Tralummescuro. Ballata per un paese al tramonto

Francesco Guccini

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Editore: Giunti Editore
Collana: Scrittori Giunti
Anno edizione: 2019
In commercio dal: 17 settembre 2019
Pagine: 288 p., Rilegato
  • EAN: 9788809885523

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Finalista al Premio Campiello 2020.
«Noi da queste parti abbiamo un nome per quest'ora, un'ora che è di tutti, un'ora che è pace e presagio. La chiamiamo tralummescuro: tra la luce e la notte. Lungo la montagna vedi la linea d'ombra che sale lenta lenta, e poi vien buio.»

Ti sedevi contr'al muro fuori dall'"usc-scio" di casa nel tepore della giornata estiva che scivolava nella sera con in mano o il «Corrierino», o «Il Vittorioso», o «Tex», o «Sciuscià» o «Il Piccolo Sceriffo» o qualunque altro fumetto o libro su cui eri riuscito a mettere le mani. Sentivi, poco lontano, gli ultimi paesani di ritorno dai campetti che si motteggiavano con tuo zio Nerìco che, la zappa in mano, rincalzava i fagioli nell'orto della Gigia... Poi, piano, calava il buio, ma lento, che quasi non te ne accorgevi.

«Radici» è il titolo di uno dei primi album di Francesco Guccini, e radici è la parola che forse più di tutte rappresenta il cuore della sua ispirazione artistica. Radici sono quelle che lo legano a Pàvana – piccolo paese tra Emilia e Toscana dove sorge il mulino di famiglia, vera Macondo appenninica ormai viva nel cuore dei lettori – e radici sono quelle che sa rintracciare dentro le parole, giocando con le etimologie fra l'italiano e il dialetto, come da sempre ama fare. Oggi Pàvana è ormai quasi disabitata, i tetti delle case non fumano più. È in questo silenzio che il narratore evoca per noi i suoni di un tempo lontano, in cui la montagna era luogo laborioso e vivo, terra dura ma accogliente per chi la sapeva rispettare. Rinascono così personaggi, mestieri, suoni, speranze: gli artigiani all'opera in paese o lungo il fiume, i primi sguardi scambiati con le ragazze in vacanza, i giochi, gli animali e i frutti della terra, un orizzonte piccolo ma proprio per questo aperto all'infinito della fantasia. Tra elegia e ballata, queste pagine sono percorse da una continua ricerca delle parole giuste per nominare ricordi, cose e persone del tempo perduto; la malinconia è sempre temperata dalla capacità di sorridere delle umane cose e dalla precisione con cui vengono rievocati gesti, atmosfere, vite non illustri eppure piene di significato. Francesco Guccini non canta più, ma la sua voce si leva di nuovo per noi, alta, forte, piena di poesia, per consegnarci un'opera che è testamento e testimone da raccogliere, in attesa di una nuova aurora del giorno.

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    Bibi

    28/07/2020 11:49:36

    Una rievocazione malinconica, accorata ma non melensa, di un mondo quasi scomparso -la montagna, le sue stagioni e i suoi abitanti-, che sopravvive nella memoria dei luoghi e dei superstiti (sempre meno) che lo hanno vissuto. Un tema affascinante, magistralmente declinato anche nelle scelte lessicali che riportano in vita (con operazione filologica) termini ormai fossili del dialetto locale.

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    illy

    13/05/2020 11:28:23

    Da leggere tutto d'un fiato. Il. Maestro non delude mai!

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    marco

    12/05/2020 18:48:22

    Per chi piace Guccini è come ascoltare un suo cd leggendo questo libro, stessa malinconia, ironia, gli stessi temi il trascorrere del tempo, l'amore per la sua Pavana.

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    Mattia

    11/05/2020 14:17:22

    libro interessante e assolutamente consigliato

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    Mauro

    06/12/2019 11:18:42

    Un libro che parla dei tempi passati, nel quale ci si può riconoscere, per chi come me a superato i sessanta, anche senza avere vissuto nei luoghi dell'Appennino Tosco-Emiliano narrati da Guccini. Consigliato.

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    Andrea

    17/11/2019 08:19:10

    Una mia zia, ottantaduenne e quasi conterranea del Sommo, dopo averne letto il libro (l'ho fatto leggere a lei per prima) è rimasta entusiasta e vorrebbe a tutti i costi poterci parlare e ricordare quel mondo che non c'è più, che loro, quasi coetanei, hanno vissuto direttamente mentre io, per non molti anni di differenza d'età, lo scopro dai racconti degli anziani e dai libri che ne parlano, spesso con dovizia di fotografie d'epoca. L'Immenso invece descrive quei secoli montanari (perché di secoli di fatiche, sudori, piccole gioie familiari si tratta) con la sua inconfondibile e insuperabile prosa poetica, intrisa di un dialetto che mi è caro, vicino e comprensibile, ma che può risultare distante per coloro che vivono in città frenetiche, illuminate dalla fragile globalizzazione di tanti smartphone accesi su un mondo sempre più "sgumbiado", come diceva mia nonna già qualche decennio fa. Il libro è una sorta di passeggiata con il vecchio e il bambino, per usare il titolo di una delle (tantissime) meravigliose canzoni dell'Autore e da quel vecchio, non dimentichiamolo mai, abbiamo e avremo ancora molto da imparare. Francesco ancora una volta ci ha stupito con un'opera incredibile: serviva una storia popolare e comune della montagna appenninica italiana, quasi una civiltà dimenticata, scritta con la poesia, il garbo e l'autorevolezza di un Eccelso per rimanere nel tempo e nel cuore di tutti, senza smarrirsi, come altre pubblicazioni fotografiche edite in luoghi anche vicini, nelle librerie familiari o nelle biblioteche del territorio fra la storia locale.

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    Manuela

    04/11/2019 22:07:52

    Il Maestrone non abbandona mai la sua voglia di raccontarsi. Qui lo fa con trasporto , lasciandosi cullare dai ricordi, senza essere stucchevole, come solo i Grandi ( con la G maiuscola) sanno fare. Pura poesia.

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    Alberto

    22/10/2019 07:08:16

    Sinceramente, mi ha un pò deluso, e come ha scritto un altro lettore, non so se riuscirò a terminarlo, sto aspettando altri 2 libri, e quando arrivano, certamente lo lascio da parte, per poi chissà quando, lo potrò ultimare. E' uns sfilza di racconti dettagliati di una vita che non c'è più, forse interessante per chi abuta o ha abitato in quei paesi. Trovo inutile. poi, più di 60 pagine, alla fine del libro, a mo' di vocabolario, per spiegare tutte le parole in dialetto che si trovano, durante il racconto, quando poi, in realtà, a piè di pagina, mano a mano che queste vengono scritte, vi è già stata la spiegazione. Attendo con ansia altri racconti del maresciallo Santovito, o del Comandante della Forestale Pojana....

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    Mauro

    03/10/2019 13:01:49

    Premetto che ammiro molto Guccini, ma ho dovuto lasciare a metà il libro. Mi sono semplicemente annoiato a leggere pagine e pagine di dettagliate descrizioni. Forse non sono abbastanza profondo per coglierne la poesia, ma non mi ha preso.

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    Molfy

    29/09/2019 10:31:42

    "Tralummescuro. Ballata per un paese al tramonto" è l'ideale compimento del ciclo di romanzi - iniziato con Croniche epafàniche (1989), proseguito con Vacca d'un cane (1993) e Cittanòva blues (2003) - scaturiti dalla memoria di Francesco Guccini e radicati nella sua terra, Pàvana, sull'Appennino toscoemiliano. Nel paese, ove ha scelto di tornare da quando si è ritirato dalla scena discografica, vi è il mulino di famiglia, baluardo di fasti passati, vestigia di un tessuto sociale ormai disgregato dallo spopolamento che caratterizza molti, troppi, borghi montani. Nel ricostruire un tempo fatto di abitudini, ricorrenze, gesti, persone e persino animali e piante che non ci sono più, l'autore compie anche un'importante operazione di archeologia filologica, andando a recuperare termini dialettali attraverso cui esprimere la genuinità e la ricchezza della lingua parlata e vissuta. Si scopre così che il pavanese è un dialetto toscano impreziosito da numerosi bolognesismi, che Guccini mescola a termini inventati o spagnoleggianti, così da rendere musicale la narrazione (nonostante ami sottolineare che la sua attività cantautorale sia bell'e terminata, resta pur sempre un poeta e un musicista). Con ritmo lento e malinconico proprio di una ballata, Guccini regala ai suoi estimatori un quadro fatto di immagini schiette e forse dimenticate, per dirci la durezza del vivere che però è vita. Tralummescuro è quel momento della giornata in cui la luce cede gradualmente il passo al buio, quell'imbrunire che qui assume un significato metaforico, perché ben si applica al lento esaurirsi di un mondo - quello descritto nel romanzo - ammantato dall'oscurità dell'oblìo. Ho avuto il piacere di ascoltare Francesco Guccini nella presentazione del libro a PordenoneLegge ove, pur se con spalle un po' curve e voce un po' roca, ha ammaliato il pubblico che ha occupato ogni posto disponibile inella platea e nella galleria del teatro Verdi. Emozionante!

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    mary

    25/09/2019 15:53:43

    Ho letto Tralummescuro facendomi accompagnare dal bellissimo disco Stagioni, il cui ultimo pezzo (Addio) avrebbe potuto fare da cappello introduttivo. Eccezionale

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    michele anfuso

    25/09/2019 13:24:48

    Un piacere leggerlo.

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    mattia

    25/09/2019 11:25:51

    Bellissimo, molto intenso

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    CIGI

    24/09/2019 08:14:17

    Francesco Guccini racconta sempre a modo suo vicende di vita molto interessante ed emozionanti, un libro che ti entra dentro e non lo dimentichi facilmente.

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    lima

    23/09/2019 21:34:12

    Ortt

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    desire

    21/09/2019 17:58:20

    Bel libro, non pensavo! Ottimo stile e lettura piacevole. Lo consiglio

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    Floriano

    21/09/2019 08:54:47

    Francesco Guccini, mio padre spirituale (mia figlia non a caso porta il suo nome), per un padre che c'era, ma che in realtà no ho mai avuto, pubblica il suo testamento letterario e di vita. Ed è un gioiello di ricordi, nostalgia, rimpianti, conditi dalla ironia e sagacia tipiche di Francesco

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    michele

    19/09/2019 16:04:15

    Bel libro, non pensavo! Ottimo stile e lettura piacevole. Lo consiglio.

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    giosy

    19/09/2019 11:33:57

    Molto, molto bello

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  • Francesco Guccini Cover

    Cantautore mito di più di una generazione, anche la sua attività di scrittore si configura come una delle esperienze più originali e suggestive della scena letteraria italiana dell'ultimo decennio. Sporadicamente anche attore, autore di colonne sonore e di fumetti. Fino alla metà degli anni Ottanta ha insegnato lingua italiana al Dickinson College di Bologna, scuola off-campus dell'Università della Pennsylvania. Ha anche lavorato come docente presso la sede bolognese della Johns Hopkins University (Washington, DC, USA). La sua vita si è svolta tra Modena, Pàvana e Bologna. Tra i suoi libri si ricordano: Cronache epifaniche (Feltrinelli 1989, ripubblicato da Mondadori nel 2013), Vacca di un cane (Feltrinelli, 1993), Storie d'inverno (Mondadori... Approfondisci
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