La vegetariana

Han Kang

Traduttore: M. Z. Ciccimarra
Editore: Adelphi
Collana: Fabula
Anno edizione: 2016
Pagine: 176 p., Brossura
  • EAN: 9788845931215
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Descrizione

La scrittura cristallina di Han Kang esplora la conturbante bellezza delle forme di rinuncia più estreme, accompagnando il lettore fra i crepacci che si aprono nell'ordinario quando si inceppa il principio di realtà – proprio come avviene nei sogni più pericolosi.

«Io non lo sapevo. Pensavo che gli alberi stessero a testa in su... L'ho scoperto solo adesso. In realtà stanno con entrambe le braccia nella terra, tutti quanti. Guarda, guarda là, non sei sorpresa?» Yeong-hye era balzata in piedi e aveva indicato la finestra. «Tutti quanti, stanno tutti a testa in giù.» Era scoppiata in una risata incontenibile, e a In-hye erano tornati in mente alcuni momenti della loro infanzia in cui la faccia della sorella aveva esattamente la stesa espressione. Momenti in cui i suoi occhi dalla palpebra singola si restringevano e diventavano completamente neri, e dalla sua bocca prorompeva quella sua risata innocente. «Sai come l'ho scoperto? Be', ho fatto un sogno, e stavo sulla testa... Sul mio corpo crescevano le foglie, e dalle mani mi spuntavano le radici... E così affondavo nella terra. Sempre di più... Volevo che tra le gambe mi sbocciassero dei fiori, così le allargavo; le divaricavo completamente...» Sgomenta, In-hye aveva guardato gli occhi esaltati della sorella. «Devo dare acqua al mio corpo. Non ho bisogno di questo genere di cibo, sorella. Ho bisogno di acqua.»

«Ho fatto un sogno» dice Yeong-hye, e da quel sogno di sangue e di boschi scuri nasce il suo rifiuto radicale di mangiare, cucinare e servire carne, che la famiglia accoglie dapprima con costernazione e poi con fastidio e rabbia crescenti. È il primo stadio di un distacco in tre atti, un percorso di trascendenza distruttiva che infetta anche coloro che sono vicini alla protagonista, e dalle convenzioni si allarga al desiderio, per abbracciare infine l'ideale di un'estatica dissoluzione nell'indifferenza vegetale. La scrittura cristallina di Han Kang esplora la conturbante bellezza delle forme di rinuncia più estreme, accompagnando il lettore fra i crepacci che si aprono nell'ordinario quando si inceppa il principio di realtà – proprio come avviene nei sogni più pericolosi.

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Recensioni dei clienti

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    Mariaelena

    22/09/2018 22:21:28

    Il sentimento più forte che questa storia mi ha lasciato è stato un senso di perplessità e pur avendolo finito da un paio di giorni, durante i quali ci ho pensato su parecchio, ho l'impressione di non averlo capito a fondo, come se qualcosa mi sia sfuggita. I temi affrontati in questa storia sono molteplici: l'insoddisfazione di sè, la morbosità, la sensualità, la crudeltà, l'incomprensione, la solitudine, l'infelicità, la vita, la morte. Ho trovato il romanzo molto forte, duro, scuro in molti punti,non una di quelle storielle che ti scrolli di dosso appena messo giù il libro e questo è stato un aspetto molto positivo. Ho apprezzato moltissimo la scrittura di Han Kang, scorrevole, semplice ma che va dritta al punto. Eppure man mano che andavo avanti continuavo a non capire i personaggi, a sentirmi lontanissima da loro, come se stessi guardando tutto da dietro un vetro, come se stessi assistendo ad uno spettacolo tristissimo e logorante senza mai entrare davvero nella vicenda. Non escludo che questo sia stato voluto dall'autrice, però a me ha lasciato una strana sensazione di incompiutezza e perplessità.

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    Antonia

    18/09/2018 16:36:40

    Questo libro è innegabilmente particolare e diverso da tutto ciò che la letteratura contemporanea ha proposto finora. Le atmosfere sono ovattate, quasi oniriche, si avverte subito che procedendo nella lettura ci inoltreremo in zone dalle quali faremo fatica a venir fuori, perchè “La Vegetariana” ci lascerà molti interrogativi di tipo morale ed etico che continueremo a porci frequentemente. Oserei definire il cambiamento di Yeong-hye una metamorfosi di stile Kafkiano, inoltre mi preme evidenziare la bravura dell' autrice nel porci il dualismo morte - vita. Un romanzo folgorante.

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    Davidebianco

    17/09/2018 21:09:13

    Per me è stato una delusione questo libro .. intrigante L ambientazione e in alcuni punti i personaggi .. ma è tutto troppo spiegato, o troppo freudiano ...

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    Emanuele

    10/05/2018 16:35:55

    Romanzo molto particolare. E' la storia di un'alienazione, sempre più profonda man mano che la narrazione procede. Un'alienazione narrata dalle persone che stanno intorno alla protagonista (il marito, il cognato, la sorella). Una discesa agli inferi progressiva e ineluttabile. Più che la struttura narrativa in sè, ho apprezzato moltissimo la descrizione estremamente potente di alcune situazioni. E' molto forte il contrasto tra l'atmosfera generale, che sembra dipinta con acquarelli tenui, e la descrizione puntualissima, come illuminata da una luce accecante di alcuni episodi della vita della protagonista. Purtroppo il titolo è fuorviante perché la scelta vegetariana della protagonista non è che il primo passo del suo percorso interiore.

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    Loris

    05/07/2017 09:18:41

    Riposiziono il rating, correggendo la distrazione in cui sono incorso. A qualche lettura di distanza, il romanzo si consolida nel ricordo, accompagnato da immagini evocative e perturbanti.

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    Loris

    24/05/2017 09:54:47

    Il titolo in effetti è fuorviante. Nella mia lettura però, il focus del romanzo non è sulle scelte alimentari della protagonista. Il rifiuto della carne è solo il primo passo per dichiarare la propria estraneità rispetto a modelli di comportamento e regole sociali che sono vissuti come una gabbia. Yeong-hye ambisce ad abbandonare lo status di essere umano per passare ad una forma vegetativa, diventare albero che si nutre solo di luce e acqua. Il sogno è l’elemento scatenante, ma nel proseguo della narrazione il fattore decisivo pare essere il passato familiare e matrimoniale, quanto mai arido sul piano affettivo. Sorella e cognato vivono un disagio simile per motivi diversi, sono perturbati dall’esempio di Yeong-hye, ma convogliano il desiderio di fuga verso pulsioni di morte. Il romanzo, apprezzabile sul piano dello stile, resta aperto a molteplici interpretazioni. Per certi versi, mi ha ricordato alcuni vecchi testi di Ballard, quelli in cui si esplorava il cosiddetto inner space.

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    Anna

    01/05/2017 16:47:58

    Questo libro, letto mesi fa mi ha fatto decisamente girare le scatole, perché tratta in modo del tutto fuorviante e antipatico il tema del veganismo, visto dall'autrice - che essendo sud coreana non deve avere mai conosciuto un vegano dalle sue parti, e non si è data pena di informarsi seriamente su chi siano i vegani e cosa voglia dire essere vegani- come una malattia mentale che inizia prima come ortoressia per finire in schizofrenia. Libro peraltro acclamato dalla critica..ma dico, vogliamo scherzare davvero? E' oltraggioso anche solo pensare che chi fa una scelta etica -questione anche questa che non sfiora l'autrice manco per sogno, figuriamoci- debba essere dipinto come un povero malato di mente solo perché chi ha scritto il libro è condizionata dalle sue pessime opinioni riguardo all' alimentazione alternativa alla carne e derivati. Che poi il libro è anche bello, ha delle scene molto forti e che come vegana ho veramente letto con dolore, ed è scritto molto bene, ma solo per l'ignoranza dimostrata dall'autrice su un tema tanto importante al giorno d'oggi quanto delicato da trattare con cura e solide basi informative, gli do il voto più basso che c'è. P.S. Il titolo persino è fuorviante, trattasi di protagonista vegana, non vegetariana. Scelta editoriale infelice ma credo sia stato fatto perché i vegetariani sono più numerosi dei vegani in Italia e si hanno più info su di loro.

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Alla protagonista del suo quinto romanzo, Han Kang regala quel tanto di incompreso e irrisolto che deriva dalla tecnica narrativa scelta per raccontarla: gradualmente, e sempre attraverso il filtro spesso indifferente o crudele, ma mai del tutto fedele, dello sguardo altrui.

Ciò che non ci si deve aspettare è la storia di un’eroina contemporanea che sfida tutto e tutti per portare avanti nuovi ideali e stili di vita. La vegetariana è un romanzo che parla di sofferenza e di violenza mentale e fisica, delle conseguenze distruttive dell’incapacità dell’essere umano di vedere e accogliere il disagio del prossimo, soprattutto quando questo diventa scomodo in quanto manifesto, perché rischia di minare la rassicurante stabilità delle convenzioni sociali.

Yeong hye è una giovane donna con una vita tristemente convenzionale: dalle prime pagine la si scopre passivamente coinvolta in un matrimonio senza odio e senza amore, personalità incolore calata in una realtà che la trascina nell’apatia.

È curioso come anche l’evento destinato a sconvolgere l’intera vita della protagonista avvenga, in apparenza, senza alcun intervento della sua volontà. In una mattina qualunque di un giorno qualunque, Yeong hye si sveglia e, senza avvertire il bisogno di dare spiegazioni a se stessa o agli altri, inizia ad espellere meticolosamente dal frigorifero tutto ciò che non sia vegetale. All’improvviso, senza alcuna avvisaglia, ha sviluppato un’intolleranza totale nei confronti della carne: non può maneggiarla, cucinarla, né tantomeno mangiarla.

Yeong hye inizia così la sua battaglia ostinata, sempre più radicale e sempre contraddistinta dal silenzio. È questa l’arma che la donna oppone all’insistenza fintamente premurosa, apertamente violenta dei suoi cari. Dalla sua bocca non passa più cibo, ma neanche un chiarimento o una richiesta d’aiuto. È lo stesso silenzio che viene riservato al lettore, al quale l’autrice concede scarsi e a tratti criptici sguardi su ciò che avviene nella mente della protagonista; che nonostante tutto riesce a farsi amare, se non altro per la sua fragilità. È quest’ultima caratteristica ad emergere prepotentemente soprattutto nella seconda parte dell’opera, nella quale insieme al cognato (sorta di archetipo della figura maschile prevaricatrice e violenta alla quale sono assimilabili tutti gli uomini presenti nel romanzo), Yeong hye si abbandona  ad una relazione segreta non soltanto agli occhi degli altri famigliari, ma in parte a quelli della stessa protagonista, sul cui carattere ormai completamente indebolito l’uomo riesce a fare facilmente presa utilizzando banali pretesti.  In questi contesti, la donna sembra davvero avvicinarsi alla forma vegetale nella quale vorrebbe tramutarsi: completamente abbandonata agli eventi, la sua volontà si assottiglia come la sua carne, fino a diventare inconsistente.

Quella di Yeong hye è una crociata contro la brutalità del mondo di cui è stata testimone, una risposta estrema, si può dire ascetica, ad una società insensibile e meschina; è un rifiuto senza eccezioni opposto alla violenza inferta o subita. “La vegetariana” è il diario di un viaggio verso una purezza irraggiungibile, che merita di essere seguito dalla prima all’ultima riga.

Recensione di Elisa Valcamonica