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Leonardo Sciascia

Editore: Adelphi
Collana: Fabula
Edizione: 14
Anno edizione: 1993
Pagine: 138 p.
  • EAN: 9788845909573

Recensioni dei clienti

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    Marco

    03/07/2012 16.24.38

    Bellissimo libro che ho apprezzato dall' inizio fino alla fine a tal punto da volerlo rileggere una seconda volta.D'estate poi lo si apprezza molto di piu' sotto l' ombrellone. Molto bello anche l' altro suo libro "Una storia semplice"

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    Albys

    17/07/2005 21.58.11

    Autore molto legato al bisogno narrativo di rappresentare la piena essenza della società sicula - così pregna di esclusive definizioni date a certe questioni come l’onore, la giustizia, la democrazia - Sciascia ha sempre voluto imprimere un valore sociale alle sue opere. E c’è riuscito, senza alcun dubbio. Sciascia scrisse questo primo atto d’accusa verso lo stato mafioso (cioè il governo e il parlamento e tutto l’establishment politico-giudiziario italiano) con circospezione (non era certo peregrina l’ipotesi che lo scrittore potesse finire male per aver parlato troppo...) ma anche con estrema chiarezza. E’ un racconto lungo (130 pag.) che trova il suo pieno valore nelle ultime 30-40 pagine, nelle quali si inserisce anche l’ottimo dialogo fra il boss mafioso e il Capitano di polizia, di Parma, che segue l’inchiesta su un pluri-omicidio di stampo mafioso. In quelle righe molto carismatiche ci sono i valori della Famiglia (nei due sensi), la definizione di Uomo, il concetto più intimo della mafiosità sicula. Niente che mi abbia sorpreso, sono cose che immagino o so da tempo (come chiunque abbia provato a soffermarsi su questa piaga sociale), ma sono righe davvero ben confezionate, senza tempo. E’ un libro che si fa leggere a scuola, ed è cosa buona e giusta. Peccato che in giro ci sia troppa poca intelligenza e onestà per far sì che questa cosa possa avere una qualche conseguenza positiva.

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    tenzing norkhay

    02/07/2002 21.15.39

    Non me ne vogliano gli estimatori del sacrosantamente grande Leonardo Sciascia, ma a confronto di quello che la mafia ha fatto e continua a fare negli ultimi anni (vedi stragi Falcone e Borsellino ed altre prodezze che sarebbe doloroso ricordare) “Il giorno della civetta” a confronto è un bel raccontino con qualche morto ammazzato per questioni di muratori, e nulla di più. C’è poco da fare, si riferisce al suo tempo, e le cose, purtroppo per tutti, sono molto molto cambiate. Diversa è la valutazione da dare alla narrazione, che non è perfettibile, ossia è perfetta per stile, pulizia sintattica, chiarezza, e “sicilianità”. Si legge d’un fiato e non annoia mai, anche perché è piuttosto corto, e avrebbe meritato, forse, una maggiore ampiezza. Infine sembra che, ai tempi, sia stato adottato come libro di lettura per la scuola media, anche siciliana: bene, c’è solo da sperare che sia servito a qualcosa…..io propongo di rispolverarlo.

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