Vathek. Racconto arabo

William Beckford

Curatore: G. Paoletti
Editore: Marsilio
Anno edizione: 1996
Pagine: 260 p.
  • EAN: 9788831764704
Approfitta delle promozioni attive su questo prodotto:

€ 11,42

€ 13,43

Risparmi € 2,01 (15%)

Venduto e spedito da IBS

11 punti Premium

Attualmente non disponibile
Leggi qui l'informativa sulla privacy
Inserisci la tua email
ti avviseremo quando sarà disponibile


scheda di Bongiovanni, C., L'Indice 1996, n.11

William Beckford, erede di un'immensa fortuna e figlio del Lord Mayor di Londra, trascorse la prima parte della sua vita in viaggi ed eccessi d'ogni genere, per poi dilapidare i resti della sua colossale ricchezza nella costruzione dell'abbazia di Fonthill, forse il più celebre tra i monumenti sorti dal revival gotico dell'Inghilterra di fine Settecento. Più durevole dell'abbazia che, innalzata rapidamente su fondamenta insufficienti, crollò senza lasciare traccia nel giro di qualche decennio, è l'altra principale opera della vita di Beckford, il "Vathek", racconto arabo scritto e pubblicato in francese nel 1786, singolare commistione tra lo stile delle "Mille e una notte" tradotte in francese da Galland, l'umorismo beffardo dei "Contes philosophiques" di Voltaire e i romanzi neri del preromanticismo inglese. Il califfo Vathek, definito da Francesco Orlando nella sua densa e illuminante introduzione come un modello di 'enfant gƒté', è spinto a ogni sorta di efferatezze dall'insaziabile sete di conoscenza e di potere, ma alla fine del suo sanguinario percorso vede dischiudersi dinnanzi a lui non la ricchezza e l'onnipotenza sperate, bensì l'immensa atrocità dell'inferno. "Vathek" è un testo cesellato virtuosisticamente, una sorta di morbosa e sensuale parabola che nel corso degli anni, grazie all'alta qualità di scrittura, ottimamente resa nella bella traduzione italiana di Giovanni Paoletti, e alla molteplicità dei riferimenti letterari, ha affascinato lettori e critici del rango di Mallarmé, Breton e Borges, che ha definito l'inferno in cui il califfo vagherà eternamente, con il cuore arso da una fiamma anch'essa, come lui, insaziabile, "il primo inferno realmente atroce della letteratura".