Traduttore: S. Vismara
Editore: Bompiani
Anno edizione: 2002
Formato: Tascabile
In commercio dal: 9 gennaio 2002
Pagine: 426 p.
  • EAN: 9788845250859
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Descrizione
Robert Shannon, rimasto orfano e privo di ogni mezzo per vivere, va da Dublino a Levenford, una cittadina puritana della Scozia, presso i nonni materni. Ma qui tutto di lui spiace e si presta al ridicolo: il suo nome, i suoi vestiti, la religione stessa, sono motivo di contrasto e di scherno. In questo mondo straniero e nemico, Robert riesce a trovare conforto e aiuto nel personaggio più bizzarro della famiglia: il bisnonno, un vecchio assurdo, enfatico, squattrinato e ardente, pronto ad affermare, talvolta con prepotenza, la sua ansia di vita e di avventura.

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Recensioni dei clienti

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    Elisabetta

    04/03/2016 13:02:21

    Ho trovato 'Anni Verdi' un libro tenero, delicato e commovente per lo stupore, l'innocenza, ma anche il coraggio con cui il protagonista, il piccolo Shannon, orfano di madre e padre, affronta la sua nuova vita, si relaziona con la nuova famiglia e con i coetanei, ingoia frustrazioni ed umiliazioni, ma non perde quell'aria sognante tipica del bambino ancora piccolo, che percepisce dinanzi a sé un tempo infinito fatto di promesse infinite. O meglio, non la perde fintanto che l'infanzia lo tiene stretto a sé e lo nutre con l'amore e le attenzioni di un bisnonno alquanto bizzarro ma carismatico, con il riservato affetto di una nonna quasi invisibile agli occhi dei più, ma in grado di tenere unita una famiglia assai mal assortita, con l'amicizia unica e profonda di un ragazzo di buona famiglia ma di ancor più buoni sentimenti e con la smisurata fede in Dio. Poi però il bambino diventa uomo e il mondo cambia di fronte a lui, ossia, è la sua percezione del mondo a cambiare ed a portarlo, come purtroppo sempre accade, al disincanto; il bisnonno spesso diventa ingombrante e inopportuno, la grande passione per la medicina, difficile da coronare, viene accantonata e la fede in Dio viene smorzata da avvenimenti terribili che non starò ad anticipare. Insomma, come si è capito, anche questo romanzo mi ha toccato il cuore e quello che più mi ha commossa è stata la capacita da parte dello scrittore di rendere concreta la felicità data dall'amicizia vera e profonda tra Shannon e Gavin. Per chi ama letture profonde e mai scontate, questo libro è assolutamente consigliato. E' vero che l'edizione in italiano non si trova quasi più, ma qualcuno ricomincerà prima o poi a stampare questo meraviglioso autore!!!

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    francesco

    13/05/2010 13:01:31

    Una storia d'altri tempi,che consegna cronin,se mai ve ne fosse bisogno,all'olimpo degli scrittori classici,sebbene mi permetto di definirlo leggermente classicista e neo romantico.stile limpido,mirabilmente scorrevole,fluente.colpisce la solita profondita' dei dialoghi e delle descrizioni psicologiche ,l'analisi fugace degli scorci paesaggistici,i suoi romanzi sembrano cosi' ben scritti che ci si possono porre almeno due questioni.come mai in commercio non si trova piu' nulla dello scrittore britannico? come mai non gli fu conferito il premio nobel per la letteratura?

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    Maria Francesca

    23/10/2005 10:07:02

    Nelle vicende del protagonista ogni lettore potrà ritrovare le medesime speranze, disillusioni, incertezze e propositi per una vita migliore... Quest'opera del formidabile Cronin, a torto veramente messo nel dimenticatoio, mi ha fatto riscoprire la bellezza della lettura. E poi quella vena di humor prettamente inglese... Un vero capolavoro!

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    dany

    03/08/2005 16:09:32

    Semplicemente formidabile. Devo essere sincero: non conoscevo Cronin come autore, e a torto. Purtroppo è uno di quegli scrittori che rimangono sempre nell'ombra, per un motivo non ben chiaro, ma indubbiamente ingiusto; mi sono accorto della sua esistenza solo grazie ad un colpo d'occhio dato in libreria, che mi ha fatto piacevolmente scoprire che "La cittadella" (notoriamente famoso) era stato tratto da un libro di un tale Cronin, e allora "perché non provare qualche altro testo di questo autore?" Bando alle ciancie: il libro è bellissimo, la vicenda è chiaramente raccontata in flashback, quindi tutto è filtrato dalla patina del ricordo, ma le descrizioni appaiono nitidamente chiare ed essenziali nella loro poesia di paese. Perché in fin dei conti qeusto romanzo è una specia di poesia, oppure una fiaba per bambini, insomma ha qualcosa del favoloso, della dolce saggezza dei bambini. Forse perché tratta temi cari al romanzo di formazione classico, ottocentesco, dickensiano: il cammino inziatico verso la maturità, le ansie, le paure, gli amori, le perdite e i dolori dell'adolescenza; la saggezza, l'ingenuità, la dolcezza e l'inconsapevolezza dei bambini. Forse perché i personaggi rientrano in cliché triti e ritriti, ma sempre efficaci: Roberto è il protagonista vittima del destino e delle sventure, il nonno e Adam rappresentano i 2 lupi cattivi, e gli altri personaggi della famiglia sono gli aiutanti che accorrono a frotte ad aiutare il protagonista in difficoltà. Il romanzo, insomma, è orchestrato splendidamente, fluisce da sé ed inoltre tratta di tematiche anche molto moderne: l'emancipazione che si può acquisire solamente tramite lo studio (ricordiamoci che siamo ai primi del Novecento, in una cittadina chiusa, diffidente e puritana della Scozia), il tema del "diverso", sia religioso che comportamentale, la condizione degli operai, il rapporto ambiguo, pieno di domande senza risposta, con la religione. Io l'ho amato, forse perché ho 18 anni e perché mi rispecchio nelle contraddizioni interne di Roberto.

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    Bartolomeo Di Monaco

    29/06/2002 22:21:38

    È difficile anche ad un bravo scrittore come Cronin resistere all'oblìo, e così, quando ci si trovi in viaggio per la Scozia, si sente parlare sempre, e giustamente, del poeta Robert Burns, di cui anch'io sono un ammiratore, e forse vi dirò qualcosa fra qualche tempo, di Stevenson e Scott, ma raramente di un altro dei figli illustri di quella terra, che per bellezza ha pochi eguali: appunto, Cronin. Quando scrisse questo libro era già noto nel mondo per il celebre "E le stelle stanno a guardare" (storia malinconica e delicata di minatori), e aveva già scritto "La cittadella" (dove narra della sua vita di medico). Due prove che l'avevano posto all'attenzione, oltre che dei critici, delle grandi masse. Nella piena maturità, affronta il tema della sua gioventù, sotto il nome del protagonista Robert Shannon. Devo dire che raramente mi capita di leggere un'autobiografia con accenti tanto delicati, ripercorsa teneramente dal protagonista, che già in quei primi anni avverte le pene di un carattere ombroso e malinconico, con cui farà i conti per il resto della sua vita. Lo stile è misurato e piacevole, la narrazione è limpida e la storia diventa sempre più coinvolgente, sia quando il ragazzo si infatua di una graziosa coetanea, Alison, e non ne è corrisposto, sia quando comincia a delinearsi e a stagliarsi sopra tutte le altre la figura del bisnonno Alessandro Gow, il vero protagonista, a mio parere, del libro. Al termine, nel penultimo capitolo, il IX, vi è descritta la sua morte, in modo così dolce e naturale da suscitare ammirazione. Subito dopo, l'altra bisnonna, si avvicina al defunto e l'autore scrive: "Guardo mentr'essa lega il mento che si abbassa e gli mette delle monete sugli occhi chiusi." Sarà grazie al testamento del bisnonno, legato ad una polizza assicurativa, che il ragazzo potrà uscire dalle Acciaierie in cui era occupato come operaio e iscriversi all'università per divenire medico, e noi diciamo ottimo scrittore. Chi come me ha visitato la Scozia, non ha potuto fare a meno di sentire palpitare il suo c

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