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Euforia

Lily King

Traduttore: M. Gini
Editore: Adelphi
Collana: Fabula
Anno edizione: 2016
Pagine: 242 p., Brossura
  • EAN: 9788845930775
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Negli anni trenta del secolo scorso l’antropologia inaugurò quello studio dei comportamenti umani che sarebbe proseguito fino ai giorni nostri, con esiti allora imprevedibili. Fra i protagonisti dell’innovazione ci fu il trio formato da Margaret Mead, da suo marito Reo Fortune e dal marito successivo, Gregory Bateson.

Lily King ha approfittato dell’incontro fra i tre scienziati nel paesaggio lussureggiante e primitivo di Papua per costruire il suo quarto romanzo, Euforia, acclamato negli Stati Uniti e portato in Italia da Adelphi. I nomi del libro si discostano da quelli della realtà – Margaret Mead diventa Nell Stone, Reo Fortune diventa Schuyler Fenwick e Gregory Bateson diventa Andrew Bankson –, così come certi fatti della storia si discostano dalle biografie degli scienziati, ma una certa verosimiglianza d’insieme viene mantenuta intatta.

Di ritorno da una missione fra la tribù brutale dei Mumbanyo, sfiancati dalle febbri malariche e decisi a spostarsi in Australia, Nell e Fen incontrano Andrew a una festa. Andrew, altrettanto malandato, tanto da avere tentato il suicidio per annegamento poco tempo prima, li convince a restare e a seguirlo lungo il fiume Sepik. I tre antropologi si trovano così a condividere uno studio sul campo, presso la popolazione dei Tam. Hanno visioni diverse, motivazioni diverse e segreti nascosti, che in una condizione tanto estrema non possono che entrare in conflitto. Andrew è immediatamente attratto da Nell e la loro intesa scatena la gelosia del marito, che a sua volta si scopre invaghito del rivale. Il sodalizio scientifico si trasforma in un conturbante e pericoloso triangolo di desideri, dove la fascinazione intellettuale sconfina in quella erotica, e viceversa. Se a narrare tutto questo con una prima persona nitida e dolente è Andrew, il magnete del libro rimane senz’altro Nell, Margaret Mead, con la sua intelligenza irrefrenabile e la sua spregiudicatezza. Nell è una pioniera della libertà sessuale, la pratica sulla propria carne e la studia fra i Tam, che molto prima degli americani riconoscevano “l’importanza della soddisfazione femminile”. Da quell’osservatorio così decentrato muove una critica a tutto l’Occidente, alla sua misoginia, alle sue arroganti convinzioni pedagogiche: “Al mondo – all’Occidente, anzi – non interessa cambiare né migliorarsi”. Lily King è capace di armonizzare una moltitudine di elementi – il paesaggio di Papua, l’ardore scientifico, la sensualità, la critica sociale, la verità storica e quella romanzesca – con una naturalezza straordinaria. E ci restituisce, pagina dopo pagina, l’euforia della scoperta dell’ignoto e quella, molto più rischiosa, della scoperta di sé.

Recensione di Raffaella Lops

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    arcadio

    22/09/2016 21.25.18

    La prosa elegante e l'esposizione dei nodi fondamentali dell'antropologia degli anni '30 nel suo confrontarsi con le popolazioni "selvagge" sono senz'altro un merito del libro. Meno convincente risulta invece la scelta dell'autrice di collocare i suoi personaggi a metà strada fra biografia e fiction, perché in tal modo le persone reali (i tre antropologi) perdono "carne" e finiscono per trasformarsi in stereotipi di un romanzo d'appendice. Nelly (Margaret Mead) perennemente intenta a prendere appunti anche nelle situazioni più critiche, l'iroso e invidioso marito (Reo Fortune) e l'ipersensibile amante (Gregory Bateson) sfiorano in più punti il ridicolo.

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