La vita in tempo di pace - Francesco Pecoraro - copertina

La vita in tempo di pace

Francesco Pecoraro

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Collana: Scrittori
Anno edizione: 2013
In commercio dal: 3 ottobre 2013
Pagine: 509 p., Brossura
  • EAN: 9788862209670
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La vita in tempo di pace

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Gaia la libraia

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Vincitore Premio Letterario Viareggio 2014.
L'ingegner Ivo Brandani è sempre vissuto in tempo di pace. Quando il libro comincia, il 29 maggio 2015, Ivo ha sessantanove anni, è disilluso, arrabbiato, morbosamente attaccato alla vita. Lavora per conto di una multinazionale a un progetto segreto e sconcertante, la ricostruzione in materiali sintetici della barriera corallina del Mar Rosso: quella vera sta morendo per l'inquinamento atmosferico. Nel limbo sognante di un viaggio di ritorno dall'Egitto, si ricompongono a ritroso le varie fasi della sua esistenza di piccolo borghese: la decadenza profonda degli anni Duemila, i soprusi e le ipocrisie di un Paese travolto dal servilismo e dalla burocrazia, il sogno illusorio di un luogo incontaminato e incorruttibile, l'Egeo. E poi, ancora indietro nel tempo, le lotte studentesche degli anni Sessanta, la scoperta dell'amore e del sesso, fino ad arrivare al mondo barbarico del dopoguerra, in cui Brandani ha vissuto gli incubi e le sfide della prima infanzia. Chirurgico e torrenziale, divagante e avvincente, "La vita in tempo di pace" racconta, dal punto di vista di un antieroe lucidissimo, la storia del nostro Paese e le contraddizioni della nostra borghesia: le debolezze, le aspirazioni, gli slanci e le sporcizie, quel che ci illudevamo di essere e quel che alla fine, nostro malgrado, siamo diventati.
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    ste

    05/06/2020 10:47:36

    Sorprendente a dir poco. Ogni frase e' un inno all'intelligenza e uno sguardo sul mondo tanto profondo quanto disincantato. Per alcuni versi vi ho trovato lo spirito dell' Uomo senza Qualita' di Musil. Un libro che ti scombussola se ti lasci trasportare dentro i flussi di coscienza e di memoria del protagonista. Non e' un libro per chi cerca intrattenimento o azione, ma sara' apprezzato enormemente da chi cerca nelle parole la riflessione e un modo per scavare in se stessi e nella propria vita. Stupendo.

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    flavio alberto

    28/12/2014 21:39:59

    abbacinante! filtrata dalla formidabile inettitudine del protagonista, la storia di cinquant'anni di sogni e di delusioni, il canto funebre di un'epoca privata e collettiva, il desolato bilancio di un presente che ammutolisce. romanzo profondo e totale. un'opera con cui faremo i conti, a lungo. bravo pecoraro!

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    ilse

    19/09/2014 12:16:26

    DeLillo sì, ma anche tanto Everyman di Philip Roth (a tratti quest'ultimo romanzo sembra proprio aleggiare su quello di Pecoraro come ispirazione costante). Molto bello. Fatti tutto sommato banali (amori, delusioni, fallimenti professionali, fregole adolescenziali, paure infantili, rapporti odio/amore con i genitori, insomma la vita di tutti) raccontati con profondità e amarezza, complice una struttura temporale originale. Disseminate per il romanzo alcune esche emotive, prima fra tutte la passione per il mare.

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    Mario Papadia

    28/08/2014 08:17:18

    Romanzo bilioso e noioso, che non riesce a decollare, nonostante voglia sedurre il lettore con quel ridicolo romanesco e spiazzarlo con i continui dentro-fuori tra narratore e narrato. E' l'autobiografia-storiografia di un depresso saturo di livore. Per tale dovrebbe essere venduto da recensori che un anno sì e un anno, e talvolta due volte l'anno, annunciano il capolavoro. Si può leggere tranquillamente saltabeccando qua e là qualche pagina, tanto per non dire di aver buttato via i propri soldi e di continuare a stare à la page. Ci sono cascato ancora una volta.

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    michele

    02/08/2014 22:27:13

    Finalmente cominciano i riconoscimenti a questo bellissimo romanzo. L'ho letto casualmente pochi giorni dopo la sua uscita in libreria non conoscendo l'Autore nè avendo letto alcuna recensione. E' stata una scoperta bellissima condivisa con le persone a cui l'ho regalato o consigliato

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    michele

    29/07/2014 13:09:57

    Avevo letto un paio di recensioni che accostavano questo libro a Underworld, e in genere i parallelismi tra scrittori italiani e americani mi destano qualche sospetto. Avendo molto apprezzato il romanzo di De Lillo, ho però voluto verificare. Nulla da eccepire, La vita in tempo di pace può davvero essere considerato l'Underworld "nostrano": oltre 60 anni di storia peninsulare (e non solo) raccontati lungo il percorso a ritroso della memoria di un uomo, l'ingegnere-filosofo Brandani, che ha vissuto a sufficienza per essere irritato e deluso dai suoi consimili e da se stesso. Con lo stesso feroce disincanto, il protagonista getta il suo sguardo sul presente e sul futuro prossimo, fino a ipotizzare e desiderare la fine della natura, la riduzione del mondo a un diorama di se stesso. Personalmente, ho trovato una forte affinità anche con Verso la fine del tempo di Updike: entrambi ambientati in un vicino futuro, la stessa lucida amarezza con cui il protagonista, precipitato nella senilità e nella malattia, rivisita i momenti cruciali della sua vita e della storia recente del suo paese, tenendo insieme i piani sfalsati del tempo personale e del tempo collettivo, e scrutandone il comune orizzonte di una conclusione ormai prossima.

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    Spartacus

    28/07/2014 16:36:40

    A tratti può sembrare farraginoso e di difficile interpretazione cronologica, il prima-il dopo. Poi rivela tutta la sua potenza narrativa e di analisi. Un libro profondo, autentico, di grande verità. Svela con efficacia la vita nostra, dell'uomo della seconda metà del novecento e dell'inizio del terzo millennio.

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    Nicola Intrevado

    17/07/2014 19:29:28

    Bello, bello davvero e affascinante, intenso in ogni suo aspetto. Avvolgente fino al punto da irretire il lettore fino a legarlo ad una dipendenza che si traduce nell' impossibilita' di darsi una pausa nella lettura mentre l' orologio segna l' una di notte. Inoltre, il migliore dei tre finalisti al SuperMondello ma questo e' un altro e diverso discorso, tuttavia la mia dichiarazione di voto e' questa. Lo voto. Ebbene si ! Sono uno dei 200 lettori identificati dalle 20 librerie italiane e scusate il disturbo di tale intrusione che nulla toglie agli altri due finalisti se non il mio voto ma Pecoraro e' il piu' bravo dei tre. Senza dubbio. Infine, non eccezionale : intendiamoci, non immortale e da tale da essere il libro da non perdere in modo assoluto, ma di una rara qualita' nella quale la produzione italiana contemporanea e' ben lontana da questo lavoro. Lontana fino al punto da scorgerla appena con un binocolo di grande perizia ottica e ancor piu' grande potenza risolutiva, ma va anche detto che il nostro livello attuale e' cosi' infelice e sconfortante, tapino che per seppellirlo si dovrebbe scavare dal basso. Qualche ripetizione di troppo c'e' e che avrebbe alleggerito il testo proprio dopo l' epilogo e inframezzata dai vari capitoli, dopotutto sono 508 pagine quindi non poche di certo, quindi una editing piu' fiscale avrebbe dato piu' garanzie di analisi riuscite. E qualche refuso di stampa qui' e la, anche questo va detto, quel tipo di svista che lo rende umano nella produzione e che sa tanto di artigianale, il resto va bene o meglio benissimo. Buona lettura a tutti. P.S. I miei non sono refusi ma errori ortografici, pensate quindi qual' e' il livello dei giurati !!!! Ancora buona lettura !

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    joe roberts

    09/07/2014 12:07:21

    Romanzo strepitoso: mentre leggevo, mi dicevo:"Finalmente!". Erano anni che aspettavo un romanzo italiano di tale spessore, di tale densità. Basta con i romanzetti esangui e accomodanti. Finalmente possiamo leggere un romanzo vitale, che mi porterò appresso per lungo tempo e sul quale tornerò quando sentirò il bisogno irrefrenabile di un'intelligenza spietata e lucida, che mi faccia vedere il mondo con occhi diversi dai miei e mi illumini lì dove la mia intelligenza non arriva.

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    francesco

    09/06/2014 19:32:34

    Il più bel romanzo italiano degli ultimi anni. Fluviale, diseguale, a volte persino irritante. Forse, ma è il mio modesto parere, manca di forte impronta linguistica ed è assolutamente privo d'ironia. Merita di essere letto come un quasi-capolavoro.

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    FEDERICA

    08/06/2014 21:54:05

    Mi aspettavo grandi soddisfazioni da questo libro, e purtroppo sono rimasta delusa. Non mi è piaciuta la trama nè lo stile "a singhiozzo", nel senso che alcuni capitoli si leggono in modo scorrevole ma altri sono davvero noiosi, per non dire illeggibili (es quello sulla Grecia). Peccato, perchè il titolo lasciava presagire una storia decisamente migliore. Nella mia classifica personale dei 12 finalisti al premio Strega questo libro è all'ottavo posto, e frnacamente mi sembra già tanto.

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    Oliver61

    03/06/2014 22:35:40

    Bellissimo e immenso. Ho letto questo libro con calma, pagina dopo pagina. E' sicuramente una delle cose più belle che ho letto in questi ultimi anni. Lo consiglio vivamente a tutti coloro che amano la vera lettura.

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    Ladymariane

    18/04/2014 11:25:08

    Meraviglioso, potente, scritto benissimo. Ricco di sensibilità, cultura, doti introspettive e letterarie. Perché questa non è assolutamente narrativa, tantomeno narrativa di consumo, bensì vera letteratura. Da leggere.

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    Gango

    13/02/2014 17:30:18

    Cinquecento e passa pagine fitte fitte: le ho divorate ma non è stato certo tempo perso, tanta è la potenza di questo scritto. Chiamarlo romanzo è restrittivo, data la grande varietà di argomenti affrontati. Io lo chiamerei un affresco di vite vissute. Da leggere e rileggere.

Vedi tutte le 14 recensioni cliente
  A lettura ultimata di questo romanzo massimalista, il primo aggettivo che verrebbe da usare è "potente", tanta è la forza penetrativa, percussiva della scrittura, le profonde riflessioni filosofiche sui tempi che corrono, oggettivate nella narrazione della commedia umana, e lo spettro di cose che questa narrazione fluviale riesce a illuminare, catturare con l'intento di un effetto molto forte di realtà, di contemporaneità. Cosa assai rara nel panorama della narrativa italiana più recente. Tanto che dopo l'esordio avvenuto con i racconti Dove credi di andare (Mondadori, 2007), alcuni dei quali di rara forza espressiva e immaginazione letteraria, Francesco Pecoraro, architetto romano che esordì a sessant'anni, molto attivo nel blog tashtego.splinder, torna a sorprenderci con questo monumentale romanzo ambizioso e riuscito, che fa piazza pulita di molti romanzetti in circolazione, molti dei quali pluripremiati. Siamo nel maggio del 2015 quando il protagonista di La vita in tempo di pace, l'anziano ingegnere Ivo Brandani, il Brando, sta tornando da un viaggio in Egitto, dove lavora per una multinazionale a un piano segretissimo di ricostruzione virtuale della barriera corallina del Mar Rosso, il Progetto Largo, e, mentre attende all'aeroporto di Sharm il volo che lo riporterà nella Città di Dio, ripercorre la sua vita e oltre mezzo secolo di storia italiana in un romanzo di formazione, storica, culturale, di formazione alla vita, con i suoi riti e miti, che lascia stupefatto il lettore per profondità di sguardo e capacità di rielaborazione emotiva, percettiva di quel passato che è già diventato storia. La ricca scrittura usa più registri, avanza per associazioni, aggrega nelle sue ruote dentate, non dà tregua, a volte la terza persona cede alla prima per dare maggior forza, persuasività, altre volte si distende, diventa più descrittiva, più calda, in altre è traumatica, impietosa, ustionata. Ma, a parte qualche lungaggine, non si concede mai cadute. I tre puntini céliniani servono a far esplodere, dilatare, una scrittura prepotente che rompe gli argini, tracima, e a volte è sul punto di esplodere per una condizione interna di troppo pieno. Il viaggio è a ritroso, dall'oggi fino a un lontanissimo dopoguerra in bianco e nero, coglie le tappe fondamentali della nostra storia e di quella di un uomo nato nella piccola borghesia romana, negli ambienti degli squallidi palazzinari del boom economico protagonisti di molte commedie all'italiana, in quel ventre molle qualunquista, tipicamente nostro, fatto di individui inetti ma sempre pronti al compromesso e alla truffa. Poi verrà il '68, quella che Brandani chiama la sua "storia fossile", vissuta nel movimento studentesco, la militanza comunista, quell'antagonismo interiorizzato che gli farà dire anche dopo "io non sono come voi, non mi avrete mai"; e ancora gli anni ottanta, dove il reduce smarrito subisce la fascinazione del Capitale (che nel libro trova uno sbocco narrativo in un'indimenticabile gita in barca con il perverso capitano d'industria Nico De Klerk), nella "macchina infernale del profitto, dove o competi o sei spacciato in partenza". Nell'azienda dove ha lavorato, la Megatecton, descrive alla perfezione il mondo dei "soldatini del Capitale", "tutti con capello corto oppure interamente raso, abbronzati, l'occhiale nero di marca pronto nel taschino, vestiti tutti allo stesso modo", ma diventerà a un certo punto anche un integrato, cosa di cui lo avvertirà il compagno di studi Franco Sala, la sua voce della coscienza, che spesso torna nel libro ad ammonirlo: "Ti consegnerai nelle mani del Capitale, sarai un ingranaggio del profitto. Servirà che tu sia abbastanza bravo, ma non bravissimo. Servirà che tu sia sempre pronto a dire Si può fare". E, alla fine, l'Oggi assoluto, dove "quello che conta è l'immaginario di massa: chi ha oggi i mezzi per costruirlo vince". Dove la politica insegue il consenso: "La loro realtà è questa, perché il consenso è l'acqua in cui nuotano. Gliela togli e loro affogano". Dentro questo viaggio nel tempo l'eros prepotente di un maschio pieno di vitalismo, giovane nelle spiagge italiane degli anni sessanta, dentro l'amarcord di un flirt fugace e indimenticabile con una ragazza francese, universitario innamorato, sposato con Clara, la donna della sua vita, marito in crisi, infine amante svogliato. Sempre lui, Ivo Brandani, il personaggio indimenticabile di questo libro, umanissimo e cinico, fragile e disorientato, molte volte allucinato e pieno di ossessioni, il grande non eroe dei nostri tempi, "perseguitato dal senso della catastrofe" e proprio per questo un uomo che somiglia a molti di noi che vivono il mondo occidentale dell'eterno presente dell'irrealtà mediatica. Pesa novanta chili, suda continuamente, forse la sudorazione è spia delle emozioni che prova, del suo essere preso da continui spasmi emotivi, quelli che in genere muovono il ricordo. Ravvisa ovunque crepe, rovine, possibili catastrofi: "La vedeva in ogni iniziativa di trasformazione della realtà, in ogni edificio (che può crollare), in un aereo in volo (che può precipitare), in un'automobile in corsa (che può sbandare), in una presa di corrente (che può andare in corto), in una pentola sui fornelli (rischio di incendio)", come recita il fenomenale incipit. È lui il centro, il cuore pulsante del libro, è suo il racconto sempre gravido, ridondante, la storia, il modo di raccontare l'ingovernabile e vorticoso caos del mondo. Sue sono le continue elucubrazioni, dissertazioni, con l'inclemente e disincantato desiderio di "appartenere a niente, essere niente". È lui l'uomo che ama "l'Estate come utopia perché quelle che per gli altri sono solo vacanze, per me diventano segmenti di un'esistenza alternativa, l'unica vera e giusta, l'unica che valga la pena di vivere"; ancora lui l'uomo annoiato, "calvo, sovrappeso, fisico massiccio ma sfatto, occhiali, lamentoso, depresso, ansioso, in rapido declino come amante". Ma, nonostante tutto questo, Ivo Brandani ci attrae, ci riguarda, pagina dopo pagina, vogliamo sapere tutto di lui, pendiamo letteralmente dalle sue labbra. È sempre lui a dirci, direi a dimostrarci, con strani ma inconfutabili ragionamenti visionari, che pesca dai ricordi dell'università, e dalle prolusioni del professor Molteni al corso di filosofia teoretica, ma che ricordano un po' quelli dei personaggi mattoidi di Paolo Volponi il cui impianto romanzesco da "memoriale" è la spia più sensibile di una paternità letteraria, che "il futuro è deteriorato, sembra che non ci attende niente di buono, su questo sono tutti d'accordo, quando ero piccolo non era così, il futuro aveva qualche problema, ma complessivamente era radioso, lucente, interstellare, intergalattico". Un grande romanzo italiano che come pochi riesce a raccontare il mondo precario che stiamo vivendo, nell'attesa di un futuro incerto, apocalittico, dove il tempo di pace evocato nel titolo e durato settant'anni, quanti quelli del protagonista e dell'autore di questo libro, non c'è più. Perché, come ci avverte Brandani, con l'angoscia del futuro addosso, prima di ingerire l'ennesimo Tavor per cercare di sedarla: "Mai c'è stata prima una pace così lunga, mai un'accelerazione così forte delle cose, mai gli oggetti si sono così rapidamente trasformati in altri oggetti, mai un'instabilità così accentuata".   Angelo Ferracuti    
  • Francesco Pecoraro Cover

    Lavora come architetto urbanista presso il comune di Roma, dove vive.Scrive da una ventina d'anni, poesie, saggi su arte e architettura pubblicati da riviste specializzate e racconti.Ha pubblicato i racconti di Dove credi di andare (Mondadori, 2007; Premio Napoli e Premio Berto), le poesie di Primordio vertebrale (Ponte Sisto, 2012) e Questa e altre preistorie (Le Lettere, 2008), che racchiude le prose del suo Tash-blog.Con il suo romanzo La vita in tempo di pace è stato candidato al Premio Strega 2014. Nel 2019 esce per Ponte alle Grazie il suo nuovo libro: Lo stradone. Approfondisci
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