Guarda gli arlecchini!

Vladimir Nabokov

Traduttore: F. Pece
Editore: Adelphi
Anno edizione: 2012
In commercio dal: 12 settembre 2012
Pagine: 293 p., Brossura
  • EAN: 9788845927201
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Descrizione
È il 1974 e il settantenne Vadim Vadimovic, scrittore incluso nella rosa dei candidati al Nobel, ripercorre la propria vita con cruda sincerità. Nato a Pietroburgo in una famiglia aristocratica, vive un'infanzia solitaria e infelice che è all'origine di inquietanti turbe psichiche. Quando scoppia la rivoluzione bolscevica fugge avventurosamente all'estero e ripara in Inghilterra; più tardi, in Francia, ha inizio la sua carriera di letterato, illustrata con esilaranti notazioni. Arrogante e asociale, sbrigativo nei rapporti sentimentali, assillato dalla sensazione che la sua esistenza sia la parodia di quella di un altro, si sposa indotto solo da impulsi erotici, indulge a tradimenti con disinvolte fanciulle, prova torbide attrazioni per adolescenti impuberi, e mentre insegna svogliato in una detestabile università della provincia americana vede acuirsi i suoi disordini mentali. Dovrà arrivare alle soglie della vecchiaia per incontrare la vera eroina del libro, una giovane donna il cui nome resterà segreto - perché solo così si preservano le cose preziose della vita. Tutt' altro che segreta è invece la vera identità di Vadim Vadimovic N., il Narratore, che subito si rivela una caricaturale rappresentazione del suo artefice: o meglio, del volgare fraintendimento della sua personalità generato da certa critica, incline a descriverlo come autoreferenziale, ossessionato dai doppi, dai personaggi marionetta che adombrano la mano del burattinaio.

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    Anderson Ventura

    21/09/2018 07:54:11

    Inutile, con Nabokov non riesco mai ad essere oggettivo! Questo libro è semplicemente geniale: per idea, per stile (una meraviglia!), per impostazione. Non è sicuramente uno degli scritti che consiglierei a chi si avvicina a questo autore per la prima volta, anzi! Vi dirò che in alcune parti anche io l'ho trovato ostico ma, sia chiaro, mai pesante. Il fatto è che il caro Vladimir è coltissimo ed è uno che nella sua cultura gode a sguazzarci, fregandosene bellamente se noi poveri lettori non riusciamo a stargli dietro ( ma ogni sua opera è una delizia, un bocconcino! Gli si perdona tutto). La storia si divide in sette parti, corrispondenti ad altrettante fasi della vita di Vadim; ogni fase è scandita da un amore e dalle varie pubblicazioni che, di volta in volta, si riveleranno successi o fiaschi clamorosi. Ed il lettore, ammaliato, innamorato, divertito, ormai vinto non può fare che sospirare e godersi il viaggio...

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    Giuseppe Russo

    23/02/2015 17:18:49

    Si tratta di un testo di notevole interesse, tra il falso documento autobiografico e la confessione autocritica e catartica. Per essere un autore che notoriamente non ha mai creduto nella psicoanalisi, Nabokov ci ha regalato non pochi momenti di curiosa apertura del suo Io, squarci di luce improvvisa e parziale sulle sue zone buie, chiarimenti che non chiarivano ma incrementavano l'interesse per la sua problematica personalità. Parla sempre di sé, anche quando è evidente che sta solo giocando con questo suo alter ego e alter nomen. Ad esempio, laddove fa affermare al suo protagonista di essere riuscito a «trascendere il cavalletto della tortura e lo strappo richiesti dalla metamorfosi letteraria» (p. 140) sta in realtà seducendo il lettore e cercando di trascinarlo nella vicenda chiedendogli la cortesia di non fare troppe domande.

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    jane

    21/01/2014 13:59:14

    Un "io" ingombrante, nevrastenico e autoreferenziale che assomiglia all'autore tanto da confondere le carte e le idee. Discontinuo e pieno di rimandi a persone e personaggi,alla lunga stanca un po'.

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    lina

    20/09/2012 16:45:37

    non basta la mirabolante capacità descrittiva di Nabokov per fare di questo libro un capolavoro. pubblicato quando l'autore aveva 75 anni, sembra più un'allegra (ma parziale) autobiografia che un romanzo vero e proprio. e l'autoreferenzialità, invece di essere un buon espediente letterario, diventa qui l'unico contenuto dell'opera.

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