Il giorno della civetta

Leonardo Sciascia

Editore: Adelphi
Collana: Gli Adelphi
Edizione: 10
Anno edizione: 2002
Formato: Tascabile
In commercio dal: 20 febbraio 2002
Pagine: 137 p.
  • EAN: 9788845916755

20° nella classifica Bestseller di IBS Libri - Narrativa italiana - Classica (prima del 1945)

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Descrizione
Di questo romanzo breve sulla mafia, apparso per la prima volta nel 1961, ha scritto Leonardo Sciascia: "... ho impiegato addirittura un anno, da un'estate all'altra, per far più corto questo racconto. Ma il risultato cui questo mio lavoro di 'cavare' voleva giungere era rivolto più che a dare misura, essenzialità e ritmo, al racconto, a parare le eventuali e possibili intolleranze di coloro che dalla mia rappresentazione potessero ritenersi, più o meno direttamente, colpiti. Perché in Italia, si sa, non si può scherzare né coi santi né coi fanti: e figuriamoci se, invece che scherzare, si vuole fare sul serio".

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Recensioni dei clienti

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  • User Icon

    donatella

    18/01/2019 10:26:49

    Per me uno dei romanzi più belli fra quelli che trattano l'argomento "mafia". Sciascia è stato un grande autore del suo tempo e rileggerlo a distanza di anni mi ha dato le stesse emozioni. Che dire...è un libro che consigllio a tutti.

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    Alice

    19/09/2018 20:19:46

    Libro di non semplice lettura ma mi é piaciuta molto la trama!!!

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    Stefano

    19/09/2018 15:27:32

    "Il giorno della civetta" è uno dei romanzi più importanti dello scrittore siciliano Leonardo Sciascia e una fra le prime, se non la prima per eccellenza, grandi opere che ruotano attorno al delicato tema della mafia. La focalizzazione del romanzo è prevalentemente esterna, ossia l'autore si limita a presentare e a raccontare i fatti, non interagisce e non interviene nella vicenda narrata, inoltre sono inserite molte espressioni tipiche siciliane, spesso in dialetto che rendono, da una parte, il romanzo decisamente realistico e veritiero, ma, dall'altra, il linguaggio del romanzo non troppo accessibile. Per cui "Il giorno della civetta" è un romanzo indubbiamente impegnativo, la cui lettura non è facile ed immediata, tuttavia rimane pur sempre un'opera importantissima della letteratura italiana.

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    lalu

    18/09/2018 13:03:37

    Tramite questo racconto Sciascia ha voluto per primo mettere in luce l'esistenza di questo fenomeno già ben noto a una parte degli italiani, ma di cui sia gli stessi cittadini, sia le autorità, sia i politici negavano l'esistenza. E' spaventosa l'attualità delle descrizioni, dell'omertà dei cittadini che, interrogati riguardo a un omicidio, fanno finta di non sapere nulla. E' un racconto che procede quasi stenografico, soffermandosi su poche vicende cardine senza approfondirle, come farebbe una cinepresa che riprende brevi scene una dopo l'altra, lasciando libera interpretazione. Ne emerge il carattere ambivalente della mafia, che per le persone comuni può rappresentare una minaccia, ma sorprendentemente anche una protezione, laddove le autorità erano poco presenti. Una lettura sicuramente interessante e significativa per la comprensione di questo fenomeno.

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    Tinama

    24/01/2018 11:16:11

    Non ho potuto fare a meno di pensare a Camilleri per la sicilianità che si respira, non tanto per l’uso del lessico quanto della sintassi, dei modi di dire dialettali, dei richiami alla lingua parlata. Quella di Sciascia è una lingua raffinata e di effetto. Tutto in un susseguirsi di descrizioni, azioni, dialoghi e riflessioni. Che cos’è la mafia e come combatterla questo libro ce lo svela con un racconto in cui mafiosi, politici e “uomini” emergono nella loro profonda essenza. Vuole essere un libro di denuncia strutturato come un poliziesco a cui manca il classico colpo di scena finale sostituito da un colpo di scena amaro ma non di sconfitta. “…Sapeva, lucidamente, di amare la Sicilia: e che ci sarebbe tornato”. Interessante perché sempre attuale e impegnativo: non tutto si coglie ad una veloce lettura. Merita senza dubbio una rilettura.

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    Luca Aquadro

    28/08/2017 20:15:49

    "Il giorno della civetta" è un romanzo breve di Leonardo Sciascia, al tempo stesso il suo primo romanzo e il suo libro più celebre. Tramite l'artificio narrativo, tra l'altro ispirato a un paio di personaggi realmente esistiti, spiega in modo magistrale che cos'è la mafia ed è quasi profetico nell'indicare come metterla in difficoltà. Dunque in questa recensione non aggiungo altro di mio e lascio parlare l'Autore, invitando tutti alla lettura del libro. "La famiglia è l'unico istituto veramente vivo nella coscienza del siciliano: ma vivo più come drammatico nodo contrattuale, giuridico, che come aggregato naturale e sentimentale. La famiglia è lo Stato del siciliano. Lo Stato, quello che per noi è lo Stato, è fuori: entità di fatto realizzata dalla forza; e impone le tasse, il servizio militare, la guerra, il carabiniere." (pp. 101-102) "Bisognerebbe, di colpo, piombare sulle banche; mettere mani esperte nelle contabilità, generalmente a doppio fondo, delle grandi e delle piccole aziende; revisionare i catasti (...) annusare intorno alle ville, le automobili fuori serie, le mogli, le amanti di certi funzionari: e confrontare quei segni di ricchezza agli stipendi, e tirarne il giusto senso. Soltanto così ad uomini come don Mariano comincerebbe a mancare il terreno sotto i piedi... In ogni altro paese del mondo, una evasione fiscale come quella che sto constatando sarebbe duramente punita". (p. 108) "Forse tutta l'Italia va diventando Sicilia... E sale (...) questa linea della palma (...) su su per l'Italia, ed è già oltre Roma". (pp. 125-126) "La mafia era, ed è (...) un "sistema" che in Sicilia contiene e muove gli interessi economici e di potere di una classe che approssimativamente possiamo dire borghese; e non sorge e si sviluppa nel "vuoto" dello Stato (...) ma "dentro" lo Stato. La mafia insomma altro non è che una borghesia parassitaria, una borghesia che non imprende ma soltanto sfrutta." (p. 137) A Leonardo Sciascia (Racalmuto 1921 - Palermo 1989)

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    Giampiero Cinque

    11/07/2017 13:44:05

    Alla popolarità del racconto di Sciascia ha contribuito sicuramente la versione cinematografica che Damiano Damiani ne ricavò nel 1968. Chi lo ha visto, difficilmente potrà leggere il libro senza immaginare il capitano Bellodi con la faccia di Franco Nero e "parrinieddu" con quella di Serge Reggiani. Qualche lettore, probabilmente non siciliano, ha lamentato la poca "sicilianità" del testo, citando per contrasto Camilleri. Ma qui c'è un equivoco. La sicilianità esibita nella prosa camilleriana non è meno potente nel racconto di Sciascia, nelle allusioni, nei costrutti sintattici, nell'atmosfera che vi si respira. E' una Sicilia che non esiste più nelle forme rappresentate dall'autore, ma non ha perduto un grammo del suo valore etico e letterario.

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    Gabriele Piccione

    29/12/2016 18:14:19

    É uno dei romanzi più famosi di Sciascia nonché uno dei primi a trattare il tema della mafia, come segnala nell'appendice in fondo al libro. É piuttosto corto (impegnandosi si può leggere in giornata) ma ricco di significato. Attraverso la narrazione delle "avventure" di un comandante dei carabibieri che provava in tutti i modi a incastrare qualche boss mafioso, si può capire come funziona la mafia e la cultura che gira attorno ad essa.. Sono rimasto un po deluso perché mi aspettavo più espressione della "sicilianitá" (mafia a parte) però per quello c'è sempre Camilleri!

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    giancarlo orlandini

    19/07/2015 16:15:54

    saro' breve: è talmente attuale da fare impallidire i politici che ci hanno governato dal 1948 ad oggi.

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    Laura

    12/12/2014 19:22:02

    naturalmente lo consiglio: scorrevole, chiaro e coinciso. con alcuni esempi, in pochissime parole spiega con perfezione e chiarezza cosa sia la mafia.

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    Gabriele

    13/11/2014 15:29:25

    Capolavoro del giallo italiano, ma anche un libro drammatico e a tratti commovente per la dimensione inconsapevolmente e inutilmente eroica del protagonista. Testo sempre attuale in Italia, e questo ci fa pensare. Scritto benissimo, essenziale, asciutto, non si perde mai in ridondanze e divagazioni. Non disdegna l'ironia. Il film omonimo non rende assolutamente la bellezza del libro, che consiglio di leggere integralmente.

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    Renato Mite

    08/09/2014 14:31:59

    Un imprenditore edile si rifiuta di fare affari secondo i dettami della mafia e viene assassinato in una pubblica piazza mentre sta per salire su un autobus. Nello stesso giorno, un agricoltore esce di casa e scompare. Nessuno nella piazza, i passeggeri, l'autista e il controllore dell'autobus, nessuno ha visto niente. Quell'agricoltore abita sulla via da cui è fuggito l'assassino, e forse l'ha visto in faccia. Queste sono le premesse con le quali il capitano Bellodi comincia le sue indagini. Fra informazioni veritiere di un confidente che, in genere, fa l'informatore per campare senza rivelare informazioni scomode alla gente che conta e la testimonianza della moglie dell'agricoltore, il capitano Bellodi ricostruisce l'omicidio e individua l'assassino e i mandanti. Poi tutto svanisce come una bolla di sapone. In questo racconto del 1960, Sciascia mette in risalto la Mafia e i suoi legami con i collusi delle istituzioni per mostrare quanto le verità scomode vengano spesso sminuite fino a negarne l'esistenza. Sciascia scrive con uno stile asciutto, quasi didascalico, per mostrare i due punti di vista da cui si tende a guardare la Mafia, lasciando al lettore il compito di discernere la linea sfocata che li separa e sul filo della quale criminali e collusi camminano. La storia è composta da frammenti, dei fermo-immagine che ritraggono scene di un intrico per molti tratti sconosciuto, quindi vanno considerati con molta attenzione. Il libro non è di lettura immediata, ma di certo merita.

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    BARBARA

    24/03/2014 16:24:20

    Massimo Carlotto durante la presentazione del suo ultimo libro disse che Il giorno della civetta è il primo grande poliziesco italiano, il primo che affronta il tema della criminalità organizzata. Ed è vero, salvo che è lo stesso Sciascia che avverte il lettore, prima e dopo, di averci messo poco a scrivere il libro, ma quasi un anno a sfoltirlo, a sottrarre alla narrazione nomi, dettagli, qualunque riferimento ad intoccabili e/o personaggi di spicco della mafia, ma soprattutto della politica. Mafia che non esiste, come affermano moltissimi personaggi della storia, non essendo altro che una stupida "invenzione dei social comunisti". Un omicidio, un'indagine, un giovane commissario di Parma che è convinto di trovare il bandolo della matassa, un informatore che "canta" un po' troppo chiaramente, un altro omicidio, lo sviluppo dell'indagine, un arresto, un altro arresto, una confessione, una ritrattazione, riunioni a piani alti, la costruzione di alibi da parte di insospettabili. Questa, sostanzialmente, la storia, perché potrebbe essere stato ucciso chiunque, in quella Sicilia lì degli anni 50/60 e la trama sarebbe stata la stessa. La narrazione è veloce, scarna, senza fronzoli, e parte dal basso della vita contadina di un non meglio identificato paesino dell'entroterra siculo, per approdare, dopo tutta una serie di vicende investigative senza speranza, sulla sommità del Parlamento, con una descrizione esilarante della seduta straordinaria (che se non sbaglio si è tenuta realmente) per la soluzione del "problema Sicilia" che, come oggi accade, finisce in rissa senza che il punto venga minimamente affrontato. Mi è piaciuto, molto, ma chi sono io per dare un voto a Sciascia?

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    MARILENA

    21/08/2013 21:00:09

    la storia di base e' una storia affascinante, e' la nostra storia....ma il libro l'ho trovato noioso.mi dispiace, l'ha letto anche mio figlio che ha tredici anni...a lui e' piaciuto moltissimo...per cui e' proprio un fatto molto soggettivo....BUONA LETTURA

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    sandro landonio

    20/01/2013 09:36:57

    La Sicilia é "altro", é una particolarità assoluta e Sciascia lascia che la natura di questa particolarità ispiri l'arte della sua narrazione. La scena iniziale con la "raggera di fuga" dei passeggeri ed il tocco finale del panellaro "Perché, hanno sparato ?" sono la sintesi artistica dell'animo isolano. Anche se non si parlasse mai di mafia, la capacità di esprimere certi modi di essere e di ragionare é un dono prezioso che lo scrittore ci ha regalato.

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    Marco

    03/07/2012 16:24:38

    Bellissimo libro che ho apprezzato dall' inizio fino alla fine a tal punto da volerlo rileggere una seconda volta.D'estate poi lo si apprezza molto di piu' sotto l' ombrellone. Molto bello anche l' altro suo libro "Una storia semplice"

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    Davide Baretto

    16/06/2012 17:35:01

    Questo libro ha deluso le mie aspettative. Ne avevo studiato alcuni brani alle medie e mi sembrava scritto in maniera fluida, ma oggi, leggendolo nel suo insieme, non mi ha appassionato(i personaggi sono appena abbozzati, senza spessore psicologico). Lo stesso Sciascia, nella Nota prima dell'Appendice, ammette che ha dovuto tagliare alcune parti del libro per evitare imputazioni di oltraggio e vilipendio. Questa limitatezza si percepisce una volta terminato il libro, come se fosse menomato. Se si vuol leggere un bel libro di Sciascia, consiglio l'Affaire Moro, che risulta molto scorrevole.

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    Dario

    11/01/2012 12:32:55

    Un breve 'giallo' per descrivere un tema italiano di fondamentale importanza. Della mafia è stato detto tanto perciò io passo per non essere banale e ripetitivo. Del libro posso dire che è stata una bella sorpresa; ricordo che era uno dei titoli che venivano assegnati durante le vancanze scolastiche da professori speranzosi di vedere i propri alunni interessati a qualcosa di serio come la letteratura. So che se l'avessi letto 15 anni fa ( ai tempi delle scuole superiori ) non l'avrei apprezzato, l'avrei trovato difficile, poco scorrevole e a tratti noioso. Oggi invece lo trovo scritto benissimo con uno stile impegnativo ma godibilissimo se si pone la giusta attenzione durante la lettura; perfettamente bilanciato nei suoi ingredienti: ambientazioni, personaggi, storia. Insomma un piccolo gioiello.

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    Alessandro Marocco

    31/07/2011 21:13:56

    Un romanzo essenziale ma pieno di significato. Sciascia, da siciliano verace, riproduce l'ambiente della sua isola al meglio. Mirabilmente tratteggiati sono anche i rapporti umani tra i personaggi, fino alla rappresentazione del fare mafioso con allusioni più che con descrizioni vere e proprie. Una lettura che non può certo mancare, anche se lo stile di Sciascia risulta spesso faticoso, con molti stilemi del parlato dialettale siciliano e non proprio fluido.

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    sanchezpizjuan82

    19/10/2010 17:26:05

    Che gran libro, ho appena finito di rileggerlo dopo qualche anno, ed è ancora più bello di come lo ricordassi. I personaggi essenziali, manovrati da un ambiente invincibile, e poi quel fantastico finale imploso, che fa sentire fisicamente al lettore il taglio che separa l'Italia europea e l'Italia del Sud.

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