Categorie

Mario Avagliano, Marco Palmieri

Editore: Il Mulino
Anno edizione: 2014
Pagine: 376 p. , Rilegato
  • EAN: 9788815253606
  "Combattenti di terra, di mare e dell'aria! (...) Un'ora segnata dal destino batte nel cielo della nostra patria. L'ora delle decisioni irrevocabili (...). La parola d'ordine è una sola, categorica e impegnativa per tutti. Essa già trasvola e accende i cuori dalle Alpi all'Oceano Indiano: vincere! E vinceremo!". In tali accenti, forse il culmine della retorica fascista, Mussolini dava notizia il 10 giugno 1940 dell'entrata in guerra al fianco della Germania. Il pluridecennale diluvio di scritti su fascismo e antifascismo fa sì che quella temperie sembri ormai scandagliata sotto le più varie angolazioni; ma nell'introduzione a questa ricerca Mario Avigliano, direttore del centro studi della resistenza dell'Anpi di Roma e Marco Palmieri, esperto di persecuzioni razziali nazifasciste, osservano che il punto di vista dei combattenti in Africa, Urss, Grecia e altrove non era ancora stato esaminato con la dovuta sistematicità. L'adesione dei militari alla guerra, è questo ciò che emerge, fu in larga parte "proattiva e convinta", caratterizzata soprattutto dalla caparbia fiducia in Mussolini. Come dimostrano gli autori, più che dalla censura ciò dipese dal radicamento nelle giovani coscienze di una serie di miti: la vittoria, la superiorità italiana, l'infallibilità del duce e la guerra giusta. Malgrado la debolezza dell'esercito, e la pochezza dei cosiddetti valori del fascismo, grazie alla lunga opera di propaganda Mussolini poté contare su uomini quasi unanimemente - spesso fanaticamente - pronti al sacrificio di sé: e fu prima di tutto questa fatale intossicazione ideologica che condannò alla mattanza un'intera generazione.   Daniele Rocca  

Recensioni dei clienti

Ordina per
  • User Icon

    claudio

    14/12/2014 19.01.25

    L'Italia entra in guerra nel giugno '40 quando ormai si è convinti di essere ad un passo dalla pace. Ma non è così. Poco dopo il fascismo si inventa la guerra con la Grecia e, salvato dai tedeschi, si avventura con loro in Russia. Nel frattempo in Africa le cose svolgono al peggio. Ma quasi contemporaneamente all'inizio del '43 abbiamo la tragedia dell'Armir, la perdita dell'Africa e poco dopo lo sbarco alleato in Sicilia. Di questi tre anni gli autori analizzano centinaia di lettere e di diari di ufficiali e soldati nei vari fronti: si passa da un momento di euforia pian piano a capire la cruda realtà. E, nonostante il continuo lavoro della censura, anche a casa si viene a sapere quanto il fascismo aveva inventato, quanto si è mangiato e guadagnato sulla pelle dei militari al fronte, quanta impreparazione era stata raggiunta.

Scrivi una recensione