La guerra sporca dei partigiani e dei fascisti

Giampaolo Pansa

Collana: Best BUR
Anno edizione: 2015
Formato: Tascabile
  • EAN: 9788817084598

10° nella classifica Bestseller di IBS Libri - Storia e archeologia - Storia - Storia militare - Seconda Guerra Mondiale

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Recensioni dei clienti

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    n.d.

    14/10/2017 08:57:32

    Cose che tutti gli anziani sanno (o sapevano) e che pochi scrivono

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    Lorenzo

    19/09/2017 07:03:28

    Il libro consiste in un lungo racconto, suddiviso in 42 capitoli, aventi per argomento vicende relative al contesto storico dell'Italia 1940-45, e in particolare al periodo della guerra civile tra Repubblica Sociale e formazioni partigiane, con speciale riferimento all'ambito piemontese. Ciascun capitolo costituisce un racconto più o meno autonomo, che può avere per oggetto personaggi e fatti di primo piano o di rilievo puramente locale o privi di importanza storica. Molti racconti del secondo e terzo tipo si basano su fonti orali o personali difficilmente verificabili e presentano talora uno sviluppo di genere romanzesco. Le storie sono di valore piuttosto vario: alcune possono senza dubbio riuscire interessanti, altre meno, e qualcuna potrebbe essere tolta dal libro senza troppo danno. Pansa assegna la funzione di narratore ad un personaggio immaginario, il cinquantenne dottor Evasio, che espone al nipote Enrico le sue esperienze e conoscenze sulle vicende del periodo. Il dialogo tra questi due personaggi, pur rafforzando l'unità interna dell'opera, risulta un po' scontato e monotono. Nel loro insieme i racconti di Pansa offrono comunque un quadro assai vario della vita del periodo, mettendo opportunamente in evidenza le atrocità commesse da ambo le parti, l'atmosfera di terrore da quelle generate e le difficoltà incontrate dalla gente comune per sopravvivere ad una situazione sempre più drammatica. La prosa, che si mantiene uniformemente su un tono colloquiale e dimesso, è chiara e scorrevole. Concludendo, il libro è consigliabile per chi, pur interessato all'argomento, non desidera una lettura particolarmente impegnativa.

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    domenico lico

    08/12/2016 10:54:45

    Povero Pansa, Povero Pansa !! Non ha più argomenti. Non sa più come continuare a scrivere, dire e ridire le medesime cose, accorpando e poi scindendo e poi di nuovo accorpando. I soldi fanno gola a tutti, ma con un minimo di dignità !!

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    aurora

    04/03/2013 23:58:58

    Ho letto tanti libri di Pansa e ne sono entusiasta! Mi è piaciuto anche questo " La guerra sporca ecc."; come tutti gli altri libri l' ho letto tutto di un fiato. Non c'è che dire, ha un modo di raccontare e di esporre i fatti che mi avvince e mi entusiasma. Ho appreso tantissimo anzi quasi tutto dai suoi libri e per questo lo ringrazio e lo ammiro! Solo un piccolo neo riguardo le ultime due pagine che mi hanno un po' interdetta...però per una volta lo "si perdona" !

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    Elena

    25/02/2013 13:08:27

    Il libro mi è piaciuto.E' una attenta analisi di quanto è accaduto e che molti preferiscono non ricordare.Il libro è scritto bene, lo stile è fluido.Unico neo la descrizione puntigliosa di scene sessuali che avrei tralasciato (e affidato all'immaginazione dei lettori). Per quanto riguarda il resto, riporto una bellissima frase contenuta nel libro " Quando scoppia una guerra, la prima vittima è la verità"(cap.28 pag 307)

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    Renato Dellepiane

    21/02/2013 19:55:04

    Concordo totalmente con la prima recensione pubblicata. Dal "Sangiue dei vinti" in poi c'è stata una notevole involuzione di un Pansa che via via ha mostrato lo stesso condannabile livore dei suoi primi critici. Questo libro in particolare è scritto malissimo, con scarso rispetto della grammatica e con qualche svista tra Evasio ed Enrico. Questa finzione dei due personaggi, forse per identificarsi, ma non troppo, in Enrico non regge, anche se gli permette di ridire cose già dette nei libri precedenti. Conversazione da osteria, più che da bar, con fantasie sessuali francamente risibili di adolescente e di "vecchio malvissuto" che nulla hanno a che fare con la storia e sembrano rientrare nella stessa sindrome cha ha preso anche l'ultimo Camilleri. E' bene che Pansa si decida a lasciare un genere che, sotto la cortina di una serena critica storica, nasconde invece molto meno encomiabili interessi economici (e non solo, temo). Peccato, perchè mi è caduto un mito, incominciato con la lettura del suo primissimo libro (la tesi di laurea) ricco di informazioni per lo studioso e non, continuato quando scriveva su La Stampa, e ripreso con il primo abbastanza seriamente revisionista. Vorrei ricordare a Pansa quanto è difficile unire storia vera a romanzo (e qui è difficile distinguere il vero dal verosimile e dall'inventato)come già diceva Manzoni. Sempre citando Manzoni vorrei ancora ricordare che i malvagi sono colpevoli non solo del male che fanno ma anche di quello che fanno fare. Pansa sembra spesso, anzi ormai sempre, dimenticare da chi e perchè nasce il clima di terrore che descrive. Speriamo che il nuovo libro su Repubblica abbia meno livore.

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    Edoardo Zamarra

    06/01/2013 00:44:14

    Questo libro non ha quasi nulla a che vedere con i precedenti di Pansa sulla seconda guerra mondiale, che, pur con qualche pecca, fornivano interessanti informazioni, a torto trascurate dalla storiografia contemporanea. Mescola ora, al poco di storico, il molto di inutile, ripetitivo (ossessivo, persino) riferimento ad una sessualità casereccia, strabordante, quando non ridicola, dell'autore in crisi priapea come i suoi due personaggi chiave. La conclusione del libro è patetica, boccaccesca. Insomma, un libro da evitare. Una cocente delusione.

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    riccardo tuechtel

    06/12/2012 10:56:54

    Avvenimenti drammatici raccontati con estrema noncuranza come se fossero smargiassate da divulgare al bar Sport.Tutte queste signore alte,magre ma ben messe......Non sarà perchè ho letto questo libro dopo aver letto La pelle e Kaputt di Malaparte?

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