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Carlo S. Capogreco

Editore: Einaudi
Anno edizione: 2006
Formato: Tascabile
  • EAN: 9788806180898
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Recensioni dei clienti

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    Guido Ruzzier

    18/07/2012 13.49.04

    Non ho letto questo libro, ma leggo in una recensione che l'autore afferma che l'anarchico Umberto Tommasini è stato ucciso a Renicci. Non è così. Per sua fortuna, e mia, e di tanti altri, Tommasini è uscito vivo da Renicci, ed ha vissuto abbastanza a lungo da trasmetterci molti dei suoi valori: è morto a Trieste nel 1980. Consiglio la lettura de "Il fabbro anarchico. Autobiografia fra Trieste e Barcellona. Umberto Tommasini", Roma, Odradek, 2011. O meglio ancora, l'edizione originale dell'autobiografia, in dialetto: "Umberto Tommasini,L'anarchico triestino", Milano, Antistato, 1984. Tutti e due i volumi sono stati curati da Claudio Venza.

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    Francesca

    24/05/2004 11.20.16

    adesso ho letto 'i campi del duce...'ed è molto più bello del previsto io vorrei chiedere una cosa: vi è piaciuto?

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    Enrico Oliari

    28/02/2004 10.49.36

    Con questo libro Capogreco denuncia una storia troppo comodamente dimenticata, dove uomini e donne sono state vittime di persecuzioni e discriminazioni di ogni genere. L'obbiettività dello storico e la sua chiarezza di vedute fanno in modo che quanto scritto non sia legato ai molti vincoli politici che hanno caratterizzato le testimonianze storiche del Dopoguerra: fra i confinati, gli internati ed i condannati non vengono citati solo i "Big" politici, ma anche la gente più comune, dagli omosessuali ai sindacalisti, dagli ex appartenenti all'apparato fascista, agli accusati di spionaggio e così via. Vista la ricchezza di note, il libro costituisce un documento valido per lo studio dei meccanismo persecutori del regime fascista nei confronti della popolazione civile.

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    Luciano Tripepi

    22/02/2004 23.29.35

    In tempi nei quali la polemica urlata spesso tradisce la mancanza di riflessione e di seria documentazione storiografica, il volume di Capogreco sui campi italiani durante l'ultimo conflitto mondiale , le loro tipologie, la loro organizzazione e, cosa ben più importante, le loro conseguenze sulla vita di migliaia di individui che per ragioni razziali, politiche o etniche vi vennero internati, è un'opera limpida ed equilibrata. La dimensione concentrazionaria italiana viene colta nella sua sostanziale ambiguità: "garantista " nei confronti dei sudditi protetti dallo status di " prigionieri di guerra " e di "sudditi di stato straniero " e persecutoria e vessatoria nei confronti delle popolazioni slave del confine orientale.Finito grazie a Dio l'oblio o la rimozione dei crimini verso gli italiani che condussero alle foibe, sarebbe il caso che senza meccaniche relazioni di causa ed effetto, ma con la coscienza anche della sofferenza inflitta oltre che di quella subita, si cominciasse a ritessere un dialogo che apra con ulteriori studi seri il confine da entrambe le parti: Il lavoro di Capogreco aiuta proprio in questo senso la definizione di un'identità italiana che ,insieme a quella slovena e a quella croata ,ha ora l'oppportunità di riconoscersi ,priva di retorica ,in un'Europa senza più foibe e senza campi di Arbe e di Gonars.

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