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2666

Roberto Bolaño

Traduttore: I. Carmignani
Editore: Adelphi
Collana: Gli Adelphi
Anno edizione: 2009
Formato: Tascabile
Pagine: 963 p., Brossura
  • EAN: 9788845924354
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Recensioni dei clienti

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  • User Icon

    Lorenzo

    27/03/2017 10.23.25

    Che una sola mente abbia partorito tanta bellezza e genialità è un mistero da affidare alla scienza o alla teologia.

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    Anna

    04/07/2016 17.51.04

    E' il primo libro di Bolano che leggo, e di sicuro non sarà l'ultimo. Quest'opera è immensa, è un viaggio dentro l'oscurità della storia e di ognuno di noi, viaggio al termine o durante il quale non si sa quali demoni si possono incontrare e se saranno loro o noi a vincere. Personaggi incredibili ed indimenticabili, storie che insieme fanno la storia dell'umanità in una trama che si disfa e si riallaccia in ogni momento dando un senso a ciò che sembra non ne abbia, come la vita stessa. La parte dei delitti in Messico, con le sue atmosfere oniriche alla Sin City misto film di Robert Rodriguez l'ho letteralmente divorata, non riuscivo a staccarmi da questo libro. Questa signori è Letteratura, senza nemmeno bisogno di paroloni forbiti o sintassi perfetta, letteratura che solo pochi scrittori riescono a produrre, Bolano è decisamente uno di loro.

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    nicola pasqualetti

    04/01/2016 15.47.05

    (Sto leggendo La parte dei delitti, e mi sono beatamente impantanato a contare i quartieri di Santa Teresa: per ora sono 24; non è vero che ST coincide con Ciudad Juarez, semmai è un'ameba corrispondente al tratto in comune che hanno la 15 [S-->N da Hermosillo a Nogales e al confine dell'Arizona] e la 2 [W-->E da Caborca a Cananea e Agua Prieta]; un'ameba che cresce superimposed su St. Ana e Magdalena de Kino, sull'atlante Pemex al milionesimo poco più che villaggi...) Le città e i delitti. I.Il viandante che giunge a Santa Teresa proveniendo da sud mischiato alla corrente ruidosa di quelli che tentano di passare il confine dal deserto verso un altro deserto, a volte si ferma e trova lavoro in uno dei trenta quartieri della città tentacolare, ma più spesso perde il senso del suo restare o proseguire, e allora è per rimanere ucciso, poiché la disperazione che ha prodotto i migranti senza diritti e senza passaporto, la grande precarietà del'umanità liquida come sabbia di clessidra, è ideale per la precarietà del lavoro che viene offerto in abbondanza, ma lo è ancora di più per quegli assassini seriali (son senz'altro più d'uno) che qui nella fluidità dei rapporti trovano il terreno perfetto per perpetrare i loro crimini efferati, firmarli ad agio e poi far sparire ogni traccia per semplice accumulazione d'indizi tanto evidenti quanto contraddittori. La città è ideale per far perdere le tracce lasciando indizi, è un attrattore/ distrattore telaranha steso sopra a Google Maps; attrattore fatale di chi ti insegue come Ginko Diabolik in destino di vita - non puoi trovare di meglio che qui scomparire dentro al flusso di pensionati artritici affluenti in cerca di climi più salubri e più vasto potere d'acquisto. Che anche la chance di essere effettivam. accoltellati dopo una botta di vita agli Asuntos Internos apre scenari più pratici di ictus o demenza senile. Manca un bel finale con la luna silenzi'osa in cielo osservata da un'operaia di maquiladora d'après I. Calvino.

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    paolo

    19/11/2014 11.05.56

    non ce l'ho fatta. A pag.700 circa ho mollato la lettura. Probabilemente non sono pronto io.

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    Federico

    11/11/2014 14.09.07

    Un'opera immensa, la parte di Fate l'ho riletta 3 volte, mi sento molto legato a quei personaggi straordinari. Bolano, che dire, forse il più grande Scrittore degli ultimi 20 anni.

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    Maurizio Ricci

    21/05/2014 12.52.02

    Non è semplice. Non è semplice leggere questo libro come non è semplice parlarne dopo averlo letto...A tratti impalpabile, a tratti provocatorio....un finale grandioso e spiazzante, come già nei "detective selvaggi"...ma questo è quello che ti devi aspettare (e anche quello che ti meriti!) affrontando questo curioso e geniale scrittore. Non fuori luogo il rimando al "Viaggio al termine della notte", ma io rilancio con "Shalimar il clown" e "Dhalgren"...

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    Emiliano

    11/10/2013 21.52.16

    Ho appena girato l'ultima pagina di 2666. Indeciso sul far decantare le emozioni o l'esprimerle a caldo, decido di recensire subito questo romanzo. E'stato come scalare una montagna di 8000 metri senza potersi godere un panorama. Alla fine del percorso ci si accorge che la magia e la bellezza non era da cercare nella meta ma nel cammino. Scrittura piena di ritmo, tagliente e cruda come quella della Kristof della 'trilogia della città di k'. Ti trasporta in storie affascinanti e da un particolare apre altre storie come in un gioco di scatole cinesi in cui bisogna sforzarsi, o forse è bello, perdersi. Esemplificativo il 'finale' in cui ,invece di dare una vera chiusura alla storia, vira improvvisamente sulla storia di una famiglia di gelatai... Un opera monumentale ed emozionante, più che una lettura una esperienza di vita. Meravigliosamente inconcludente. Impegnativo ma consigliatissimo.

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    Lazzarov

    30/08/2013 20.34.34

    Magistrale. L'autore deve avere vissuto davvero molto per essere riuscito a scrivere una cosa del genere e non solo per la mole. Il punto debole (per altro comunque più che buono) del corpus è la Parte dei delitti, quasi fastidiosa nel presentarti corpi di donne morte in tutti i dettagli più macabri, dettagli che poi si ripetono quasi sempre e mantendo l'empatia verso le vittime diventa straziante. Mentre il punto più alto è l'ultima parte, quella di Arcimboldi: semplicemente strepitosa, un vero capolavoro. Se vi state domandando se 24 euro sono tanti per un libro la risposta è ovviamente si. E lo ammetto, in alcuni punti mentre stai leggendo ti viene da chiederti "ma cosa centra con la trama principale?" oppure "Aztechi?". Perchè sì, ci sono delle sottotrame, alcune molto interessanti, qualche altra un po' meno. Ma se vi state domandando se ne vale la pena... Calasso in una intervista, ha detto che il criterio per cui un libro è degno di essere pubblicato è quello che usava il suo amico Roberto Bazlen: la trasformazione che il libro crea in lui lettore (ed editore) da prima a dopo averlo letto. 2666 è un felice esempio di come il prerequisito sia stato rispettato.

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    bressan eugenio

    29/03/2013 16.21.50

    bello ,inizia piano poi ti coinvolge e ti trasporta nel suo mondo così puntuale e inappellabile.complimenti anche al traduttore per la punteggiatura pulita .peccato non abbia un seguito ,quando lo finisci senti di aver perso qualcosa .lo rileggerò sicuramente. ora sò cosa è la Bolanomania.

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    Jacopo

    15/03/2013 00.34.01

    Non diciamo che è un bel libro, non è "bello"... è...e basta. è un libro di Benno von Arcimboldi: "Lo stile era strano, la scrittura era chiara e a volte persino trasparente ma il modo in cui si susseguivano le storie non portava da nessuna parte: restavano solo i bambini, i loro genitori, gli animali, alcuni vicini e alla fine, in realtà, l'unica cosa che restava era la natura, una natura che a poco a poco si disfaceva in un pentolone bollente fino a sparire del tutto" (p. 957)Passando nel malvagio, nel marcio, nel dolore gratuito, è un sorriso senza fine.

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    ncoppola65

    17/10/2012 12.55.37

    Una scrittura nitida, luminosa, esatta, da gustare periodo per periodo. Ho trovato molte delle cose che cerco in un buon libro, a cominciare da personaggi complessi e delineati così bene da restare indimenticabili. Lo consiglio.

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    Giovanni Desideri

    26/04/2012 21.21.34

    è un grandissimo libro, leggero e "totalizzante", costruito magistralmente, nel tempo e nello spazio: in mezzo occidente, nel presente e nel passato, in diversi "ambienti" letterari, con una scrittura sempre agile e molte bellissime pagine

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    axel m.

    09/02/2012 11.50.03

    Più che un giudizio (che si può dire di un libro del genere senza rischiare di essere banali o incomprensibili?!) vorrei dare un consiglio, che è quello di leggere questo libro dopo aver letto altre opere di Bolano, sia per prendere confidenza con la sua scrittura (dal punto di vista sia tematico che stilistico) e quindi capire se è di nostro gradimento, sia perché un gioiello del genere è bello farlo attendere un po' sul nostro comodino, cominciando ad assaporarlo prima ancora di cominciare a leggerlo.

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    Andrea Ferrari

    16/12/2011 20.20.22

    Bolano è lo scrittore più malato, nichilista e subdolamente perverso che mi sia capitato di leggere; più che un narratore è un demone, ingannatore e beffardo. Come ogni demone che si rispetti, il suo obiettivo primario, se non l'unico, è nascondere all'uomo la sua essenza trascendente per poi giungere a negarla, e si propone di attuarlo cancellando la percezione che la coscienza umana mantiene della sua anima. In 2666 tale operazione è messa in atto col presupposto fraudolento che l'uomo coincida unicamente con la sua mente, che viene utilizzata da Bolano come complice nel suo tentativo di divisione dell'essere umano, a cui fa seguito un ulteriore nascondimento/soffocamento dell'anima alla sua coscienza grazie alla "messa in scena" della mente soltanto attraverso le sue emozioni più vili, paura, disperazione, angoscia, qui spacciate come sue caratteristiche più proprie. E' nascondendo che Bolano nega e dunque agisce come Διάβολος, "colui che divide". L'arma del suo nascondere/dividere è la paura; ingabbiando la mente nell'indistinta prigione della paura e dei suoi corollari, disperazione e morte, ne fa prima seguire una alienazione della coscienza dal suo sé più proprio, l'anima, quindi una identificazione della coscienza con la versione più malata possibile della mente, ed infine ne fa derivare la sua equivalenza col male assoluto, in quella che non esito a definire la più demoniaca delle sue perversioni, operando in tal modo una seconda divisione, negando l'unità del tutto e avvalorando l'illusione della dualità.

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    pietro c

    10/12/2011 11.06.56

    Grandioso

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    Pasquale

    09/11/2011 11.08.54

    Un libro incompiuto. 2666 di Roberto Bolano è sicuramente un libro che sovverte i canoni letterari, però mi domando: E' possibile che dopo una girandola di eventi lunga quasi mille pagine, la storia finisca senza una risposta ai suoi mille quesiti, con un gelato Furst Puckler in un parco amburghese? Forse il ciclo non è concluso e Benno von Arcimboldi si è smarrito nel deserto del Diavolo alla ricerca del suo CREATORE! Per quanto riguarda la trama, l'autore si muove dalle disquisizioni letterarie di critici insoddisfatti alla lunga ed estenuante descrizione dei delitti di Santa Teresa, dalla crocifissione di un generale rumeno superdotato alle atrocità della guerra, per non parlare dei serpenti che richiamano il MALE. La vita è come un sogno, e questo libro è come un incubo.

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    massimo r.

    30/08/2011 17.19.51

    Una fatica terribile (complice anche il caldo?), sei giorni della mia vita di lettore dietro un libro che si prometteva affascinante e si è rivelato a volte piacevole, a volte farraginoso. talvolta perfino irritante o addirittura una presa... in giro.Che dire, non è stato proprio tempo buttato, ma ci sono letture meno faticose e più piacevoli. O no?

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    cesare

    27/08/2011 19.32.14

    Non sono daccordo con chi ritiene che sia indifferente da quale romanzo iniziare la lettura, per me il libro va letto nell'ordine in cui è presentato: una specie di discesa gli inferi parziamente mitigata nell'ultimo romanzo dalla vicenda umana di Arcimboldi. Trovo che le metonimie o falsi indizi disseminati in tutto il libro, oltre a costituire un modulo stilistico, aprano la finestra su ulteriori storie che - putroppo - non potranno mai esserci. Un libro straordinario.

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    sergio8755

    07/06/2011 19.14.21

    Nel corso della navigazione tra le quasi mille pagine di "2666" almeno ad ogni tornante della vicenda ci si chiede perché. Perché diavolo 'sto Bolano racconta tutte queste cose, elenca continuamente nuovi fatti e relative diramazioni, divaga, evita di concentrarsi su una trama e affastella storie, personaggi, luoghi, disparati o solo marginalmente connessi tra di loro, come se il suo racconto fosse l'antro di un rigattiere? L'insistente interrogativo trova, forse, una classica ma insoddisfacente risposta: perché la storia che si racconta non ha un fine ma il suo unico senso è il percorso stesso. Deve essere così poiché, infine, gli enigmi si scioglieranno solo parzialmente e al termine del libro, se eravamo ancora alla ricerca di una risposta ai punti oscuri delle storie che si rivelano essere l'ossatura del romanzo, allora la delusione è certa. Se, invece, abbiamo apprezzato - per dare un riferimento teatrale - il modo in cui Ascanio Celestini, in Scemo di guerra, ci conduce con la sua nenia ipnotica attraverso la galleria di personaggi e aneddoti del racconto per poi riportarvi a incrociare il punto di inizio allora, forse, potremo apprezzare le molte (troppe?) pagine di questo letteralmente gigantesco volume. Quindi, se vi sentite pronti salpate, altrimenti desistete. 2/5

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    Roberto Magazzini

    02/04/2011 13.06.48

    Il romanzo infinito, il romanzo con andamento circolare, si perchè una volta finito si sente il bisogno di ricominciare e in parte l'ho fatto andandomi a rileggere qua e la vari capitoli, ma è una rilettura completa quella che farò. Ha ragione Bolano, si può iniziare da qualsiasi dei cinque libri che lo compongono, aggiugerei si può iniziare a caso, da qualsiasi delle oltre novecento pagine. E non ci si dimentica più. E' uno dei pochi libri dove si sente lo scrittore lì, accanto a te mentre leggi e te lo immagini nei suoi ultimi giorni di vita, a guidarti in questo meraviglioso e tremendo viaggio fatto di mille vicende, mille personaggi e di mille sfaccettature: come un dipinto di Arcimboldo, appunto. Non è casuale il nome del protagonista che fra l'altro non si vede mai, ma incombe sempre. Il romanzo di questo fine e inizio secolo, incerto e tremendo, fine di ogni illusione e speranza. Capolavoro assoluto.

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