Traduttore: M. Gini
Editore: Adelphi
Collana: Fabula
Anno edizione: 2016
In commercio dal: 14 aprile 2016
Pagine: 242 p., Brossura
  • EAN: 9788845930775
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Descrizione

I protagonisti di questo libro sono, con nomi diversi, tre personaggi fuori scala dell'antropologia novecentesca: Margaret Mead, Leo Fortune e Gregory Bateson.

La scenografia sono le misere capanne dei tre sulle sponde del fiume Sepik, a Papua, quel mondo separato di acque rosa e cieli verdi che ancora oggi non compare sui nostri gps, e che negli anni Trenta era, molto semplicemente, l'Ignoto. L'azione coincide col lavoro sul campo del trio, in ciò che aveva di lievemente comico (la corsa ad accaparrarsi la tribù più esotica, o più interessante da studiare) e in ciò che conteneva, invece, di esaltante (la nascita, dal vivo, di molte delle idee che continuiamo a usare, nel tentativo di conoscere ciò che è altro da noi). E la corrente sotterranea che a poco a poco innalza la temperatura di quella prossimità concitata e febbrile è, come in fondo non si poteva prevedere, una grande e lacerante passione amorosa.

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    arcadio

    22/09/2016 21:25:18

    La prosa elegante e l'esposizione dei nodi fondamentali dell'antropologia degli anni '30 nel suo confrontarsi con le popolazioni "selvagge" sono senz'altro un merito del libro. Meno convincente risulta invece la scelta dell'autrice di collocare i suoi personaggi a metà strada fra biografia e fiction, perché in tal modo le persone reali (i tre antropologi) perdono "carne" e finiscono per trasformarsi in stereotipi di un romanzo d'appendice. Nelly (Margaret Mead) perennemente intenta a prendere appunti anche nelle situazioni più critiche, l'iroso e invidioso marito (Reo Fortune) e l'ipersensibile amante (Gregory Bateson) sfiorano in più punti il ridicolo.

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Negli anni trenta del secolo scorso l’antropologia inaugurò quello studio dei comportamenti umani che sarebbe proseguito fino ai giorni nostri, con esiti allora imprevedibili. Fra i protagonisti dell’innovazione ci fu il trio formato da Margaret Mead, da suo marito Reo Fortune e dal marito successivo, Gregory Bateson.

Lily King ha approfittato dell’incontro fra i tre scienziati nel paesaggio lussureggiante e primitivo di Papua per costruire il suo quarto romanzo, Euforia, acclamato negli Stati Uniti e portato in Italia da Adelphi. I nomi del libro si discostano da quelli della realtà – Margaret Mead diventa Nell Stone, Reo Fortune diventa Schuyler Fenwick e Gregory Bateson diventa Andrew Bankson –, così come certi fatti della storia si discostano dalle biografie degli scienziati, ma una certa verosimiglianza d’insieme viene mantenuta intatta.

Di ritorno da una missione fra la tribù brutale dei Mumbanyo, sfiancati dalle febbri malariche e decisi a spostarsi in Australia, Nell e Fen incontrano Andrew a una festa. Andrew, altrettanto malandato, tanto da avere tentato il suicidio per annegamento poco tempo prima, li convince a restare e a seguirlo lungo il fiume Sepik. I tre antropologi si trovano così a condividere uno studio sul campo, presso la popolazione dei Tam. Hanno visioni diverse, motivazioni diverse e segreti nascosti, che in una condizione tanto estrema non possono che entrare in conflitto. Andrew è immediatamente attratto da Nell e la loro intesa scatena la gelosia del marito, che a sua volta si scopre invaghito del rivale. Il sodalizio scientifico si trasforma in un conturbante e pericoloso triangolo di desideri, dove la fascinazione intellettuale sconfina in quella erotica, e viceversa. Se a narrare tutto questo con una prima persona nitida e dolente è Andrew, il magnete del libro rimane senz’altro Nell, Margaret Mead, con la sua intelligenza irrefrenabile e la sua spregiudicatezza. Nell è una pioniera della libertà sessuale, la pratica sulla propria carne e la studia fra i Tam, che molto prima degli americani riconoscevano “l’importanza della soddisfazione femminile”. Da quell’osservatorio così decentrato muove una critica a tutto l’Occidente, alla sua misoginia, alle sue arroganti convinzioni pedagogiche: “Al mondo – all’Occidente, anzi – non interessa cambiare né migliorarsi”. Lily King è capace di armonizzare una moltitudine di elementi – il paesaggio di Papua, l’ardore scientifico, la sensualità, la critica sociale, la verità storica e quella romanzesca – con una naturalezza straordinaria. E ci restituisce, pagina dopo pagina, l’euforia della scoperta dell’ignoto e quella, molto più rischiosa, della scoperta di sé.

Recensione di Raffaella Lops


Immergersi in questo libro vuol dire fare i conti con l’antropologia, la sociologia e soprattutto con una letteratura raffinata. La scrittura della King si attiene ai canoni moderni ma recupera quell’eleganza che spesso e volentieri è stata sacrificata sull’altare della tempestività e della sintesi. Tra queste pagine, infatti, non viene riportata solo la prima impressione, ma intorno ad essa ruota un mondo allegorico, fatto di simboli da interpretare in cui predomina lo scontro culturale tra l’allora Occidente imperialista e le società primitive.

L’ambientazione è la Nuova Guinea, sostanzialmente una terra ancora vergine negli anni 30. I protagonisti sono tre antropologi anglosassoni che si imbattono nello “studio sul campo” delle tribù dell’Oceania. L’autrice non ci racconta solo le varie fasi della spedizione, ma crea un intreccio narrativo in cui si incontrano e scontrano le aspirazioni personali dei tre etnografi e le sensazioni dei protagonisti con un mondo ostile di cui non hanno il dominio.

Come detto poc’anzi, il contesto storico è quello degli anni 30. L’antropologia muoveva i primi passi e ancora non era considerata una scienza. Lo studio dei “selvaggi” era visto come un passatempo, un capriccio. Indubbiamente la King attinge a piene mani dalla narrativa dell’epoca, in particolar modo dall’opera di Margaret Mead, l’antropologa statunitense che nei suoi libri usava un linguaggio scientifico, emozionale e dimostrativo. Detto in soldoni, componeva un vero e proprio racconto. Tale metodo fu anche di Malinowski e Lévi-Strauss.

Non va dimenticato, però, che Euforia è un romanzo. La King utilizza artifici letterari degni di nota per creare un intreccio solido. Non è solo lo scontro tra Occidente e società primitive che si manifesta in tutta la sua forza, ma anche quel “bisogno” europeo di dominare su ciò che appare diverso, sfuggente, indipendente. La sottile critica dell’autrice cavalca le pagine di questo romanzo. A denunciare questo è Andrew, uno dei protagonisti, che oltre a ricercare gli elementi portanti della cultura “selvaggia”, vuole determinare anche se stesso.

In luce viene messo lo scontro tra le scuole di pensiero, elemento che ci aiuta a capire il cattivo rapporto che l’Occidente ha con il proprio “sapere”. Il tentativo della King è quello di dar voce a uno scontro culturale che ancora oggi esiste e che a causa della globalizzazione è diventato più violento.

La capacità dell’autrice è stata quella di rappresentare questi elementi attraverso una scrittura delicata ed elegante, ma stilisticamente moderna e attuale. Insomma, una piccola gemma letteraria da leggere e da custodire nella propria biblioteca.

Recensione di Martino Ciano