La casa del sonno

Jonathan Coe

Traduttore: D. Scarpa
Editore: Feltrinelli
Anno edizione: 2013
Formato: Tascabile
Pagine: Brossura
  • EAN: 9788807881404
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"Enorme, grigia e imponente, Ashdown sorgeva su un promontorio, a una ventina di metri dalla viva parete della scogliera, ed era lì da più di un secolo. Per tutto il giorno i gabbiani ruotavano intorno alle sue guglie e torricelle con strida rauche e luttuose."

Il titolo è quello di un libro, non importante, non fondamentale nell'andamento della storia, che leggono alcuni dei protagonisti e che ricompare in varie situazioni e in vari momenti della narrazione. È un pretesto, ma anche l'emblema del romanzo, racchiuso in una frase, in pochissime parole. In una casa, ora sede di una clinica di ricerche sui disturbi del sonno, sono vissuti tempo addietro alcuni studenti, quando l'edificio era adibito a dimora universitaria. In un collage composto da flash-back e brani di narrazione contemporanea, l'autore ripropone questi studenti, con le loro difficoltà di relazione, di scambi interpersonali, di autodefinizione.

Un difficile rapporto con il sonno caratterizza molti personaggi della storia ed è il fil rouge di tutta la narrazione. C'è chi (Terry) soffre di insonnia assoluta, totale (ma senza patirne particolarmente...) e si affida alle cure del dottor Gregory Dudden, primario della clinica, spinto più dalla curiosità professionale di giornalista e critico cinematografico che dalla reale volontà di guarigione, oppure chi cade in crisi di narcolessia (Sarah) e non riesce più a stabilire quale parte dei suoi ricordi siano la realtà e quali il sogno; e c'è chi (la piccola Ruby) parla dormendo... Ma un altro possibile tema conduttore è l'omosessualità femminile, non drammatizzata come elemento di vera rottura, ma descritta con leggerezza e semplicità.

Curioso notare come il romanzo sia scritto in modo tale da indurre ogni lettore a cogliere aspetti differenti della storia e alcuni personaggi più di altri, ognuno i propri. Se, per citare esempi illustri, Masolino d'Amico nella recensione di Tuttolibri focalizza particolarmente Gregory Dudden "scienziato pazzo e crudele", Sarah "studentessa incerta sulla propria sessualità" e Terry "creazione notevole", Tommaso Giartosio nel suo articolo per Il Manifesto, sottolinea invece la presenza di Veronica che "tradisce la sua passione per il teatro entrando in una azienda" e Robert, innamorati entrambi di Sarah.

Varie chiavi di lettura, dunque, per l'opera di Coe e vari livelli di narrazione.

Attraverso l'evoluzione delle vite di questi protagonisti, intrecciate con quelle di numerossissimi altri, Coe traccia un affresco degli anni Ottanta e di quello che hanno portato con sé nei gusti, nelle scelte, nella cultura, particolarmente, com'è ovvio, in quella inglese.

Autore della cosiddetta "generazione Blair", lo scrittore si inserisce in un nuovo filone letterario "vincente" di stampo anglosassone, legato ai problemi delle ultime generazioni, alle aspettative per il futuro, alla fuga dalla realtà, anche, perché no, attraverso il sogno.

A cura di Wuz.it


Le prime frasi del romanzo:

VEGLIA
1.

Era l'ultima lite, almeno questo era chiaro. Ma benché l'avesse presentita da giorni e forse da settimane, nulla poteva placare l'ondata di rabbia e risentimento che gli stava montando dentro. Era lei dalla parte del torto, e s'era rifiutata di ammetterlo. Ogni argomento che lui aveva provato a opporre, ogni suo tentativo di mostrarsi conciliante e ragionevole gli era stato distorto, contorto e ribaltato contro. Come s'era permessa di tirare in ballo la serata - del tutto innocente - che lui aveva passato con Jennifer alla Mezzaluna? Come s'era permessa di definire "penoso" il suo regalo e di sostenere che aveva un'aria "sfuggente" quando glielo aveva dato? E come s'era permessa di tirare in ballo sua madre - sua madre, proprio così - accusandolo di andarla a trovare troppo spesso? E con l'aria poi di trarne conclusioni sulla sua maturità; peggio, sulla sua mascolinità...
Aveva lo sguardo fisso nel vuoto, ignaro dei passanti e di tutto quanto lo circondava.
"Troia, " pensò tra sé e sé quando le frasi di lei gli tornarono alla mente. Poi ad alta voce, fuori dai denti stretti, lo gridò: "TROIA!".
E si sentì un po' meglio.

*

Enorme, grigia e imponente, Ashdown sorgeva su un promontorio, a una ventina di metri dalla viva parete della scogliera, ed era lì da più di un secolo. Per tutto il giorno i gabbiani ruotavano intorno alle sue guglie e torricelle con strida rauche e luttuose. Per tutto il giorno e per tutta la notte le onde si scagliavano forsennate contro la barriera di roccia, diffondendo un ruggito senza fine, come di traffico intenso, per le camere glaciali e i corridoi intricati ed echeggianti della vecchia casa. Anche le parti più vuote di Ashdown (e attualmente era vuota in gran parte) non erano mai silenziose. Le camere più abitabili erano assiepate tra il primo e il secondo piano, a picco sul mare, inondate durante il giorno da una gelida luce solare. Al pianterreno la cucina dal soffitto basso, lunga e a forma di L, aveva soltanto tre piccole finestre ed era avvolta in un'ombra perenne. La spoglia bellezza di Ashdown sfidava gli elementi e mascherava il suo essere sostanzialmente inadatta all'insediamento umano. I più vecchi e i più prossimi tra i vicini ricordavano ancora, quasi con incredulità, che un tempo era stata una residenza privata, la dimora di una famiglia di otto o nove membri appena. Ma vent'anni prima l'aveva acquistata la nuova università, e ora ospitava un paio di dozzine di studenti: una popolazione mobile e cangiante come l'oceano disteso ai suoi piedi e proteso nell'orizzonte, di un verde malsano e agitato da pena infinita.

*

Forse i quattro sconosciuti al suo tavolo le avevano chiesto il permesso di sedersi accanto a lei, o forse no. Sarah non ricordava. Le pareva che ora stesse nascendo una discussione, ma non sentiva cosa dicevano, anche se percepiva l'alzarsi e l'abbassarsi delle voci in un risentito contrappunto. Ciò che ascoltava e vedeva all'interno della sua testa era ben più reale, al momento. Un'unica parola velenosa. Occhi lampeggianti d'odio indefinito. La sensazione che non le avesse parlato ma sputato addosso. Un incontro durato quanto? due secondi? meno? ma che da più di mezz'ora, involontariamente, la sua memoria continuava a rivivere. Quegli occhi. Quella parola. Non c'era modo di sbarazzarsene, almeno per un po'. Anche ora, mentre il tono delle voci intorno saliva e diventava sempre più animato, una nuova ondata di panico si gonfiava in lei. Colta improvvisamente dalla nausea, chiuse gli occhi.
L'avrebbe assalita, si chiese, se High Street non fosse stata così affollata? L'avrebbe tirata in un portone, stracciando i vestiti?
Sollevò la tazza del caffè, la tenne un po' discosta dalle labbra e ci guardò dentro. Guardò fissa la superficie oleosa percorsa da un vibratile luccicore. Strinse più saldamente la tazza. Il liquido tornò calmo. Le mani non tremavano più. Era passata.

Recensioni dei clienti

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    Raffaele

    18/09/2017 20:08:47

    Jonathan Coe è abilissimo nell'incrociare i destini dei suoi giovani personaggi dei quali segue attentamente le alterne sorti, una intricata storia lunga 12 anni raccontata con la maestria dei tempi migliori. La casa del sonno segue La famiglia Winshaw, probabilmente il suo romanzo più famoso e precede il dittico La banda dei brocchi/Circolo chiuso, che ritengo i suoi migliori. Questi, a mio parere, costituiscono il vertice delle opere dell'Autore, qualche gradino sotto, il prima e il dopo.

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    Mauro

    29/12/2016 17:18:54

    Difficile catalogare questo libro. Un giallo? si forse lo può essere anche se manca assassino e vittima perchè dobbiamo aspettare la fine, le ultimissime pagine per capire, per sciogliere l'ultimo nodo della storia. Una storia d'amore, si è anche questa, intensissima e strugente tanto da portare lui a trasformarsi completamente pur di conquistare il cuore di lei. Magistrale come Coe gestisce il flusso temporale lungo dodici anni dividendo il prima e il dopo in capitoli pari e dispari. Io l'ho trovato un libro bello, commovente avvincente come un film dei Coen.

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    zocca giuliano

    29/09/2016 19:32:06

    vicenda pasticciata, con personaggi poco delineati, colpi di scena/coincidenze inverosimili, scrittura poco scorrevole, nell'insieme molta confusione. Non regge il confronto con "la pioggia prima che cada"

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    Valentina R

    24/05/2016 14:43:17

    comprato ad Ottobre, lo avevo iniziato e abbandonato dopo poco. Qualche settimana fa l'ho ripreso e devo dire di aver scoperto un mondo fantastico. Coe è un genio! Leggetelo, divoratelo!

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    danilobasile

    20/08/2015 22:46:08

    Bel romanzo con una storia non banale di intrecci di vite e di destini. A tratti un pò cupo. Non mi ha entusiasmato ma è indubbiamente un buon romanzo. Da provare.

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    by Ax

    27/08/2014 14:50:38

    Prima ragazzi e ragazze. Poi uomini e donne alla mercé di un destino costantemente abbracciato al passato, e le cui azioni gironzolano per le vie di un presente che li riporta al prima. Piacevole combriccola, scorrevole ricettacolo di esperienze intrecciate, che avrebbe meritato miglior considerazione se l'autore, verso il finale, non avesse virato verso colpi di scena da soap opera.

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    rossano garibotti

    02/07/2014 22:28:01

    Da un certo punto di vista, il protagonista del romanzo è un vecchio edificio in pietra che si staglia severo sul promontorio di una scogliera inglese: Ashdown. Residenza per studenti universitari prima, Clinica dove si studia e si cura l'insonnia dopo. In questo luogo di mutazione, dove grida di gabbiani e raffiche di vento accentuano la sensazione di solitudine che sembra avvalorare una linea di congiunzione tra il prima e il dopo, si incrociano le vite di alcuni studenti che il destino intreccia negli anni, come in un circolo. Avverrà che solo dai successivi, predestinati incontri, le attuali e precedenti vite dei protagonisti potranno trovare risposte e, quale che sia, compimento. L'enigmatica narrazione, che alterna sapientemente salti temporali, giunge al lettore - in linea col tema narrativo - come sospesa, tradotta dal sogno; ma non per questo è priva di una grande forza. Con largo merito l'autore riesce a proporre una delicata riflessione sui rapporti personali, intrecciandoli con l'altro terzo della vita, il sonno, che assurge a spiegazione e metafora della vita stessa.

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    francesca

    09/04/2014 19:26:15

    È il primo romanzo che leggo per avvicinarmi a Coe, l'ho trovato parecchio simile al suo connazionale Hornby. Comunque un libro che non stanca e non annoia, interessante anche se forse con un finale dei più comuni. Consigliato caldamente.

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    lorena

    21/03/2014 08:32:19

    E' un libro intrigante, i personaggi sono ben costruiti e la trama è articolata benissimo, con alcuni colpi di scena inaspettati. E' il mio primo libro di Coe e sicuramente ne seguiranno degli altri. Consigliatissimo.

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    Annarita

    19/03/2014 21:48:34

    "La casa del sonno" è un romanzo fin troppo ricco di trovate narrative. Senza dubbio un'idea originale, quella di Coe di far ruotare l'intero romanzo intorno al valore, o "disvalore" a seconda dei punti di vista, del sonno. E' la storia ben raccontata, ma con uno svolgimento spesso artificioso, di un gruppo di giovani studenti, le cui strade terminati gli studi prenderanno le direzioni più varie, e che finiranno comunque, attraverso una serie eccessiva di sincronismi e casualità, per incrociare di nuovo i loro destini. Tra i personaggi c'è chi concepisce il sonno come mera perdita di tempo, chi invece intende dormire per la maggior parte della sua esistenza, chi confonde la realtà con i sogni e chi li preferisce di gran lunga alla vita vera. Il tema del disturbo del sonno, grazie alla capacità e all'arte dell'autore, induce sensazioni di spaesamento, suggerisce il disorientamento rispetto alla vita ed alla progettualità comune a questi e a molti altri giovani. Il gioco dell'alternanza del piano temporale nel racconto aiuta il ritmo e cattura indubbiamente l'attenzione del lettore. Coe dimostra molta abilità, scrive in maniera raffinata, ineccepibile, il suo stile è efficace però, a mio parere, non è sufficiente. Molti dei personaggi sono poco credibili, stereotipati, estremi, quasi grotteschi. Era necessario?

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    luigi giannotti

    27/02/2014 06:28:53

    forse, uno dei libri piu' belli che ho letto. Coe è bravissimo

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    Francesca

    09/01/2014 00:07:21

    Di solito non scrivo le recensioni dei libri che leggo, ma per questo non ho potuto farne a meno, libro bellissimo, consigliatissimo. Non conoscendo l'autore non avevo nessuna aspettativa, adesso penso che leggeró altri libri dello stesso autore.

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    ricky

    29/11/2013 15:28:19

    Non ci si deve far spaventare dalla apparente dispersività della scrittura e dalla grande attenzione che ci viene richiesta nel seguire i due piani temporali della vicenda. Con assoluta maestria, Coe ci guida in una intrigante e appassionante storia che ha per protagonisti il linguaggio ("un agente segreto doppio giochista"), il sonno (o la sua mancanza) e i sogni (veri, immaginati, perduti). Il fato con le sue sublimi, impensabili combinazioni tira le fila di quattro (o cinque? o dieci?) vite che si incrociano, si scontrano, si perdono e si ritrovano. Sicuramente diverse e quando non lo sperano, o non lo temono, più. Dalla lettura della Casa del sonno ho provato un piacere che pochi libri e pochissimi scrittori sanno offrire. Per chi ama Roth di "Pastorale Americana" e "La macchia umana", Auster de "Il leviatano" e di "Follie di Brooklin", McEwan di "Amsterdam" e di "Sabato" e, perchè no, Dickens de "Il nostro comune amico" e di "Grandi speranze", quest'ultino espicitamente citato da Coe nelle ultime pagine del suo, per ora e a mio parere, miglior romanzo.

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    Norma

    31/10/2013 15:24:59

    Questo romanzo è stata la classica scintilla che mi ha fatta innamorare di Coe, di cui in seguito ho letto tutti i libri. Ha uno stile accattivante e mi piace la sua capacità di tenere viva la curiosità del lettore stimolandola con rimandi a pagine precedenti. Molto interessanti anche le personalità dei personaggi. Assolutamente da leggere!

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    Roberto

    19/01/2012 14:50:16

    Bellissimo. "La casa del sonno" è uno di quei libri che quando li finisci hai la piacevole sensazione di aver speso bene i tuoi soldi ed il tuo tempo. Io, che sono un lettore superficiale, non ho notato particolari metafore politiche se non qualche esternazione dell'ormai folle Dudden che, unico appunto, mi è sembrata abbastanza fuori posto nel contesto di un'opera che ricorderò come una meravigliosa storia d'amore.

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    irene

    22/07/2008 12:48:15

    ...grande libro...

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    MONICA

    21/02/2008 15:07:30

    E' il secondo libro che ho letto di Coe dopo l'amore non guasta. E' uno dei miei libri preferiti. Bellissimissimo. L'ho regalato due volte: una volta al mio colto amico flautista che non è riuscito a leggerlo e alla persona che ho amato di più in vita mia che non l'ha mai letto secondo me. A me non l'ha mai regalato nessuno ma è bellissimo.

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    Antonio

    09/11/2007 16:28:55

    Un solo aggettivo:fanatastico!!!

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    Simo

    29/10/2006 21:33:57

    Dagli incubi alla speranza di un amore, la realizzazione dell'unico sogno di un bambino, il sonno che si sostituisce alla vita...è un libro bellissimo e non ringrazierò mai abbastanza chi me l'ha regalato.

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    daniela camarda

    23/07/2006 01:06:43

    un vero gioiellino... mi sono imbattuta per caso in questo libro perché sono sempre stata affascinata dalla narcolessia, ed è stata una vera fortuna... E' senz'altro uno dei libri più belli che ho letto negli ultimi tempi. è un mix perfetto di emozioni, sentimenti, humor, grottesco... assolutamente da leggere! la scena dell'equivoco del gatto (chi lo ha letto mi capirà al volo..) è una delle più esilaranti che io abbia mai letto! ora comprerò senza dubbio altri libri di Coe, a risentirci per altre recensioni!

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