, in attesa del giorno in cui morirai...". Serve altro?!?

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    Robertinho

    06/09/2012 14:58:48

    Chi afferma che "Trainspotting" è un'apologia della droga non ha chiaramente capito niente nè del film nè del suo significato, che va sviscerato andando a fondo, senza fermarsi alla patina superficiale. Questo film è una condanna allo stile di vita borghese, perbenista, uno schiaffo morale a tutti quei benpensanti che si trincerano dietro la loro immagine di perfetti cittadini e poi magari si drogano con droghe lecite e si macchiano di tutti i crimini peggiori, prima di tuttO l' indifferenza nei confronti di chi soffre veramente, aspirando nella vita ad un televisore a schermo gigante, o a un conto in banca pieno di zero, dimenticando i sogni, le speranze, la poesia della vita. I quattro protagonisti vogliono fuggire dal solito, dalle lavatrici, dagli apriscatole elettrici, dai telequiz rimbambenti e ammazza-cervello, e dall'atmosfera asfissiante della Scozia, che come dice McGregor, non ha trovato "neanche una cultura decente da cui farsi colonizzare". Ma è una fuga inutile, perchè l'eroina, come il film vuol farci capire, non ci aiuta a sfuggire gli orrori della società buonista e salutista, anzi uccide non solo il corpo, ma l'amicizia, l'amore, la stima per se stessi e l'anima, facendoci diventare proprio quel genere di persona da cui si cercava di sfuggire! "Trainspotting" è un capolavoro, perchè descrive senza remore e senza inutili eufemismi quella che ormai è una realtà quotidiana di fronte alla quale non si possono chiudere gli occhi facendo finta di niente, e perchè permette di capire che chi si droga non è l'ultima feccia della società, ma un essere umano, la cui sofferenza va capita e aiutata. E in qualche modo spinge a riflettere sul senso della vita, negandone le certezze.

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    S.A.

    03/06/2012 20:34:13

    Straordinario!!! Da vedere assolutamente.

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    Toschis

    19/05/2009 20:31:32

    davvero un bel film...e credo anche abbastanza realistico..molti attori sono dilettanti ma trovo che la cosa rinvigorisca lo spirito del film...veramente bello! non consigliato a paersone sensibili

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    Vesper

    15/12/2008 23:09:06

    Assolutamente eccezionale e all'altezza del libro. Il cast è veramente azzeccato, il film è divertente, esilarante e procede con un ritmo incalzante dall'inizio alla fine, senza annoiare un solo minuto. L'ho visto decine e decine di volte ma non mi ha ancora stancato.

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    *Sir Psycho Sexy*

    27/01/2008 14:25:57

    uno dei migliori film sulle droghe...attori e regia di altissimo livello...

Vedi tutte le 9 recensioni cliente (dalla più recente) Scrivi una recensione

Un esercizio di stile diventato un cult che ritrae una generazione senza ideali

Trama
Ventenne di Edimburgo, Mark Renton ha scelto per sé "un'onesta e sincera tossicodipendenza" in modo da non doversi preoccupare del sesso, del lavoro o dei rapporti sociali. Ha degli amici o meglio dei compari con cui rubacchiare, parlare a vuoto, bere birra e bucarsi le vene: sono Sick Boy, tutto provocazioni e capelli ossigenati, Begbie, imprevedibilmente violento e alcolizzato, Tommy, che cerca di star fuori dal giro dell'eroina, e Spud, forse l'unico di cui può fidarsi. Tra tentativi di disintossicazione, ricadute e un inatteso colpo che può cambiare la vita a tutti, Mark forse entrerà a far parte dell'odiata ma rispettabile società.

  • Produzione: Universal Pictures, 2007
  • Distribuzione: Universal Pictures
  • Durata: 93 min
  • Lingua audio: Italiano (Dolby Digital 5.1);Inglese (Dolby Digital 5.1);Tedesco (Dolby Digital 5.1)
  • Lingua sottotitoli: Danese; Finlandese; Inglese; Islandese; Italiano; Norvegese; Svedese; Tedesco
  • Formato Schermo: Widescreen
  • Area2
  • Contenuti: Il Look del film - La colonna sonora - Intervista al regista Danny Boyle, all'attore John Hodge e al produttore Andrew Macdonald