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L' ubicazione del bene - Giorgio Falco - copertina

L' ubicazione del bene

Giorgio Falco

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Editore: Einaudi
Anno edizione: 2009
In commercio dal: 19 maggio 2009
Pagine: 141 p., Brossura
  • EAN: 9788806197162
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Gaia la libraia

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A venti chilometri in automobile dal lavoro e dal supermercato, come accade ai bordi di ogni metropoli, la città continua e diventa un altro luogo: Cortesforza. Come la contea di Yoknapatawpha in Faulkner e la Regalpetra di Sciasela, Cortesforza è un luogo tanto più vero quanto più è immaginario. Qui si vive un esodo eterno, e la giornata è ridotta a tragitti in tangenziale verso casa. Il lavoro non si vede più, è dappertutto, ha invaso i comportamenti quotidiani, affettivi. Per dare un senso alle proprie esistenze, gli abitanti di Cortesforza accendono un mutuo, traslocano in una zona nuova o "mettono in cantiere un figlio". Ogni volta, però, lo svelarsi improvviso di una seppur piccola possibilità provoca una sconfitta irreversibile. Una commedia umana raccontata con sguardo lucido, impietoso, privo di giudizi. Nessuna apocalisse: solo un'inevitabile, comune disfatta.
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    annamaria bergamasco

    08/09/2012 21:12:27

    L'ubicazione del Bene è un classico. Falco è bravissimo nel rendere la solitudine e la malcelata depressione del ceto medio. Un libro morale nel vero senso della parola. Copiato anche dal regista Soldini, ma il libro di Falco è pieno di riflessioni di talento, niente a che vedere con le scorciatoie da film. Tra gli scrittori eccellenti che ci sono in questo momento in Italia. Scomodo, soprattutto per il ceto medio, perché non è sentimentale, né retorico, invece lucido ed emozionante, ho provato leggendolo una grande compassione. Una scrittura folgorante, il pezzo sul vedere (dal cannocchiale), è bellezza pura. Ringrazio il prof. Guidi e Secchi per averne consigliato la lettura allo Iuav.

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    Labiscia Miscappa

    25/06/2012 16:16:49

    Ormai lo stile che spopola è quello simil-sceneggiatura: solo la superficie dei personaggi, solo le loro azioni, nulla che arrivi più a fondo di tutto questo. L'ubicazione del bene non sfugge a questa moda del momento. A me sinceramente ha già stancato. Tutto è molto leggibile, tutto risulta scorrevole, ma nulla che ti segni davvero, nel profondo intendo.

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    Sara Orioli

    25/09/2011 08:37:35

    racconti o successione di storie? 141 pagine non sono molte e la raccolta si legge in fretta e senza intoppi, forse troppo in fretta e senza grosse riflessioni. Sinceramente i racconti di giganti come Yates o Carver sono di un'altra pasta, e il loro stile risuona un pò troppo in queste pagine.

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    ilse

    11/10/2010 11:11:22

    Rispetto a Pausa caffè Falco sembra aver lavorato ulteriormente sullo stile, ottenendo, secondo me, un equilibrio migliore fra racconto, scarnificazione della frase e straniamento del contenuto: il risultato è superbo, gli echi del minimalismo e del postmodernismo sono molto presenti, ma Falco li fa propri in un libro di integrità formale e profondità di sostanza superiori alla media. Gli ingredienti delle storie del sobborgo neobenestante (fragilmente benestante) di Cortesforza sono quotidianità organizzata fino al surreale, miti di plastica, vuoti riempiti di nulla, burocratese commerciale ripetuto come una buffa litania a ottenere un effetto di svuotamento di senso e atona disperazione. Cortesforza è un paesaggio spirituale talmente diffuso che si fa quasi fatica a leggere per la vergogna di riconoscersi in molti stupidi miti, in quella liturgia di beni, di cose, di case, di passaggi obbligati, di oggetti che si è impadronita delle nostre vite, noi stessi consapevoli e in corsa per raggiungere questo stato di incolore desolazione, questa privazione di passioni che è spesso la vita di noi figli del benessere occidentale, diventati grandi con il marketing.

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    emanuela

    20/02/2010 19:30:48

    Sì, vengono in mente gli americani. Che da sempre hanno trovato nei suburbi, nelle periferie materia di ispirazione poetica per raccontare l'assurdità del vivere. Ovviamente sto pensando a Revolutionary Road, ma non solo. Sei racconti di-sperati, privi di speranza, sei facce della stessa normale infelicità. L'infelicità nella casetta a schiera. Falco costruisce i suoi racconti con abilità, con tono pacato e perfido (la perfidia è sottile, spesso impercettibile, ma c'è, oh se c'è), con una scrittura a volte un po'ridondante negli aggettivi, nei sinonimi, nell'accumulo. Nessuno ne esce vivo, a nessuno è data una possibilità. Il racconto più terribile, per me, è quello delle termiti. Che dire? Qual è l'alternativa a Cortesforza? Intendo un'alternativa accettabile. Vivibile.

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    LuigiM

    01/12/2009 14:19:47

    Il più bel libro di racconti italiano che abbia letto negli ultimi anni (insieme a Pugni di P. Grossi). Una scrittura accurata ma non pedante. Considero un grande pregio la mancanza di espressioni gergali o dialettali, segno che dal peggio televisivo ci si può salvare. Le storie di questa periferia milanese sono sempre indefinite, presentano vite piuttosto passive ma terribilmente vere in cui la malinconia funziona a volte (almeno per me) come una coperta di compassione. Mi ha richiamato Carver.

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    Simona

    04/09/2009 16:18:45

    Ho letto il libro di Falco perchè abito/ho abitato a Corte Sforza e più precisamente a Cusago (Mi)dove i Visconti e gli Sforza facevano battute di caccia e ad Albairate (Mi) situati entrambi lungo la SP 114 tra Milano e Abbiategrasso: la città a 6/15 km, il centro commerciale, ma anche il campanile che scandisce le ore, la pro loco, la "a misura di bambino", gli annunci immobiliari le mamme con i passeggini al parchetto comunale, le code sulla Vigevanese i mariti coi suv e i dialoghi così realistici: vi giuro che è tutto vero. A Corte Sforza, nella mia Corte Sforza, tutto sembra bello e felice, un po' Desperate wives un po' The Truman Show, ma se si scava con attenzione ci si accorge della solitudine e del desiderio di una vita perfetta non soddisfatta nè dal cane Labrador nè dal barbecue. Perchè è impossibile pensare che basti una villetta a schiera tra la campagna e la città a renderti davvero felice. E nella Corte Sforza di Giorgio Falco lo sanno molto bene.

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    Fabio Amoretti

    24/08/2009 19:25:52

    Ho letto "L'ubicazione del bene" tutto d'un fiato: è scritto molto bene, asciutto, essenziale, inquietante, a tratti sorprendentemente poetico, comunque penetrante, capace di decifrare alcuni particolari molto precisi della vita milanese, delle relazioni di lavoro, delle relazioni fra le persone, fra le persone e gli animali, fra le persone e gli oggetti... Su internet ho letto delle critiche piuttosto superficiali su questo libro, tipo che sulla copertina non sarebbe stato specificato che si tratta di un libro di racconti... ma infatti non si tratta di un libro di racconti! Sono storie di diversi personaggi, tutte ambientate a "Cortesforza, Milano" (paese immaginario ma non troppo) e tutte collegate da uno stesso filo di sottile disperazione, nascosta, eppure così verosimile. Qualcuno ha detto che i personaggi del libro non esistono, che sembrerebbero dei cartoni animati... magari!! Queste persone esistono, io le ho incontrate in carne e ossa e da nove anni che vivo in questa città sento il loro malessere, l'angoscia sottopelle, celata appena dagli atteggiamenti omologati. Esiste un particolare tipo di disperazione che si può quasi toccare da quanto è reale. E' un misto di apatia, rabbia repressa, delusione, rassegnazione, ansia, impotenza, difficile da spiegare, ma Giorgio Falco ci riesce benissimo e ha scritto un libro di grande valore che ho già messo ai primi posti fra i miei preferiti. Per me la "vera" Cortesforza è Basiglio (anche per effettiva vicinanza geografica con la zona descritta da Giorgio Falco), il paesino costruito da berlusconi che sembra un plastico, pieno di telecamere e guardie private dove l'anno scorso il Tribunale dei Minori ha sequestrato e allontanato due bimbi dalla famiglia per due mesi solo per colpa di uno stupido disegno: un'amichetta dispettosa aveva falsificato la firma a un disegno un po' volgare e la direttrice della scuola, nonostante la testimonianza della mamma che scagionava la bimba dal "grave reato", ha pensato bene di chiamare gli assistenti sociali....

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    daniela

    18/07/2009 13:44:28

    Questo romanzo di Falco, rispetto al precedente "Pausa caffè" è più strutturato sul piano stilistico-sintattico e narrativo, forse più prevedibile, meno sperimentale ed "impattante": questo però non toglie nulla al valore del libro che si compone di tante piccole biografie, rese simili dalla cappa esistenziale della desolazione,dalla mancanza di prospettive vere, di progettualità reali di vita, di scelte. Tutto quello che possono fare questi personaggi è desiderare quanto il mercato ha deciso sia desiderabile, opportuno, "giusto" e concesso. Lo sguardo dell'autore è di dolorosa partecipazione, nulla a che vedere con la feroce, sarcastica denuncia del precedente libro. C'è più riflessione e meno mordente, sicuramente meno leggerezza.

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  • Giorgio Falco Cover

    Giorgio Falco (Abbiategrasso, 30 novembre 1967) è uno scrittore italiano.Esordisce con Pausa caffè (Sironi 2004). Per Einaudi pubblica L'ubicazione del bene (2009), La gemella H (2014, finalista al Premio Campiello e vincitore, tra gli altri, del premio SuperMondello, del Premio Volponi e del Premio Lo Straniero), e Ipotesi di una sconfitta (2017). Approfondisci
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