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Accabadora - Michela Murgia - copertina

Accabadora

Michela Murgia

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Editore: Einaudi
Collana: Super ET
Anno edizione: 2014
Formato: Tascabile
In commercio dal: 20 maggio 2014
Pagine: 166 p., Brossura
  • EAN: 9788806221898

97° nella classifica Bestseller di IBS Libri Narrativa italiana - Moderna e contemporanea (dopo il 1945)

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Vincitore premio Campiello 2010

Scelto da IBS per la Libreria ideale. Un piccolo capolavoro di narrativa antropologica, di letteratura contemporanea sospinta tra le onde della tradizione. Novità e riscoperta.

Perché Maria sia finita a vivere in casa di Bonaria Urrai, è un mistero che a Soreni si fa fatica a comprendere. La vecchia e la bambina camminano per le strade del paese seguite da uno strascico di commenti malevoli, eppure è così semplice: Tzia Bonaria ha preso Maria con sé, la farà crescere e ne farà la sua erede, chiedendole in cambio la presenza e la cura per quando sarà lei ad averne bisogno. Quarta figlia femmina di madre vedova, Maria è abituata a pensarsi, lei per prima, come "l'ultima". Per questo non finiscono di sorprenderla il rispetto e le attenzioni della vecchia sarta del paese, che le ha offerto una casa e un futuro, ma soprattutto la lascia vivere e non sembra desiderare niente al posto suo. "Tutt'a un tratto era come se fosse stato sempre così, anima e fili'e anima, un modo meno colpevole di essere madre e figlia". Eppure c'è qualcosa in questa vecchia vestita di nero e nei suoi silenzi lunghi, c'è un'aura misteriosa che l'accompagna, insieme a quell'ombra di spavento che accende negli occhi di chi la incontra. Ci sono uscite notturne che Maria intercetta ma non capisce, e una sapienza quasi millenaria riguardo alle cose della vita e della morte. Quello che tutti sanno e che Maria non immagina, è che Tzia Bonaria Urrai cuce gli abiti e conforta gli animi, conosce i sortilegi e le fatture, ma quando è necessario è pronta a entrare nelle case per portare una morte pietosa. Il suo è il gesto amorevole e finale dell'accabadora, l'ultima madre.
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  • User Icon

    Carla

    06/04/2021 06:42:44

    Non mi ha lasciato niente

  • User Icon

    Valentina

    15/02/2021 13:46:20

    Intenso, magnetico e violento, questo romanzo si legge tutto d'un fiato. Credo sia il libro più bello che Michela Murgia abbia scritto finora.

  • User Icon

    R

    06/01/2021 09:44:14

    Un romanzo scorrevole, interessante, scritto bene, che racconta un tema importante. Ho trovato lo stile di scrittura un po' troppo "sussurrato" ma è un parere soggettivo. Nel complesso, un buon libro.

  • User Icon

    @reminiscenzee

    26/12/2020 10:10:38

    Una storia di donne. Anna Teresa Listru, la prima madre; Tzia Bonaria Urrai, la seconda madre; E Maria, la piccola, che tanto piccola non è, costretta da subito a non avere una madre e a fare i conti con una realtà desolata. Teresa Listru è vedova e povera,ha già 3 figli: alla nascita di Maria,la seconda madre la prende con se. __________ 𝑬̀ 𝒍𝒂 𝒏𝒐𝒕𝒕𝒆 𝒅𝒆𝒍𝒍𝒆 𝒂𝒏𝒊𝒎𝒆. 𝑬̀ 𝒊𝒍 𝟏 𝒏𝒐𝒗𝒆𝒎𝒃𝒓𝒆. In una notte come quelle delle anime,la campana non suona e lungo le vie di Soreni tutte le porte delle case sono aperte. Nella notte delle anime, Nicola Bastíu sogna il mare, ma ad occhi spalancati ,e la sabbia sul fondo diventa un mostro senz’ossa, che non lo lascia camminare. Con un soffio di vento un’anima si introduce nel buio della notte,ma è un’anima viva: 𝒆̀ 𝒍’𝑨𝒄𝒄𝒂𝒃𝒂𝒅𝒐𝒓𝒂, 𝒄𝒐𝒍𝒆𝒊 𝒄𝒉𝒆 𝒇𝒊𝒏𝒊𝒔𝒄𝒆. Nella notte delle anime, profonda e silenziosa, Nicola Bastíu sogna il mare. L’accabadora se ne va,portandosi dietro il suo respiro. È questo il suo compito. Maria ignara di tutto,dopo poco tempo, viene a scoprire l’atto disperato di Bonaria Urrai. <<𝘏𝘢 𝘷𝘰𝘭𝘶𝘵𝘰 𝘭𝘶𝘪 𝘤𝘰𝘴𝘪̀, 𝘦 𝘪𝘰 𝘩𝘰 𝘱𝘳𝘰𝘮𝘦𝘴𝘴𝘰. 𝘈𝘭𝘵𝘳𝘪 𝘥𝘦𝘤𝘪𝘥𝘦𝘳𝘢𝘯𝘯𝘰 𝘱𝘦𝘳 𝘵𝘦 𝘲𝘶𝘢𝘯𝘥𝘰 𝘴𝘢𝘳𝘢̀ 𝘯𝘦𝘤𝘦𝘴𝘴𝘢𝘳𝘪𝘰 𝘧𝘢𝘳𝘭𝘰. 𝘕𝘰𝘯 𝘥𝘪𝘳𝘦 𝘮𝘢𝘪: 𝘥𝘪 𝘲𝘶𝘦𝘴𝘵’𝘢𝘤𝘲𝘶𝘢 𝘪𝘰 𝘯𝘰𝘯 𝘯𝘦 𝘣𝘦𝘷𝘰.>> Maria è però sconvolta ,va via di casa e si reca a Milano,ma è costretta a tornare: Bonaria Urrai sta morendo. Maria torna a casa ed è terrorizzata. Il suo legame con Bonaria va oltre le bugie e gli affronti, e quando il dolore dell’anziana sfiora la follia, Maria comincia a capire le parole di anni prima. Ma delle colpe che deve penitenziare, impediscono a Bonaria di andarsene dal mondo dei vivi, e l’anziana è ancora lì,sofferente. 𝘕𝘰𝘯 𝘥𝘪𝘳𝘦 𝘮𝘢𝘪: 𝘥𝘪 𝘲𝘶𝘦𝘴𝘵’𝘢𝘤𝘲𝘶𝘢 𝘪𝘰 𝘯𝘰𝘯 𝘯𝘦 𝘣𝘦𝘷𝘰. Con queste parole martellanti in testa,Maria si avvicina al capezzale della vecchia Accabadora. Ma il destino si è ormai compiuto. “𝐶𝑖 𝑠𝑜𝑛𝑜 𝑐𝑜𝑠𝑒 𝑐𝘩𝑒 𝑠𝑖 𝑠𝑎𝑛𝑛𝑜 𝑒 𝑏𝑎𝑠𝑡𝑎, 𝑒 𝑙𝑒 𝑝𝑟𝑜𝑣𝑒 𝑠𝑜𝑛𝑜 𝑠𝑜𝑙𝑜 𝑐𝑜𝑛𝑓𝑒𝑟𝑚𝑎.”

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    Titti

    26/12/2020 01:05:44

    Temi importanti e trattati in modo non scontato. Bella scrittura, lieve ma mai banale. Consiglierei questo libro un pò a tutti, peccato per il suo voler essere un pò troppo sussurrato: a volte storie raccontate in questo modo rischiano di risultare un pò fredde. 4/5 stelle solo per quest'ultimo difetto.

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    mary

    23/12/2020 14:20:13

    Un romanzo dalla lettura scorrevole . Molto bella la figura di Maria e il finale in cui alla fine fortunatamente trionfa il sentimento del perdono di se stessi grazie al perdono degli altri. Solo cosi ciascuno può trovare la vera pace interiore. Questo secondo me é il vero significato del libro.

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    Ga

    07/12/2020 09:14:10

    Libro molto bello. Consigliato

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    manu

    21/10/2020 13:04:39

    libro bellissimo. divorato.

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    carezzedicarta blog

    18/10/2020 13:42:42

    Se torniamo indietro nel tempo, quando in alcune realtà la medicina era pressoché assente, la malattia terminale era considerata gravosa soprattutto nelle zone rurali dove la manodopera era essenziale per la sopravvivenza di tutta la famiglia e una bocca in più da sfamare ma non produttiva diventava un grande problema. Proprio qui, in un'atmosfera pregna di misticismo e di antichi rituali, si inseriva la figura di colei che operava nell'ombra, di cui tutti sapevano ma nessuno ne parlava esplicitamente: l'accabadora. Era una ruolo che si poneva sullo stretto confine che separa il delitto dalla compassione e che la penna di Michela Murgia tratteggia con colori chiaroscuri in una Sardegna così diversa da come ce la immaginiamo. Un'isola in cui il tempo sembra essersi fermato, dove gli abitanti non rinunciano ai rituali atavici del passato. In questa terra dalle tinte cupe si sgrana lentamente come un rosario la storia di Maria e Tzia Bonaria, unite da un legame scelto. La prima così giovane ed innocente, che sulla pelle sente il soffio del vento della modernità e la seconda invece così radicata in una comunità che non vuole lasciar andare le sue tradizioni. Una lettura molto intensa, che lascia aperte riflessioni profonde. Sul blog abbiamo provato a fare qualche passetto in più nell'entroterra di questa Sardegna così leggendaria

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    Anto

    05/10/2020 06:12:23

    Mi è piaciuto? Non posso rispondere di no perchè sarebbe una bugia, ma devo anche confessare che, dalla lettura dei commenti entusiastici che ho trovato sul web, mi aspettavo molto di più. La storia è ambientata in un piccolo paesino della Sardegna, dove tutti si conoscono, dove si sa tutto di tutti e si vive modestamente dei frutti della terra. Tra le persone del paese, spicca la figura di Tzia Bonaria che accoglie tra le mura della sua casa e nel suo cuore Maria. Gli argomenti principali, diventano pertanto due: l’amore incondizionato per una figlia “acquisita” e la “dolce morte”, che arriva per mano di Tzia Bonaria. Se in alcuni punti, la figura della vecchia “accabadora” è una sorta di accompagnatrice pietosa, in altri punti mi è apparsa come una sorta di “boia” che esegue sentenze di morte senza troppi scrupoli di coscienza. Senz’altro molto bello il confronto tra Maria e l’ “accabadora”, nel momento in cui la ragazza prende consapevolezza di quello che accade nel silenzio della notte. Finale invece un po’ troppo scontato: è già chiaro ad almeno 2 capitoli dalla fine.

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    Francesca

    24/08/2020 08:01:34

    Una storia cruda e toccante da cui emerge però una estrema delicatezza e umanità, quella che caratterizza il rapporto tra le due protagoniste. In questo romanzo l'autrice apre il sipario su una società che può sembrare arcaica ma che è tremendamente attuale. Lettura molto piacevole.

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    Alce67

    04/08/2020 20:45:03

    Bellissimo libro, una storia molto intensa scritta con una prosa di grande qualità. L'autrice immerge due donne poco convenzionali, rese fragili dalla loro situazione sociale, seppur per certi versi determinate e moderne, in un contesto dove regnano la tradizione e le faide familiari. L'una è filla de anima, generata due volte, "dalla povertà di una donna e dalla sterilità di un'altra", l'altra custodisce un segreto. La rivelazione di quest'ultimo avrà implicazioni sul loro rapporto, senza tuttavia riuscire a sopprimerlo. Da leggere tutto d'un fiato

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    Maria

    19/07/2020 09:08:20

    Una furbata nella quale siamo cascati, sardi in primis. La storia poteva esserci ma non c’è, la tanto sbandierata maestria letteraria, non l’ho colta. La Murgia è una delle autrici più sopravvalutate degli ultimi anni. Sono pronta a scommettere che la sua fantasia si esaurirà presto e si dedicherà esclusivamente agli instant book e alle trasmissioni. Anzi, mi sa tanto che siamo già in quella fase

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    Macigno

    04/07/2020 23:55:28

    Un bel libro che prende dall'inizio alla fine, pieno di umanità ed allo stesso tempo spaventevole, ogni tanto un'accabadora dovrebbe intervenire. Leggetelo crudo ma bello

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    Valeria

    24/06/2020 12:51:38

    È bello quando l'affetto non dipende dai geni ma dal fatto che qualcuno si è accorto di te. L'ultima è l'ultima, ma può diventare la prima.

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    giorgio g

    17/06/2020 15:53:14

    Accabadora è la donna che assiste i morituri o meglio una donna che si incaricava di portare la morte a persone, nel caso in cui queste fossero in condizioni di malattia tali da portare i familiari o la stessa vittima a richiederla. Tra le tante usanze della Sardegna c’è la fill'e anima, cioè una bambina che viene affidata a una donna che non ha figli. Ci sono tante parole sarde come attittadora, attittu, gueffus, pirichittus, tiliccas, aranzada, Pran'e boe, balente, culurgiones, pabassinos. Una frase: “Custu est su procu, custu dd'at mottu, custu dd'at cottu, custu si dd'at pappau et custu mischineddu no ndi nd'est abarrau. (Questo è il porco, questo l'ha morto, questo l'ha cotto, questo l'ha mangiato, e a questo poverino! Non gliene è restato). Un libro bello!

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    Bluebeard

    26/05/2020 20:28:57

    Deludente seconda opera di una scrittrice che mi aveva molto impressionato. Libro scorrevole e sicuramente ben scritto ma molto pretenzioso. Dialoghi spesso fuori contesto e una trama che rimane troppo superficiale tanto da sembrare la sceneggiatura di una serie netflix.

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    Anneth

    17/05/2020 21:20:13

    La stile di Michela Murgia è forte, aspro, profondo, proprio come la sua terra e i suoi personaggi. Un libro coinvolgente, letto tutto d'un fiato.

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    lou

    16/05/2020 21:38:39

    Questo è il primo romanzo di Michela Murgia che leggo e ne sono rimasta piacevolmente sorpresa. Mi era stato consigliato in quanto cercavo qualcosa di 'simile' alla serie de L'amica geniale, e per quanto personalmente ritengo che sì, ci possa essere un filo di fondo che lega le due storie - personaggi, femminili, cresciuti in realtà marginali che lottano per trovare il proprio posto e capire chi sono - ma che si tratti di stili, ambientazioni e personaggi molto diversi fra loro - per cui non è detto che a chi è piaciuto l'uno, possa piacere l'altro - l'ho molto apprezzato. Ci troviamo in una realtà arcaica, per quanto ambientata ai nostri giorni, una Sardegna seducente in cui la superstizione si lega alla magia, con un personaggio, quello di Tzia Bonaria Urrai, che deciderà di adottare la piccola Maria, protagonista, come sua 'fillus de anima', capace di emanare così tanto fascino e carisma, da reggere l'intero romanzo. Romanzo che affronta temi duri e importanti che lo stile della Murgia, asciutto e diretto, senza fronzoli ma non per questo non delicato, mette in risalto. Intenso, da leggere tutto d'un fiato.

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    VanMod

    15/05/2020 16:28:31

    Romanzo delicato e toccante. Primo libro letto di questa scrittrice,e definire che mi ha conquistato. Scrittura forse un po' pretenziosa, ma la si perdona per la storia non articolata e delicata nei temi che vengono trattati. Lo consiglio.

Vedi tutte le 230 recensioni cliente

Il tema del fine vita è sempre tanto delicato quanto attuale. A ragion veduta, la morte è probabilmente la condizione umana con la quale non riusciremo mai a scendere a patti. Non c’è nulla di peggio che perdere un marito, una moglie, un parente, per non parlare dello strazio dei genitori che sopravvivono ai propri figli. Michela Murgia lo affronta con la destrezza e la delicatezza di una scrittrice vera e autentica scrivendo un libro che è metafora di sofferenza e dolore. La sua sensibilità non deve però ingannarci perché “Accabadora” è un romanzo breve ma molto intenso e forte, che ti lacera il cuore soprattutto dopo che lo hai concluso. Quel momento in cui lo rifletti e lo assimili.

Chi è l’Accabadora? Nella cultura sarda è la figura di una donna che si incaricava di portare la morte a persone di qualunque età, nel caso in cui queste fossero in condizioni di malattia tali da portare i familiari o la stessa vittima a richiederla. Tale donna non veniva retribuita poiché portare la morte in cambio di denaro era contrario alla religione. In realtà, non esistono prove concrete dell’esistenza di tale pratica quindi il libro ed eventuali approfondimenti devono essere visti con un occhio sempre inquadrato sul folkrore e sulla superstizione. L’Accabadora esprime la sfida contro gli Dei incomprensibili e, insieme, si rivela come servigio di accompagnamento oltre il dolore e la paura. Per chi resta, non esiste la morte dolce. Essa rimane a vegliare, a insegnare che non esiste libertà di vivere o di morire ma solo quella di stare al mondo per ciò che siamo. Tutto questo contestualizzato in un territorio da sempre bistrattato, la Sardegna: isola meravigliosa di terre maledette, voci imprigionate e persone che si vedono ma non si distinguono. Ho apprezzato l’approccio che Michela Murgia ha adottato non prendendo alcuna esplicita posizione sull’argomento limitandosi a riportare un pezzo di storia italiana di una cultura a noi continentali del tutto sconosciuta. Maria, Bonaria, Andrìa e Piergiorgio, solo per citarne alcuni, sono tutti attori ben concepiti e inseriti magistralmente nel quadro narrativo. Le loro storie mi hanno fatto riflettere su quanto le tradizioni siano importanti per mantenere certi tessuti sociali, fondati su valori che sembrano ormai superati ma indispensabili per le future generazioni. Netta, e credo voluta, è la contrapposizione tra figura maschile e femminile: è evidente che “Accabadora” è un romanzo femminile, nel senso che la parte attiva della trama ha come protagoniste le donne; gli uomini, per motivi riconducibili a fattori psicologici, li trovano tutti in una condizione passiva, di reazione più che di azione. Lo stile evocativo delle pagine di questo romanzo ne azzera sicuramente la brevità gonfiando il significato di ogni parola che intraprende la ricerca di un linguaggio primitivo, di un mondo talmente lontano che sembra quasi perduto. Per trovare un difetto dobbiamo arrivare nella seconda metà del libro dove un cambio repentino di sceneggiatura stona con la continuità della storia fino a quel momento narrata: dalla campagnola Soreni ci si trasferisce alla grigia Torino. E mi chiedo se fosse veramente necessario un passaggio del genere che non ha apparentemente motivo di esistere siccome tutto finirà proprio là dove ebbe inizio. Probabilmente non ne ho colto la giusta sfumatura.

Questa piccola incomprensione toglie comunque poco valore ad un romanzo coraggioso che si traduce in una lettura adulta e matura che lascia basiti, specialmente nel momento in cui serve razionalizzare per coglierne appieno il messaggio. Un ottimo romanzo di narrativa contemporanea, sempre attuale, e problematico nel senso che tenta di dare una spiegazione a ciò che è l’eutanasia, creando inevitabilmente spaccature e discussioni, anche politiche, che fin troppo spesso esulano dal significato intrinseco della tematica. Lo scritto più studiato e migliore della Murgia. Piccola opera per grandi riflessioni.

 

  • Michela Murgia Cover

    Scrittrice, intellettuale e conduttrice radiofonica (Radio Capital) sarda. Nel 2006 ha pubblicato con Isbn Il mondo deve sapere, il diario tragicomico di un mese di lavoro che ha ispirato il film di Paolo Virzì Tutta la vita davanti. Per Einaudi ha pubblicato nel 2008 Viaggio in Sardegna. Undici percorsi nell'isola che non si vede, nel 2009 il romanzo Accabadora con cui ha vinto l'edizione 2010 del Premio Campiello, nel 2011 Ave Mary (ripubblicato nei Super ET nel 2012), nel 2012 Presente (con Andrea Bajani, Paolo Nori e Giorgio Vasta) e nel 2012 il racconto L'incontro. È fra gli autori dell'antologia benefica Sei per la Sardegna (Einaudi 2014, con Francesco Abate, Alessandro De Roma, Marcello Fois, Salvatore Mannuzzu e Paola Soriga), i cui proventi sono stati destinati... Approfondisci
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