Il tunnel di Sarajevo. Il conflitto in Bosnia-Erzegovina: una guerra psichiatrica? - copertina

Il tunnel di Sarajevo. Il conflitto in Bosnia-Erzegovina: una guerra psichiatrica?

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Curatore: A. Lallo, L. Toresini
Editore: nuovadimensione
Collana: Dossier
Anno edizione: 2004
In commercio dal: 1 gennaio 2004
Pagine: 137 p., Brossura
  • EAN: 9788889100080
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La guerra in Bosnia fu "anche" una guerra psichiatrica, non solo per il protagonismo di molti psichiatri, ma perché in essa si perseguiva la separazione e la soppressione dei diversi in nome della pulizia etnica, secondo una pratica comune nella psichiatria sociale. Una deprecabile operazione affidata ai cecchini-infermieri che operavano agli ordini dello psichiatra Radovan Karadzic. A Sarajevo la guerra etnica e religiosa svelò anche i suoi contenuti affaristici, mostrò quanto rapidamente i conflitti proclamati in nome dell'identità logoravano le comunità locali anziché proteggerle. Così si è disperso il patrimonio di Sarajevo, una città in grado di riunire la complessità culturale dell'Oriente.
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    Cristina Fabbrini

    24/11/2005 15:33:22

    Il libro ripercorre in modo preciso, dettagliato e ben documentato, tutte le fasi della guerra dei Balcani. Sarajevo viene raccontata attraverso gli occhi lucidi e commossi e le parole semplici ma incisive di chi, quella guerra, l'ha vissuta dall'interno. Sarajevo durante l'assedio è una città dimenticata, dove nessuno può entrare nè uscire... dove l'unico modo per poter portare gli aiuti umanitari è costruire un tunnel in grado di oltrepassare le linee nemiche, dove i cecchini sparano a vista contro qualunque cosa si muova... I narratori riescono a dare una descrizione dei fatti pacata ed oggettiva; non scivolano mai nel patetico, neppure quando narrano le piccole grandi azioni eroiche della gente comune... o quando tentano stranuamente di alleggerire i racconti dei drammi intollerabili dei più deboli, che alzano il sipario su orfanotrofi stracolmi di bambini o sulle donne bosniache, prima fatte oggetto di crimini indicibili dai propri nemici, poi ripudiate (ma solo le più fortunate, quelle scampate alla morte!) da padri e fratelli come creature impure, contaminate dal male. L'autore, che tesse le fila del discorso, apre i resoconti ponendo una domanda provocatoria: fu quella dei Balcani una guerra psichiatrica? ... e con l'assillo di questo quesito si addentra in un turbinìo di situazioni e accadimenti che fanno tutti capo ad una premessa agghiacciante: i fautori del conflitto, non sono "solo e soltanto" pericolosi militanti politici, ma soprattutto menti geniali e superiori, indiscutibilmente carismatiche. Uomini di cultura e posizione sociale, capaci di sollevare le folle con il loro cinico e mostruoso disegno di pulizia etnica. Un'analisi dei fatti molto ricca e completa, considerata da più punti di vista, ma con un unico comune denominatore: la follia omicida disegnata a tinte forti sui muri degli ospedali psichiatrici... da chi, una volta si dedicava con successo alla cura delle ferite della mente e del cuore, ma che poi, in seguito, ha scelto di smettere di lenirle, ed iniziare a procurarle...

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