Categorie

Michela Murgia

Editore: Einaudi
Collana: Super ET
Anno edizione: 2014
Formato: Tascabile
Pagine: 166 p. , Brossura
  • EAN: 9788806221898
Disponibile anche in altri formati:

Recensioni dei clienti

Ordina per
  • User Icon

    Daniela

    02/04/2017 07.21.13

    Anche a me è parso che la parte del romanzo che si svolge al nord non avesse nulla a che fare con la trama. è come se la storia in sé fosse terminata ma ci fosse bisogno di "allungarla" per renderla romanzo. Peccato.

  • User Icon

    Silvia

    07/03/2017 20.10.40

    Niente di eccezionale, lettura scorrevole nonostante il tema "pesante". Concordo con chi dice che la parte che si svolge al nord non è altro che un riempitivo. Non ho particolarmente apprezzato il fatto che per quasi tutto il libro gli avvenimenti non vengano descritti ma lasciati intuire al lettore.

  • User Icon

    furetto60

    19/01/2017 11.26.58

    Nonostante il… secondo lavoro della protagonista anziana, Bonaria, il libro è un’opera solare come può esserlo il carattere riservato dei sardi in un ambiente ristretto e sospettoso come quello della piccola provincia. Opera senz’altro ben scritta ed emozionante sia pure più acerba rispetto al più recente “Chirù” che, oltre ad essere spietato in modo diverso, è anche di più difficile commestibilità.

  • User Icon

    Giacomo

    24/12/2016 18.45.18

    Romanzo che non sta in piedi. Maria è una povera scema. Il suo viaggio al Nord non ha nulla a che fare con la storia, evidentemente è un riempitivo. Scrittura banale. Se questo libro vale un Campiello, il Campiello è messo male (e la letteratura italiana con lui).

  • User Icon

    Amalia

    21/11/2015 11.52.37

    La storia sarebbe abbastanza bella non fosse che: 1) in realtà di sardo ci sono solo dei nomi che finiscono in u: 2) la giovane protagonista ha un quoziente d'intelligenza bassissimo; 3) tutta la parte che si svolge al nord non c'entra niente, sembra messa lì solo per aumentare il numero delle pagine. Conclusione: più facilone che facile.

  • User Icon

    zia dalia

    15/11/2015 16.09.06

    In una terra scarna e arcaica,la Sardegna, i fatti narrati e i personaggi ci conducono in un mondo affascinante che sembra estremamente lontano dal nostro. Ben scritto e ben delineato, questo romanzo si presenta come una interessante lettura.

  • User Icon

    Anna Maria N. Firenze

    06/10/2015 15.30.19

    Molto bello e delicato. Una scrittura fresca, dove i colloqui sono essenziali e mai appesantiti da spiegazioni superflue, sempre coinvolgenti. Il successo di questa Autrice è veramente meritato

  • User Icon

    Attilio Alessandro

    02/07/2015 11.07.31

    Non è un libro ma una pietra, un macigno. Il tema dell 'eutanasia non si può trattare che così come la Murgia ne ha scritto in questo libro stupendo. Assolutamente da leggere.

  • User Icon

    Gaia

    07/02/2015 17.23.53

    Bello esteticamente nella capacità evocativa delle descrizioni, potente nel destare curiosità e sentimenti contrastanti nella storia con un occhio attento alle questioni etiche e morali che non sconfina mai oltre il consentito a un romanzo. La prosa è molto essenziale, a volte aspra e dura come la terra in cui è ambientata.

  • User Icon

    Raffaella

    22/12/2014 22.49.23

    Molto bello. Scorrevole, personaggi ben delineati. Argomento molto delicato, ma esposto con grande delicatezza. Porta a riflettere su un tema di grande attualità quale è quello dell'eutanasia. Sembra una storia di secoli fa in realtà molto vicina ai nostri tempi.

  • User Icon

    emanueleg

    16/12/2014 00.32.43

    un mondo accattivante e magico, tuttavia la scrittura non è così entusiasmante e ne sa catturare poco la sua potenzialità.

  • User Icon

    Luigi

    07/12/2014 10.25.18

    Il libro merita di essere letto così come ha meritato senza dubbio il premio Campiello . Val la pena di sottolineare la levità e la maestria con cui la scrittrice ci fa respirare "l'atmosfera" isolana grazie a poche pennellate e costrutti sintattici originali ,sintetici e mai debordanti. Dall'altra parte emerge la cultura millenaria dell'isola,sicuramente ascrivibile ad epoche pregiudaico-cristiane,di una "sorta di solidarietà che abbraccia l'intera vita dell'uomo dalla nascita alla morte". Aspetto che potrebbe risultare scabroso perché infrange il tabù della morte,ma che si innesta nella contemporanea sensibilità dell'uomo alla ricerca di libertà e dignità anche nella morte.

  • User Icon

    Gabriele

    04/12/2014 11.59.58

    Scritto bene, buon ritmo, argomenti foschi e torbidi alla maniera di certi scapigliati e decadendi a cavallo dei secoli XIX e XX, ma trattati con un certo distacco che non appesantisce la lettura. Alcune parti sulla sofferenza fisica sono quasi all'altezza di "Elias Portolu" capolavoro della Deledda, autrice alla quale Murgia chiaramente si ispira. Gradevole a dispetto dei temi.

  • User Icon

    erica

    05/03/2014 16.30.15

    Leggendo i commenti di quanti scrivono "non ha trama", "scadente, storia banale" o "mi aspettavo di più", la domanda che sorge spontanea è: ma tutti 'sti maestri della scrittura, che cosa volevano, esattamente? L'ennesimo libro sesso-violenza-colpi di scena senza né capo né coda? Ogni parere è degno di rispetto, ci mancherebbe; tuttavia, distinguiamo il gusto personale da un minimo di oggettività nei giudizi. Questo libro, oggettivamente, è scritto benissimo: metafore azzeccate e incisive, il giusto equilibrio tra descrizione ed evocazione, un linguaggio ricco e penetrante senza essere ridondante. Inoltre, l'autrice ha saputo trattare un tema complesso e delicato come l'eutanasia senza cadere nel sensazionalismo propagandista di certa politica, né nel melò da commediola sentimentale di certa letteratura/filmografia: al contrario, è stata capace di indagare la psicologia dei personaggi senza cadere nella psicanalisi e lasciando anche al lettore numerosi spunti di riflessione e di interiorizzazione delle problematiche sollevate, a mio avviso, con garbo e delicatezza. Un romanzo che tratta di vita e morte, di accettazione e appartenenza, di etica e di tradizioni, difficilmente può presentare una trama avvincente in senso stretto, perché è altro - e non l'intreccio delle vicende - a rappresentare il fulcro del romanzo. Entrando nel merito della storia, anche io ho trovato un po' debole e fuori luogo la parentesi torinese: credo che abbia soltanto distratto un po' la narrazione dal suo punto cardine, perché non aggiunge nulla di nuovo alla vicenda o alla crescita di Maria. Tuttavia, la metafora del viaggio per ritrovare se stessi è sempre efficace, soprattutto se resa con delicatezza e incisività come fa la murgia.

  • User Icon

    Alessandro

    19/02/2014 01.57.19

    Trovo che aver voluto mettere insieme due temi sociali così complessi - come eutanasia e pedofilia - sia stata una forzatura, alla luce della superficialità con cui è stato fatto. Mi dispiace, perché alla fine la scrittura non è malvagia, e il libro si fa leggere, per quanto i dialoghi siano inverosimili e slegati dal contesto. Anche la storia è debole e i personaggi mancano di approfondimento (sociale, psicologico). Forse mi aspettavo di più dalla Murgia, che ho imparato ad apprezzato come autrice e donna.

  • User Icon

    tre

    15/02/2014 14.56.51

    Una vera meraviglia di scrittura con una storia solida e penetrante. Sullo sfondo una terra raccontata dove le persone non sono personaggi e il loro profilo lo si gusta assaggiandone l'anima.

  • User Icon

    saggia

    27/01/2014 13.38.24

    Michela Murgia. La ammiravo per quello che, senza sconti né remore, diceva/dice; quindi, come donna, perché come scrittrice non l'avevo letta: come si fa a leggere tutto? Be', mi sono persa molto e ora devo recuperare, perché leggendo Accabadora (Einaudi) non può non avere la mia completa ammirazione, questa autrice dalla scrittura intelligente, acuta e saggia ("se è una gamba a fare un uomo, allora tutti i tavoli sono più uomini di te"), matura e ricca, direi lirica, che si dipana su una terra che, arida e lontana, non lo è affatto.

  • User Icon

    paola

    17/01/2014 14.57.53

    bellissimo. brava Michela

  • User Icon

    Marcella

    07/06/2013 15.47.47

    Francamente mi aspettavo di piu' per un premio Campiello... Ha buona letteratura a tratti, a tratti ricade nel tremendo problema che affligge i libri scritti negli ultimi anni: sembrano copioni cinematografici. Alcune parti sono da fiction televisiva, mentre altre potevano essere evocate e raccontate con piu' scavo psicologico e sapienza letteraria. Se guardo la lista dei vincitori del premio Campiello negli anni 60-70 la signora Murgia e' attornata da giganti, lei che gigante non e'...

  • User Icon

    giorgio g

    11/05/2013 17.34.28

    Siamo di fronte ad una scrittrice di razza che ci conduce nella Sardegna più profonda e più schietta, dove sopravvivono costumi antichi come le "fill'e anima". La piccola Maria, protagonista del libro, è appunto una "fill'e anima". Ma questa non è la sola traccia della tradizione dell'isola perché l'altra protagonista, che dà il titolo al romanzo, è colei che pratica l'eutanasia ai vecchietti che non riescono ad andarsene all'altro modo con le sole proprie forze. Un racconto coraggioso quello di Michela Murgia che è solo viziato dal capitolo, per me un po' incongruo, in cui la protagonista si sposta in una grande città del nord da cui dovrà fuggire piena di vergogna.

Vedi tutte le 135 recensioni cliente (dalla più recente) Scrivi una recensione