Traduttore: C. Zonghetti
Editore: Adelphi
Anno edizione: 2008
In commercio dal: 26 novembre 2008
Pagine: 1024 p.
  • EAN: 9788845923401
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Recensioni dei clienti

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    alce67

    22/12/2014 09:53:09

    Devo ammettere che, intorno a pagina quattrocento, stavo per soccombere. La mole della storia, il numero di personaggi, la complicazione dei patronimici mi avevano portato vicino a mollare il romanzo. Affrontatelo solo se avete almeno un'ora di tempo al giorno da dedicarci. Mi ha salvato il senso del dovere ed è stato un bene, perchè questo libro sorprende per la lucida descrizione del mondo sovietico. L'autore, un ebreo russo che ha vissuto lo scontro con il nazismo, narra della lotta dell'uomo verso i regimi totalitari. Nell'Unione Sovietica di Stalingrado gli eroi diventano talora perseguitati per una cosa detta, per un vizio di forma. La difesa della propria dignità avviene al costo dell'isolamento, annientando le proprie aspirazioni. Una saga di eroismi senza vincitori, per lettori eroi.

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    Raffaello

    01/02/2013 13:46:17

    Un romanzo fiume, certamente unico nel panorama del '900 per le caratteristiche con cui tratta gli eventi che portarono alla liberazione di Stalingrado e alla successiva disfatta nazista. La narrazione si svolge tra l'estate del 1942 e i primi mesi del 1943, coinvolgendo ed intrecciando storie di vita di tantissimi personaggi e situazioni diverse. In questo sta l'asperità maggiore del romanzo per il lettore, oltre alla consueta difficoltà nel districarsi tra nomi, patronimici e vezzeggiativi, tipica dei romanzi russi. La vittoria sovietica viene narrata in maniera asciutta, senza esaltazione e in parallelo si svolgono le vite di tanti sovietici, tra la miseria materiale e umana della guerra e quella del regime stalinista che come un ombra minacciosa grava sulla vita di ognuno. La paura è sempre quella di aver detto una frase "non conforme" con il pensiero del regime e di ritrovarsi arrestati e portati alla Lubjanka con interrogatori che sono vere e proprie torture condotti da funzionari cinici ed inumani, come accade ad uno dei protagonisti, o peggio ancora finire in un gulag. Colpisce la fede cieca di molti, che nonostante la prigionia e gli abusi subiti dal regime sovietico, continuano a credere in Stalin e nel comunismo, tratto che si riscontra anche in altri libri di prigionieri nei gulag staliniani. L'autore descrive tutto lucidamente senza far sconti a nessuno. Alla fine la vittoria sui nazisti pare essere solo un evento dovuto e non certo risolutivo per riappropriarsi della libertà.

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    M.C.

    31/01/2013 18:44:35

    Ho perso il conto di quante volte l'ho letto. E ogni volta ci scopro qualcosa di nuovo, mi colpisce un elemento diverso. Questo libro è semplicemente immenso, e non mi riferisco alla mole. C'è dentro tutto l'amore di Grossman per il suo popolo e per l'umanità intera, c'è il suo messaggio di speranza preziosissimo, perchè viene da un uomo che ha vissuto sulla sua pelle i due regimi totalitari del XX secolo, ha perso la madre in una strage nazista, è stato perseguitato in patria perchè ebreo e perchè dissidente. Ci sono le sue lezioni, le sue osservazioni - che condivido appieno - su come sia facile alla perversione quell'idea di bene in nome della quale si sono compiuti i peggiori omicidi e stermini. C'è l'esposizione dell'affinità di nazismo e comunismo. C'è la denuncia della Shoah e del Golodomor. C'è soprattutto amore e umanità, conoscenza di ogni più piccolo angolino dell'animo umano. Non è facile parlare di questo libro in poche frasi e cercare di gestire l'emozione che suscita, credo che tutti debbano leggerlo, soprattutto oggi, quando si tende a dimenticare - pensiero che angosciava Grossman e che lo spinse a scrivere, mettendo a repentaglio la sua vita per far sapere a noi cosa fosse successo in quegli anni - oggi, quando si tende a minimizzare, a dire che i dittatori hanno fatto anche cose buone, quando neonazismo, neofascimo, antisemitismo e comunismo riemergono dai buchi nei quali vivono. Ma essi rappresentano il grande e poderoso male che non può nulla contro la piccola, sciocca, indifesa, insensata bontà: contro l'umano nell'uomo. Grossman ci mette con le spalle al muro e ci costringe a prenderci le nostre responsabilità, e fra queste vi è sapere, leggere, informarsi, non chiudere gli occhi, non lasciar morire l'umano nell'uomo.

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    Andrea

    11/01/2013 14:37:19

    Penso sia il miglior libro di sempre! Arrivato all'ultimo capitolo, senza averlo ancora letto, ho deciso di ricominciare! È quasi come una droga; non è facilissimo da leggere ma molto accattivante e decisamente stupendo! Che dire, CAPOLAVORO!

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    giopar

    07/07/2012 19:27:49

    Terribile, meraviglioso.

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    Jacopo Conenna

    30/05/2012 20:48:02

    Un capolavoro, un libro stupendo: molte volte mi chiedo come mai a scuola i professori fanno leggere sempre gli stessi libri, quando esistono al mondo tali perle. Sembra di essere dentro la Storia, dentro l'immensa tragedia del grande popolo russo, che a Stalingrado è riuscito a bloccare l'infernale macchina da guerra tedesca: ed ha cambiato il corso della Storia...

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    Annarita

    18/03/2012 23:17:09

    Ho letto che più che un ricchissimo affresco storico questo libro si pregia di essere una profonda riflessione sul male e bene, ed è vero e questo mi stimola un'ulteriore considerazione. Divido idealmente il libro in due parti, nella prima ho l'impressione che lo scrittore non sia riuscito ad andare oltre una lezione sul tema, mentre nella seconda sia piuttosto riuscito a trasmettere non solo i suoi pensieri, ma più importanti ancora le sue emozioni e che solo così sia riuscito a donare al lettore la possibilità di sentire con la propria pancia e di pensare con la propria testa. E senz'altro era proprio questa (la lezione) il principale obiettivo che Grossman si era prefisso: divulgare e rendere noto al mondo che quello che avveniva in Unione sovietica non era in nulla dissimile da quello che il nazi-fascismo aveva realizzato in Germania: il male profondo sotto la pregevole copertura del bene comune, un bene astratto ed universale dinanzi alle cui sublimi esigenze devono adeguarsi i comportamenti degli uomini e dello Stato. Strano libro, quasi volevo smettere di leggerlo ed ora ho voglia di rileggerlo per condividere più a fondo le profonde riflessioni.

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    Marianna

    27/11/2011 13:50:28

    Erano anni che non trovavo un libro così appassionante e in sintonia col mio cuore. Grossman mi ha fatto sentire di nuovo l'ansia di ritagliarmi cinque minuti non appena possibile per leggere anche solo una pagina in più, e mi è dispiaciuto chiuderlo quando l'ho finito.

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    renato

    26/10/2011 19:28:34

    Avevo letto Vita e Destino nell'edizione degli anni 80 di Jaca Book e l'ho riletta nella nuova di Adelphi. sono confermato nel fatto che si tratti di uno dei più bei libri scritti nel 900. Un libro da tenere in casa, come i Promessi Sposi e Guerra e Pace, e da andare a rileggere, magari solo un capitolo alla volta, ogni tanto. Da fare leggere ai giovani, per le riflessioni sul totalitarismo, le ideologie, la libertà, la dignità dell'uomo, la passione e la guerra. Rilevo solo un difetto nella nuova edizione: in quella della Jaca Book era presente anche una bellissima cartina storica che permetteva di seguire le fasi della battaglia di Stalingrado in modo agevole.

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    Luigi Murtas

    25/07/2011 10:08:14

    Appassionante, emozionante, affascinante.

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    rotengraf

    27/11/2010 23:19:47

    grandioso! mi ha appassionato moltissimo. una bellissima analisi della società russa. uno stile molto bello con descrizioni e pause di approfondimento che mi sono piaciute moltissimo. anche seconde me il paragone con guerra e pace al di là che possa apparire banale è sicuramente calzante. consiglio vivamente la lettura.

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    marco santella

    17/10/2010 19:46:38

    uno dei pochi libri nella mia vita che non sono riuscito a finire,comprato leggendo le molte recenzioni positive io l'ho trovato molto prolisso e non sono riuscito ad appassionarmi,sarà colpa mia

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    Deabarbi

    06/05/2010 10:44:44

    Sono perplesso. Sinceramente non ho trovato il libro così straordinario. Mi sembra scontato e prevedibile in molte parti. I cattivi sono cattivi cattivi e stupidi, i buoni, buoni così buoni che arrivano perfino a perdonare il loro carnefice. Poi ci sono alcuni personaggi effettivamente straordinari, che rivelano una umanità autentica, che forse bastavano per raccontare la storia. Per rimanere in tema, io trovo molto più bello Kaputt di Malaparte.

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    Eutizio

    01/05/2010 14:34:46

    Libro intenso, commovente, didascalico,coinvolgente; ci sono pagine di rara bellezza, personaggi che danno speranza e che insegnano il mestiere di uomini, si potrebbe definir il teatro dell'animo umano; per poterlo ancor meglio apprezzare bisognerebbe leggerlo almeno due volte.

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    enrico.s

    29/04/2010 10:25:56

    Romanzo meraviglioso! Il paragone con Guerra e Pace, forse banale, non è improprio; rispetto al capolavoro di Tolstoj si percepisce palpabile la sofferenza personale di Grossman, protagonitsa e insieme vittima delle vicende storiche raccontate. Alcune - molte - pagine sono di una bellezza emozionante che raramente si trova anche in capolavori più celebrati e certo non nei libretti usa e getta, specie di autori italiani, che vengono pubblicati oggi. Meglio lasciar perdere le insulse novità editoriali e dedicare il proprio tempo libero a libri come questo. Massimo dei voti e non può essere diversamente. Leggetelo.

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    Emiliano

    02/04/2010 05:15:47

    L'ho appena finito. A parte qualche pagina ispirata, trattasi di mattone bello e buono. L'ho comprato perchè Guidolin, l'attuale allenatore della squadra di calcio Parma, lo ha definito il libro della sua vita. Mah...

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    giunio bruto crippa

    12/03/2010 11:14:40

    Eccezionale, potetnte e mastoso come il paesaggio russo, tremendo e terribile come le tragedie del totalitarismo.... assolutamente da leggere !

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    alberto genovese

    02/03/2010 16:23:58

    Un libro di maestosa e struggente bellezza che lascia stupefatti e ammutoliti.

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    Cora

    22/02/2010 15:02:52

    ATTENZIONE: contiene alcune anticipazioni sulla trama. Ho appena finito di leggerlo, un romanzo poderoso, ambizioso e in molti punti grandioso. Non me la sento di dare il voto più alto, perché in molti passaggi l'autore si premura di spiegare più del necessario, di rafforzare dei sentimenti eccezionali, suscitati da una scrittura più che pregevole, con dell'inutile retorica. Grossman riesce a delineare una moltitudine spropositata di personaggi in modo complesso e raffinato, ogni eroe è profondamente umano con tutte le sue contraddizioni, come per esempio Krymov e Strum. Il libro ci catapulta nell'inferno di Stalingrado, nei sinistri corridoi degli uffici sovietici, ci fa dubitare di amici e interlocutori, ci fa sentire la triste gioia della vittoria sulla città devastata. Ci fa sentire tutta la tensione e il dubbio di cittadini che credono nella rivoluzione e da essa vengono schiacciati. La scena dell'arresto di Krymov è straordinaria, la delazione di Getmanov su Novikov subito dopo la vittoria, raggelante. Il dialogo tra Liss e Mostovskoj ricorda gli infiniti dibattiti dostoevskijani, anche se qui la tensione deriva soprattutto dal fatto che i due interlocutori non potranno mai sapere quanto di vero e sincero ci sia nelle parole dell'altro. Peccato che Grossman, forse nel tentativo di eguagliare Tolstoj, si metta spesso a fare la predica, rovinando il meraviglioso equilibrio raggiunto quasi sempre nella narrazione degli eventi. I brani in cui disquisisce della libertà umana sono belli ed emozionanti, ma anche molto retorici e insistenti. Certo, ammiro a prescindere la condanna irrevocabile del male, ma a mio avviso poteva risparmiarsi 100 pagine di retorica pedante: sarebbe stato un romanzo perfetto.

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    lettore

    15/02/2010 07:56:12

    Grande libro senza dubbio. Sarebbe di aiuto un indice analitico per i personaggi oppure una loro lista perche' sono troppi ed all'inizio ho fatto fatica a individuarli. Un titolo ad ogni capito mi avrebbe inoltre aiutato a capire immediatamente il soggetto del capitolo stesso.

Vedi tutte le 42 recensioni cliente (dalla più recente) Scrivi una recensione

«Ho appena terminato un grande romanzo a cui ho lavorato per quasi dieci anni...» scriveva nel 1960 Vasilij Grossman, scrittore noto in patria sin dagli anni Trenta (e fra i primi corrispondenti di guerra a entrare, al seguito dell'Armata Rossa, nell'inferno di Treblinka). Non sapeva, Grossman, che in quel momento il manoscritto della sua immensa epopea (che aveva la dichiarata ambizione di essere il Guerra e pace del Novecento) era già all'esame del Comitato centrale. Tant'è che nel febbraio del 1961 due agenti del KGB confischeranno non solo il manoscritto, ma anche le carte carbone e le minute, e perfino i nastri della macchina per scrivere: del «grande romanzo» non deve rimanere traccia. Gli occhiuti burocrati sovietici hanno intuito subito quanto fosse temibile per il regime un libro come Vita e destino: forse più ancora del Dottor živago. Quello che può sembrare solo un vasto, appassionante affresco storico si rivela infatti, ben presto, per ciò che è: una bruciante riflessione sul male. Del male (attraverso le vicende di un gran numero di personaggi in un modo o nell'altro collegati fra loro, e in mezzo ai quali incontriamo vittime e carnefici, eroi e traditori, idealisti e leccapiedi – fino ai due massimi protagonisti storici, Hitler e Stalin) Vasilij Grossman svela con implacabile acutezza la natura, che è menzogna e cancellazione della verità mediante la mistificazione più abietta: quella di ammantarsi di bene, un bene astratto e universale nel cui nome si compie ogni atrocità e ogni bassezza, e che induce a piegare il capo davanti alle sue sublimi esigenze. «Libri come Vita e destino» ha scritto George Steiner «eclissano quasi tutti i romanzi che oggi, in Occidente, vengono presi sul serio».