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Margaret Mazzantini

Editore: Mondadori
Anno edizione: 2008
Pagine: 531 p. , Rilegato
  • EAN: 9788804573708
In questo romanzo di oltre cinquecento pagine ci sono passi come questo: “Da questa collina gli sniper sparavano, giocavano con le loro vittime, colpivano una mano, un piede… Alcuni miravano ai testicoli, a una tetta, avevano tutto il tempo di uccidere, così prima si divertivano un po'. Per me era come sparare sui conigli, disse uno di loro in un'intervista. Non si sentiva colpevole, non capiva nemmeno perché ci fosse tutto quell'interesse intorno a lui, non era pazzo o sadico o altro. Aveva semplicemente perso il senso della vita. La pietà muore insieme al primo che uccidi. Era morto anche lui, per questo sorrideva. Sulla via del ritorno chiamo Giuliano. Cammino incollata al cellulare con un dito nell'altro orecchio, perché adesso c'è traffico, puzza, rumore. 'Amore'. 'Amore'”. La scelta del passo non è casuale. In una dozzina di righe si parla di amore e di pietà, del senso della vita e di morte. La sintassi è rapida, e intanto la lingua impiegata non si priva di studiato eccesso nell'aggettivazione. Dandone conto su “La Repubblica”, Franco Marcoaldi ha parlato di “coraggiosa generosità”; che è una maniera, a sua volta generosa, per indicare lo sconcerto che il not so common reader può provare di fronte a una prosa del genere. Questo è forse uno dei punti di questo libro, il più ampio nella produzione di Mazzantini. Qui non ci si rivolge all'utenza, peraltro in diminuzione, dei lettori colti. La scrittrice romana sembra pensare a un pubblico più vasto, quello magari dei due milioni di lettori che si appassionarono a Non ti muovere, con cui vinse lo Strega or sono sei anni. A questo, che è davvero il lettore comune, vanno a genio i temi grandi: quelli letti nel breve estratto citato sopra e quello di tutta la produzione di Mazzantini, che è la maternità. Di maternità e, più in genere, di genitorialità si occupa molta narrativa italiana di successo degli ultimi tempi, gli ultimi esempi essendo, per esempio, Niccolò Ammaniti e Paolo Giordano (ma anche il grotesque appena di Alessandro Piperno, o l'iperrealismo maritale di Tullio Avoledo). Rispetto a tutti costoro, Mazzantini presenta una differenza evidente: è donna e madre. A questo si affianca un altro dato di realtà: la presenza nella sua vita di un padre come Carlo Mazzantini, personaggio simbolico di una storia d'Italia tuttora irrisolta. E in Venuto al mondo Mazzantini parla proprio di maternità e di storia. Gemma è una cinquantenne romana che, all'inizio del romanzo, riceve una telefonata da Sarajevo. È Gojko, amico bosniaco conosciuto nel 1984, ai tempi dell'Olimpiade invernale. Lì si sta allestendo, dice Gojko, una “mostra per ricordare l'assedio” (testuale), e nella mostra ci sono foto di Diego, primo marito e grande amore di Gemma, oltre che padre di Pietro, suo unico figlio, e compagno sulle prime giustamente scettico di questo viaggio a ritroso nella vita della madre. La storia fra la giovane studentessa italiana e il fotografo slavo è un colpo di fulmine cui si sovrappongono intanto gli eventi della guerra, poi il conseguente bisogno di fuga, infine la sterilità di lei – e insieme la necessità di essere madre. Esperito ogni sorta di tentativo, Gemma ricorre alla soluzione più cruenta che possa immaginarsi per una donna desiderosa di maternità: fa concepire suo figlio a un'altra donna, che si accoppia al marito. Si chiama Aska, è una trombettista punk di Sarajevo tanto più tragica in quanto, paradosso della scrittura d'invenzione, del tutto inverosimile. Siccome Mazzantini frequenta anche i territori del mélo, la madre per procura viene retribuita e la coppia torna a Roma, ma Diego non sopporta il rientro alla normalità. La guerra è diventata un'esigenza e Gemma, moglie fedele, non può non seguire il suo uomo. Diego, sarà inutile aggiungerlo, muore, e il romanzo si chiude su un gruppo di famiglia in un interno, con Giuliano (nuovo compagno di vita) e Pietro, il figlio di un desiderio forse colpevole. Come si vede, il romanzo è affollato di temi e di persone: perché Mazzantini ha un buon talento nel rendere l'umanità degli uomini e delle donne che racconta. Il sospetto che ci sia troppo di tutto, in questo libro più ancora che negli altri precedenti, sembra lecito. Non di meno, il lettore di mestiere noterà che questo racconto sovreccitato, carico di allegorie transitive, personae fictae in cui non è tuttavia impossibile una qualche identificazione e immagini anche crudeli, continua a piacere.
Giovanni Choukhadarian

Recensioni dei clienti

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    ROBERTA

    19/02/2016 09.59.59

    Ho letto la discutibilissima versione dei "distillati". Sfogliando i commenti di altri direi che ho fatto un'ottima scelta! Non ci sono sproloqui, la lettura è anzi, velocissima. Le descrizioni sono pungenti e precise. Le metafore presenti sono pertinenti e non fanno "perdere tempo". La storia poi è veramente toccate, le ultime 15 pagine le ho lette piangendo. Spero, avendo scelto la versione "distillata", di non essermi persa nulla rispetto a quella originale.

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    Silviez

    12/05/2015 23.14.21

    La storia non è male, lo stile è abbastanza fluido ma le parole usate a mio parere sono troppe. Tirare avanti fino a quasi 550 pagine è un po' esagerato per il contenuto effettivo. Manca quel filo che ti lega alla storia e che ti fa venire voglia di prendere il libro in mano appena hai un minuto.

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    barbara

    03/04/2015 14.02.06

    Ho letto questo libro sulla scia del successo di "Non ti muovere"(film compreso) e devo dire di averlo apprezzato molto più del primo. Trovo un pò troppo enfatica la scrittura dell'autrice che a volte si sofferma troppo su certi particolari a mio avviso non necessari ai fini del racconto.In ogni caso la storia narrata è talmente avvincente da far passare in secondo piano lo stile narrativo. Non si può a mio avviso non farsi risucchiare completamente dalle vicende narrate: il libro si fa leggere praticamente da solo. Trovo inoltre molto importante la lezione di storia contemporanea che l'autrice ci offre: una storia talmente vicina a noi eppure troppo spesso ignorata, dimenticata. Grazie a questo incredibile romanzo ho avuto modo di rivivere quelle terribili notizie di cronaca dei primi anni 90, ma di comprenderne il reale significato solamente adesso. Struggente la storia d'amore, sullo sfondo di una guerra terribile che lascia però un barlume di speranza per chi è sopravvissuto. Da leggere e rileggere!

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    vinny

    19/03/2015 20.51.36

    La storia è molto originale e bella, ma molte volte risulta essere prolisso, con particolari inutili che potevano essere soppressi. Poteva infatti essere alleggerito. Le scene di guerra poco credibili. Il finale alquanto prevedibile e non molto sconvolgente. Purtroppo, pur non avendomi mai annoiato, non mi ha fatto mai sentire quel brivido che altri libri mi hanno dato.

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    giulia

    19/05/2014 14.44.21

    Salvo la prima parte, nella quale il desiderio di maternità della protagonista è così vero che si soffre e si spera con lei, non si può dire che si tratti di un capolavoro. Spesso l'autrice indulge a giochini letterari ridondanti, stucchevoli e scontati. Descrizioni della città in guerra che vogliono essere drammatiche, ma le troppe parole, similitudini, metafore le rendono poco più che esercizi di retorica. Andava sfrondato un bel pò. Non è brutto come i successivi della Mazzantini, per cui non me la sento di dare 2, ma insomma...spesso si legge di meglio. E questo libro, francamente, lo si può anche "saltare".

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    Silvia

    08/05/2014 16.53.41

    Uno dei libri più belli che io abbia mai letto... Coinvolgente al massimo e con un finale assolutamente inaspettato.... Bello, bello, bello, non a caso una delle mie scrittrici preferite...

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    raffaella

    14/04/2014 09.49.59

    Bello...bello e ancora bello...uno dei pochi libri a cui ho dato un bel 5..merita tantissimo..scritto benissimo..coinvolgente..straziante..drammatico e dolce...in una sola parola...meraviglioso..

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    aurora pozzo

    05/04/2014 11.50.43

    questo è uno dei libri più belli che ho letto, c'è tutto : amore, desiderio di maternità, guerra. veramente splendido

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    lorenza

    31/03/2014 13.48.12

    La Mazzantini non mi delude mai..mi ha fatto singhiozzare in mezzo ad una marea di gente,mi ha tenuta sveglia di notte,mi ha portata per mano in una realtà che non conoscevo come quella di Sarajevo,realtà che avevo ignorato nonostante la vicinanza geografica per la troppo giovane età.Ho amato" Non ti muovere",ma qui l'intreccio narrativo,la potenza immaginativa e lo sfondo storico sociale non trovano rivali.Libro d'una bellezza disarmante.

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    Riccardo

    02/01/2014 13.24.20

    Bello. Scrittura aggressiva e malinconica. Significativo quanto scritto in merito "....alla cura per i potenti del mondo...intorno al tavolo della finta pace". Credo nei colpi di fulmine, ma ho trovato troppo artefatto l'incontro fra i due. Unico neo che ho sofferto e che mi impedisce di dare 5/5: quante parole e quante metafore. Quante similitudini. Mamma mia.

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    Verena

    29/12/2013 20.00.10

    Delusa. Avevo grandi aspettative per questo libro. Tutte appagate fino a circa metà. Poi 300 pagine scritte solo per macchiare la carta. Ripetitivo e troppo prolisso, poteva direttamente andare alla fine, senza per'altro cambiare narratore di punto in bianco senza alcun preavviso. Non mi sono sentita di dare 1/5 dal momento che l'inizio mi è piaciuto davvero molto.

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    Luca

    29/12/2013 14.56.18

    Bellissimo, commuovente, da leggere assolutamente!

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    Kiki

    21/12/2013 20.43.24

    Uno dei libri più belli che abbia mai letto. Forte, intenso, vero. Stravolge come solo pochi libri sanno fare.

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    Elio

    17/12/2013 11.46.11

    Gran bel libro... con diversi colpi di scena nella parte finale. Mi rimarranno soprattutto la grande amicizia fra i tre protagonisti principali e la crudezza delle descrizioni della guerra di Sarajevo, una guerra maledetta come tutte le guerre.

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    GABRIELLA

    27/11/2013 14.00.13

    Ho letto il libro in pochissimi giorni, e devo dire che mi è piaciuto moltissimo. Mi ha profondamente emozionato la bellisima storia d'amore di Gemma e Diego, ma anche l'amore espresso comunque in tutte le sue forme, sullo sfondo di una guerra drammatica e sconvolgente .

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    cornelia

    29/08/2013 17.26.32

    E' obbligatorio che i bei libri debbano essere così tristi? La storia è impegnativa; il clima di guerra e l'aria di morte pervadono completamente l'opera. Non che sia scritto male ma si poteva ridurre di almeno 200 pagine. Dove sei leggerezza?

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    Cinzia - Madame Selle 28

    04/08/2013 18.30.16

    La lettura di questo romanzo è il prezioso consiglio di una carissima amica. Lei devo ringraziare per aver gioito, pianto ed arrabbiata leggendo questo libro. Ho scoperto il significato di una maternità mancata, cercata e mai ottenuta poiché Dio mi ha fatto mamma senza alcun problema. Quindi ho sviscerato fino in fondo, attraverso la protagonista tutte le sensazioni che si provano al non poter procreare una nuova vita. Ho sofferto inerme per il popolo saraijevita per la guerra, le perdite le atrocità subite e vissute. Anche qui conoscendo un periodo di storia di cui io, io italiana ho solo vaghi ricordi visto che avevo circa 7/10 anni al massimo, e alla scuola primaria ci suggerivano di fare più iniziative possibili per aiutare i bambini bosniaci e company. E poi, mi sono urtata, innervosita ed arrabbiata con Diego, il famoso fotografo si pozzanghere che da innamorato perso di Gemma, ha mollato tutto per proteggere Aska, la vera mamma di Pietro. Nascondendo dietro un apparente o vera infatuazione le brutalità che lei ha vissuto in quanto donna, giovane e bella dall' "esercito dei diavoli" e la vera origine della sua gravidanza. Lo stile è molto scorrevole, sono quasi inesistenti i tratti noiosi. Le frasi brevi, ad effetto.

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    Valeria

    22/07/2013 14.07.43

    Struggente! Un capolavoro da leggere

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    Michela Gilberti

    03/07/2013 19.59.02

    513 pagine di pura poesia. Un libro bellissimo, indescrivibile. Leggendolo, ho dovuto qualche volta fermarmi per cercare di assorbire quelle meravigliose parole, che ti rimangono dentro. Un libro che penso abbia cambiato in qualche modo la mia vita. Si percepisce la nostalgia, la drammaticità dei fatti, la sofferenza di Gemma e Diego. L'amore è palpabile, "la nuca è il destino", Diego è indescrivibilmente dolce. Complimenti a Margaret, non vedo l'ora di leggere altri tuoi libri.

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    Antonella

    28/06/2013 14.36.39

    Leggendo il libro ho sentito più volte la necessità di fermarmi ad occhi chiusi per "digerire" quanto letto. Nella crudeltà di questa guerra così tanto vicina geograficamente a noi quanto ignorata, i sentimenti umani vengono messi a nudo ed emergono gli aspetti talvolta animaleschi dell'uomo. La frase che secondo me racchiude il senso di quest'opera è "La vita e la morte non si decidono, in mezzo possiamo imboccare una strada più difficile, sfidare il destino, ma in fondo gli facciamo solo il solletico ...". Complimenti all'autrice!

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