Abbiamo sempre vissuto nel castello

Shirley Jackson

Traduttore: M. Pareschi
Editore: Adelphi
Collana: Fabula
Anno edizione: 2009
In commercio dal: 1 aprile 2009
Pagine: 182 p., Brossura
  • EAN: 9788845923661

nella classifica Bestseller di IBS Libri - Narrativa straniera - Horror e narrativa gotica - Narrativa horror

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Descrizione
"A Shirley Jackson, che non ha mai avuto bisogno di alzare la voce"; con questa dedica si apre "L'incendiaria" di Stephen King. È infatti con toni sommessi e deliziosamente sardonici che la diciottenne Mary Katherine ci racconta della grande casa avita dove vive reclusa, in uno stato di idilliaca felicità, con la bellissima sorella Constance e uno zio invalido. Non ci sarebbe nulla di strano nella loro passione per i minuti riti quotidiani, la buona cucina e il giardinaggio, se non fosse che tutti gli altri membri della famiglia Blackwood sono morti avvelenati sei anni prima, seduti a tavola, proprio lì in sala da pranzo. E quando in tanta armonia irrompe l'Estraneo (nella persona del cugino Charles), si snoda sotto i nostri occhi, con piccoli tocchi stregoneschi, una storia sottilmente perturbante che ha le ingannevoli caratteristiche formali di una commedia. Ma il malessere che ci invade via via, disorientandoci, ricorda molto da vicino i "brividi silenziosi e cumulativi" che - per usare le parole di un'ammiratrice, Dorothy Parker abbiamo provato leggendo "La lotteria". Perché anche in queste pagine Shirley Jackson si dimostra somma maestra del Male - un Male tanto più allarmante in quanto non circoscritto ai 'cattivi', ma come sotteso alla vita stessa, e riscattato solo da piccoli miracoli di follia.

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Recensioni dei clienti

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    Land of Paper

    07/12/2018 09:56:37

    L'ho trovata una lettura veloce, scorrevole e piacevole. A un certo punto, anche se il libro non ti prende completamente, sei comunque trascinato nello spaccato di campagna e costretto a saperne di più per la curiosità. Shirley Jackson parla di follia, di segreti famigliari, di una tragedia che ha segnato la vita di tutti, della cattiveria umana che, come dimostra, non ha mai fine e che deve sempre puntare il dito contro qualcuno. È una lettura malata perché tutti in questo romanzo sono malati, corrotti dal rimostro e dai sensi di colpa, dalla pazzia e dalla necessità di incriminare qualcuno per sentirsi meno colpevoli. A chi ama il noir lo consiglio apertamente, anche ai non amanti del genere visto il suo spessore. Crudo e crudele, le parole che meglio descrivono l'esperienza di questo racconto.

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    Martina

    27/11/2018 19:54:44

    Semplicemente meraviglioso!

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    Sergio

    20/11/2018 08:20:48

    Un capolavoro di tensione soffusa, di negatività sottintesa, di fascino del male. L'autrice, che ho scoperto recentemente, è veramente abile nel tarscinarci nel suo vortice, senza farci mai correre ma portandoci come in una lenta passeggiata. Consigliatissimo!

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    MauBau

    20/11/2018 08:07:43

    Una favoletta insulsa con pretese noir non mantenute. Ancora una volta Adelphi è riuscita a fregarmi...

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    Silvia

    29/10/2018 16:25:56

    Incredibile. In poche parole, e senza spoiler, il libro non ha una grande trama complessa: è un semplice racconto in prima persona di una vicenda misteriosa che vede protagoniste due sorelle. La cosa affascinante di questo libro è proprio la scrittura. La Jackson ha il potere di catturarti, di inquietarti e di creare vivide immagini nella tua mente che non ti abbandonano più. La follia diventa normalità. Per quanto mi riguarda, lo consiglio con particolare entusiasmo!

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    Breve ma eccezionale.

    15/10/2018 12:03:38

    Questo libro, nella sua estrema brevità (non arriva alle 200 pagine), riesce ad entrare nel cuore del lettore appassionato del genere. È la storia di due sorelle legate da un evento drammatico, che le fa vivere in un mondo tutto loro e per questo prese di mira dai concittadini. I personaggi sono caratterizzati poco ma bene, molto viene lasciato all'immaginazione ed è proprio questo, a mio avviso,il bello di questo piccolo libro.

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    Marco

    30/09/2018 11:07:11

    Nulla accade mai per le due allucinate - e allucinanti - sorelle, mentre tutto accade fuori e dentro il castello. Se la scrittrice è bravissima a tratteggiare i loro caratteri e a renderci partecipi della loro follia, restano sempre misteriosi i contorni della vicenda e mi sono rimaste domande senza risposta: perchè la strage della famiglia sei anni prima, perchè l'odio quasi omicida dell'intero paese, perchè la repentina individuale rappacificazione. Sembra infine che tutto ciò non abbia importanza, che i vari, pochi personaggi che interagiscono con le sorelle siano solo comparse, corpi estranei che possono turbare ma non modificare i loro riti esclusivi e propiziatori di una felicità che assurdamente comprendiamo.

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    Manuela

    21/09/2018 17:13:20

    Un racconto che non riesci ad abbandonare nemmeno per il sonno, nemmeno per dormire. Del resto è breve ma non per questo meno intrigante! Si parla di un vivere strano, fatto di solitudine, di immaginazione, di amore tra sorelle, un legame indissolubile che rischia di sciogliersi grazie ad un'intrusione. Si parla di una famiglia che non c'è più e che crea fantasmi, ricordi, colpe. Si parla di ostracismo e di odio, di rabbia e cattiveria. Lasciarsi avvolgere nella narrazione in prima persona dalla libertà di Merricat e dal suo senso di protezione verso Constance, è cosa facile. Questa è una storia che avvinghia nella sua trama e lascia tante sensazioni differenti.

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    S.

    20/09/2018 20:32:57

    Come ci spiega un fantastico incipit, un fatto terribile ha avuto luogo prima che la storia cominciasse. Pagina dopo pagina, emergono nuovi dettagli relativi al passato; l'atmosfera si fa sempre più inquietante e torbida; impossibile abbandonare la lettura. La Jackson, inoltre, scrive molto bene; è stata una piacevole scoperta.

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    Pinella

    20/09/2018 08:52:05

    "A Shirley Jackson, che non ha mai avuto bisogno di alzare la voce": con questa frase il maestro del thriller Stephen King dedicò un suo romanzo all'autrice di questo libro. E leggendolo si ha veramente l'impressione di trovarsi dentro a un incubo, una storia che potrebbe subire un contraccolpo tragico da un momento all'altro. man mano che la narrazione procede però ci si rende conto che il vero è proprio orrore sta nella vita misera e grama che vivono le due sorelle, prigioniere esse stesse delle loro azioni. Ci troviamo di fronte a un thriller psicologico che assume a tratti le sembianze di un trattato medico sui disturbi della personalità. Meritevole.

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    Pac.

    19/09/2018 09:10:31

    "Abbiamo sempre vissuto nel castello" è un libro stupendo e inquietante allo stesso modo. La Jackson riesce a rendere i suoi personaggi innocui e spaventosi. Costruisce la narrazione con maestria, fa credere al lettore delle cose ma poi vira in un'altra direzione. Un romanzo delicato ma che colpisce a fondo, quasi sconvolge. Qui sta la maestria dell'autrice che riesce a farsi notare in modo naturale senza dover strafare. Un ottimo libro, da leggere.

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    Marcus

    18/09/2018 23:12:45

    Da tempo non leggevo un noir ed è stato folgorante incontrare questa scrittura magistrale. A ogni pagina si vive una tensione raffinata, una scrittura ponderata, senza mai dare l'impressione di essere studiata. Che brividi si provano ad entrare nella mente delle sorelle Blackwood e nella loro casa isolata, ma poi i brividi diventano orrore poiché la malvagità non appartiene più solo a loro, ma si sposta su tutta la comunità, quindi su "gli altri", sui "normali", su di noi... E' un romanzo indimenticabile, che smuove con estrema eleganza sensazioni brutali che appartengono al genere umano, anche se non lo vogliamo ammettere. Shirley Jackson è stata davvero una bellissima scoperta. La sua scrittura è lirica, acuta, riesce a descrivere l'animo umano, anche nei suoi aspetti più torbidi, con una leggerezza e una lucidità che non la fanno mai scadere nel morboso.

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    Michela

    18/09/2018 23:03:19

    Stephen King: “A Shirley Jackson, che non ha mai avuto bisogno di alzare la voce.” E in Abbiamo sempre vissuto nel castello si capisce perfettamente cosa abbia voluto dire. A causa di un brutto evento, gli unici membri della famiglia ancora in vita della famiglia, vivono in isolamento dal resto del paese. Un romanzo horror che non ha bisogno di scene crude per inquietare il lettore, ma che lo mette in una situazione di disagio e tuttavia lo attrae. Leggere per credere.

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    Antonia

    18/09/2018 16:32:41

    Shirley Jackson è dotata di una straordinaria abilità nel mantenere il lettore in costante tensione. Riesce a far provare la sensazione che da una pagina all’altra succederà qualcosa di tragico ed irreparabile, senza però mai sfociare nella banalità e nella prevedibilità. Per quanto riguarda “Abbiamo Sempre Vissuto Nel Castello”, la scelta di narrare le cose dal punto di vista di Mary Katherine (detta anche Merricat), è una scelta molto felice perché traccia un accurato ed originale profilo psicologico del personaggio. Merricat e due dei suoi familiari vivono confinati in casa sia per scelta personale, sia a causa dei malvagi abitanti del paese che non li vedono per nulla di buon occhio, in quanto casa Blackwood, anni orsono, è stata palcoscenico di una spaventosa tragedia... Il resto lo scoprirete leggendo il libro!

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    Nika

    18/09/2018 10:52:37

    Un noir atipico, quello della Jackson: il sipario si apre con un delitto compiuto, immerso nel passato ma sempre presente, con colpevoli condannati e assolti allo stesso tempo. La trama della storia si dipana attraverso il filtro sempre attivo di questo crimine. Non possiamo guardare ai personaggi principali senza immaginare subito anche quella tavola imbandita, quelle coppe di porcellana guarnite di lamponi. Nel costruire questa tensione la Jackson é stata una maestra. Nonostante ció, non mi ha convinta del tutto, mi ha lasciato l'impressione di un'onda sollevata che non s'infrange mai contro lo scoglio. Cattura molto all'inizio, ma delude leggermente nel finale. In ogni caso, resta una lettura interessante, da non scartare.

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    eleonora.scar

    14/07/2018 12:22:13

    Bello e inquietante!

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    Questo libro mi ha sconvolto. Sembra tutto così irreale e assurdo eppure tutto così vero. Constance e Mary Katherine sembrano vivere in un altro mondo, o come piace a Marricat, sulla luna. Nessuno delle due sembra prendere coscienza di quello che è realmente successo sei anni prima: tutta la famiglia è morta, avvelenata a causa del cianuro messo nello zucchero. Credetemi, non ha importanza capire chi tra le due sorelle sia stato (piccolo appunto, avevo il mio sospetto e ci ho azzeccato) perché ripeto, è tutto assurdo. Sembra di assistere ad una commedia, in cui tutti i comportamenti e i dialoghi sembrano portati all’estremo ma nonostante questo Shirley Jackson è così brava nella narrazione da far sembrare tutto molto reale. Anche gli abitanti del paese, che odiano le due sorelle Blackwood per quello che una delle due ha fatto, ad un certo punto sembrano impazzire. Sembra ci sia una caccia alle streghe e la situazione degenera così tanto che io ero arrivata a pensare, e a temere, che ci scappasse il morto. Nessuno sembra consapevole delle proprie azioni, tutti mi sono sembrati posseduti. Finché, ad un certo punto, tutto ritorno al suo equilibrio originale e iniziale e anzi, meglio ancora, gli abitanti si sentono in colpa per quello che hanno fatto alle due sorelle e cercheranno di farsi perdonare, acquisendo una bontà mai avuta negli anni precedenti. Più leggevo più rimanevo sconvolta dall’intera vicenda e ancora adesso se ci penso mi ritrovo a scrollare la testa, a non trovare un senso a quello che ho letto, a pensare “è tutto così assurdo”. Credetemi, trovo veramente difficile parlarvene e probabilmente si nota da questa recensione sconclusionata e forse senza senso. Leggetelo. Abbiamo sempre vissuto nel castello è un libro che va letto, vi renderete conto dell’assurdità di tutto quello che la Jackson ha narrato eppure vi ritroverete a crederle; vi ritroverete sconvolti dalla vicenda e forse capirete perché non riesco a parlarvi in modo decente di questo libro.

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    Bea

    05/02/2018 21:44:35

    Nell'osservanza solenne della ritualità quotidiana vi è la certezza che nulla cambi all'interno del castello. Tre protagonisti principali, due sorelle ed un anziano zio invalido, che abitano una grande casa nel bosco, fino a sei anni prima dimora dell'intera famiglia. "Gli altri membri della famiglia sono tutti morti" (cit.) ce lo dice subito la voce narrante Mary Katherine. Attraverso una fluida narrazione si profilano tre personaggi solitari che hanno recluso le loro vite asfittiche in un perimetro circoscritto dal quale nessun segnale deve raggiungere il mondo esterno ("...protetti dalla nostra casa, da fuori non avrebbero visto nemmeno una luce"). Solo quando un estraneo (il cugino Charles) irrompe nella casa, quel mondo surreale è messo in pericolo: sta per subire un travaso di realtà. Ed è allora che nell'esistenza della narratrice Mary Katherine cambiano i ritmi, c'è un'accelerazione. Merricat, chiamata spesso col diminuitivo, osserva i fatti fantasticando su come riprendersi il castello con i suoi abitanti e, da sorella minore ubbidiente e servizievole, si mostra chiaramente al lettore come colei che conduce il gioco. L'intreccio si svolge mantenendo toni pacati pur trasmettendo una sensazione di claustrofobica inquietudine fino alla fine. Non c'è sollievo per il lettore nell'osservare la sorte dei protagonisti neanche quando il villaggio intorno, prima ostile, si muoverà a loro compassione e solidarietà.

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    Miriam C.

    31/01/2018 14:15:56

    E' il primo libro dell'autrice che leggo e mi è piaciuto moltissimo. Al di là della trama ho apprezzato la scrittura usata per descrivere la quotidianità: la grande casa dove le due protagoniste vivono con lo zio invalido, la preparazione dei cibi, la cura dell'orto, il giardino, anche il villaggio; la scrittrice con la sua narrazione delle consuetudini ci porta in un luogo quasi magico. Consiglio a chi volesse iniziare a leggere questo romanzo di annotarsi i sentimenti e le percezioni che suscitano le due protagoniste alla fine di ogni singolo capitolo, per poi vedere come con l'aggiunta di particolari anche detti tra le righe, cambia di continuo l'idea che ci siamo fatti su di loro. Anche se è praticamente impossibile riuscire ad immedesimarsi con i personaggi, sarà interessante scoprire come quelli che dovrebbero essere figure cattive, perfide, ma più semplicemente insolite e bizzarre si rivelano poi essere personaggi teneri e buoni; mentre al contrario quelli che dovrebbero essere le persone perbene, a modo, sono quelle che risultano poi essere perfide, abiette, parassiti. In questo romanzo niente è come sembra: ciò che inquieta non sono tanto le cose fatte o dette ma piuttosto le cose non dette, quelle che rimangono sottintese. Il sentimento che troneggia su tutta la vicenda è la solitudine delle due protagoniste, ma è una solitudine in cui le sorelle trovano conforto e protezione. Nota di merito anche all'edizione Adelphi con questa bellissimi copertina, che oltre ad adattarsi perfettamente alla trama, rende il volume elegante e raffinato.

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    Francesca

    23/11/2017 10:29:22

    Ho adorato questo libro.. La scrittura, la vicenda che la protagonista - narratrice tutt'altro che imparziale - narra in prima persona, gli elementi fiabeschi e nerissimi che si intrecciano, e, ça va sans dire, la narratrice stessa. L'incipit, poi.. "Mi chiamo Mary Katherine Blackwood. Ho diciott'anni e abito con mia sorella Constance. Ho sempre pensato che con un pizzico di fortuna potevo nascere lupo mannaro, perché ho il medio e l'anulare della stessa lunghezza, ma mi sono dovuta accontentare. Detesto lavarmi, e i cani, e il rumore. Le mie passioni sono mia sorella Constance, Riccardo Cuor di Leone e l'Amanita phalloides, il fungo mortale. Gli altri membri della famiglia sono tutti morti."

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