Traduttore: Y. Mélaouah
Editore: Feltrinelli
Edizione: 22
Anno edizione: 2013
Formato: Tascabile
In commercio dal: 01/09/2013
Pagine: Brossura
  • EAN: 9788807883156

62° nella classifica Bestseller di IBS Libri - Classici, poesia, teatro e critica - Saggistica - Saggi letterari

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Recensioni dei clienti

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    giu_zanchetti

    09/03/2018 10:59:50

    Non il libro più bello di Pennac ma solo perché lui, per me, ha toccato picchi altissimi. Esercizio di stile che prova a essere didattico, un saggio sull'istruzione e il concetto del 'dover leggere'

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    Luca Aquadro

    10/12/2017 21:36:17

    Problema... Il decimo ed ultimo diritto del lettore, secondo quanto stabilito da Daniel Pennac nell'ultima pagina di questo libro, è quello di "tacere", cioè quello di non essere obbligato a riferire per filo e per segno per quale motivo ha deciso di leggere un certo libro, che cosa ha capito della lettura appena conclusa e perché altre persone dovrebbero leggerlo o meno a loro volta. Peccato, però, che questa sia una recensione... Soluzione... Mi avvalgo dell'ottavo diritto del lettore stabilito dal medesimo decalogo, cioè quello di "spizzicare". Dunque per stavolta mi limiterò a regalare a chi mi leggerà qualche breve stralcio del libro che (non) sto recensendo. "Il verbo leggere non sopporta l'imperativo, avversione che condivide con alcuni altri verbi: il verbo amare... il verbo sognare..." (p. 11) "Che pedagoghi eravamo, quando non ci curavamo della pedagogia!" (p. 15) "La gratuità (...) è la sola moneta dell'arte." (p. 27) "Il vero piacere del romanzo è tutto nella scoperta di questa intimità paradossale: l'autore e io... La solitudine della scrittura che invoca la risurrezione del testo attraverso la mia voce muta e solitaria. In tutto questo il professore è soltanto una mezzana ed è giunto il momento che se ne vada in punta di piedi." (p. 96) "La questione non è di sapere se ho o non ho tempo per leggere (tempo che nessuno, d'altronde, mi darà), ma se mi concedo o no la gioia di essere lettore." (p. 100) "E' buono e giusto fabbricare diplomati, laureati, docenti e tecnocrati, la società ne ha bisogno, su questo non si discute... ma quanto più essenziale aprire a tutti le pagine di tutti i libri." (p. 110) "L'uomo costruisce case perché è vivo, ma scrive libri perché si sa mortale. Vive in gruppo perché è gregario, ma legge perché si sa solo." (p. 139) Postilla... Di questo libro tutti citano il decalogo dei diritti del lettore. E se il vero libro fossero le cento pagine che lo precedono?

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    Teresa (Fall in books blog)

    25/09/2017 10:36:40

    Se dovessi scegliere una parola per descrivere questo libro sarebbe questa: illuminante. Si perché questo saggio è un elogio alla lettura ma è anche un modo per dire: io ti dico che la lettura è questo, io ti leggo direttamente l’opera per farti appassionare all’autore e al suo genere letterario, non ti faccio due palle così sulla sua vita e sul suo pensiero, non ti chiedo di fare l’analisi di quella poesia o di quel testo, semplicemente te lo leggo per il piacere di farlo; se ti colpirà e ti piacerà…beh tanto di guadagnato! Ed è più o meno quello che penso anch’io. L’amore per la lettura ti nasce dentro, c’è chi prova questo sentimento più forte rispetto agli altri, c’è chi proprio non riesce a stare lì fermo con il naso in un libro ma va bene, è un amore che non si può imporre, la lettura è un qualcosa di intimo e se non la amiamo non vuol dire che siamo persone poco profonde, poco intelligenti o poco serie.

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Il verbo leggere non sopporta l’imperativo, avversione che condivide con alcuni altri verbi: il verbo “amare”… il verbo “sognare”…

Quanto incide la società di oggi sulla lettura, o meglio, sulla non lettura?

Quanto sono responsabili i videogiochi, la televisione, il computer dell’astensionismo ai libri da parte dei ragazzi?

I genitori non sembrano volersi arrendere. Del resto avere un figlio che legge Céline è pur sempre un bel vanto da esibire con gli amici a cena.

Così, perché lasciare che la lettura sia una passione coltivata liberamente dal ragazzo? Una sua dolce e impenetrabile evasione? No, molto meglio cercare di imporgli i cosiddetti “classici”, quelli con cui riempirsi la bocca durante una conversazione.

Un libro che non è né un saggio né un romanzo, ma una riflessione senza tempo.

Pennac in queste pagine tenta di spiegare il nostro disamoramento per la lettura e lo fa criticando con ferocia i genitori, ma soprattutto gli insegnanti.

Essendo anche lui, però, un membro della categoria, restringe il campo a quei docenti che sanno solo assegnare infinite schede di lettura da stilare.

Sono proprio quei “mattoni” da terminare in tempo utile e da memorizzare per saper rispondere a veri e propri quiz i principali responsabili del nostro allontanamento dal libro che quando eravamo piccoli, invece, costituiva un’esperienza quasi mistica in grado di farci sognare e tenerci indissolubilmente avvinti alle parole di mamma e papà, le voci narranti scelte.

Una riflessione profonda su come la lettura possa, ma non debba, essere un valore anche e soprattutto per il nostro tempo. Il tutto condito con lo stile vivace e ironico di Pennac che per primo ci concede il diritto di non terminare il libro: Il libro ci cade dalle mani? Lasciamo che cada.

Recensione di Anna Boscaini