Editore: Einaudi
Collana: Super ET
Anno edizione: 2014
Formato: Tascabile
Pagine: 420 p., ill. , Brossura
  • EAN: 9788806220259

51° nella classifica Bestseller di IBS Libri - Narrativa italiana - Di ambientazione storica

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Recensioni dei clienti

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    AdrianT.

    10/09/2016 11:07:47

    L'inutilità della lettera Q? Anche se 'soccuadro' si pronuncerebbe esattamente allo stesso modo, per me la lettera Q è stata essenziale. Essenziale perché senza 'Q' (Luther Blissett), non ci sarebbe stato Altai e senza Altai non avrei fatto un magnifico viaggio fra storia, avventura e amore di profonda affascinazione.

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    raskolnikov

    15/08/2016 01:53:35

    Altra perla dei Wu Ming che ci portano stavolta tramite i tre personaggi principali, la spia veneziana traditrice e tradita Manuel Cardoso,Ismail (il reduce di Munster) e soprattutto Yossef Nasi personaggio veramente esistito e molto influente nella Costantinopoli della seconda metà 500, nella direttrice di quattro tra le principali città protagoniste del xvi secolo padrone del mediterraneo e dei destini degli uomini: Venezia, Dubrovnik, Salonicco e Costantinopoli; mirabile la descrizione di tali città come le guerre di Famogosta e Lepanto; ancora una volta Wu Ming ci fa amare i perdenti per una causa della storia di qualunque secolo

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    nick

    17/09/2014 13:30:59

    Non è vero che Q è un'altra cosa rispetto ad Altai. Sono romanzi diversi:Q ha una più forte connotazione storica, con descrizione ripetuta di eventi e con il richiamo di numerosi personaggi storici. Altai è più lirico, commovente, introspettivo, con espressione profonda di sentimenti e di domande sull'esistenza, sul tradimento politico e religioso.Certo, anche qui compaiono personaggi storici, ma i due protagonisti rimarranno per sempre nella mente del lettore. Se Q è e rimane meraviglioso, la prosa di Altai, falco cacciatore, è inimitabile e densa ed induce alla riflessione sui temi fondanti della vita.

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    daniele64

    18/04/2014 12:58:06

    Bel romanzone storico,genere che io prediligo,ottimamente documentato e scritto in maniera chiara e piacevole,anche se non perfetto come ere stato "Q". Ha per me il pregio di essere ambientato in un contesto storico che mi ha sempre interessato e che conosco abbastanza bene. Il ripescaggio del protagonista di "Q" sa un po' di operazione pubblicitaria,però perdonabile ,visto il buon risultato. Ho l'impressione che potrebbe esserci qualche altro seguito in programma ( il manoscritto di Ismail o le vicende successive dello stesso e del suo seguito per esempio ). Forse era più da tre stelle ma gliene do quattro di stima .

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    juseppe

    04/04/2013 21:48:46

    Parimenti al suo illustre predecessore, "Altai" mantiene intatta la potenza di una scrittura sempre lucida, dotta senza essere pedante, evocativa, asciutta, veloce e profonda. Un libro che non si compiace mai, fatto di intenzioni e trame che si susseguono con finalità precise. Insomma un libro imperdibile.

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    Michele Lucivero

    18/01/2012 17:12:54

    Questo estroso manipolo di autori prova a doppiare il successo ottenuto con Q per mezzo di un nuovo, entusiasmante e più elaborato romanzo ai confini tra storia e leggenda. Sullo sfondo ancora un episodio storicamente fondato: la battaglia di Lepanto del 1571, il cui esito ha determinato la supercelebrazione della potenza militare cristiana, veneziana e spagnola contro lo schieramento musulmano degli ottomani. Originale, tuttavia, è l'intreccio, il quale rivela i motivi scatenanti il conflitto, vale a dire l'ambizione, la spregiudicatezza e l'importanza delle finanze dei giudei che cercano di assicurarsi un territorio come Cipro, succedaneo alla terra promessa in cui vivere in piena autonomia. Un ruolo interessante è svolto dalle donne, quasi un personaggio unico, un soggetto corale che dietro gli uomini di potere muove le fila del processo storico e ne imprime la direzione. La nota più bella del romanzo resta, ad ogni modo, l'originale interpretazione dell'integrazione sociale e culturale dei popoli sotto il dominio islamico, una integrazione non concessa dall'alto come la tolleranza dispensata dei regnanti illuminati europei, ma esigita dal basso, come fosse un'esigenza procedurale imprescindibile per la convivenza, Tahammül la definiscono gli autori. Simpatica e significativa, infine, è la macchietta del romanzo, il pirata barese che rappresenta pienamente l'istanza geneticamente anarchica degli iapigi, il quale non esita a combattere con ardore e coraggio contro il moloch cristiano per una gloria tutta personale.

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    Mario69

    15/04/2011 16:34:29

    Tentativo di riprendere le atmosfere dell'ormai mitico Q, naufraga abbastanza rapidamente, perdendosi in una trama piuttosto scialba, con pochi personaggi in grado di lasciare il segno ed una scrittura che non è all'altezza. Manca l'arte dello scrivere, che sta nel far capire al lettore ciò che si vuol comunicare, ma senza esporlo in maniera didascalica. Proprio il contrario di quanto ritrovato in diversi punti di questo romanzo, nei quali gli autori assumono un tono più vicino al trattato che al romanzo, con cadute a volte addirittura fragorose: un esempio la parte in cui il protagonista si reca presso i falconieri nell'entroterra turco, per avere informazioni su come raggiungere un pirata: veramente pessima, ha la qualità narrativa che mi aspetterei da un alunno delle medie. Tutto questo detto con gran dolore al cuore, perchè ho sempre ammirato i ragazzi del Wu Ming e ho amato moltissimo Q, che ritengo un autentico capolavoro. Un punto in più per l'accuratezza delle ricerche storiche. Peccato, perchè il periodo storico e le vicende narrate sono tali da far presagire ben altri risultati.

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    Standbyme

    13/03/2011 14:52:47

    All'inizio non è così coinvolgente come lo è stato "Q" che fin dalla prima pagina ha stregato il lettore. Siamo a Venezia da dove un giovane agente segreto, accusato di alto tradimento, è costretto a fuggire. Seguiamo il giovane De Zante fino a Costantinopoli dove incontrerà Giuseppe Nasi il nemico giurato della Serenissima. E qui il romanzo prende quota ed ha un'impennata quando appare sulla scena l'eroe di "Q" anche se con un ruolo apparentemente secondario. Nasi ha un grande sogno: quello di dare una terra, una patria, a tutti gli ebrei e per realizzarlo non esita ad investire tutte le sue enormi ricchezze ma la Storia seguirà un altro corso. Una giusta speranza, una giusta rivendicazione quella narrata in Altai che si infrangerà come una nave su degli scogli che qui sono, come nella migliore tradizione dei romanzi storici, complotti, tradimenti, intrighi di corte e delazioni. Molto violento nel narrare la sorte riservata ai vinti da parte dei turchi; non dobbiamo meravigliarci più di quel tanto: in tutti i confitti religiosi di ieri, di oggi, di domani, senza far distinzioni di sorta tra i vari credo, la violenza ha regnato e regnerà sempre e come sempre un falco volerà ineffabile sopra le tragedie umane ma non so se in cuor suo ride o piange.

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    Viola

    29/11/2010 13:52:24

    Q è un'altra cosa. E per chi ha amato Q, Altai è deludente. Ancora una volta un protagonista (questa volta ha un nome e cognome, anzi due) che lotta e viaggia per trovare la sua strada e la sua identità e che alla fine compie il suo destino attraverso una libera scelta, non costretto da nessuno se non da se stesso, libero come i rapaci degli Altai. Romanzo scritto con grande perizia, pretenzioso nel lessico in particolar modo, documentato sugli usi e costumi dell'epoca, unisce sapientemente personaggi storici e personaggi di fantasia, eventi reali ed eventi inventati, ma appare sempre freddo e poco coinvolgente. Si riprende nella parte finale con la descrizione della battaglia di Famagosta e la successiva Lepanto che conducono il protagonista al suo destino, ma non conosce il respiro che Q ci ha regalato. Certo i paragoni sono sempre inutili e poco rispettosi, ma da Wu Ming ci si aspetta sempre qualcosa di più.

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    Pino Chisari

    18/04/2010 17:52:43

    Bello e piacevole immergersi nel mondo di questa storia 'romanzata'. Non so quanto ci sia di vero oltre, ovviamente, alla battaglia di Lepanto. Certo è affascinante la ricostruzione ambientale in cui i personaggi si muovono: aiuta a vivere in modo più intrigante la Storia, quella con la esse maiuscola. Sono d'accordo con chi sostiene che sia ben lontana la magia di Q; al di là dell'operazione commerciale del lancio che chiaramente 'sfrutta' il successo di quell'opera di 15 anni fa, resta in ogni caso un lavoro ampiamente godibile.

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    Valerio

    24/03/2010 16:55:34

    A volte ti prende, altre no. Bella l'ambientazione e la descrizione dei luoghi. Q resta di un altro livello...

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    Diego

    13/03/2010 20:13:08

    Il primo aggettivo che mi viene in mente per definire il libro è deludente, tanto che non l'ho nemmeno terminato. Al di là che sia o non sia la continuazione di Q, mi aspettavo sicuramente di più dal collettivo Wu Ming. Ho trovato il romanzo scontato, superficiale privo di quella miscela di originalità e impegno civile nella scelta del luogo e del periodo storico, complessità della trama e di quel pizzico di avventura che ha fatto di Q un grande romanzo. Purtroppo qualche anno fà leggendo quasi in rapida successione Q e American tabloid di James Ellroy mi sono illuso che valesse ancora la pena di spendere qualche soldo per dei libri di narrativa, ora mi rendo conto che i lampi di luce sono rari.

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    Paolo

    04/03/2010 09:47:37

    Opera matura, dimostra un percorso evolutivo importante del collettivo verso una prosa ad ampio respiro, dove si fondono con equilibrio contesto storico e narrazione limpida degli avvenimenti. Altai si sedimenta tra conscio e inconscio, matura lentamente offrendo spunti di riflessione sul presente; inutile il paragone con Q, il mondo è cambiato, come gli sguardi, le prospettive, le finalità di chi scrive oggi.

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    Marco O.

    18/02/2010 11:14:10

    Leggo commenti contrastanti. Lasciando perdere l'ormai inutile confronto con Q, che non ha più senso proprio perchè tra i due romanzi c'è un abisso, vorrei spezzare una lancia in favore dei delusi, da qualcuno "massacrati" perchè colpevoli di non aver colto la profondità dell'affresco storico, quasi stessimo parlando di "Mediterraneo" di Braudel. Qui pur sempre di un romanzo si tratta. Se manca l'emozione che una storia narrata bene deve dare (a me Altai da questo punto di vista è apparso proprio freddino), se manca la complessità che aveva caratterizzato Q, se manca la godibilità di altre prove del collettivo, se i personaggi sono appena caratterizzati, se il finale appare "buttato lì" non si può che rimanerne un po' delusi. Che la qualità media si alzi rispetto a tanta immondizia letteraria, è un altro paio di maniche, ma il mio giudizio è "tarato" su ciò che mi aspetto da Wu Ming, mica da Moccia.

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    Massimiliano

    30/01/2010 12:50:42

    Buon libro di avventure, ma niente di comparabile con il suo precedente Q. Lo si gode di piu' se si legge subito dopo il suo ben piu' nobile antecedente, ma non e' un secondo episodio, anzi, pare che il protagonista di Q stia li' solo per aggiungere un po' piu' di tono al racconto, quasi un'operazione di marketing.

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    riccardo

    26/01/2010 11:37:00

    confermo l'impressione che hanno avuto molti altri. il romanzo è molto ben ambientato e la storia avvincente, stimola la curiosità verso il periodo storico e i personaggi realmente esistiti. tuttavia gli unici momenti veramente emozionanti sono stati quelli passati con Ismail, il viaggiatore del mondo, alias gert dal pozzo, che purtroppo ha un ruolo molto marginale nella storia; il risultato del confronto con Q è scontato e penso che perseguirà i wu ming ancora a lungo

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    Edwin

    22/01/2010 23:30:04

    il voto non puo' essere il massimo perchè le aspettative erano altissime e difficili da soddisfare. bellissime ambientazioni e ricostruzioni storiche, a tratti si riesce a respirare l'aria di Q. Ottima lettura anche se a tratti Forzata, imperdibile per chi ha amato Q

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    paolo

    22/01/2010 22:04:03

    Se confrontato alla media della produzione di romanzi, soprattutto storici, è di sicuro valore per il respiro che riesce a generare e per la caratterizzazione dell'epoca. Ciò che delude è il confronto con Q, che, d'altro canto, è dirompente e difficilmente replicabile

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    emanuela

    18/01/2010 16:03:47

    Leggendo, pensavo che dev'essere difficile, ma tanto, scrivere un libro così. Lo so, è un commento ingenuo, ma quanta documentazione, quante prove sono necessarie per raccontare la storia in questo modo,il padre è il vecchio Alessandro dei Promessi Sposi, ma anche questo è tosto. Il fascino del mondo"veneziano", anche quando si è a Ragusa, a Salonicco, a Istanbul, Venezia è sempre presente,il fascino dell'acqua, tratto unificante tutta la storia, il fascino di questo straordinario personaggio, Emanuele/Manuel, io narrante cinico e appassionato, piccolo melting pot di culture e religioni diverse, testimone di fatti che studiati a scuola non ci hanno detto niente. Come in Q la guerra è sempre male necessario a placare la fame umana di potere, la guerra è orrore, è membra squartate, odori rivoltanti, carne da macello. Non gli do il cinque, perchè in qualche tratto è un po' pesante, ma è comunque un libro che mi sento di consigliare. Da meditare.

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    SLona

    16/01/2010 17:12:54

    Sposo parola per parola il commento di Francesca Meneghetti. E' davvero un buon libro, scritto con grande perizia ed intelligenza. Manca il 5 solo ed esclusivamente per il finale (Lepanto & Co.), che ho trovato un po' traballante. Ma forse è solo un'impressione: il climax narrativo è raggiunto dall'assedio di Famagosta, reso davvero in modo superlativo, che ammazza un po' il resto del romanzo. (Oltre a Bragadin). Aggiungo a quanto di buono già detto che stimo i Wu Ming anche per la loro capacità di produrre uno sforzo teorico, senza il quale qualsiasi forma narrativa si riduce a sterili storielle, magari gradevolissime, ma senza capacità di comprendere la realtà. Altai è un romanzo storico con i piedi saldamente piantati nel presente, che fa molto riflettere sul concetto di identità. Davanti agli effetti della globalizzazione, in tempi di ansie o addirittura di nevrosi identitarie (ah, le nostre tradizioni!), Altai ci accompagna in un viaggio tra lingue e culture diverse e ci offre una unica ragionevole certezza: siamo il prodotto del sedimentarsi del tempo, con tutte le sue innumerevoli contraddizioni. Un piacevole ritorno.

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