Gli uomini di Mussolini. Prefetti, questori e criminali di guerra dal fascismo alla Repubblica italiana - Davide Conti - ebook

Gli uomini di Mussolini. Prefetti, questori e criminali di guerra dal fascismo alla Repubblica italiana

Davide Conti

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Editore: Einaudi
Formato: EPUB con DRM
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Dimensioni: 739,84 KB
Pagine della versione a stampa: 271 p.
  • EAN: 9788858424902
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Gaia la libraia

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Alla fine della Seconda guerra mondiale molti tra i più alti vertici militari delle Forze armate italiane avrebbero dovuto rispondere di crimini di guerra. Nessuno venne mai processato in Italia e all'estero. A salvarli furono gli equilibri della Guerra fredda e il decisivo appoggio degli alleati occidentali grazie a cui l'Italia eluse ogni forma di sanzione per i suoi militari. Diversi di loro furono reintegrati negli apparati dello Stato come questori, prefetti, responsabili dei servizi segreti e ministri della Repubblica e coinvolti nei principali eventi del dopoguerra: il referendum del 2 giugno; la strage di Portella della Ginestra; la riorganizzazione degli apparati di forza anticomunisti e la nascita dei gruppi coinvolti nel «golpe Borghese» e nel «golpe Sogno» del 1970 e 1974. Il loro reinserimento diede corpo a quella «continuità dello Stato» che rappresentò una pesante ipoteca sulla storia repubblicana. Attraverso documenti inediti, Conti ricostruisce vicende personali, profili militari, provvedimenti di grazia e nuove carriere nell'Italia democratica di alcuni dei principali funzionari del regime di Mussolini. Nel corso degli ultimi anni la storiografia si è occupata approfonditamente dei crimini di guerra italiani all'estero durante il secondo conflitto mondiale e delle ragioni storiche e politiche che resero possibile una sostanziale impunità per i responsabili. Meno indagati sono stati i destini, le carriere e le funzioni svolte dai «presunti» (in quanto mai processati e perciò giuridicamente non ascrivibili nella categoria dei «colpevoli») criminali di guerra nella Repubblica democratica e antifascista. Le biografie pubbliche dei militari italiani qui rappresentate sono connesse da una comune provenienza: tutti operarono, con funzioni di alto profilo, in seno all'esercito o agli apparati di forza del fascismo nel quadro della disposizione della politica imperiale del regime, prima e durante la Seconda guerra mondiale. La gran parte di loro venne accusata, al termine del conflitto, da Jugoslavia, Grecia, Albania, Francia e dagli angloamericani, di crimini di guerra. Nessuno venne mai processato in Italia o epurato, nessuno fu mai estradato all'estero o giudicato da tribunali internazionali, tutti furono reinseriti negli apparati dello Stato postfascista con ruoli di primo piano. Le loro biografie dunque rappresentano esempi significativi del complessivo processo di continuità dello Stato caratterizzato dalla reimmissione nei gangli istituzionali di un personale politico e militare non solo organico al Ventennio ma il cui nome, nella maggior parte dei casi, figurava nelle liste dei criminali di guerra delle Nazioni Unite.
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    aristark

    05/09/2020 15:58:42

    Conti sogna un'Italia che, dopo il crollo del fascismo, facesse nascere un personale nuovo di zecca, tutto schierato a sinistra. Un sogno evidentemente impossibile, perché la massa dei burocrati aveva fatto la carriera dentro il fascismo e la continuò dopo il suo crollo. Ma c'è ancora un altro aspetto politico, e cioè che chi era stato passivamente fascista, ma non lo era più, era pur sempre "non di sinistra" e si allineava con gli alleati occidentali, dopo l'innaturale cobelligeranza tattica con i sovietici, durata solo per il tempo di guerra. Era perciò inevitabile che la massa degli ex fascisti non di sinistra si schierasse, altrettanto passivamente, con il nuovo blocco moderato, assorbendo le frange anticoministe. La rottura dell'effimera unità del CLN nel 1947 dimostrò, con i risultati delle elezioni del 18 aprile 1948, che questa era la linea vincente. D'altra parte, lo stesso Togliatti con l'amnistia da lui voluta tentò di "rinverginare" gli ex fascisti, tentativo che si riverlò efficace soltanto con gli intellettuali. Quanto ai crimini di guerra, mi chiedo quale sia il confine preciso tra crimine e atto di guerra, soprattutto nel caso di un esercito nemico rispetto alla popolazione civile: cosa sono stati Hiroshima e Nagasaki, le vicende dei soldati americani a Napoli descritte da Malaparte nella "Pelle", le atrocità commesse dai soldati sovietici sulla popolazione tedesca civile degli sconfitti, e così via? Per non parlare del massacro degli ufficiali polacchi ad opera dei sovietici alle Fosse di Katyn. Tutti sappiamo che i trattati internazionali per garantire un comportamento "legale" in guerra sono soltanto retorica e bei propositi. Però, se lo storico si mette a priori solo da quella che che ritiene quella "giusta", allora le atrocità di questa parte sono tutte lecite e quelle del nemico ritorsioni criminali. Ma in questo caso non fa "storia", ma politica.

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    claudio

    19/03/2017 11:19:00

    Il fascismo ha perso in maniera ignominiosa la guerra; il suo capo, molti gerarchi e personaggi più o meno influenti hanno perso anche la vita. Ma il dopoguerra è stato senz'altro vinto se non dal fascismo almeno da molti dei suoi principali esponenti. Criminali di guerra sono passati indenni dalle accuse loro rivolte e sono tornati alla loro precedente attività, chi questore, chi prefetto, chi generale o altro. Con la complicità o la dabbenaggine dei primi governi della Repubblica, con la mancata epurazione e con l'amnistia Togliatti. Tutto questo ci appare evidente, sempre con l'obiettivo di scongiurare e combattere il comunismo, da questo interessante lavoro di Davide Conti.

  • Davide Conti Cover

    Davide Conti è uno storico, consulente dell'Archivio Storico del Senato della Repubblica. Ha collaborato con la Procura della Repubblica di Brescia per la strage di Piazza della Loggia. Tra le sue pubblicazioni ricordiamo: L'occupazione italiana dei Balcani. Crimini di guerra e mito della «brava gente» 1940-1943 (Odradek 2008), Criminali di guerra italiani. Accuse, processi e impunità nel secondo dopoguerra (Odradek 2011), L'anima nera della Repubblica. Storia del Msi (Laterza 2013), La Resistenza di Mario Fiorentini e Lucia Ottobrini dai Gap alle Missioni Alleate (Senato della Repubblica 2016) e Guerriglia partigiana a Roma (Odradek 2016). Per Einaudi ha pubblicato Gli uomini di Mussolini (2017) e L'Italia di Piazza Fontana (2020). Approfondisci
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