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Curatore: M. L. Algini
Traduttore: A. Verdolin
Editore: Borla
Anno edizione: 1995
Pagine: 208 p.
  • EAN: 9788826310053

recensione di Mancia, M., L'Indice 1996, n. 1

Il padre e la madre hanno conosciuto, in psicoanalisi, alterne fortune. Con Freud il ruolo del padre è stato centrale nel complesso di Edipo e quindi nello sviluppo della mente e della sessualità dell'individuo. Con Melanie Klein il padre sembra spodestato dal suo trono che viene occupato dalla madre. È con quest'ultima che il bambino stabilisce le prime e più significative relazioni che costituiranno la base per lo sviluppo della sua personalità. Ma a questo punto si pone un problema. Anche nei momenti più precoci che precedono l'Edipo descritto da Freud, il padre può realmente chiamarsi fuori gioco, escluso dalla relazione diadica madre-bambino, o non è invece presente, come dire, di nascosto, come rappresentazione interna della madre il cui rapporto primario con il bambino non potrà non essere influenzato da questa presenza?
Nella madre non c'è soltanto la rappresentazione del padre della preistoria o padre immaginario, ma anche quella del padre reale del bambino che potrà essere in relazione dialettica con il padre della preistoria individuale della madre. Tutto questo è localizzabile prima dell'Edipo di Freud ma anche prima dell'Edipo precoce della Klein. Un padre presente fisicamente ed emotivamente, disponibile a dividere con la madre le responsabilità e gli affetti del figlio, avrà un'influenza sulla relazione primaria madre-bambino diversa da quella di un padre assente fisicamente ed emotivamente, disinteressato alle vicende affettive della coppia. Il padre quindi ha comunque un ruolo anche nella relazione diadica e influenzerà in maniera a volte definitiva il processo di identificazione e disidentificazione materna che permette al bambino di acquisire la propria identità separata anche di genere sessuale.
Il problema della funzione paterna viene ora affrontato in questo volume a più mani. Per David Rosenfeld ("Il ruolo del padre nella psicosi"), il padre è un decodificatore e questa funzione è strettamente indicativa della sua presenza e disponibilità a contenere le angosce e le paure del bambino. Un ruolo quindi parallelo e complementare a quello della madre, in cui egli come la madre dovrà essere pronto a ricevere ed elaborare le identificazioni proiettive del suo bambino, come presupposto per le introiezioni che permetteranno la sua crescita. In questo contesto la psicosi viene vista come il risultato di una distorsione o fallimento della funzione paterna oltre che materna. Ciò comporta una responsabilità della coppia dei genitori - e non della sola madre o del solo padre - anche in epoca molto precoce e delle sue funzioni di contenimento perché il bambino possa vivere le proprie esperienze di scissione, identificazione e disidentificazione per rappresentare la propria identità senza eccessivi traumi.
Julia Kristeva ("Un destino luminoso della paternità: il padre immaginario") introduce il concetto di "padre della preistoria individuale" o padre immaginario, l'identificazione con il quale da parte della madre è anteriore a ogni concentrazione su un qualunque oggetto. Il padre immaginario è il possessore del fallo, oggetto del desiderio della madre preedipica, legata al bambino in un rapporto in cui lei mantiene un'onnipotenza fallica mentre il bambino è "vuoto". Queste due posizioni generano una dinamica relazionale (asimmetrica) particolare, dove nel bambino passivo la madre proietta le proprie esperienze, che si possono indicare come una coagulazione dei suoi desideri ossia il suo "padre immaginario". In tale relazione, dove si pone questo "terzo", non ancora collocato nell'Edipo, si forma la posizione narcisistica che rispecchia le problematiche materne rendendo il bambino instabile, conscio solo della sua debolezza e dipendenza, dandogli il senso del non possesso ossia del vuoto. In tal modo inizia la formazione del concetto di madre, abietto, ossia obietto al negativo, inaffidabile, che pone le basi per un'organizzazione difensiva di tipo narcisistico della personalità del bambino. Il narcisismo diventa così una struttura protettiva per fronteggiare la sensazione di vuoto. È il padre immaginario ereditato dalla madre a presentarsi come negativo e destabilizzante in uno sviluppo libidico e "normale" del bambino. La cura sarà tesa a sostituire il padre immaginario con il padre simbolico, facendo superare al bambino il fantasma di una madre "fallica" che opera castrando le facoltà del bambino.
Il lavoro di Guy Rosolato ("La castrazione quanto al padre") si concentra sulla castrazione, messa in relazione con lo scarto tra desiderio del bambino e sua soddisfazione e con la minaccia di morte vissuta dal bambino nella separazione dalla madre. In relazione a questa paura di morte, la castrazione appare come un male minore in quanto sostituisce la messa a morte: "Il sacrificio della vita viene sostituito dal sacrificio del sesso". La dialettica tra la morte e la castrazione entra in una specificazione edipica: l'uccisione del padre ne è il dramma fondamentale. Ma nel primo monoteismo all'uccisione si sostituisce la circoncisione come equivalente simbolico della castrazione, intesa come metonimia che tuttavia non lede l'attività sessuale. La castrazione simbolica (circoncisione) può essere quindi vista come una difesa contro l'angoscia di castrazione da parte del padre e "una liberazione della mascolinità e della paternità futura del bambino".
Il rapporto tra funzione paterna e realtà psichica si articola per Rosolato secondo tre poli: padre idealizzato, reale e simbolico. È quest'ultimo che regola il rapporto tra il desiderio e la legge. Infatti il fantasma di castrazione che corrisponde a un'angoscia fondamentale inconscia, "è inseparabile dal desiderio sessuale per la madre, restando di conseguenza fissato al passato, con la sua connotazione orale, per ridurvi l'ignoto". L'ignoto è il primo oggetto materno, posto come oggetto sessuale e genitale che deve restare definitivamente ignoto. Ciò equivale all'interdizione dell'incesto. Questa è una castrazione simbolica che persiste come minaccia, se il bambino rimane fissato alla madre e non accede a una disidentificazione materna. Se invece il bambino è in grado di separarsi e disidentificarsi dalla madre, allora potrà raggiungere un superamento simbolico della castrazione, e orientarsi positivamente verso l'ignoto nell'articolazione tra la Legge e il Desiderio. Ne deriva che la legge nasce come controllo del desiderio.