Editore: Einaudi
Collana: Supercoralli
Anno edizione: 2016
Pagine: 190 p., Rilegato
  • EAN: 9788806231408
Approfitta delle promozioni attive su questo prodotto:
Disponibile anche in altri formati:

€ 15,72

€ 18,50

Risparmi € 2,78 (15%)

Venduto e spedito da IBS

16 punti Premium

Disponibilità immediata

Quantità:
Aggiungi al carrello

Recensioni dei clienti

Ordina per
  • User Icon

    patrizia b.

    21/05/2017 16:41:10

    La lingua cesellata, dura, trasparente........non cattura. Romanzo mediocre dove l'autrice pensa di scrivere in lingua cesellata e dura e trasparente, come altri più grandi prima di lei, ma invece ne risulta un'allieva che ha seguito troppo alla lettera le indicazioni del prof. L'ho finito, ma penso che Varvello per me sia un capitolo chiuso.

  • User Icon

    Carol

    12/09/2016 19:36:15

    Una buona storia scritta bene, a metà fra un romanzo di formazione e un giallo di provincia, che monta in un crescendo di piccoli episodi e rimandi, ma che si sgonfia un po' quando si arriva al dunque. Anche il salto fra una scena e l'altra e fra momenti del presente e flashback non è gestito sapientemente. Comunque da leggere.

  • User Icon

    Umberto Mottola

    26/08/2016 20:55:50

    Atmosfera familiare inquietante. Buone le descrizioni, buona la caratterizzazione dei personaggi, un po' meno la coerenza dei dialoghi. Il montaggio delle scene non è sempre indovinato.

  • User Icon

    lina

    14/06/2016 19:21:35

    atmosfera intensa, vagamente gotica, e scrittura serrata, come scandita da un metronomo (del resto la Varvello conosce la Poesia). autrice da seguire.

  • User Icon

    federica

    10/06/2016 09:15:32

    "Risucchiato" in un paio di giorni. La storia, ambientata in uno sperduto paese della montagna piemontese, mette ansia, a tratti è quasi claustrofobica, ma questo non fa assolutamente venir meno la voglia di leggerla fino all'ultima pagina. C'è tanto Ammaniti in questo libro, mentre l'uso ricercato della parola è assolutamente tipico di questa scrittrice che ha ancora tanto da dirci.

Vedi tutte le 5 recensioni cliente (dalla più recente) Scrivi una recensione

Ecco un romanzo prevalentemente al maschile: un figlio e un padre al centro della vicenda. È il primo, Elia, a raccontare, una trentina di anni dopo i fatti, ciò che è accaduto quando era adolescente, all’epoca in cui il genitore venne licenziato e cominciò a comportarsi in modo strano, rimanendo per ore sul suo furgone o chiuso in garage, scrivendo lettere che rivelavano un complotto.

L’atmosfera è da noir, lo stile serrato e giocato su omissioni e sottrazioni, su rari e progressivi indizi; il risultato una lettura che si fa con il cuore in gola, e che inquieta. anche se fin dall’inizio sappiamo che il padre, Ettore, ha portato nel bosco una ragazza, anzi, proprio perché già conosciamo il colpevole, di pagina in pagina cresce la tensione dettata dal desiderio di conoscere i modi di quell’agire e soprattutto le ragioni. Romanzo anche di formazione, di educazione sentimentale, per come i fatti incidono sulla personalità del giovane, per come ne orientano la crescita, per l’attrazione che prova nei confronti di una donna ben più grande di lui, madre dell’amico Stefano, per la scoperta del sesso che infine ne consegue. (…).

Per ricostruire il passato dell’io narrante, Varvello adotta una struttura narrativa binaria alternata: corredati di titolo i capitoli in cui l’io narra, segnalati da numeri gli altri, nei quali la terza persona riferisce gli avvenimenti nel loro accadere. Un sovrappiù di suspense dato dalle continue interruzioni, messo a punto con professionalità dall’autrice. Il titolo: antifrastico, si direbbe, al limite della provocazione, dal momento che essere figli di un padre così ingombrante e folle (si è parlato di bipolarismo estremo) sembra escludere a priori la possibilità di un percorso di vita felice. Eppure l’excipit sembra a propria volta contraddire l’antifrasi: “Il bene che, nonostante tutto, diamo e riceviamo. La vita felice. La vita che ci resta, è solo questo, e (...) non va sprecata”. Esclusa la felicità, si può allora recuperare il “bene” che c’è stato e c’è; così forse è possibile accedere a una serenità che apre alla consapevolezza, dopo avere ricomposto dentro di sé le relazioni genitoriali attraverso la narrazione della propria storia, con lo strumento della memoria come cardine conoscitivo. Uno strumento però non sempre fedele, spesso anzi ingannevole, ma che anche nell’inganno nasconde una verità. La quale ci avverte che la memoria è per definizione legata al passato, ma ha a che fare con il presente e il futuro, anche se non li determina del tutto (…).

Recensione di Luisa Ricaldone