La chiave a stella

Primo Levi

Editore: Einaudi
Anno edizione: 2006
Formato: Tascabile
  • EAN: 9788806181642
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Recensioni dei clienti

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    Giacomo

    27/06/2016 18:20:09

    Uno dei primi libri letti di Primo Levi nel 2007... l'ho rispolverato dopo diversi anni per rileggerlo ancora e lo ritengo un ottimo libro, un racconto di tecnica che è quasi una poesia, uno stile ed un linguaggio italiano davvero unici. Da leggere.

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    Antonino

    17/10/2013 12:36:11

    Altro bellissimo libro di Primo Levi. Questo è un vero e proprio romanzo in cui il protagonista racconta la sua vita di operaio specializzato in giro per il mondo. Le situazioni in cui si viene a trovare nei vari paesi dove viene chiamato a prestare la sua opera sono tutte imperdibili.

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    Renzo Montagnoli

    01/06/2013 09:21:18

    In questi tempi di crisi economica, con un livello di disoccupazione crescente e drammatico, La chiave a stella è più che mai di attualità. Il testo propone infatti l'alto valore del lavoro perché, per dirla con l'autore, "Se si escludono istanti prodigiosi e singoli che il destino ci può donare, l'amare il proprio lavoro (che purtroppo è privilegio di pochi) costituisce la migliore approssimazione concreta alla felicità sulla terra: ma questa è una verità che non molti conoscono."; quindi non solo il lavoro consente all'uomo di trarre i proventi necessari per il suo sostentamento e di quello della sua famiglia, ma dona piacere a chi lo esegue, un piacere in verità privilegio di pochi, come anche evidenziato. Qui si coglie in modo esemplare la figura dell'homo faber, di colui che è artefice del proprio lavoro e non a caso il protagonista Libertino Faussone, detto Tino, è un operaio montatore in proprio, che gira per il mondo, conoscendo altri paesi, altre abitudini, e anche correndo dei pericoli. In uno di questi viaggi incontra in albergo Primo Levi e trovando nello scrittore torinese un ascoltatore attento narra diversi episodi della sua vita, sempre legati all'attività svolta. Il linguaggio dei due è assai diverso: semplice, rozzo, elementare quello di Faussone, colto e raffinato quello di Levi, ma entrambi si capiscono a meraviglia, perché amano il loro lavoro e sono convinti che non ci sia nulla di meglio al mondo per vivere in pace con se stessi. Sono pagine molto piacevoli da leggere, sovente venate da ironia, e poi questo Faussone riesce naturalmente simpatico. La chiave a stella è un romanzo di sicuro interesse e che, senza per questo considerarlo un capolavoro, risulta di eccellente qualità, tanto che la lettura è senz'altro raccomandabile.

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    lucio

    15/03/2012 10:54:25

    Faussone, il protagonista, è un italiano doc: ama mangiare e bere bene, crede ma non pratica, non sa stare senza donne, e pur solo e giramondo trova l'immancabile famiglia in due zie nubili che visita di tanto in tanto. Professionalmente Faussone deve tutto alla propria individuale genialità, con la quale si è creato una specializzazione, ha imparato le lingue e si è proiettato su un mercato del lavoro gia' globalizzato. L'idea di lavoro e di amore per il lavoro che esprime li ha appresi dal padre, artigiano del rame: lavorare liberi, non sotto padrone; lavorare per realizzarsi, non solo per il pane; avere il gusto di coltivare da soli la propria arte e di far nascere e crescere le proprie creature. E l'azienda Faussone la vede come un'entità complessivamente negativa, perché padronescamente oppressiva della creatività e caporalescamente ladra del guadagno suo, buona solo per chi cerca una sinecura. Attraverso il protagonista, e se stesso come deuteragonista, Levi ci descrive una concezione del lavoro antica, nobile, individualista che mi ricorda i mastri artigiani rinascimentali. Certo non è questo l'unico modo di amare il lavoro oggi, ma forse è ancora il più praticabile in questo Paese. Infine ho trovato interessante storicamente la recensione di Stajano, del dicembre 1978, allegata alla fine del volume, che mi pare renda il clima delle assurde diatribe ideologiche in cui si contorceva la cultura nostrana mentre Levi scriveva il romanzo.

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    claudio

    01/10/2011 07:34:13

    In questo libro Primo Levi ha dimostrato di essere un grand scrittore e non solo un raccontatore di storie legate alla shoah. Grande la figura di Faussone, montatore che gira il mondo e che apre la sua vita e le sue esperienze al chimico che invece, in attesa di essere solo scrittore, ha deciso di rimanere nel suo piccolo di casa. Bellisimi i dialoghi, permeati di quotidianità, di dialetto vissuto.

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    sandro landonio

    29/07/2010 11:53:36

    Come descrivere le varie particolarità di questo libro ? Per prima cosa il linguaggio, affascinante per la costruzione del periodo basata sul dialetto invece che sull'italiano scolastico, poi l'etica del lavoro, questo appassionarsi all'attività che si svolge e del fatto che essa ha un valore in sé, se svolta con attenzione e perizia. Infine il fatto di lasciare una traccia scritta, tramite la storia di un singolo, per una miriade di esperienze, che grazie alla capacità dei singoli individui hanno diffuso all'estero un immagine dell'Italia, non basata solo su luoghi comuni. Tutte le centrali, dighe, turbine, caldaie, ponti sparsi per il mondo grazie all'intelligenza dei nostri connazionali varranno pur qualcosa. Grazie a Levi per il tributo che ha fatto a questo esercito di lavoratori tanto importante ma che non riempe di titoli i giornali. Peccato che si sia trattato, per quanto ne so, di un caso isolato.

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    Keki

    01/07/2010 19:01:18

    Sto libro è una palla che volevo pure buttare dalla finestra..forse non era adatto per me visto che sono una ragazzina che capisce poco il linguaggio elevato dell'autore...La trama ci fa un pò riflettere sul mondo del lavoro...Io dò un due come un piccolo premio x l'autore che era diventato uno scrittore improvvisato ma molto bravo a scrivere un linguaggio del genere...Complimenti..

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    arianna russo

    06/06/2008 21:37:50

    Dopo aver letto questo libro ho iniziato ad apprezzare i tralicci: le parole di Faussone, il suo amore per il suo lavoro mi sono entrati nel cuore: ora ogni traliccio, antenna, ponte mi sembrano amici non solo pezzi di ferro inanimati.

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    Silvia

    11/04/2008 09:57:58

    Un libro molto bello, terso e asciutto, denso di significati e di sentimenti sotto superficie. Molto singolare e apprezzato il ricorso e a volte l'uso e abuso di piemontesismi. "Io credo proprio che per vivere contenti bisogna per forza avere qualche cosa da fare, ma che non sia troppo facile; oppure qualche cosa da desiderare, ma non un desiderio così per aria, qualche cosa che uno abbia la speranza di arrivarci"

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    AG

    03/03/2008 12:51:33

    Libro interessante, curioso ed originale. Elogio del concetto di "amare il proprio lavoro". Divertente racconto delle avventure dell'operaio montatore Faussone in giro per il mondo. Continuo però a pensare che la cultura di regime abbia sempre osannato i soliti scrittori politicamente "corretti" (Levi, Fenoglio, Pavese, Moravia ecc...), mentre il più grande di tutti sia sempre stato poco considerato (Giovannino Guareschi). "La chiave a stella" è molto godibile, ma non sfiora neanche da lontano i livelli di Guareschi.

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    Francesco

    10/06/2007 14:35:27

    Molto bello, subito dietro i classici di Levi riguardanti la detenzione e l'uscita dal lager. Dopo averlo letto mi è venuta voglia di cambiare lavoro. Da leggere senza ombra di dubbio.

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