Traduttore: I. Carmignani
Editore: Adelphi
Collana: Gli Adelphi
Anno edizione: 2009
Formato: Tascabile
In commercio dal: 14 ottobre 2009
Pagine: 963 p., Brossura
  • EAN: 9788845924354
pagabile con 18App pagabile con Carta del Docente

Articolo acquistabile con 18App e Carta del Docente

Approfitta delle promozioni attive su questo prodotto:
Disponibile anche in altri formati:
Descrizione
Delle molte leggende alla cui nascita Bolano stesso ha contribuito, l'ultima riguarda la forma che "2666" avrebbe dovuto assumere. Si dice infatti che l'autore desiderasse vedere i cinque romanzi che lo compongono pubblicati separatamente, e se possibile letti nell'ordine preferito da ciascuno. La disposizione, ammesso che sia autentica, era in realtà un avviso per la navigazione in questo romanzo-mondo, che contiene di tutto: un'idea di letteratura per la quale molti sono disposti a vivere e a morire, l'opera al nero di uno scrittore fantasma che sembra celare il segreto del Male, e il Male stesso, nell'infinita catena di omicidi che trasforma la terra di nessuno fra gli Stati Uniti e il Messico nell'universo della nostra desolazione. Tutte queste schegge, e infinite altre, si possono in effetti raccogliere entrando in "2666" da un ingresso qualsiasi; ma fin dall'inizio il libro era fatto per diventare quello che oggi il lettore italiano ha modo di conoscere: un immenso corpo romanzesco oscuro e abbacinante, da percorrere seguendo una sola, ipnotica illusione - quella di trovare il punto nascosto in cui finiscono, e cominciano, tutte le storie.

€ 20,40

€ 24,00

Risparmi € 3,60 (15%)

Venduto e spedito da IBS

20 punti Premium

Disponibilità immediata

Quantità:

Altri venditori

Mostra tutti (2 offerte da 24,00 €)

 
 
 

Recensioni dei clienti

Ordina per
  • User Icon

    Luca

    25/11/2018 18:30:12

    Certo non è un libro facile da leggere, ci vuole un certo allenamento per il continuo intersecarsi di storie nelle storie. Tuttavia ne vale ampiamente la pena. Non fornisco il massimo dei voti solo perchè rispetto a capolavori assoluti di analoga difficoltà di lettura come Moby Dick manca di un livello di lettura "semplicficato". Mi spiego meglio : alla fin fine Moby Dick può essere letto anche come romanzo d'0avventure un po' strano, questo libro invece non può che essere letto che come romanzo sui romanzi e sull'arte di raccontare storie.

  • User Icon

    Stefano Zanardi

    19/09/2018 10:52:52

    L'ho letto. Tutto. Ero scettico, non pensavo di farcela. Non tanto per la mole, quanto per il timore di non riuscire a superare emotivamente l'orrore di certe pagine. E invece alla fine ce l'ho fatta. L'ho letto tutto. E mi è piaciuto tantissimo. Le cinque parti di questo romanzo si dispongono secondo una struttura poligonale, come le cinque punte di una stella. Ogni vertice aggrega attorno a sè una storia, ma della sua attrazione risentono anche le altre storie, così da formare un intreccio complesso di campi di forza che attirano o respingono gli eventi narrati secondo traiettorie imprevedibili. Da questo punto di vista ritengo che Bolaño sia riuscito nell'intento che si era prefisso: costituire un corpus di romanzi che si potessero leggere in un ordine qualunque. Io, per timore che ciò non fosse vero, ho seguito quello proposto nell'edizione Adelphi con i cinque romanzi raccolti assieme. Ma alla fine mi sono reso conto che un qualunqua altro ordine sarebbe stato altrettanto lecito; solo avrebbe costituito una esperienza di lettura profondamente diversa. Dentro 2666 ci sono tante storie, tanti personaggi, ci sono soprattutto tanti fatti, tutti descritti con minuzia e dedizione. Ma più ancora dentro 2666 ci sono spazi vuoti, zone desertiche, assenze, occasioni mancate, risposte non date, ipotesi non verificate, impegni non mantenuti, parole non dette. Ci sono sogni e profezie che non attecchiscono: potrebbero dare un senso alle cose, ma noi non abbiamo gli strumenti per interpretarle. Leggere questo romanzo è come trovarsi in quella camera d'albergo a Santa Teresa dove i due specchi, posti su due pareti che si fronteggiano, si riflettono l'un l'altro, ma non restituiscono la nostra immagine. Mi piace immaginare che il titolo alluda all'epoca in cui avvenne l'Esodo dall'Egitto. 2666 anni dalla creazione del mondo. Come se Bolaño avesse voluto lasciarci un moderno Pentateuco.

  • User Icon

    Francesca

    18/09/2018 09:23:28

    CAPOLAVORO! Credo che ci sia poco altro da dire o forse talmente tanto da rendere ognuno di noi incapace di farlo. Ho adorato questo libro ed ovviamente leggerò tutto di lui.

  • User Icon

    nicola

    28/03/2018 17:45:26

    Un autore che non ti delude mai, un mix sapiente di letteratura e fiction cinematografica

  • User Icon

    Oneiros

    05/01/2018 03:33:15

    Semplicemente il miglior romanzo del XXI secolo, finora. Non c’è altro da dire.

  • User Icon

    Lorenzo

    27/03/2017 10:23:25

    Che una sola mente abbia partorito tanta bellezza e genialità è un mistero da affidare alla scienza o alla teologia.

  • User Icon

    Anna

    04/07/2016 17:51:04

    E' il primo libro di Bolano che leggo, e di sicuro non sarà l'ultimo. Quest'opera è immensa, è un viaggio dentro l'oscurità della storia e di ognuno di noi, viaggio al termine o durante il quale non si sa quali demoni si possono incontrare e se saranno loro o noi a vincere. Personaggi incredibili ed indimenticabili, storie che insieme fanno la storia dell'umanità in una trama che si disfa e si riallaccia in ogni momento dando un senso a ciò che sembra non ne abbia, come la vita stessa. La parte dei delitti in Messico, con le sue atmosfere oniriche alla Sin City misto film di Robert Rodriguez l'ho letteralmente divorata, non riuscivo a staccarmi da questo libro. Questa signori è Letteratura, senza nemmeno bisogno di paroloni forbiti o sintassi perfetta, letteratura che solo pochi scrittori riescono a produrre, Bolano è decisamente uno di loro.

  • User Icon

    nicola pasqualetti

    04/01/2016 15:47:05

    (Sto leggendo La parte dei delitti, e mi sono beatamente impantanato a contare i quartieri di Santa Teresa: per ora sono 24; non è vero che ST coincide con Ciudad Juarez, semmai è un'ameba corrispondente al tratto in comune che hanno la 15 [S-->N da Hermosillo a Nogales e al confine dell'Arizona] e la 2 [W-->E da Caborca a Cananea e Agua Prieta]; un'ameba che cresce superimposed su St. Ana e Magdalena de Kino, sull'atlante Pemex al milionesimo poco più che villaggi...) Le città e i delitti. I.Il viandante che giunge a Santa Teresa proveniendo da sud mischiato alla corrente ruidosa di quelli che tentano di passare il confine dal deserto verso un altro deserto, a volte si ferma e trova lavoro in uno dei trenta quartieri della città tentacolare, ma più spesso perde il senso del suo restare o proseguire, e allora è per rimanere ucciso, poiché la disperazione che ha prodotto i migranti senza diritti e senza passaporto, la grande precarietà del'umanità liquida come sabbia di clessidra, è ideale per la precarietà del lavoro che viene offerto in abbondanza, ma lo è ancora di più per quegli assassini seriali (son senz'altro più d'uno) che qui nella fluidità dei rapporti trovano il terreno perfetto per perpetrare i loro crimini efferati, firmarli ad agio e poi far sparire ogni traccia per semplice accumulazione d'indizi tanto evidenti quanto contraddittori. La città è ideale per far perdere le tracce lasciando indizi, è un attrattore/ distrattore telaranha steso sopra a Google Maps; attrattore fatale di chi ti insegue come Ginko Diabolik in destino di vita - non puoi trovare di meglio che qui scomparire dentro al flusso di pensionati artritici affluenti in cerca di climi più salubri e più vasto potere d'acquisto. Che anche la chance di essere effettivam. accoltellati dopo una botta di vita agli Asuntos Internos apre scenari più pratici di ictus o demenza senile. Manca un bel finale con la luna silenzi'osa in cielo osservata da un'operaia di maquiladora d'après I. Calvino.

  • User Icon

    paolo

    19/11/2014 11:05:56

    non ce l'ho fatta. A pag.700 circa ho mollato la lettura. Probabilemente non sono pronto io.

  • User Icon

    Federico

    11/11/2014 14:09:07

    Un'opera immensa, la parte di Fate l'ho riletta 3 volte, mi sento molto legato a quei personaggi straordinari. Bolano, che dire, forse il più grande Scrittore degli ultimi 20 anni.

  • User Icon

    Maurizio Ricci

    21/05/2014 12:52:02

    Non è semplice. Non è semplice leggere questo libro come non è semplice parlarne dopo averlo letto...A tratti impalpabile, a tratti provocatorio....un finale grandioso e spiazzante, come già nei "detective selvaggi"...ma questo è quello che ti devi aspettare (e anche quello che ti meriti!) affrontando questo curioso e geniale scrittore. Non fuori luogo il rimando al "Viaggio al termine della notte", ma io rilancio con "Shalimar il clown" e "Dhalgren"...

  • User Icon

    Emiliano

    11/10/2013 21:52:16

    Ho appena girato l'ultima pagina di 2666. Indeciso sul far decantare le emozioni o l'esprimerle a caldo, decido di recensire subito questo romanzo. E'stato come scalare una montagna di 8000 metri senza potersi godere un panorama. Alla fine del percorso ci si accorge che la magia e la bellezza non era da cercare nella meta ma nel cammino. Scrittura piena di ritmo, tagliente e cruda come quella della Kristof della 'trilogia della città di k'. Ti trasporta in storie affascinanti e da un particolare apre altre storie come in un gioco di scatole cinesi in cui bisogna sforzarsi, o forse è bello, perdersi. Esemplificativo il 'finale' in cui ,invece di dare una vera chiusura alla storia, vira improvvisamente sulla storia di una famiglia di gelatai... Un opera monumentale ed emozionante, più che una lettura una esperienza di vita. Meravigliosamente inconcludente. Impegnativo ma consigliatissimo.

  • User Icon

    Lazzarov

    30/08/2013 20:34:34

    Magistrale. L'autore deve avere vissuto davvero molto per essere riuscito a scrivere una cosa del genere e non solo per la mole. Il punto debole (per altro comunque più che buono) del corpus è la Parte dei delitti, quasi fastidiosa nel presentarti corpi di donne morte in tutti i dettagli più macabri, dettagli che poi si ripetono quasi sempre e mantendo l'empatia verso le vittime diventa straziante. Mentre il punto più alto è l'ultima parte, quella di Arcimboldi: semplicemente strepitosa, un vero capolavoro. Se vi state domandando se 24 euro sono tanti per un libro la risposta è ovviamente si. E lo ammetto, in alcuni punti mentre stai leggendo ti viene da chiederti "ma cosa centra con la trama principale?" oppure "Aztechi?". Perchè sì, ci sono delle sottotrame, alcune molto interessanti, qualche altra un po' meno. Ma se vi state domandando se ne vale la pena... Calasso in una intervista, ha detto che il criterio per cui un libro è degno di essere pubblicato è quello che usava il suo amico Roberto Bazlen: la trasformazione che il libro crea in lui lettore (ed editore) da prima a dopo averlo letto. 2666 è un felice esempio di come il prerequisito sia stato rispettato.

  • User Icon

    bressan eugenio

    29/03/2013 16:21:50

    bello ,inizia piano poi ti coinvolge e ti trasporta nel suo mondo così puntuale e inappellabile.complimenti anche al traduttore per la punteggiatura pulita .peccato non abbia un seguito ,quando lo finisci senti di aver perso qualcosa .lo rileggerò sicuramente. ora sò cosa è la Bolanomania.

  • User Icon

    Jacopo

    15/03/2013 00:34:01

    Non diciamo che è un bel libro, non è "bello"... è...e basta. è un libro di Benno von Arcimboldi: "Lo stile era strano, la scrittura era chiara e a volte persino trasparente ma il modo in cui si susseguivano le storie non portava da nessuna parte: restavano solo i bambini, i loro genitori, gli animali, alcuni vicini e alla fine, in realtà, l'unica cosa che restava era la natura, una natura che a poco a poco si disfaceva in un pentolone bollente fino a sparire del tutto" (p. 957)Passando nel malvagio, nel marcio, nel dolore gratuito, è un sorriso senza fine.

  • User Icon

    ncoppola65

    17/10/2012 12:55:37

    Una scrittura nitida, luminosa, esatta, da gustare periodo per periodo. Ho trovato molte delle cose che cerco in un buon libro, a cominciare da personaggi complessi e delineati così bene da restare indimenticabili. Lo consiglio.

  • User Icon

    Giovanni Desideri

    26/04/2012 21:21:34

    è un grandissimo libro, leggero e "totalizzante", costruito magistralmente, nel tempo e nello spazio: in mezzo occidente, nel presente e nel passato, in diversi "ambienti" letterari, con una scrittura sempre agile e molte bellissime pagine

  • User Icon

    axel m.

    09/02/2012 11:50:03

    Più che un giudizio (che si può dire di un libro del genere senza rischiare di essere banali o incomprensibili?!) vorrei dare un consiglio, che è quello di leggere questo libro dopo aver letto altre opere di Bolano, sia per prendere confidenza con la sua scrittura (dal punto di vista sia tematico che stilistico) e quindi capire se è di nostro gradimento, sia perché un gioiello del genere è bello farlo attendere un po' sul nostro comodino, cominciando ad assaporarlo prima ancora di cominciare a leggerlo.

  • User Icon

    Andrea Ferrari

    16/12/2011 20:20:22

    Bolano è lo scrittore più malato, nichilista e subdolamente perverso che mi sia capitato di leggere; più che un narratore è un demone, ingannatore e beffardo. Come ogni demone che si rispetti, il suo obiettivo primario, se non l'unico, è nascondere all'uomo la sua essenza trascendente per poi giungere a negarla, e si propone di attuarlo cancellando la percezione che la coscienza umana mantiene della sua anima. In 2666 tale operazione è messa in atto col presupposto fraudolento che l'uomo coincida unicamente con la sua mente, che viene utilizzata da Bolano come complice nel suo tentativo di divisione dell'essere umano, a cui fa seguito un ulteriore nascondimento/soffocamento dell'anima alla sua coscienza grazie alla "messa in scena" della mente soltanto attraverso le sue emozioni più vili, paura, disperazione, angoscia, qui spacciate come sue caratteristiche più proprie. E' nascondendo che Bolano nega e dunque agisce come Διάβολος, "colui che divide". L'arma del suo nascondere/dividere è la paura; ingabbiando la mente nell'indistinta prigione della paura e dei suoi corollari, disperazione e morte, ne fa prima seguire una alienazione della coscienza dal suo sé più proprio, l'anima, quindi una identificazione della coscienza con la versione più malata possibile della mente, ed infine ne fa derivare la sua equivalenza col male assoluto, in quella che non esito a definire la più demoniaca delle sue perversioni, operando in tal modo una seconda divisione, negando l'unità del tutto e avvalorando l'illusione della dualità.

  • User Icon

    pietro c

    10/12/2011 11:06:56

    Grandioso

Vedi tutte le 29 recensioni cliente (dalla più recente) Scrivi una recensione

Per il decennale della morte di David Foster Wallace si è assistito a un notevole proliferare di articoli, e conseguenti dibattiti social, non di rado caratterizzati dal fatto che la maggior parte di chi si esprime circa l’autore e il suo magistero lo conosce attraverso i suoi bellissimi saggi, i suoi eccellenti racconti o per lo spassoso reportage Una cosa divertente che non farò mai più, ma non ha letto Infinite jest , il romanzo-mondo che è fulcro e apice della sua opera, cosa che, specie in un paese in cui pure non si legge granché il suo diretto progenitore Pynchon (o tantomeno il “progenitore 2”: Gaddis) può causare rilevanti fraintendimeni: il parlarne come di un grande osservatore, di un uomo di straordinaria sensibilità o dell’alfiere dello stato d’animo dominante la nostra epoca. Tutte caratteristiche che senz’altro gli appartengono, ma che non sono che corollari alla sua capacità di scrittura: all’esattezza della sua prosa e alla complessità delle sue architetture narrative – e al fatto che avesse stabilito nel romanzo il dispositivo più efficace per l’analisi della realtà.

Il primo altro romanzo-mondo a catturare la nostra attenzione dopo Infinite jest fu 2666 di Roberto Bolaño, di cui quasi parrebbe futile parlare, vista la sua posizione, poco insidiata, di miglior romanzo del secolo in corso, e che invece è essenziale ricordare per la sua natura: se Infinite jest riprendeva e portava a compimento la tradizione del grande romanzo massimalista statunitense, Bolaño, ibridandola con le lezioni di Borges e Cortázar, e con quella letteratura europea di cui era fine conoscitore, riesce, con 2666, nell’impresa di generare un romanzo davvero lanciato, per forma, struttura e suggestioni, nel secolo a venire.

Vanni Santoni