Il trionfo della morte

Gabriele D'Annunzio

Editore: Mondadori
Anno edizione: 2002
Formato: Tascabile
In commercio dal: 01/01/2002
Pagine: 556 p.
  • EAN: 9788804506461
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    Il Guardiano

    07/04/2008 13:35:50

    Scrittura ricca, pesante, ampollosa, a tratti fascinante, già desueta a suo tempo, che racconta una storia sentimentale tormentata e non particolarmente avvincente. Ma la parte centrale del romanzo è notevole. Magistrali le scene di massa con la dolorosa, cinica, quasi divertita raffigurazione di accattoni, lestofanti, pellegrini e moribondi. Efficace la descrizione dei paesaggi, della gioia e del dolore delle genti contadine: suggestiva l'evocazione della loro pagana solarità attraversata dal male e dall'inganno della superstizione cristiana. Da leggere muniti di matita per segnarsi frasi e vocaboli utilizzati da Gabriele.

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    ale bedica primo

    22/05/2006 22:09:18

    Trionfo della morte è il romanzo più complesso di D'Annunzio,perchè da un nucleo centrale che è la storia d'amore tra Giorgio Aurispa ed Ippolita Sanzio,si diramano pagine che per ricchezza ed eterogeneità di temi avrebbero potuto diventare da sole altre opere.Un tema è l'Ereditarietà.Giorgio,ritornato al paese natio Guardiagrele,rivive l'odio verso il padre,ma teme che portando nelle vene lo stesso sangue egli porti anche "i germi di quei mali abominevoli"che farebbero cadere anche lui nella bassezza e nella ignominia.Un altro tema è l'Energia pagana della plebe.In una visita con l'amante a Casalbordino ,Giorgio conosce il livello di selvaggia eccitazione cui può spingersi la folla abbruttita dalla superstizione e dalla ignoranza,evocando l'immagine biblica di un cammino verso le porte di una città maledetta.Solo nella storia dei due protagonisti sarà completamente affrontato "l'eterno divenire della morte" che è così il nucleo centrale del romanzo.Giorgio Aurispa è un aristocratico schiacciato dalla "universale stupidezza"che si nutre voluttuosamente di musica e letture.Ippolita Sanzio è una delicata donna sposata ad un uomo indegno.La sensibilità di Giorgio è così straordinaria che può cogliere "il profumo di lei stridulo eppur molle,il profumo cutaneo che nell'ora del gaudio diveniva inebriante come quello dei tuberosi ed era pel desiderio una terribile sferza".Raffinatezza,apatia,desiderio carnale e gelosia("vorrei piuttosto essere un rospo e nutrirmi dei vapori d'un antro buio,che lasciare nella creatura ch'io amo un punto per uso d'altri")lo portano ad un odio crescente per Ippolita,ora diventata "creatura impura" e "terribile contaminatrice",tanto da fargli ritenere che solo attraverso il suicidio-omicidio il suo spirito acquisterà nuovo vigore.

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    ale bedica secondo

    22/05/2006 21:48:44

    D'Annunzio è stato un grande interprete del dandismo,riuscendo a trasformare l'affettazione di eleganza nei modi e nei comportamenti ai suoi eroi.Insieme a Wilde ed Huysmans ha contribuito all'elevazione a culto della bellezza.Mentre per Dorian Gray e Des Esseintes le donne sono viste,se belle,come oggetti di lusso,per Aurispa,Sperelli,Cantelmo,Effrena e Tarsis,dietro al gusto della loro profanazione,raggiunta riducendo ogni esperienza ad atto fruibile esteticamente,si cela la tesi (già di Weininger e poi di Evola) che esse rappresentino il mezzo ideale per l'ascesi dell'uomo. L'Uomo e la Donna attraverso la forza basale magica e potentissima del sesso,assieme all'esperienza dell'innamoramento e "all'eterno divenire della morte",acquistano un carattere sacro,illuminato dalla luce della trascendenza,che rappresenta una rottura della coscienza ordinaria.Ippolita Sanzio sopra tutte ne è la conferma:"Io sono sempre l'invitta.Tu hai conosciuto sul mio corpo tutti i godimenti di cui ha sete il tuo desiderio senza fine;ed io mi vestirò delle mezogne che senza fine produrrà il tuo desiderio.Che mi fa la tua perspicacia?Io posso in un attimo ritessere il velo che tu hai lacerato;posso in un attimo rifasciarti della benda che tu hai tolta.Sono più forte del tuo pensiero.Io so il segreto delle mie trasfigurazioni nella tua anima.Io so i gesti e le parole che hanno la virtù di trasfigurarmi in te medesimo.L'odore della mia pelle può dissolvere in te un mondo".

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    Roberto

    01/04/2005 11:07:07

    Secondo me è il migliore tra i romanzi di D'Annunzio. Drammaticità, psicologia, sensualità, stile, è un perfetto compendio del D'Annunzio romanziere. Opera frutto di anni di lavorazione (e di ripensamenti), è chiaro emblema del passaggio tra due fasi essenziali della produzione dell'autore. La prosa è a tratti slegata e discontinua, ma ci sono alcuni dei migliori brani che ho mai letto in D'Annunzio. Terzo dei Romanzi della Rosa (dopo Il piacere e L'innocente), il Trionfo ci mostra un autore attento alle diverse influenze letterarie (e non solo) europee, assorbite e rielaborate con la consueta maestria di parola. Magnifico il passo in cui i due amanti protagonisti si trovano coinvolti (e loro malgrado quasi travolti) da un vivissimo e toccante evento tradizionale popolare. Da leggere, per capire la svolta dallo psicologismo de L'innocente all'imminente superomismo de Le vergini delle rocce e Il fuoco. Utili l'introduzione e le note che corredano un'edizione davvero buona.

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