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Amici per paura - Ferruccio Parazzoli - copertina

Amici per paura

Ferruccio Parazzoli

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Editore: SEM
Anno edizione: 2017
In commercio dal: 30 marzo 2017
Pagine: 219 p., Rilegato
  • EAN: 9788893900027
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Amici per paura

Ferruccio Parazzoli

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Seminalista al Premio Strega 2017
Presentato da Giorgio Ficara e Sergio Zavoli.

Roma, 1943. Per Francesco la guerra è una cosa da eroi immortali. Nei pomeriggi in cortile con i suoi compagni di gioco, ridà vita agli epici scontri di cui racconta la chiassosa propaganda del regime.

"Quel che colpisce in Amici per paura, è la riduzione all'osso del racconto, probabilmente rivelatrice dell'urgenza di venire a patti con il proprio passato: una narrazione, semplice (dove semplicità è conquista), che sembra sgorgata naturalmente dalla profondità del ricordo infantile." - Paolo di stefano, Corriere della Sera

Il 19 luglio, però, la guerra, quella vera, giunge improvvisa e devastante nella capitale, a San Lorenzo. Niente può essere più come prima, né per i grandi, né per i bambini. Nessuno può dirsi immortale. Lo sventurato patriottismo degli italiani si volta in paura. La fame, le bombe, la miseria, l’occupazione nazista, gli sfollamenti, diventano per tutti la vita di ogni giorno. Anche per Francesco, adesso, il sangue limpido dell’infanzia comincia a mescolarsi con quello marcio della Storia.
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    Claudio

    25/06/2017 10:22:39

    La guerra vista con gli occhi di un bambino romano, figlio della piccola borghesia ministeriale. Dopo il bombardamento di San Lorenzo, lui, la madre e la sorella si trasferiscono nelle Marche, terra di origine del padre, da cui tornano dopo che anche quella zona è stata pesantemente bombardata. Il piccolo Francesco capisce poco della guerra, gli sembra un gioco, fino a quando ne fa le spese il suo migliore amico.

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    Ciro D'Onofrio

    14/06/2017 21:47:48

    Amici per paura ha il merito di una storia scritta con semplicità e che si legge con piacere e velocemente malgrado racconti gli anni bui della seconda guerra mondiale.Le illusioni, le frustrazioni, la fame, la paura, la tragedia di un grande conflitto che sconvolge le vite delle persone viste attraverso una "lente" speciale, quella di un bambino: Francesco. Francesco è costretto a crescere conoscendo i bombardamenti, il mercato nero, gli sfollamenti, i nazisti ed i partigiani assistendo e vivendo Roma città aperta ma anche città spettrale e riesce a cogliere, pur bambino, che la salvezza sta nella grande forza di potersi raccontare e di poter raccontare che è poi la grande lezione di questo libro.

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    alida airaghi

    08/04/2017 15:26:42

    I “QuattroTempi” in cui si suddivide l’ultimo romanzo di Ferruccio Parazzoli scandiscono le vicende vissute dal piccolo Francesco e dalla sua famiglia durante la seconda guerra mondiale. Una Roma piccolo-borghese, intimorita e sconcertata da una Storia a cui si sente estranea, e poi un rifugio marchigiano in cui trovare riparo dall’assedio tedesco e dai bombardamenti, fanno da sfondo agli avvenimenti domestici osservati con l’ingenuo stupore di un bambino che si pone molte domande sognando altri orizzonti, forse eroici, senz’altro più vitali di quelli della sua quotidianità, infreddolita e affamata. Intorno a lui ruotano diversi personaggi, per lo più appartenenti allo stretto cerchio familiare: un padre impiegato ministeriale, fedele agli affetti e al lavoro, ma privo di grandi ambizioni e idealità; la mamma tranquillamente devota ai suoi doveri di moglie, madre e casalinga; la sorellina Cristina, che manifesta sprazzi di vivace curiosità. E poi un nonno lombardo, massone e socialista, che con la sua morte improvvisa impaurisce il nipotino, e una schiera di zii e cugini a cui i quattro componenti del ridotto nucleo familiare rimane in sostanza indifferente, se non velatamente ostile. Il dramma della guerra è patito da tutti loro con rassegnata passività, in una silenziosa accettazione del ruolo di vittime, e Parazzoli riesce a rendere molto bene la docile sottomissione con cui i protagonisti vivono gli eventi, grandi e piccoli, delle loro esistenze (le morti private e le stragi belliche, i tradimenti politici e i soprusi parentali), in uno stile elegante e sorvegliato, pacatamente denotativo. Francesco vive la sua remissiva e solitaria infanzia di Figlio della Lupa aggrappando le sue paure ai soldatini con cui gioca, al fucile con la canna di latta che imbraccia da valoroso combattente, «immortale piccolo dio della Guerra». La capacità di estraniarsi da un presente terrificante sarà ciò che lo aiuterà a salvarsi nell’incrudirsi degli avvenimenti.

“Ai grandi ne possono capitare di tutte, era come se le disgrazie e la morte se le tirassero addosso, come la guerra dove ne morivano tanti sotto il fuoco dei cannoni, delle bombe e delle mitragliatrici, altro che rospi. I bambini invece no, i bambini sono immuni. Lui era un bambino ed era immune.”

Francesco, il protagonista di “Amici per paura”, un bambino cresciuto in una famiglia della Roma piccolo borghese, si sente immune alla morte. Come tutti i bambini del mondo, crede di essere invincibile e che le persone che muoiono possano essere solamente gli adulti; crede che i bambini, abbiano una specie di angelo custode. Ci ha sempre creduto e continua a crederlo anche durante la Seconda Guerra Mondiale, durante i bombardamenti e i razionamenti, durante le peggiori fasi del conflitto.

Gli adulti attorno a lui muoiono, a volte per cause naturali, più spesso per le conseguenze (dirette o no, non importa) della guerra. La nonna prima, il nonno poi. I vicini di casa, i parroci. I bombardamenti uccidono gli uomini, mai i bambini. Mentre i protagonisti accettano passivamente il ruolo di vittime della guerra, Francesco vive nel suo caseggiato INCIS nella certezza che solo i grandi possano morire. Vorrebbe vivere un’esistenza da eroe anche se non capisce davvero il motivo delle battaglie. Gioca sul balcone con il suo migliore amico, Domenico, con i soldatini dal braccio alzato (i soldatini inglesi sono difficili da reperire in tempo di guerra).

“Ma se i giorni nella città prigioniera erano quelli della Guerra e della Fame, erano anche giorni come Francesco non avrebbe mai più vissuto con altrettanta intensità, nella spietata illusione dell’infanzia di possedere una propria naturale immunità. Personaggi estremi e fantastici come incubi o come sogni, quali le generazioni a seguire non avrebbero più incontrato. Francesco aveva visto la Guerra.”

La Guerra obbliga parte della famiglia di Francesco a trasferirsi nel Maceratese e poi nella canonica di un prete che li accoglie, mentre il padre resta a Roma.
È al ritorno nella città capitolina che Francesco dovrà fare i conti con la morte. Ed è qui che Francesco dovrà definitivamente crescere, una volta conclusa la Guerra. In una Roma devastata dai bombardamenti e dalle rappresaglie dei tedeschi, i ragazzi della compagnia di Francesco si ritrovano a vagare in una città fantasma, in cerca di legna e oggetti utili tra le rovine delle case. Per Francesco sarà fondamentale l’amicizia con il ritrovato Domenico (un ragazzo ormai cambiato dalle dinamiche familiari violente) che si spezzerà nel peggior modo possibile.

L’incontro con il mondo della letteratura cambia l’adolescenza di Francesco che decide di diventare scrittore, dopo aver pensato a lungo che sarebbe diventato, un giorno, un soldato o un prete.

Ferruccio Parazzoli, classe 1935, imbastisce un affresco ben congegnato e ben scritto sull’orrore della guerra che modifica le vite di tutti gli uomini e lascia un segno indelebile in quelle dei bambini.

Un libro fortemente letterario, a tratti soave, una scrittura che vola leggiadra e grave allo stesso tempo in quattro tempi e venticinque capitoli in cui - essendo enfatizzata l’immobilità dell’uomo di fronte alla guerra, con l’assoluto protagonismo dei bambini - si respira l’aria neorealistica di “Roma città aperta” e di “Ladri di biciclette”.

Recenzione di Eros Colombo

 
  • Ferruccio Parazzoli Cover

    (Roma 1935) narratore italiano. I suoi romanzi si caratterizzano per una costante attenzione ai problemi etici e per il capovolgimento del fantastico e del metafisico nell’umile quotidiano: Il giro del mondo (1977), Le nozze (1978), Uccelli del Paradiso (1981), Il giardino delle rose (1985), La nudità e la spada (1990). Tra le sue opere successive: L’ago e il cammello. Quarantatré storielle profane dal Nuovo Testamento (1996), Nessuno muore (2001), Per queste strade familiari e feroci (risorgerò) (2004), affresco di Milano filtrato con l’occhio della fede, Quanto so di Anna (2007), Altare della patria (2011), Il vecchio che guardava tramontare i tramonti (2013), Né potere né gloria (2014), Infinita commedia (2015), Amici per paura (2017).... Approfondisci
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