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Concita De Gregorio

Editore: Einaudi
Anno edizione: 2011
Pagine: 122 p. , Brossura
  • EAN: 9788806205843

La morte fa parte della vita. Merita di essere “vissuta”, accettata. Compresa e non compressa. Concita De Gregorio, giornalista e scrittrice, firma storica de "La Repubblica", dove attualmente lavora, dopo un’esperienza di 3 anni da direttore de "L’Unità", nel suo ultimo libro, Così è la vita, pubblicato da Einaudi, risponde alla Grande Domanda dei “piccoli”. I bambini fanno domande, a volte imbarazzanti, spiazzanti. Domande che esigono una risposta “Grande”.
In una società che mette quasi al rogo la vecchiaia e la morte, che nega il tempo che scorre, anzi lo esclude dal discorso pubblico, come se l’Eden fosse vivere in un etereo presente eterno, trovare risposte appare frustrante. “Nel nostro tempo si è proibito il tema della morte come nel secolo scorso quello del sesso. La contingenza, la finitezza, la fragilità, la sofferenza e la morte – come la sconfitta, come ogni tipo di perdita – non fanno parte del quadro mentale dell’uomo occidentale. Sono avvenimenti secondari, estranei. Sono diventati temi proibiti, difficili”. Sono gli stessi adulti ad avere paura di trattare queste argomentazioni. I genitori e gli stessi insegnanti si sottraggono da una responsabilità individuale e collettiva, come se fossero stati colti impreparati, non avendo studiato la lezione.
La luce nell’ombra del film Departures ne è un esempio palese. Una storia radicata nei riti, elegante, remota. Un soggetto che inibisce: un annuncio per un impiego "di aiuto alla partenza" che si rivela definitivo e non turistico. “In Giappone tutti avevano paura del soggetto. Una volta finito il film – spiega il regista Yojiro Takita – abbiamo dovuto aspettare tredici mesi per trovare il distributore e non sono pochi”. La prima proiezione è avvenuta in una sala da quindici persone, “lo volevano nascondere”. E invece, dopo poco tempo, è arrivato l’Oscar, la Multisala, Internet, “il mondo intero”. Perché “serve molta immaginazione per capire la realtà” e non chirurgia estetica massificata che “prima di seminare un certo gusto ha seminato, massicciamente, disgusto”.
Invecchiare e morire sono un diritto, concesso il primo non a tutti, il secondo ripartito democraticamente, senza clientelismi. Cancellare i segni del tempo sul viso, sul corpo può dare l’impressione di arrestare il tempo, metterlo in Pause, ma se non c’è più tempo, “questo sparisce non solo dalla faccia ma anche dall’anima, e con esso anche il senso interno della responsabilità dei propri gesti”. Insegna Concita De Gregorio che in un mondo di precariato esistenziale occorre educare alla responsabilità individuale, occorre recuperarla e incentivarla su un piano etico e non estetico. La bellezza di piccoli dettagli, di minuscoli, quasi insignificanti gesti racchiude la veridicità del vivere. Come l’incontro di una vecchia amica in treno, la lettura di un libro ai bambini, la visione di un film e di un videogame.
Partendo dal recupero di quello che si è rimosso, ma che è ancora in noi, ci si può riavvicinare alla vita stessa. Persino esorcizzando il decadimento delle cose, il saluto finale di una persona cara si può trarre insegnamento, si può ridere nel pianto, si può bere ad una sorgente di luce nel buio di un addio.

A cura di Wuz.it

Recensioni dei clienti

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    Federico Merlotti

    27/04/2015 18.12.56

    E' sempre difficile dare un giudizio di un libro sulla morte, a maggior ragione, come in questo caso, quando e' composto di tante storie vere molto diverse fra loro. Sicuramente e' uno di quei libri "scomodi" nei quali molti prima o poi si imbattono. Alcuni capitoli sono veramente commoventi, nel complesso un'opera impegnativa, scritta bene, appassionata e istruttiva.

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    maria

    06/10/2014 10.18.22

    Io amo molto Concita de Gregorio. E va bene. Di lei mi piace il calore umano, la dolcezza, il tentare di affrontare e di ricomporre il dolore, l'onestà, la lucidità. Amiamo gli stessi libri, gli stessi films. e forse per questo non sono la persona più indicata per commentare questo libro. Però devo dire che mi dispiace che le sue posizioni politiche rendano ciechi e sordi molti dei lettori. Ho la sensazione che molti siano di parte, che abbiano delle idee preconcette. Come se andasse criticata a priori. Ho trovato questo libro coraggioso, affettivo, colto, ben scritto, molto caldo , chi lo rifiuta o lo critica, rifiuta la sostanza del racconto. Rifiuta cioè la vecchiaia, la malattia, la morte; dandole cosi ragione: l'Occidente è fragile, si vuole eternamente giovane , bello e sano. Malattia e morte sono dei tabù ormai e questo è gravissimo.

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    Lucy

    03/07/2012 18.20.58

    Scrivere del morire nel contesto della cultura occidentale di inizio millennio è impresa ardua. Non saprei bene dire perchè, eppure il tema sfugge alla pur brava, attenta autrice. Mancano inoltre due citazioni fondamentali - così mi pare. La prima è La carezza della farfalla di Christian Voltz edito Arka (per bambini) e Oscar e la dama in rosa di Eric Emmanuel Schmitt edito da Rizzoli.

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    giorgio g

    22/05/2012 09.42.55

    Avvertenza importante: da leggere soltanto se si è spiritualmente preparati a sentire parlare di morte, di malattie incurabili, di bambini sottoposti a chemioterapia, di bambini rimasti orfani in tenerissima età e così via. Altrimenti, è meglio ripiegare su argomenti che rattristino di meno.

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    iliana

    16/05/2012 14.09.56

    Il tema della morte viene qui trattato intelligentemente dall'Autrice: evento naturale di cui non si deve avere paura e di cui si deve parlare, anche con i bambini, nei modi e nei tempi opportuni. Da leggere tranquillamente

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    NADIA

    13/04/2012 18.03.44

    Interessante, ben scritto. Concita ha dato prova, ancora una volta, di essere una persona sensibile e di saper affrontare certi argomenti, non facili da trattare con la chiarezza che la contraddistingue e senza retorica. Mi è piaciuto molto, mi ha emozionata, mi ha dato spunti di riflessione e non mancherò certo di consigliarlo e anche di regalarlo. Sicuramente ora che l'ho apprezzata come scrittrice leggerò anche quanto ha scritto precedentemente e sono certa che non mi deluderà.

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    Marco

    19/03/2012 18.59.24

    Un libro particolare, strano,a fasi alterne. Il tema trattato non è dei più semplici,tuttavia nei vari capitoli vi sono moltissimi spunti per riflettere sulla società attuale( che vieni criticata dalla De Gregorio con il solito ottimo ed elegante stile) e sul tema della morte, e di come spesso si rimandi la discussione su di essa, quando in realtà "così è la vita".In alcuni tratti la scorrevolezza si perde, per i riferimenti che vengono fatti ad altri libri, ma quando essi sono alle spalle la scorrevolezza riprende. La storia di Angelo nel finale vale il libro intero.

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    LUIGI

    08/02/2012 14.00.48

    Grande delusione. Inizio promettente, poi un progressivo peggioramento, sia dal punto di vista stilistico/sintattico che per quanto riguarda i contenuti. Sembra quasi che l'autrice non riesca a trovare argomenti validi per completare il libro, perdendosi in citazioni e in "copia- incolla" da altre fonti.

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    nihil

    03/02/2012 11.59.17

    Un piccolo capolavoro su un tema che di solito rifuggiamo, pensato e dedicato a coloro che non riescono ad accettare un lutto. Cosa difficilissima, ognuno gestisce il dolore in modo personane, ma bisognerebbe ragionarne prima, metabolizzare questo inevitabile passaggio, per non andare in defoult al momento della verità. Interessante le riflessioni dedicate ai bambini e a come parlare loro della morte. Un libro per meditare.

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    cinetica

    31/01/2012 10.45.48

    poche idee ma confuse ? Oltre gli abituali luoghi comuni e qualche spunto bibliografico c'e ben poco. L'ennesima lettura che mi conferma l'idea che viviamo in un epoca in cui in tanti scrivono ma ben pochi hanno veramente qualcosa da raccontare.

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    leonardo de Chanaz

    13/01/2012 22.45.14

    Una lettura piacevole e un libro che ho terminato con dispiacere. Una carrellata leggera e profonda, uscita da una bella penna. Mi sono piaciuti i riferimenti alla famiglia dell'autrice. Lo consiglierò.

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    gabril

    13/01/2012 19.25.19

    Con sobrietà e consapevolezza, con stile lieve e mai banale Concita De Gregorio affronta il tema del grande rimosso: così è la vita, infatti. Si nasce, si muore. Ma della morte è proibito parlare, la morte è il grande assente, è il tabù per eccellenza in una società, la nostra, dove invecchiare è cosa vergognosa e la giovinezza plastificata appare eterna. Appare, appunto. Sia pure mutanti, alieni a se stessi e a se stesse, uomini e donne liftati si abbeverano alla fonte, succhiano l'elisir di finta immutabilità. Concita racconta di esperienze vissute ai funerali, di persone conosciute, di film e di libri, di bambini (i suoi), delle loro letture e delle loro domande. Suggerisce libri esemplari per l'infanzia che trattano il problema della morte, ma che in Italia (guarda un po') non sono tradotti. Dissemina il suo piccolo libro di molte suggestioni e di molti suggerimenti, apre finestre di pensiero, invita al recupero della dimensione umana. Racconta l'affascinante incontro di chi per mestiere fa "l'accompagnatore", il testimone degli ultimi istanti (e ricorda l'Accabadora della Murgia). Invita infine a considerare le soluzioni istintive dei bambini davanti alla scomparsa di una persona cara, sollecita a rispondere alle loro domande....ad esempio questa, davvero emblematica: "Ma quando uno muore, muore per tutta la vita?"

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    vania

    06/01/2012 15.23.46

    pessimo. un noiosissimo tentativo di filosofeggiare a buon mercato, scrivendo senza dire niente- nonostante la mia buona volonta', non sono neppure riuscita a finirlo - l'argomento poteva essere interessante, bastava essere capaci di svilupparlo bene , ma bisogna essere bravi scrittori ed avere qualcosa da dire - in questo caso, ne' l'uno, ne' l'altro .

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    Francesco

    03/01/2012 16.43.12

    Pessimo. Emanuele Severino afferma che la filosofia è nata come tentativo di rimedio nei confronti della paura della morte. Se fossero state sufficienti le riflessioni di una che è mediocre pure nel suo, il giornalismo, non avremmo fatto la loro comparsa sul palcoscenico della cultura tutta una serie di personaggi, da Parmenide ad Heidegger e oltre.

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    sordello

    02/01/2012 12.09.48

    La De Gregorio mostra coraggio nell'affrontare argomenti delicati e difficili come la morte e il dolore: lo fa con gentilezza e garbo, senza eccessiva retorica e riuscendo a toccare le corde giuste per stimolare riflessione e anche la giusta commozione nel lettore. Il racconto di Angelo da solo vale la lettura del libro.

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    Bulgarelli Graziano

    16/12/2011 11.05.48

    Bel libro, un argomento delicato trattato con la dovuta delicatezza e serietà. Cerca di farci tornare con i piedi in terra e di ridimensionare giustamente tante deformazioni di valori oggi purtroppo preminenti. Libro interessante, da inserire nella propria libreria e da rileggere all'occorrenza.

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    sebastiano

    26/11/2011 13.55.31

    Toccare l'argomento della morte nel mondo di oggi è sacrilego, il libro della de gregorio va proprio in direzione opposta al comune senso raccontando storie di vita che non si fermano al chirurgo estetico per bloccare il processo della natura, sono storie che arrivano sin dove si ferma la vita per raccontarla anche li, anche dove non si vuole andare a parlare, per paura, perchè fa male, perchè così è meglio. Rendo merito all'idea della de gregorio di andare contro corrente e rendo merito al libro perchè vale la pena leggerlo.

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    francesco v

    18/11/2011 14.10.10

    Mah. Non so. Un ottimo inizio, poi il ritmo scende un po'e i contenuti lo seguono. Un paio di pagine memorabili. Il resto fa volume

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    Nicoletta

    13/11/2011 22.08.03

    che dire...libro molto bello ed intenso, incentrato sul tema della morte che tanto ci fa paura e si cerca di evitare anche solo di parlarne...Concita tratta l'argomento in modo diretto, a volte con gli occhi dei bambini, a volte con quello delle persone malate con l'intento di farci capire che non bisogna averne paura, in quanto fa parte della vita stessa....davvero consigliato!

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