Centauri. Alle radici della violenza maschile - Luigi Zoja - ebook

Centauri. Alle radici della violenza maschile

Luigi Zoja

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Dimensioni: 2,19 MB
Pagine della versione a stampa: 141 p.
  • EAN: 9788833974941
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Branchi di maschi nella frenesia dello stupro collettivo: la predazione si ripete dai primordi della storia, attraversando immutata il processo di incivilimento, impennandosi nel cuore del Novecento e guadagnandosi ancora oggi grande spazio nelle cronache. Che si consumi come crimine di guerra, che collabori a finalità genocidarie, oppure si «normalizzi» in brutalità quotidiana in tempo di pace, vi agisce la stessa istintualità della barbarie più arcaica.
È il cono d’ombra dell’identità maschile. Su di esso si concentra lo psicoanalista Luigi Zoja, internazionalmente noto per l’indagine sull’altra polarità maschile, quella del padre. La conciliazione di biologia e cultura, più fragile e instabile nell’uomo rispetto alla donna, è esposta da sempre a squilibri. I centauri del mito greco, esseri metà umani metà animali, ne rappresentano la forma estrema. La loro orda non conosce altro eros che l’ebbrezza orgiastica accompagnata dallo stupro, «incontrollabile come un pogrom». A differenza del violentatore singolo, il gruppo non ha coscienza di commettere un crimine.
Del centaurismo come contagio psichico Zoja scandaglia i motivi e ripercorre le manifestazioni: dalla schiavitù sessuale delle donne native durante la colonizzazione dell’America Latina, all’epilogo senza onore della seconda guerra mondiale – quando l’Armata Rossa compì in Germania la più spaventosa violenza collettiva che si ricordi –, agli stupri ritualizzati come «terapia» per le lesbiche (il jackrolling attuale in Sudafrica), fino alle condotte abusanti del 31 dicembre 2015 a Colonia. A differenza della furia bellica, che da Omero in poi ha generato racconto, lo stupro produce perlopiù silenzio. «Disumanizza la vittima, ma anche l’aggressore, perché distrugge in entrambi una delle capacità più umane, quella di narrarsi». Se è vero che la parola «stupro» deriva dal latino stupor, è proprio uno sbigottimento che annienta anche la parola.

Le ragioni profonde di una storia senza fine: gli stupri collettivi.
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    Manuel Fantoni

    11/11/2019 14:46:08

    Saggio molto interessante a tratti ostico, il Professor Zoja persegue tesi anche non condivisibili e ci porta a conoscenza di fatti storici a noi vicini e mai divulgati al grande pubblico dai media anche a causa degli argomenti scomodi e non proprio edificanti per le parti in causa, consigliato agli appassionati di discipline umanistiche.

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    MAURO PASTORE

    04/05/2018 10:01:57

    Una pubblicazione che si annuncia oltre che psicologica anche un vano trattato di etica soggettiva ed un misconoscimento della vera cultura del mito; il titolo segna una alienazione del linguaggio, perché presenta la falsità per verità, cioè la tematica del libro è la tentata replicazione dell'altrui superpotere personale il quale è oltre il giudizio etico ma il titolo ambiguamente la enuncia omologandosi ad essa. Le vicende si preannunciano raccontate parzialmente: certi gruppi maschili agiscono con violenza ed evidentemente non se ne tratta il contesto: maschilismo prepotente e delittuoso, o maschilismo che si difende strenuamente da un femminismo peggio che prepotente e più criminale di quanto ci si aspetterebbe? Il pensiero psicologico nel dramma etico dovrebbe muoversi con esplicitazione marcatissima delle premesse soggettive. Lo psicologo-criminologo da quali legislazioni trae principio e lui che rapporto ci ha? Si riferisce alla cronaca giornalistica od alla cronaca giudiziaria? Agisce con inquirenti e collaboratori di giustizia e parti veramente offese? Evidentemente se fa questo però non rinuncia purtroppo a trarre ulteriori ed indebite conseguenze ed anche inaccettabili senza opporvi contrarietà. L'autore ha riflettuto davvero sulla violenza meno appariscente femminile, sulle capacità diverse ma non minori nel dare morte da parte delle donne? E ha pensato anche alle circostanze nelle quali le donne sono in situazione di vantaggio, o solo alle altre opposte? E per quale motivo non mostra di avvedersi dei confini dell'etica, che non può dare reali giudizi contro chi non ha occasione di delitto neanche se ne volesse? Infatti una mente titanica non saprebbe essere invadente neppure volendo, ugualmente il cosiddetto "centauro" non saprebbe stuprare né molestare neppure volendo. Quel che è vita e non ha bisogno di guide etiche né di giudizi morali non andrebbe chiamato in causa senza buoni motivi, neanche solo con un titolo. MAURO PASTORE

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    MAURO PASTORE

    04/05/2018 09:56:07

    Una pubblicazione che si annuncia oltre che psicologica anche un vano trattato di etica soggettiva ed un misconoscimento della vera cultura del mito; il titolo segna una alienazione del linguaggio, perché presenta la falsità per verità, cioè la tematica del libro è la tentata replicazione dell'altrui superpotere personale il quale è oltre il giudizio etico ma il titolo ambiguamente la enuncia omologandosi ad essa. Le vicende si preannunciano raccontate parzialmente: certi gruppi maschili agiscono con violenza ed evidentemente non se ne tratta il contesto: maschilismo prepotente e delittuoso, o maschilismo che si difende strenuamente da un femminismo peggio che prepotente e più criminale di quanto ci si aspetterebbe? Il pensiero psicologico nel dramma etico dovrebbe muoversi con esplicitazione marcatissima delle premesse soggettive. Lo psicologo-criminologo da quali legislazioni trae principio e lui che rapporto ci ha? Si riferisce alla cronaca giornalistica od alla cronaca giudiziaria? Agisce con inquirenti e collaboratori di giustizia e parti veramente offese? Evidentemente se fa questo però non rinuncia purtroppo a trarre ulteriori ed indebite conseguenze ed anche inaccettabili senza opporvi contrarietà. L'autore ha riflettuto davvero sulla violenza meno appariscente femminile, sulle capacità diverse ma non minori nel dare morte da parte delle donne? E ha pensato anche alle circostanze nelle quali le donne sono in situazione di vantaggio, o solo alle altre opposte? E per quale motivo non mostra di avvedersi dei confini dell'etica, che non può dare reali giudizi contro chi non ha occasione di delitto neanche se ne volesse? Infatti una mente titanica non saprebbe essere invadente neppure volendo, ugualmente il cosiddetto "centauro" non saprebbe stuprare né molestare neppure volendo. Quel che è vita e non ha bisogno di guide etiche né di giudizi morali non andrebbe chiamato in causa senza buoni motivi, neanche solo con un titolo. MAURO PASTORE

  • Luigi Zoja Cover

    Psicoanalista di fama mondiale, ha studiato al Carl Gustav Jung Institute di Zurigo. Pratica la professione a New York, dove scrive e insegna psicanalisi. È presidente dell'International Association for Analytical Psychology (IAAP) ed è stato presidente dell'Associazione Internazionale di Psicologia Analitica. Ha vinto due Gradiva Award. Tra i suoi ultimi libri: "Il gesto di Ettore. Preistoria, storia, attualità e scomparsa del padre" (2000), "Storia dell'arroganza" (2003), "Giustizia e Bellezza" (2007), "La morte del prossimo" (Einaudi, 2009), "Paranoia, la follia che fa storia" (Bollati Boringhieri 2011), "In difesa della psicoanalisi" (Einaudi 2013, con S. Argentieri, S. Bolognini e A. Di Ciaccia). Approfondisci
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