Dove sei? Ontologia del telefonino

Maurizio Ferraris

Editore: Bompiani
Collana: Tascabili. Saggi
Edizione: 2
Anno edizione: 2011
Formato: Tascabile
Pagine: 394 p., Brossura
  • EAN: 9788845268663
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    Luca Aquadro

    24/10/2017 21:01:33

    2x1. Ovvero offerte speciali nel reparto filosofia. O, detto diversamente, potenza di una copertina... Perché se uno legge "Ontologia del telefonino" e vede la bellissima foto di un ebreo ortodosso che appoggia il proprio telefonino al Muro del Pianto, che cosa si aspetta di leggere? Magari un pamphlet sulla scatoletta magica che per molti è ormai diventata il nuovo vitello d'oro! E invece no, o meglio, ni. Perché, leggendo le quasi 400 pagine di "Dove sei? Ontologia del telefonino" del filosofo torinese Maurizio Ferraris, si ha l'impressione, come notato da Umberto Eco nella prefazione al libro, di avere tra le mani due libri. Uno - che ti aspetti - di un centinaio di pagine, nelle quali, tra serietà da filosofo e (molta) ironia da buon sabaudo, l'autore prova a definire l'essenza di questa strana diavoleria che negli ultimi anni ci ha non poco cambiato la vita, soffermandosi sulle varie funzioni del telefonino tra le quali quella di "parlare" è forse la meno importante (per Ferraris il telefonino è soprattutto un mezzo per "scrivere" e per "iscrivere", nel senso che Derrida dà al termine). L'altro - che non ti aspetti - di quasi trecento pagine, nelle quali l'autore, svelato l'arcano (il telefonino era un pretesto, un exemplum moderno dal quale partire verso mete più ambiziose...), espone - e qui si va nel difficile - niente meno che la propria teoria in materia di "ontologia sociale". Secondo Ferraris la realtà consta di tre parti: gli oggetti reali (cioè le cose materiali, percepibili con i sensi), gli oggetti ideali (Dio, la libertà, l'unicorno...) e gli oggetti sociali, molto più sfuggenti (le guerre, il denaro, i contratti, i regolamenti...). "E poi?" Beh, cari i miei (quasi) venticinque lettori, non posso fare tutto io... Se siete ancora vivi, buona lettura! "Sei tu, amore mio?" "No, sono suo marito." Ecco il punto. C'è una bella differenza tra "essere al telefono" ed "essere al telefonino" (p. 31).

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