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Il cavaliere e la morte - Leonardo Sciascia - copertina

Il cavaliere e la morte

Leonardo Sciascia

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Editore: Adelphi
Collana: Gli Adelphi
Anno edizione: 2007
Formato: Tascabile
In commercio dal: 9 maggio 2007
Pagine: 91 p., Brossura
  • EAN: 9788845921612
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Il cavaliere e la morte

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Mentre l'azione si dipana, mutandosi in un potente apologo, il Vice - il commissario di polizia protagonista di questo romanzo - tiene sempre nella mente l'incisione di Dürer intitolata "Il cavaliere, la morte e il diavolo", che lo ha accompagnato sulle pareti di tante stanze, nelle sue peregrinazioni da un ufficio all'altro, come se in quell'immagine si celasse il segreto di ciò che avviene intorno a lui. Solo che il mondo, ormai, sembra poter fare a meno del Diavolo. Forse perché "il Diavolo era talmente stanco da lasciar tutto agli uomini, che sapevano fare meglio di lui".
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    Elia88

    13/05/2020 10:42:25

    Penultimo romanzo di Sciascia, scritto nel 1988 e ambientato proprio in quel 1989 che segnerà la prematura scomparsa dello scrittore siciliano. L'ambientazione è classica, per un verso: c'è un delitto, c'è un Capo commissario a cui sono affidate le indagini, c'è il suo Vice che lo affianca ed è il vero protagonista della storia. La storia è piccola, di scarsa importanza, è forse l'ennesimo tassello di un puzzle infinito che rappresenta l'infida collusione tra poteri in Italia. Piuttosto, è un apologo sulla sfida tra la vanità delle cose (la morte) e la perseveranza dei pochi che battono la propria strada, in ogni caso (il cavaliere). Libro consigliato.

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    Rosario

    23/03/2020 12:48:23

    Un romanzo breve ma ricco nelle riflessioni che colgono l'esperienza della morte come evento privato, sottintesi temi politici e di corruzione fino a misure di relazioni con spiccato significato emotivo ed affettivo. Belle le descrizioni delle donne che compaiono nel romanzo. Un piccolo capolavoro, denso nella scrittura che necessita - a tratti - di essere ripercorsa. Mi è piaciuto e lo consiglio.

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    L.

    21/03/2020 21:16:02

    Un capolavoro pazzesco, scritto da uno Sciascia già malato e ben conscio di quello che lo attendeva. Si è detto molto sulla peculiarità del giallo sciasciano, che tende gaddianamente a "non concludere"; tutto giusto, ma è sicuramente da mettere in luce anche - e soprattutto - lo straordinario stile di questo romanzo e in generale dell'ultimo Sciascia, ben lungi dalla coeva produzione letteraria, e che lo rende veramente un faro nel panorama del secondo Novecento.

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    giovanni

    08/03/2020 21:26:56

    Si tratta di un'ottantina di pagine, scritte poco prima della morte, formalmente poliziesche, di fatto pervase da un'urgenza esistenziale che brucia la vicenda narrata fino a consumarla.

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    Melo96

    26/12/2019 11:23:12

    L'ultimo Sciascia, il più complesso e oscuro. Un giallo plurale, una verità affievolita dalla pluralità stessa e come sempre, come ricorda Moravia, Sciascia << A dirlo in breve, Sciascia procedeva con il metodo opposto a quello dei suoi amati illuministi: questi andavano dal mistero alla verità e alla razionalità; Sciascia andava invece dalla verità e dalla razionalità al mistero>>. Un capolavoro assoluto.

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    Andrea

    13/03/2019 11:47:59

    Una bella storia, in cui si respira l'atmosfera dei romanzi di Sciascia, con i suoi caratteristici finali e la profonda differenza tra come appaiono le cose e come sono

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    Lo stile di Sciascia

    21/09/2018 15:42:47

    Ancora una volta Leonardo Sciascia riesce, in un romanzo molto breve, a mettere in scena la lotta impari e vana dell'uomo contro il potere. Un potere che è sempre più grande e travolgente, fino a stritolare chiunque si metta contro. Fino alla morte. Un racconto tutto da meditare. Unica nota meno positiva, a mio avviso, è lo stile di scrittura del romanzo che va avanti con troppi ":" e ";", forse conseguenza della volontà dello scrittore di intrecciare la trama alla riflessione che la trama deve generare.

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    Luca Aquadro

    15/04/2018 20:02:20

    "Quid est veritas?" "Che cos'è la verità?" Se lo chiedeva già Ponzio Pilato o, meglio, lo chiedeva al proprio autorevole interlocutore. E la stessa domanda se la sono posti in mille modi diversi tutti i filosofi e, magari in modo più rozzo, tutti gli ospiti del nostro pianeta da qualche migliaio di anni a questa parte. Leonardo Sciascia ne fece quasi una ragione di vita, accanto ad altre parole tronche e scomode quali onestà e legalità. E non è probabilmente un caso se l'autore siciliano scelse per i propri ultimi due libri - "Il cavaliere e la morte" del 1988 e "Una storia semplice" del 1989 - la forma a lui tanto cara del romanzo giallo, un genere nel quale da che mondo è mondo il poliziotto rappresenta la ricerca della verità e la difesa del bene e il criminale la pervicacia della falsità e del male. Ma nel caso de "Il cavaliere e la morte" oltre che di romanzo giallo il sottotitolo ci invita a parlare di "sotie", ovvero della ripresa di un antico genere letterario francese nel quale, sotto le mentite spoglie di buffoni, i personaggi mettono in scena una satira corrosiva della realtà sociale e politica contemporanea. E così il lettore, pagina dopo pagina, realizza di non avere di fronte un semplice romanzo giallo, ma una sorta di testamento spirituale lucido e disincantato dell'autore, che, giunto ormai alle soglie della morte (non a caso presente nel titolo), nasconde dietro l'ennesima storia di indagini e omicidi tutti i grandi temi della propria produzione letteraria, trasfigurando nelle figure del Vice e del Capo, del potente Aurispa e del Grande Giornalista i caratteri di quella tragica commedia (dis)umana chiamata Italia. "Ora, prima che di pena, più che di pena, un sentimento di sconfitta lo agitava. Si sentiva come dentro uno di quei romanzi polizieschi (...) Ci pensò per ore, come giocando un solitario interminabile in cui qualcosa sempre non andava: una carta che non trovava posto (...) Uscì di casa che calava, intrisa di nebbia, la notte." (pp. 83-84)

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    nadia

    13/06/2015 17:49:12

    Un racconto che dice molto più di quanto non sia esplicitamente scritto nelle sue pagine... Indubbiamente interessante.

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    paolo

    04/05/2015 18:11:20

    In poco meno di 100 pagine enunciato lo Sciascia pensiero che include anche l'idea che BR e quant'altro siano invenzione di un potere politico colluso con quello economico e con la mafia.Tanta dietrologia ma anche bellissimo accostamento tra il cancro che uccide il vice e il potere mafioso che uccide la societa' civile.

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    Antonella Turrini

    21/07/2008 17:42:20

    Chi acquista un'opera di Sciascia sa già in partenza,(o almeno dovrebbe sapere), che non si troverà di fronte ad un giallo tradizionale. L'obiettivo dell'autore infatti non è quello di offrire un giallo classico, alla Conan Doyle,ma usare la detection poliziesca per rappresentare la ricerca illuministica della VERITA'all'interno di un CONTESTO "pirandelliano".Un contesto socio-politico fatto di ambivalenze,doppiezze e trame di potere, verso il quale è fondamentale continuare a combattere,ricercare la verità anche se essa verrà puntualmente insabbiata. Non stupitevi quindi se nel "Cavaliere e la morte"non assisterete nè alla cattura,nè alla punizione del colpevole;perchè il nostro Vice è un cavaliere che combatte contro un male senza nome,non enumerabile,che nuota sott'acqua... Buttatevi dumìnque alle spalle Sherlock Holmes e il suo mondo di certezze "positive" e aprite gli occhi di fronte alla post-modernità dove risolvere i casi:non è più così..."elementare!". Buona lettura.

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  • Leonardo Sciascia Cover

    Scrittore e uomo politico italiano. Esordisce sotto il segno di una prosa poetica (Favole della dittatura, 1950; La Sicilia, il suo cuore, 1952) che lascia però presto il passo ad una vena che si rivelerà per lui più feconda. A dire dello stesso Sciascia, la sua cifra più autentica affonda infatti le radici in «una materia saggistica che assume i modi del racconto». Questa direzione è subito evidente fin da Le parrocchie di Regalpetra (1956) e Gli zii di Sicilia (1958), che mostrano come gli spunti di cronaca isolana si sappiano fare pretesto e cornice per indagare sul costume sociale e le sue degenerazioni.Esempi ancor più compiuti in tal senso saranno Il giorno della civetta (1961) e A ciascuno il suo (1966), che affrontano il tema... Approfondisci
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