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Uomovivo. Ediz. integrale - Gilbert Keith Chesterton - copertina

Uomovivo. Ediz. integrale

Gilbert Keith Chesterton

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Traduttore: P. Morganti
Editore: Morganti Editori
Collana: Chestertoniana
Anno edizione: 2009
In commercio dal: 1 gennaio 2013
Pagine: 256 p., Brossura
  • EAN: 9788895916019
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Uomovivo. Ediz. integrale

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Uomovivo, qui presentato nella una nuova traduzione di Paolo Morganti, è uno dei più complessi e affascinanti romanzi della letteratura inglese. Scritto da Gilbert Keith Chesterton nel 1912, narra la storia del fantastico Innocent Smith, il debordante e incredibile protagonista che in un caldo pomeriggio estivo irrompe nel giardino del piccolo cottage, che è casa Beacon, sospinto da un vento turbinoso. Annunciato da un panama bianco e da un ombrello verde sospinti con le foglie nel giardino della pensione della taciturna signora Duke, Innocent plana col suo vestito verde da vacanziere al cospetto di tre giovani uomini, il dr. Warner, l'irlandese Michael Moon e Artur Inglewood, impegnati in una discussione su un bizzarro e delirante telegramma. L'omone esordisce e persevera in comportamenti inconsueti, irrazionali e incomprensibili, che lo trasformano agli occhi dei villeggianti in un pericoloso individuo. Subirà quindi un bizzarro "processo casalingo", dove le orribili accuse che gli verranno pregiudizialmente mosse, sono quelle di tentato omicidio, omicidio, furto con scasso e bigamia. Nelle vesti di mite imputato, Innocent si lascia docilmente processare. Alla fine, l'avvocato difensore smonterà tutte le accuse, svelando ai presenti il senso stesso del nome del suo straordinario cliente: Uomovivo.
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    Freedom

    16/07/2020 18:35:05

    Senza dubbio un libro che può essere letto oggi come illuminante anche per i contemporanei. Certo per chi non riesce a scrollarsi di dosso dosi massicce di pensiero chiuso e unilaterale sarà dura godersi il genio di questo scrittore.

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    Filippo

    12/05/2020 18:58:16

    In un particolarissimo e poetico ambiente che solo Chesterton potrebbe aver creato piomba Innocenzio Smith, costretto a subire un artigianale processo per presunte nefandezze da egli compiute. Ma l’uomo riuscirà a difendersi con candore enunciando nel mentre la propria filosofia di vita. Romanzo esilerante ma ricco di passaggi estremamente significativi, insomma: Chesterton.

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    Antonio L.P.

    04/10/2019 19:48:56

    Stupendo... un capolavoro assoluto... esilarante e molto profondo

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    Cristiano Cant

    05/05/2017 11:56:01

    Da quali eccentrici anfratti, da quale sgangherato pianeta arriva un giorno, in una strana pensione inglese, Innocenzo Smith? E, soprattutto, chi è? L'emissario di qualche Dio arrogante che vuol vincere una volta per tutte le umane sciocchezze? Un angelo semi idiota che rovescia a casaccio le inutili convenzioni? Un grossolano Tritone uscito da chissà quali acque che dispensa senza volerlo sbalorditive perle di saggezza? Si sappia che è un uomo che cammina con in mano un rastrello, che usa come arma, mentre in tasca ha un revolver, che adopera, dirà lui stesso: "come arma pacifica". Dunque? Un mentecatto? Un dabben uomo? Un pazzo fuggito via da qualche clinica feroce? Niente di tutto questo. Smith è la quintessenza del candore, di un vero amante della vita che pur di imporre questo credo agisce per contrasto; spara, ma senza uccidere, per ammonire chiunque a non sentire dentro i proiettili della noia, dell'abitudine, del conformismo. "La pazzia è incurabile, e così la ragione" dirà. E anche se a volte è "più importante il cappello della testa", lo è altrettanto il fatto che qualche sano venerdì mancante in quella zucca può aprire mondi di inconsueta felicità, di gioia: "Impazzite, e vedrete le cose dal punto giusto". Libro politico, cristiano, un invito a vivere in una sana insania la vita contro "l'unica operazione che riesce sempre: la morte".Concludo inchinandomi su questo pensiero: "Tenete per voi il vostro Byron che commemora le disfatte umane. Io verserò lacrime di orgoglio leggendo l'orario delle ferrovie". Se pensate che esistano cieli disabitati, e opportuno sapere che lì dimorano gli uomini migliori. Guardate in alto, sul più storto grumo di nuvola. Chesterton è lì, seduto nella sua poltrona come un re in sovrappeso a benedire le nostre dissennatezze, i nostri voli, e a irridere la nostra miseranda e vile normalità terrena sputando ogni tanto dall'alto la sua saliva sulle nostre bassissime e infinite ipocrisie.

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    Manuel

    18/02/2016 11:59:32

    Il signor Daniele, che è un fan di Odifreddi e come lui definisce sciocco chi non si allinea al suo pensiero, farebbe bene a leggersi i saggi di Chesterton che già nel 1919 chiedeva al governo inglese la costituzione di uno Stato per Israele, o dei suoi scritti contro il nazionalismo germanico a partire dalla Prima guerra mondiale e ancora più dichiaratamente contro il nazismo, invece di copia-incollare frasi decontestualizzate per screditare un autore. Altrimenti, se davvero lo preoccupasse l'antisemitismo, dovrebbe scrivere molto ma molto di peggio su Voltaire o sul paladino negazionista Odifreddi. Ad Auschwitz ci siamo stati tutti meno, forse, il matematico impenitente. Questo giusto per sgombrare il campo sulle valutazioni esclusivamente ideologiche che questo signore ha disseminato su IBS a proposito di Chesterton. _____________ Venendo al romanzo, nonostante alcuni espedienti narrativi che possono apparire artefatti e non sempre scorrevoli al lettore contemporaneo, è indubbiamente originale. Racconta di un manipolo di trentenni la cui vita scorre arenata in una pensione. L'arrivo di un personaggio misterioso che ne sconvolge le esistenze. Il primo entusiamo contagioso nei suoi confronti. Un inseguimento inaspettato. Una pistolettata con il sorriso sulle labbra. L'accumularsi di dubbi e sanguinosi sospetti a suo carico. L'improvviva indizione di un processo. Il confronto con capi d'accusa sempre gravi e il loro imprevedibile capovolgimento. E un finale che rovescia come un guanto quello che pensavamo di aver capito. I colpi di scena certo non mancano. Forse non stilisticamente levigato, ma fa ripensare a fondo le proprie certezze, che è poi quello che mi aspetto dalla Letteratura.

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    GD

    21/12/2015 17:04:21

    E invece a me questa storia di Innocenzo Smith piace molto e sono convinto che questo sia uno dei migliori lavori di Chesterton. Chesterton era un intellettuale molto originale, forse più apprezzabile come narratore che come saggista/apologeta (io ho, per dire, serie difficoltà a leggere il suo 'Ortodossia'; più un polemista che un pensatore, secondo me). Questo romanzo qui è però ben congegnato ed il consueto ricorso ai paradossi qui non deborda dalla funzionalità della storia. E' un libro cui sono legato e non esito a raccomandarne la lettura.

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    Aston Magressi

    20/10/2011 12:04:16

    Un libro probabilmente troppo datato, senza respiro e a volte un po' scontato. Lo lessi in lingua anni fa e mi sembrò migliore.

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    Fabrizio

    03/06/2011 15:56:16

    Perchè non parlare di questo libro, cosa che il sig. Daniele non fa? Ho letto gran parte della produzione di Chesterton e considero i suoi racconti di Padre Brown dei veri e propri gioielli della letteratura moderna. Libri che parlano dritto al cuore, all'anima di una persona. Questo è tra i suoi capolavori, ma l'elenco è molto lungo... Ho letto anche il libro incriminato (ed. Giallo Mondadori) e devo dire che a me è rimasto un ottimo ricordo: testi raffinati, gialli eleganti, politica complessa affrontata con la semplicità e la correttezza dei bambini. Ricordo anche quelle frasi. Contestualizziamo: Chesterton era un intellettuale e nella Londra di inizio novecento erano idee comuni e non pericolose. Chesterton non ha conosciuto (nemmeno indirettamente) Aushwtiz, altrimenti avrebbe aggiunto una postilla a quei lavori. Era un intellettuale libero, libero di esprimersi. Non paragoniamoli ad antisemiti che poi hanno creato l'orrore. I suoi scritti vennero censurati dalla democratica URSS e questo la dice lunga su quanto negativo sia questo intellettuale. Cosa fare dei libri dell'antisemita Chesterton? Bruciarli? Chesterton può piacere o no, ma rimane un grande intellettuale e un immenso cattolico.

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    Carlo

    05/03/2011 17:50:38

    Uno dei migliori di GKC; seppure in modo arguto e piacevole scrive come sempre di cose altissime. Semplicemente libri come questo arricchiscono. Se il sig. Daniele avesse letto anche altro di GKC (a partire da questo libro, che temo non abbia neppure aperto non avendo speso una parola al riguardo), oltre alle poche righe a sostegno della propria tesi, scoprirebbe che il cuore della sua produzione non è certo l'antisemitismo. Tra l'altro, pur non essendo una giustificazione, la diffidenza verso gli ebrei era condizione purtroppo antica e diffusa in tutta Europa; con questa logica quasi tutti gli scrittori vissuti tra il 33 d.C. e il 1945 possono essere accusati di sostegno morale ad Auschwitz. Infine, anche volendo dare per buona questa enormità, devono essere le idee politiche o sociali di un autore a determinare il valore artistico della sua opera? Allora basta portare in teatro "Il mercante di Venezia" di Shakespeare, via Dante che oggi sarebbe considerato omofobo, al rogo Baudelaire perché incoraggia l'uso di droghe, e ancora radiamo al suolo le opere di Terragni perché fu fascista, e così via... E poi, chi è che decide? Il governo? Il Comitato di salute pubblica? Il sig. Daniele? Occhio, perché una simile concezione della cultura ricorda certi totalitarismi ben più dell'antisemitismo che si vorrebbe affibbiare a GCK.

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    Stefano

    05/12/2010 21:21:55

    Il miglior libro di Chesterton. Imperdibile.

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    Daniele

    25/09/2010 13:53:20

    Continuo a non capire per quale motivo si continui ad osannare questo scrittore dalle idee antisemite dopo quello che è accaduto nel nostro secolo a seguito delle stesse. E poiché c'è chi con buona dose di faccia tosta nega questo dato, anche se evidente, cito: "è anche vero che gli ebrei hanno tessuto su tutte queste nazioni una rete internazionale, che è anche del tutto antinazionale. Per quanto possa essere inumana la loro usura e la loro oppressione dei poveri, non sono mai così inumani come quando diventano degli umanitari idealisti". I protocolli dei Savi di Sion? No, il racconto "La torre del tradimento" nell'antologia "L'uomo che sapeva troppo" di Chesterton. Oppure ecco qui un altra perla del medesimo volume e del medesimo tenore: "E' già troppo brutto che una banda di maledetti finanzieri ebrei ci abbia spediti qui, dove non c'è nessun interesse inglese da servire (...)". Io queste frasi le trovo agghiaccianti. Sono stato ad Aushwitz, ho visto le foto di bambini, donne, uomini, giovani, anziani sterminati in quel mattatoio, che sicuramente non avevano nulla del finanziere e dell'usuraio ma erano impiegati, contadini, operai; e mi domando come si abbia il coraggio oggi di pubblicare chi ad un certo clima, che piaccia o no, ha contribuito. Mi fermo qui che è meglio.

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    Fulvio PANZERI

    18/05/2010 16:12:30

    Una iniziativa editoriale colma un vuoto italiano con una collana dedicata a G. K. Chesterton di Fulvio Panzeri Tratto da Avvenire del 25 aprile 2009 C’è un ritorno di attenzione sul­l’opera di uno dei grandi scrit­tori del Novecento, G. K. Che­sterton, anche a livello internazionale. Basti pensare che è annun­ciata per i prossimi mesi l’uscita in A­merica di Manalive, un film diretto da Joey Odendahl, sceneggiato da Dale Ahhlquist, presidente dell’American Chesterton Society. Ad impersonare lo straordinario personaggio di Innocent Smith, alter ego di Chesterton stesso, sarà Mark Shea, scrittore americano convertitosi, nel 1987, al cattolicesimo. Proprio questo romanzo, pubblicato nel 1912, e riconosciuto come il capolavo­ro dello scrittore inglese, e presentato a suo tempo ai lettori italiani con il ti­tolo «Le avventure di un uomo vivo», ri­torna in libreria grazie a Morganti editori che ha scelto di ri-valorizzare nel no­stro paese il pensiero e l’arte di Che­sterton, con un’intera collana dedicata alla sua opera, 'Chestertoniana'. Que­sta collana, curata da Paolo Morganti, che è anche il nuovo traduttore dell’o­pera nella sua integrità, correggendo di­storsioni e tagli presenti nelle edizioni precedenti, colma un vuoto, attraverso un rigoroso lavoro di indagine filologi­ca e storica, un apparato di note di com­mento che favoriscono la comprensio­ne del testo, una premessa esaustiva che ne spiega i contenuti e presenta utili in­dizi interpretativi.

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  • Gilbert Keith Chesterton Cover

    (Londra 1874 - Beaconsfield, Buckinghamshire, 1936) romanziere, giornalista e critico inglese. Scrittore attivissimo e assai popolare, si servì di uno stile ironico e ricco di paradossi per criticare, in nome dei valori tradizionali, il materialismo della società industriale. Oggi la sua fama è legata ai romanzi polizieschi, protagonista il sacerdote padre Brown. Tra i più noti, L’uomo che fu Giovedì (The man who was Thursday, 1908), L’innocenza di padre Brown (The innocence of father Brown, 1911), La saggezza di padre Brown (The wisdom of father Brown, 1914), Il segreto di padre Brown (The secret of father Brown, 1927). In essi un bonario moralismo non nuoce alla verve dell’intreccio e delle situazioni. Notevoli anche gli scritti saggistici, tra cui L’età vittoriana nella letteratura (The... Approfondisci
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