Estrosità rigorose di un consulente editoriale

Giorgio Manganelli

Curatore: S. S. Nigro
Editore: Adelphi
Anno edizione: 2016
In commercio dal: 19 maggio 2016
Pagine: 332 p., Brossura
  • EAN: 9788845930836
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Descrizione

Manganelli è stato un editor (e traduttore) tutt'altro che sedizioso: disciplinatissimo, piuttosto, duttile e minuzioso. Un editor capace di progettare collane e costruire libri.

Nel 1967 Manganelli dirige la serie italiana di una collana Einaudi. A preoccuparlo è la veste grafica, che con il suo opaco grigio rende i volumetti simili ad «antichi, nobili epitaffi»: «E si veda il bell'egualitarismo del procedimento, che pareggia miopi, presbiti, ipermetropi, daltonici ed astigmatici in una comune, edificante inettitudine a leggervi alcunché» commenta. Basterà questo passaggio di una comunicazione ‘di servizio' per far capire che tipo di consulente editoriale sia stato Manganelli: eccentrico e brillante, sempre pronto a sfoderare uno humour di volta in volta giocoso, paradossale, corrosivo. Ma non ci si inganni: Manganelli è stato un editor (e traduttore) tutt'altro che sedizioso: disciplinatissimo, piuttosto, duttile e minuzioso. Un editor capace di progettare collane e costruire libri, suggerire titoli, periziare traduzioni con estroso rigore: «... qualche volta la traduttrice tende a dar più colore di quanto non competa a questa gelida carne...» scrive di una Ivy Compton-Burnett che gli era stata sottoposta. Ma capace soprattutto di stendere pareri di lettura e risvolti dove astratto furore dello stile, schietta idiosincrasia e verve beffarda celano una micidiale precisione di giudizio: «La sua pagina sa di virtuosa varichina, i suoi periodi vanno in giro con le calze ciondoloni...» (qui la vittima è Doris Lessing). Una precisione, tuttavia, che nel rifiuto sempre si premura di spogliarsi di ogni drasticità: «Il mio parere è negativo, ma senza ira».

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    Cristiano Cant

    17/01/2018 08:15:01

    Quando l'italiano scritto era un picco di delizia senza increspature, quando i periodi resi sul foglio erano ceselli inviolabili dai gretti eserciti della trivialità conclamata, era perché respirava su questa terra un inchiostro non comune, e l'uomo che ne ispirava la meraviglia era il Signor Giorgio Manganelli. Per dare lucentezza a una prova leggiamo da questo libro un brano di 48 anni fa; è preso da una lettera dove si commenta il lavoro di un tal Colin McInnes: "E' un sotto, molto sotto Stevenson, abbastanza gradevole, ma tutto smorzato e decorato, oh, non verbalmente. Letterariamente non esiste, ma nemmeno si dà delle arie metafisiche. Direi di no, ma con urbanità, direi anche che non è il caso si faccia più vedere in casa editrice, non compriamo tappeti di contrabbando né whisky fatti a Catania". Eccolo qui, soavemente sferzante, ironico in un destro al mento che smonta ogni velleità, come a mostrare una nuvola morbida il cui interno è un diluvio di chiodi. E sono certo che un occhio e uno spirito simili, per quanto anche visitati dai fasti di uno snobismo smaliziato, fossero veritieri e certi in ogni analisi come davvero pochissimi. Non mancano naturalmente le lodi, penso a Futilità di Gerhardie o Le campane della Murdoch, ma ciò che avvince e che strega nel volume è proprio questa inventiva linguistica, forse il demone che sormonta davvero la forza della sua scrittura impadronendosi di ogni trama e nascondendola, velandola, a favore di un dominio del lessico che è vera sommità di bravura. Manganelli reinventa le frasi, le lava e le riveste con abiti che sbalordiscono, e l'esito di queste letture che egli definisce "oggidiane" è questa partitura di sfoghi e di rigetti, di pochi adagi encomiastici e di rasoiate senza riguardo. Una specie di radiologo della sintassi, un perito finissimo sceso a sorvegliare i tanti cantieri delle narrative che gli erano proposte. Come si fa a non amare uno che di un libro scrive "è troppo sindacale per il pubblico italiano"?

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    Astrifiammante

    08/06/2016 06:45:15

    Imperdibile per chiunque voglia fare l'editor. Tra tutti i giudizi: "...è una cosa di rara bruttezza, di una goffa opacità moralistica; lo trovo repellente. Pubblichiamolo". (Giudizio su "West of Suez" di A. Osborne). M.M.= Magico Manganelli.

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Indice

I. La cartella di Pegamoide
- Disegnare, integrare, vestir collane - Risvolti, quarte di copertina, note critiche

II. Vita ordinaria, affettuosa, insolente
- Corrispondenza non meno faticata che leale - Obbedisco capitano, obbedisco colonnello: rapporti alla guarnigione einaudiana

III. Schede di lettura, e qualche proposta
- Pareri a confronto, da Garzanti a Einaudi - Calepino einaudiano - Cartella Mondadori - Adelphiana

IV. Appendice
- La pausa del traduttore - Come da un diario di lettura

Commento

Quel tonnellaggio di carta di Salvatore Silvano Nigro
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