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Giulio Peruzzi

Editore: Dedalo
Collana: La scienza nuova
Anno edizione: 2010
Pagine: 224 p. , ill. , Brossura
  • EAN: 9788822002495
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"La specializzazione – diceva Erwin Schrödinger – non è una virtù, ma un inevitabile male". Certo, la scienza non potrebbe progredire senza la specializzazione, ma questa va corretta e integrata in due modi: inserendo i saperi settoriali nel contesto più generale della conoscenza umana e promuovendo la cooperazione tra le varie discipline scientifiche: una duplice esigenza avvertita da molti scienziati fin dalla metà dell'Ottocento, l'epoca in cui la separazione specialistica tra le scienze cominciò a imporsi. Nel 1878, un anno prima della sua morte, James Clerk Maxwell, uno dei giganti della scienza ottocentesca, prendeva spunto dall'invenzione del telefono per sottolineare l'importanza della "fertilizzazione incrociata delle scienze" (cross-fertilization of the sciences) e notava: "Qualunque cosa possa essere detta circa l'importanza di mirare alla profondità piuttosto che alla vastità nei nostri studi, e per quanto possa essere forte nell'epoca presente la domanda di persone specializzate, ci sarà sempre lavoro non solo per coloro che costruiscono scienze particolari, ma anche per coloro che dischiudono le comunicazioni tra gruppi diversi di costruttori in modo da facilitare una salutare interazione tra questi".
Le parole di Maxwell – una sorta di testamento intellettuale – sono indicative del suo stesso modo di fare scienza. Per tutta la sua breve vita (morì a quarantotto anni) il fisico scozzese si sforzò di stabilire collegamenti tra domini fenomenologici diversi e tra campi del sapere apparentemente lontani. Il suo capolavoro, la teoria elettromagnetica, è un'elegantissima costruzione che unifica l'elettrologia, il magnetismo e l'ottica mediante poche semplici equazioni che permettono di descrivere una mole impressionante di fenomeni (quasi tutti quelli che riguardano il "mondo di mezzo" in cui viviamo). Ma anche nelle ricerche per così dire "minori", Maxwell operò sistematicamente per far convergere settori della scienza distanti fra loro. Non a caso, lo strumento cognitivo che egli prediligeva e usava con grande perizia era l'analogia, intesa come "somiglianza parziale tra le leggi relative a un certo settore della scienza e quelle relative a un altro".
A questi aspetti scientifico-metodologici dell'opera di Maxwell è dedicato il saggio dello storico della scienza Giulio Peruzzi, che si sofferma su due ambiti della ricerca maxwelliana in cui l'immaginazione analogica e la dialettica tra le diverse scienze giocano un ruolo fondamentale: la teoria dei colori e la meccanica celeste. Il primo di questi soggetti si situa all'incrocio tra fisica, fisiologia, psicologia, estetica, e dà modo a Maxwell di attuare in pieno il proprio credo metodologico, combinando lavoro sperimentale e modellizzazione teorica, e spaziando dall'ottica alla percezione visiva, dalla classificazione quantitativa dei colori (basata su quelle coordinate colorimetriche che oggi usiamo abitualmente) al problema del loro mescolamento e dei recettori cromatici (è con Maxwell che si afferma definitivamente la teoria dei tre colori primari, formulata qualche decennio prima da Thomas Young). Nel campo dell'astronomia e della meccanica celeste i contributi di Maxwell riguardano la precessione terrestre (lo spostamento dell'asse di rotazione della Terra) e la costituzione degli anelli di Saturno. Su quest'ultimo tema Maxwell vince a venticinque anni il prestigioso Adams Prize, presentando un lavoro in cui dimostra che l'unica ipotesi compatibile con la stabilità degli anelli è che essi siano costituiti da un grandissimo numero di corpuscoli indipendenti; in seguito, tratterà anche i gas come sistemi di molte particelle, contribuendo alla fondazione della teoria cinetica.
Peruzzi sottolinea il ruolo svolto in tutti questi studi da un modello-metafora ricorrente, il rotatore, che prende di volta in volta la forma concreta del disco rotante, della trottola ("Un giocattolo da bambini – scrive Maxwell – che ha fornito ai matematici ampia occupazione per le loro abilità"), del vortice. Ed è proprio la nozione di vortice, che già aleggia nel lavoro sugli anelli di Saturno, a rappresentare il trait d'union tra le ricerche giovanili di Maxwell e quelle sull'elettromagnetismo, che confluiranno nel monumentale Treatise del 1873. I vortici molecolari di cui, secondo Maxwell, sono costituiti i corpi materiali e l'etere rappresentano il punto di incontro tra le linee di forza di Faraday e la struttura della materia, e permettono di accostare la teoria matematica alla modellizzazione meccanica.
La fisica classica (meccanica, ottica, teoria dei gas, termodinamica, elettromagnetismo) trova tutta intera nell'opera di Maxwell la sua più alta espressione: come mostra convincentemente Peruzzi, il comune denominatore di questo straordinario corpus di conoscenze – vero monumento del pensiero umano – è il peculiare sguardo maxwelliano sul reale, capace di coniugare l'attenzione al particolare con una visione ampia e unificante dei fenomeni naturali.
Vincenzo Barone