Un vaso d'alabastro illuminato dall'interno. Diari

George G. Byron

Curatore: O. Fatica
Editore: Adelphi
Collana: Gli Adelphi
Anno edizione: 2018
Formato: Tascabile
Pagine: 303 p., Brossura
  • EAN: 9788845932519

26° nella classifica Bestseller di IBS Libri - Classici, poesia, teatro e critica - Storia e critica - Studi generali - Dal 1500 al 1800

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Descrizione
Un moto sussultorio accompagna il transito terreno di Byron: una furiosa galoppata che possiamo ripercorrere attraverso questi Diari, unici scampati al rogo delle sue memorie. Sono sei documenti di epoche cruciali: un diario londinese, all'apice del successo mondano e letterario; il diario di un viaggio nell'Oberland bernese; un diario ravennate ove s'intrecciano i conclamati amori con Teresa Guiccioli e i moti carbonari; un breve zibaldone; una raccolta di «pensieri slegati», che mostrano un Byron epigrammatico; e infine il diario della Grecia, interrotto dalla morte a Missolungi. Ne risulta un mosso ma preciso quadro della turbolenta traiettoria byroniana. Lo stile è secco, tagliente, vivace, corso da un brivido ancora settecentesco e un'elettricità tutta romantica. Le dolorose, feconde contraddizioni si fondono in un unicum che rivela la fascinosa, fatale sintonia tra l'autore-personaggio e la nuova generazione, motivo di una celebrità fino a lui impensabile; e poi il carisma, la natura camaleontica, il mistero e il magnetismo – ingredienti che, agitati come si conviene dalla sorte, vanno a comporre una miscela capace ancora di stordire.

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È significativo che, sebbene da tempo non compaiano nuove traduzioni della poesia di Byron, Adelphi ripubblichi i suoi diari (...). È significativo poiché Byron è oggi soprattutto un profilo biografico, una leggenda e un mito culturale forgiato e promosso in primis dal poeta stesso. Ciò però non vuol dire che i diari rendano un disservizio alla causa byroniana presso i lettori italiani. Tutt’altro, perché ci permettono di apprezzare le tante sfaccettature dell’uomo e dell’autore al di là dell’immagine frusta del torvo misantropo e seduttore maledetto. Nei diari, appunto, emergono spesso e volentieri il Byron ironico e dissacratore, quello divertito e divertente, il critico e l’uomo di lettere o l’uomo di mondo.

(...) Byron inizia a scrivere?i Pensieri il 15 ottobre 1821. È a Ravenna, ma incombe il trasferimento a Pisa, dove arriva il primo novembre.?La storia d’amore con Teresa Guiccioli procede. La rapida e inefficace tempesta?carbonara, così come le speranze rivoluzionarie, si sono ormai dileguate?e le tragedie storiche veneziane (Marino Faliero e I due Foscari) sono già?state scritte. A questa fase irrequieta?corrisponde, in Byron, una spinta memoriale incontenibile (...).

Il volume raccoglie il breve memorandum del 1811, incentrato sull’ennui; il diario londinese degli anni della fama (1813-14); il diario alpino, intriso di rapide impressioni paesaggistiche ed etnografiche; il diario ravennate del 1821 e i coevi Pensieri slegati; e infine il diario di Cefalonia (1823-1824), dai toni febbrili, intriso di storia e politica, pervaso da un forte senso di sfinimento esistenziale.(...).

Nei diari si alternano due tendenze inscindibili nel poeta. C’è in essi l’autore travolto dal presente, abbandonato a un movimento costante, corrispettivo della sua irrequietezza d’animo, che pervade tutto il volume, (...) ma ci sono anche continui ritorni sui propri passi e affondi nel passato, per nostalgia, rimpianto o rimorso, temi tanto byroniani e dunque non a caso fondativi del profilo interiore dei suoi anti-eroi.

Attraverso tutte queste scissioni e dispersioni, l’io del poeta è sempre, inevitabilmente, in primo piano, assieme alla consapevolezza che la scrittura di sé è un gesto rivolto a un pubblico da un palcoscenico di parole. (...).

Recensione di Diego Saglia