La ferrovia sotterranea

Colson Whitehead

Traduttore: M. Testa
Editore: Sur
Collana: BigSur
Anno edizione: 2017
In commercio dal: 25 settembre 2017
Pagine: 376 p., Brossura
  • EAN: 9788869980879

26° nella classifica Bestseller di IBS Libri - Narrativa straniera - Di ambientazione storica

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Descrizione

Vincitore del Premio Pulitzer - Vincitore del National Book Award – Candidato al Man Booker Prize 2017

La ferrovia sotterranea è una testimonianza scioccante – e politicamente consapevole – dell’eterna brutalità del razzismo, ma si legge al tempo stesso come un’appassionante storia d’avventura che ha al centro una moderna e tenacissima eroina femminile.

«Quando da bambini si scopre la storia della ferrovia sotterranea, più che a un gruppo di persone si pensa a un vero e proprio treno. Mi sono chiesto: cosa sarebbe successo se fosse stato davvero così? Tutto è nato da questa domanda...»Colson Whitehead

«Il romanzo che ho letto più di recente è stato "La ferrovia sotterranea" di Colson Whitehead; ci ricorda come il dolore della schiavitù si trasmetta da una generazione all’altra, non solo in modi espliciti, e come cambi la mente e il cuore delle persone»Barack Obama

«Il compito della letteratura dovrebbe essere proprio questo: aprirci gli occhi, metterci alla prova, emozionarci, farci cambiare»Daria Bignardi, Vanity Fair

«Non c'è spazio per nessun sentimento dentro quest'America brutale. L'unico legame possibile ed efficace è quello che lega la vittima al suo carnefice, un abbraccio disgustoso, un groviglio fisicamente inscindibile dal quale uno solo potrà salvarsi, uno solo sopravvivere»Elena Stancanelli, D-La Repubblica

«La ferrovia sotterranea» è il nome con cui si indica, nella storia degli Stati Uniti, la rete clandestina di militanti antischiavisti che nell’Ottocento aiutava i neri a fuggire dal Sud agli stati liberi del Nord. Nel suo romanzo storico dalle sfumature fantastiche, Colson Whitehead la trasforma in una vera e propria linea ferroviaria operante in segreto, nel sottosuolo, grazie a macchinisti e capistazione abolizionisti. È a bordo di questi treni che Cora, una giovane schiava nera fuggita dagli orrori di una piantagione della Georgia, si imbarca in un arduo viaggio verso la libertà, facendo tappa in vari stati del Sud dove la persecuzione dei neri prende forme diverse e altrettanto raccapriccianti. Aiutata da improbabili alleati e inseguita da uno spietato cacciatore di taglie, riuscirà a guadagnarsi la salvezza? La ferrovia sotterranea è una testimonianza scioccante – e politicamente consapevole – dell’eterna brutalità del razzismo, ma si legge al tempo stesso come un’appassionante storia d’avventura che ha al centro una moderna e tenacissima eroina femminile. Unico romanzo degli ultimi vent’anni a vincere sia il National Book Award che il Premio Pulitzer, è un libro che sembra già destinato a diventare un classico.

Periodo/Luogo/Soggetto: XIX sec., Stati Uniti, Schiavitù.

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Recensioni dei clienti

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  • User Icon

    Laura

    11/10/2018 08:52:01

    Ne parlan bene,sicuramente intrigante e ricco di avventura

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    Marialuisa Bianchi

    09/10/2018 12:03:35

    Un romanzo “on the road” alla ricerca della libertà, attraverso l’inferno di stati razzisti, che puniscono con ferocia tutti coloro che tentano di sottrarsi a questa orrenda e barbara crudeltà , ma anche quei pochi bianchi che cercano di aiutare i fuggitivi. Via via aumenta il numero delle persone che hanno lavorato e combattuto per far sì che la schiavitù fosse abolita. Ci sono voluti anni, una Guerra Civile, e il Proclama di Emancipazione per arrivare alla ratifica al XIII Emendamento, firmata dal Presidente Lincoln, dove di fatto si aboliva in modo definitivo la schiavitù in tutto il territorio degli Stati Uniti d’America. L’America, un inferno da attraversare, ma come, con quali mezzi? Si vociferava e si fantasticava di questa ferrovia, che avrebbe portato alla salvezza tanti uomini e tante donne di colore. In realtà si trattava di un lungo binario di raccordi umani e scambi di persone che aiutavano i neri a fuggire. E allora l’autore si è domandato perché non immaginare che la «underground railroad» fosse, letteralmente, una ferrovia sotterranea? Binari in un tunnel scavato da chissà chi, treni che arrivano senza orario diretti da qualche parte verso Nord, stazioni abbandonate, personaggi mitici che sostavano alle stazioni costruite da qualcuno che nessuno conosceva, (tanto per accrescere il mistero e il pathos) varie tipologie di stazioni e guidatori di treni folli o rassicuranti volti di soccorritori. In questo espediente si avverte la lezione di Gabriel Garcia Marquez, per il realismo magico che attraversa il romanzo, lezione dichiarata dall’autore. Non è chiaro se anche altri elementi facciano parte di questa trasformazione o siano frutto di studi approfonditi e mi riferisco agli esperimenti della Carolina del Nord, sulle donne di colore da sterilizzare, che sembrano trasportarci invece in un romanzo alla George Orwell, fantascienza o storia? Distopie? L’autore non chiarisce questo aspetto

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    Raffaele

    23/09/2018 20:18:09

    La storia di Cora è indissolubilmente legata alla fuga. Quella di sua madre, che l'ha abbandonata alla piantagione dei loro padroni. La sua, attraverso la Carolina del Sud, la Carolina del Nord, Tennessee, Virginia. Una fuga che sembra non dover mai concludersi, il segno di una condizione di emarginazione e inferiorità di un'infinità di persone, indipendentemente dalla loro cultura, religione, censo, motivata dal colore della loro pelle. La "maledetta stirpe di Cam", come si soleva giustificare la schiavitù e il rapimento e il commercio di tribù intere sulle coste del continente africano. Questa la ferita lancinante nell'umanità raccontata in questo romanzo, in un modo che riesca ad attrarre i lettori, anche più giovani. Con un'intensità che non si sofferma più del dovuto sui dettagli più terrificanti e crudi, con una scrittura veloce e sapiente, "La ferrovia sotterranea" strega e cattura.

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    ylenia

    23/09/2018 09:28:15

    Non basta essere "politically correct" per essere anche buona letteratura, da Pulitzer. Si fa leggere, le peripezie di Cora coinvolgono emotivamente, la descrizione dei maltrattamenti inflitti agli schiavi ovviamente fa inorridire, ma la qualità della narrazione non è certo eccelsa, e a tratti anche un po' noiosa. La "ferrovia sotterranea", questa realtà poco conosciuta, tenuta in piedi dal coraggio, la coscienza e l'integrità morale di pochi, a parte fornire un buon titolo, non viene sufficientemente valorizzata e sfruttata.Finale senza un finale, come se all'improvviso fossero venute meno ispirazione e voglia di restare al tavolino.

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    Laridente

    22/09/2018 05:09:14

    Non sarà il miglior Romanzo sull'argomento (il tentativo di scrollarsi di dosso la schiavitù), né probabilmente il più fantasioso (per quando l'impostazione di Whitehead abbia decisamente qualcosa di innovativo) ma è un romanzo che esplica il suo fine. Interessare, emozionare e farci trascorrere piacevole ore in sua compagnia. Forse alcuni dettagli trattati un po' sommariamente ma tutto sommato una buonissima opera. Un romanzo che ci spinge a non dimenticare, nemmeno per un secondo, quanto siamo stati privilegiati e quanto, purtroppo, le catene siano state feroci.

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    Patrizia

    19/09/2018 16:29:53

    Probabilmente le entusiastiche critiche e i premi ricevuti dal libro provocano delle grandi aspettative che, a mio avviso, vengono in parte disattese dalla lettura. Fortunatamente il taglio scarno nel descrivere le innumerevoli atrocità commesse dai piantatori bianchi nei confronti degli schiavi lascia alla sensibilità del lettore la comprensione dello strazio e della violenza, laddove inutili dettagli avrebbero trasformato il romanzo in un elenco di orrori. Ma la ferrovia sotterranea del titolo, che avrebbe dovuto rivelarsi in qualche modo il personaggio principale della storia, viene invece confinata ai margini dell'intreccio, utilizzata come cornice e non come elemento centrale e la rocambolesca fuga della schiava Cora si riduce ad un susseguirsi di spostamenti da una città all'altra e da un rifugio all'altro fino all'ultimo viaggio sui binari di quella che sembra essere, finalmente, la libertà. Fino all'ultima pagina la narrazione sembra promettere qualcosa di più, promessa però che non riesce a mantenere nemmeno con un finale aperto all'immaginazione del lettore.

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    Anna

    18/09/2018 20:48:24

    Cora è una giovane schiava di colore che cerca di scappare dalla piantagione della quale è nata e cresciuta, in Georgia. Per farlo utilizzerà la ferrovia sotterranea. La ferrovia sotterranea, in realtà, era il nome della “rete clandestina di militanti antischiavisti che nell’Ottocento aiutava i neri a fuggire dal Sud agli stati liberi del Nord”. Whitehead, invece, la trasforma in realtà: cunicoli stretti, treni di fortuna, destinazioni sconosciute La narrazione procede incalzante mentre il lettore segue la fuga di Cora verso la tanto desiderata libertà. La schiavitù e il razzismo vengono qui trattati in un’altra luce ancora: il colore della pelle è soltanto un pretesto per parlare di altri tipi di schiavitù.

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    lalu

    18/09/2018 13:05:27

    Accompagniamo la giovane protagonista, Cora, nella sua disperata fuga verso la libertà. Si servirà della ferrovia sotterranea, un'intricata rete di contatti che aiutano gli schiavi a trovare una nuova vita. Colson Whitehead riesce ad affrontare un tema come lo schiavismo, oggetto di molti libri, in modo ancora fresco e non ripetitivo. Il suo stile di scrittura è leggero e scorrevole, e riesce a comunicare immagini forti senza ricorrere a descrizioni dettagliate e non adatte ai più suscettibili. Un romanzo forte, che fa riflettere su un pezzo di storia umana su cui fa sempre bene soffermarsi a pensare.

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    Carmine

    17/09/2018 23:02:18

    "La ferrovia sotterranea" è una storia basata interamente sulle vicissitudini degli schiavi che cercavano di raggiungere la libertà per fuggire ad un destino che li vedeva morire sotto il peso del lavoro nei campi o delle ingiurie di padroni crudeli. E in particolare Colson Withehead vuole raccontarci la storia di un fuggiasco in particolare, Cora, una ragazza che è nata e cresciuta nella piantagione dei Randall e che combatte con l’odio/amore che prova verso una madre che ormai da tempo l’ha abbandonata per provare a scappare da quel mondo crudele. Il stile e la storia in sé sono incalzanti, si è catturati dalla fila di eventi che portano Cora a spostarsi da uno stato all’altro dell’America, per rendersi conto che non si è mai liberi davvero e che ci sono mille modo in cui si può tenere una persona in catene, che sia esso visibile o no. Tuttavia in certi momenti piuttosto stabili ho notato spesso un calo dell’attenzione, come se l’autore non fosse riuscito a tenere alto il ritmo per tutta la durata del libro, producendo degli inevitabili alti e bassi che non fanno bella figura agli occhi del lettore. Nel complesso, chiusa la parentesi, ho trovato il libro molto piacevole da leggere e in particolare ho apprezzato il modo in cui Whitehead descrive la crescita personale di Cora e la sua presa di coscienza, con tutti i suoi lati negativi e positivi. Senza fare spoiler, il libro si è perso nel finale e ho trovato surreali gli ultimi avvenimenti e non sono riuscita a inquadrarli positivamente nella piega che la storia sembrava aver preso.

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    giuseppe

    17/09/2018 21:05:02

    A parte il contesto storico e geografico completamente diverso, l’idea di partenza mi ha richiamato la sensazione di innestare in un dramma collettivo reale un elemento fantastico e irreale, in grado di trasfigurare e forse rigenerare un tema di per sé molto sfruttato dalla narrativa. Nel romanzo di Whitehead questa idea si traduce nell’immaginare la presenza di una vera “ferrovia sotterranea”, laddove questo termine designò, nel periodo dello schiavismo, la rete di aiuto e protezione che i neri liberati e gli abolizionisti bianchi misero in atto nei confronti dei fuggiaschi dalle piantagioni del Sud: una ferrovia virtuale insomma, che però nella fantasia dello scrittore si tramuta in una ferrovia concreta e funzionante, con le sue locomotive, le stazioni nascoste, la rete di binari sempre in divenire, i capostazione sempre a rischio di essere linciati o giustiziati.

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    Carmen

    17/09/2018 20:55:02

    Mi aspettavo onestamente molto di più da un libro che si presenta con due grandi premi vinti. La storia e l'idea di rendere reale la ferrovia sotterranea è avvincente, ma lo stile di scrittura, a volte un po' noioso, e l'introduzione di alcuni capitoli completamente inutili, fanno rallentare la lettura. Non mi veniva voglia di leggerlo... Dovevo sforzarmi! Inoltre, senza far spoiler, il finale l'ho trovato surreale. In sostanza: bella l'idea, ma non sono stata completamente catturata dalla vicenda di Cora.

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    Loris

    30/08/2018 11:49:35

    La prima parte, ambientata nella piantagione di cotone in Georgia, mi è parsa convenzionale, ricalcata su modelli letterari e cinematografici ben noti. Con la fuga e l’entrata in scena della ferrovia, il romanzo decolla e trova spunti più interessanti. Il viaggio negli stati americani rende conto delle diverse forme di discrimazione e razzismo che si possono palesare in un Paese votato a un’espansione vorace e feroce. Prima di ogni ideologia, gli schiavi sono semplicemente il supporto a basso costo dell’economia del sud, come gli indiani erano solo un ostacolo all’acquisizione della terra per coltivatori e allevatori. Anche quando la società di dichiara aperta alla convivenza, emerge una forma di razzismo più subdola, un tentativo di controllo ammantato di paternalismo e scientificità. Tra paesaggi apocalittici e l’utopia di una comunità nera libera e autosostenibile, Whitehead non fa certo sfoggio di ottimismo, parla del passato guardando al presente. Il romanzo scorre veloce, ottiene l’empatia del lettore con la protagonista, indovina personaggi efficaci e ben modellati (forse non il cacciatore di taglie, troppo ‘tarantiniano’, ma in fondo anche perfetta incarnazione dello spirito dell’America nella visione dell’autore).

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    Giamba

    13/07/2018 13:43:54

    Storia drammatica dai toni talvolta anche cruenti di una schiava nera americana. Sul finale un po’ troppo macchinoso. Contesto storico dubbio. Nel complesso un buon libro.

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    Roberto

    05/04/2018 17:48:52

    Forse per chi legge dello schiavismo per la prima volta può essere interessante, aiutare a comprendere cosa significava essere schiavi. Però la trama è scontata, la scrittura scialba, molti personaggi sono di maniera e il libro risulta insignificante. L'unica invenzione è la ferrovia sotterranea, elemento incongruo in un libro che nella costruzione e nello stile non potrebbe essere più banalmente tradizionale.

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    Clara

    04/02/2018 16:33:07

    Credo che questo libro sia un po' sopravalutato. Per me è molto interessante come "documento" di quello che si faceva negli Stati Uniti ai tempi dello schiavismo; è anche bella l'idea di rendere reale la ferrovia sotterranea che effettivamente esisteva e che aiutava gli schiavi a fuggire verso il nord. Come romanzo però è un po' deludente, la prosa è troppo semplicistica e il ritmo in sé non decolla. In definitiva un giudizio medio.

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    AdrianaT.

    31/01/2018 07:55:42

    Radici, Django Unchained, 12 anni schiavo, Amistad, Amazing Grace: ritenevo esaurito l'argomento. Poi, sull'onda del 'Furore' Steinbeckiano, mi sono detta - ma sì, non c'è due senza tre 'sfuriate' dello Zio Sam - dato che della fine di Cavallo Pazzo e dei suoi simili, fatta salva la vasta filmografia, mi aveva già resa ulteriormente edotta il buon Zucconi con 'Gli spiriti non dimenticano'. Ci ritorno su ben disposta, a patto che mi aggiunga qualcosa alle catene, agli stupri, le frustate, evirazioni, fughe disperate, cacciatori di schiavi sanguinari, ladri di cadaveri e impiccagioni raccapriccianti con bulbi oculari mangiati dai corvi. La scrittura non brilla, ma qui in effetti qualcosa in più c'è: qualcosa che ricorda Mengele (della serie non facciamoci mancare nulla); un particolare che ignoravo, e che mi fa venire in mente un altro titolo che supporta la mia solita, spiccia, semplicistica conclusione antropologica: sic et simpliciter "Natural Born Killers".

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    Luca

    13/01/2018 17:57:49

    Romanzo bellissimo. La crudeltà e l'ignoranza dell'uomo emerge in tutta la sua violenza. Ad ogni pagina si respira terrore, incertezza del futuro, disperazione. Ma anche speranza, fiducia nei propri mezzi e nel prossimo, riscatto. Un libro che vale ogni centesimo del suo prezzo.

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    carlo augusto

    01/12/2017 11:30:23

    Potente, avvincente, duro ma con equilibrio. Personaggi ed ambienti magistralmente delineati. Con la protagonista Cora che entra di diritto nella storia della letteratura americana. E la storia della fuggitiva e del suo strenuo inseguitore forse ispirata a Valjean e Javert.

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    vittorio pisa

    09/11/2017 16:40:54

    Decisamente sopravvalutato.

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    Lomax

    25/10/2017 11:57:31

    Libro pazzesco, per la delicatezza della scrittura e la potenza dei contenuti; le parole arrivano forti come un pugno nello stomaco e, come un pugno, fanno male, anche se si tratta di un dolore necessario a comprendere l'eziologia di una tragedia (che è tanto inumana quanto trasversale, perché prescinde dalla pelle); e a ricordare che le catene possono essere ovunque e avere mille forme diverse. Super consigliato!

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Nella Georgia della prima metà dell’Ottocento, la giovane schiava nera Cora superando le proprie paure, non avendo più nulla da perdere, decide, come aveva fatto la madre Mabel prima di lei, di tentare la fuga dalla piantagione di cotone in cui vive in condizioni disumane, sottoposta alle peggio angherie, e comincia il suo viaggio verso la libertà. Servendosi di una misteriosa ferrovia sotterranea, Cora fa tappa in vari stati del Sud dove la persecuzione nei confronti dei neri imperversa crudele.
L’idea della ferrovia sotterranea, mai realmente esistita (è bene dirlo) è una trovata affascinante: rende appieno l’idea di una strada di ferro, solida, una linea retta potente che lavora rumorosamente nascosta agli occhi dei più, come faceva la rete di aiuto con i fuggiaschi neri per portarli in salvo. Congiunge il punto di partenza, al buio, sotto terra, quando sei schiavo, a quello di arrivo, dove sei una persona nuova (letteralmente con un’altra identità) e – forse – puoi respirare a pieni polmoni. Nel libro la ferrovia esiste: è una linea servita da treni che unendo stazioni nascoste, spoglie o arredate, porta lontano dalle piantagioni. Ma non ci sono orari o destinazioni precise per affrancarsi dalla schiavitù.
La ferrovia sotterranea racconta la avventure di una donna braccata, in fuga, che deve rinunciare alla propria identità per restare libera. Il romanzo è una sequenza di avventure, incontri in chiaroscuro, personaggi buoni e personaggi malefici. È come se i vari personaggi salissero a bordo del treno ad una fermata per scendere a quella successiva. Ne restano impressi pochi: ad esempio il cacciatore di taglie Ridgeway che deve trovare Cora per lavare l’unica onta subita in anni di onorata carriera (ovvero la fuga riuscita della madre di Cora), il bambino inquietante al seguito di Ridgeway.
È sì un romanzo che parla della schiavitù dei neri d’America, della crudeltà e della cattiveria umana, dei pregiudizi e della perdita dell’innocenza…. ma non è un semplice romanzo storico: è anche un libro sulla resistenza, sulla resilienza e sulla speranza, che stimola la riflessione su cosa significhi davvero libertà, senza fare la morale. Rimane impresso il capitolo in cui Cora è finalmente riuscita a scappare e seminare i suoi inseguitori, trovando rifugio presso una coppia di bianchi che cercano di aiutarla….ma la confinano per giorni all’immobilità più assoluta in una assolata angusta soffitta: niente rumori, nessuna parola, nessun movimento. Può chiamarsi libertà? “Essere liberi non aveva nulla a che fare con le catene o la quantità di spazio a disposizione”.
Questo libro è per chi è forte di stomaco, per chi ama le fotografie senza filtri, per chi ha un una frase di Nelson Mandela tatuata e ha ricominciato da capo più volte. Agita, scuote ma in qualche modo le emozioni sono messe al riparo dalla scrittura di Colson Whitehead che è controllata, distaccata anche quando racconta le scene più cruente. Niente pathos. E per fortuna, perché immedesimarsi anche solo per un minuto in Cora costa parecchio.
Colson Whitehead ha vinto il premio Pulitzer e il National Book Award nel 2017 per questo romanzo.

Recensione di Patrizia Carrozza

 


La ferrovia sotterranea, ambientata nell’America schiavista di metà Ottocento, è una storia di oggi. (...) Con questo ultimo libro, che ha vinto i due più importanti premi americani, il Pulitzer e il National Book Award, Colson Whitehead ha guardato dritto negli occhi il razzismo, che con tutte le sue svariate, infide incarnazioni, ancora affligge la nostra epoca. Dopo sette libri e diversi anni di studio e preparazione, Whitehead ha deciso di fronteggiare la pagina più scura della storia del proprio paese regalandoci un romanzo potente, che ha appassionato lettori illustri come Barack Obama e Oprah Winfrey e che ha già riscosso, meritatamente, grande attenzione anche in Italia. La ferrovia sotterranea è, senza mezzi termini, un bellissimo romanzo. Whitehead ha intrecciato con grande sapienza la ricostruzione della tragedia storica a elementi prettamente letterari. Il lavoro di ricerca che l’autore ha compiuto leggendo i memoirs degli schiavi gli ha permesso di rendere con grande realismo la vita della schiava Cora, figlia e nipote di schiave. Il suo tragitto di fanciulla ribelle, abbandonata da una madre che pare essere riuscita a fuggire nel mitico e libero Canada, è infatti segnato dalle tappe fondamentali di una iniziazione alla vita adulta e all’emancipazione politica. I capitoli, come tappe di un duplice viaggio, interiore ed esteriore, portano la protagonista a conoscere la più varia umanità. Bianchi e neri le mostreranno i vari volti dell’odio e della possibile amicizia. Nel frattempo Cora impara a leggere, amare, a sentirsi libera e, per paradossale conseguenza, a sentirsi prigioniera. (...). Whitehead ha ancorato questo racconto non solo nella storia, ma ha gettato arpioni anche nel mito e nel fantastico. (...) Con un colpo di genio, Whitehead ha trasformato la metafora della “ferrovia sotterranea” – una rete di abolizionisti realmente esistita – in una cosa reale. Questa intuizione non solo dà forma e ritmo al libro, i cui capitoli alternano le diverse stazioni raggiunte da Cora ai “ritratti” dei personaggi principali da lei incontrati per strada, ma immette la sua protagonista nel grande mito fondativo dell’identità americana. Nel cinema e nella letteratura americana la ferrovia è un simbolo immancabile del grande, utopico West. Lì, ai confini con il western, sfocia il viaggio di Cora, inedita pioniera di colore, schiava liberata che diventa tassello essenziale per la costruzione della nuova società americana. Anche noi siamo chiamati a fronteggiare nuove servitù e la nascita di una nuova realtà sociale. Forse la storia di Cora può aiutarci a capire da che parte stare.

Recensione di Stefano Moretti