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Antonio Moresco

Editore: Mondadori
Anno edizione: 2010
Pagine: 181 p. , Brossura
  • EAN: 9788804601319
Negli ultimi anni, ogni volta che leggo un libro di Antonio Moresco non posso fare a meno di pormi alcune domande. La prima è di ordine, diciamo così, autobiografico, benché la biografia sia quella condivisa da chi poco più di una decina d'anni fa, su per giù allo scollinar del secolo, si accingeva, come diceva Leopardi, "a vivere alle lettere": cosa ha rappresentato Moresco – anzi, meglio, la "funzione Moresco" – nel campo letterario italiano? Sospetto che all'epoca abbia rappresentato, per quelli che Bourdieu definirebbe i nuovi entranti, l'esistenza stessa di un campo letterario: mettendolo in discussione, polemizzando, trasfigurando se stesso nella figura "sepolto vivo" come nelle Lettere a nessuno, ne sanciva un'esistenza altrimenti solo spettrale. In altre parole, incarnava, per chi allora iniziava, l'assolutezza di quel gioco serio che è la letteratura (la scrittura, lo stile). Una scommessa folle e malinconica in un contesto fin troppo ricettivo verso operine e romanzetti che non sopravverranno alla prossima rentrée (un contesto mercantile, ma che alla lunga fiacca coscienze e volontà, abbassa spaventosamente le attese). Non è un caso allora che una delle figure più tipiche del repertorio dell'autore mantovano sia quella dell'incendiato.
Allegoria che torna fin dal titolo di quest'ultimo romanzo, Gli incendiati appunto, in cui un protagonista e narratore si aggira, anche qui molto moreschianamente, "solo e completamente infelice", in un mondo di totale "aridità, asservimento, vuoto, vita che sembra morte". Moresco non è mai stato scrittore di sfumature, d'accordo, di ragionate strutture che si svelano lentamente nel procedere delle pagine, erano altri i suoi interessi. Ma qui è come se la tavolozza fosse composta solo di colori primari, anzi solo di bianco e nero, rosso e oro: non c'è praticamente capoverso, riga, che non evochi qualche concetto supremo. E se già si parte a cento all'ora, ogni pagina sarà un ulteriore accelerazione: in una località turistica assediata da misteriosi e infernali incendi, il protagonista incontra una donna che brucia letteralmente in una sublime fiamma. È l'inizio di un'ossessione amorosa, erotica e mistica che accompagnerà i due in un crescendo vertiginoso. Lui si scopre essere una specie di agente segreto, lei è in fuga da un traffico internazionale di schiavi, e i due ne passeranno di cotte e di crude finché non moriranno uccisi dai cattivi del caso. Ma neanche questo li ferma, al contrario: da morti si uniranno agli altri morti in un armageddon cosmico, nella guerra mondiale dei morti contro i vivi, fino all'esoterica fiammata finale.
La seconda, delle domande a cui accennavo all'inizio, si potrebbe sintetizzare così: dove sta andando, oggi, Antonio Moresco? Non sarà negli Incendiati che troveremo una risposta, o almeno non una risposta che siamo pronti a controfirmare. Un testo ascensionale, verticale (come sempre in Moresco non c'è movimento che non sia verticale): anche qui, dove pure gioca con i generi e con la loro "orizzontalità", c'è un costante, convulso rilancio che si conclude (provvisoriamente viene da pensare) nel finale apocalittico, in quest'improbabile punto d'incontro tra videogame di bassa lega e testo sapienziale, pacchianata e mistero, dove i morti bombardano i vivi. Ma, soprattutto, lo fa usando una lingua scomposta, a tratti volutamente brutta; eppure non è la parola necessariamente scomposta di chi sta "sfondando", dell'"invasore" (parole d'ordine moreschiane). Moresco sembra proseguire in un itinerario estremamente personale, senz'altro impervio, di difficile decifrazione, ma un tale avvitamento nel proprio idioletto rischia di apparire più la chiusura di fronte a un accerchiamento che l'apertura (a cosa, verso dove?) che annuncia. Mentre lo osserviamo allontanarsi viene il dubbio che siamo noi a non comprenderlo più, o forse non siamo ancora pronti.
Francesco Guglieri

Recensioni dei clienti

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    Cristiano Cant

    12/08/2016 08.52.50

    Delirio e incanto, male abbracciato e amato come in un lunghissimo orgasmo senza fine; rinnovato, perso e ancora riscoperto, luminoso e malefico, sorprendente e tristissimo, nei rovesci di notti uguali a voragini di peccato, insensatezza, perdizione, prolungata infelicità che tenta di aggrapparsi a un senso di ragione, grandezza, sia pure a costo di scendere le rampe del più macabro inferno o disperarsi di gioia sotto le gelide pupille della morte in agguato. La lenta ripetitiva odissea di un viaggio al termine dell'uomo, oltre la vita stessa e contro una morte che non arresta affatto il morire. Due solitudini ai margini più spinti, erotismo scatenato come viscere aperte e senza freni, ossessione e ripetitività come altare di un umano oramai perduto, in una scrittura che non esita a ferire e ferirsi per compiere e cantare un'apocalisse moderna. "L'ho abbracciata come si abbraccia il primo e l'ultimo corpo con cui ci si è tuffati insieme oltre il diaframma della vita e della morte che le fa da specchio". Sesso sperperato e sempre tuttavia riacceso come in un tormento necessario.."la mia radice maschia che ingigantisce fra le sue piccole mani", una villa di demoni dove gli estremi di ogni esperienza di male si azzanneranno da soli, una materia umana distrutta ma perseverare nella sua folle discesa satanica, un cercatore di schiavi e la sua agghiacciante parabola sulla schiavitù come ricchezza del mondo. Fino al crudo realismo - ma occorre andare avanti nella lettura - di una rivolta concreta, armata, in una precisa geografia che va dai Balcani in guerra alla Cecenia assediata, e dove lo spirito di una morale e di una disperata lotta per la vita, o per la libertà se si vuole, affioreranno fra le pagine come il nervo più vasto di questa prorompente grandinata di morte. "Perché nei sogni si può anche scopare con la gola chiusa e nello stesso tempo parlare?". Accade così anche nella grande letteratura: si è tantissime cose dentro la nessuna che ci diciamo di essere.

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    Pierpaolo

    02/02/2015 22.47.26

    Non avevo mai letto Moresco e devo dire che questo libro mi ha profondamente colpito; non concede pause, lo si legge d'un fiato. Uno stile volutamente scarno, a volte ripetitivo, ma al tempo stesso incalzante, vibrante, pieno di forza. E' davvero triste constatare quanto poco sia conosciuto uno scrittore così profondo. Ci sono tanti validissimi scrittori italiani contemporanei , ma con "Gli incendiati" ho avuto la sensazione di trovarmi finalmente davanti a qualcosa di nuovo, originale, coraggioso. La storia di due amanti soli nel loro moto di ribellione contro un mondo di insensatezza e disfacimento. Un crescendo di intensità narrativa in una dimensione sospesa tra male di vivere e speranze che affiorano, tra squallore e magia , tra realtà e sogno, e che trova il suo apice in un finale epico, apocalittico , dove ciò che sembra essere una corsa verso la morte e l'autodistruzione è in realtà l'esaltazione della vita e della libertà, quella vera.

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    isa

    05/11/2014 15.33.59

    finalmente un autore che ha un po' di coraggio. Non se ne poteva più delle solite tiritere più o meno scopiazzate o di leziose forzature che non significano niente giusto per far colpo. Un autore di limpida onestà intellettuale che rischia di non essere capito e sa di non poter piacere a tutti. Io ho apprezzato molto il suo tentativo di proporre qualcosa di nuovo

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    Stefano

    27/07/2012 10.35.42

    Mi é piaciuto abbastanza, anche se è inferiore a "Canti del Caos". Più avvincente la prima parte, fino all'arrivo alla festa; la seconda, con le sparatorie, è un po' troppo descrittiva per i miei gusti. In ogni caso, uno scrittore unico e singolare nel panorama italiano.

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    erika

    11/02/2012 09.54.24

    La narrazione è alta, libera, raffinata e visionaria. Naturalmente bisogna, anche, essere ben disposti per una lettura di questo genere, certamente impegnativa. Questo lavoro di Moresco mi ha completamente convinta. Voto 5/5

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    ilse

    14/04/2011 11.21.51

    Una lingua plastica e potente, una mirabile capacità evocativa, una immaginazione tra il profetico e il vecchio saggio... a servizio di una specie di fumetto apocalittico splatter che fa tanto pensare (nei dialoghi e nel modo di muoversi dei personaggi) al Kill Bill di Tarantino. Qualche idea forte (la guerra dei morti contro i vivi, la visione politica del concetto di schiavitù, la collocazione geografico/storica dell'apocalisse finale) non riscatta la pesantissima polpetta erotica e fallocentrica che anima il rapporto fra i due protagonisti. Mah!

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    Marcello

    29/10/2010 11.31.23

    libro fastidioso, molte parole inutili. sembra aspirare a un stile surrealista alla Bataille, ma invece in molte pagine vi sono lunghe descrizioni di sparatorie (anche fra i vivi e i morti!!!) quasi come un racconto per adolescenti. le scialbe descrizioni erotiche sembrano il fine ultimo di una storia altrimenti incomprensibile. se ne sconsiglia l'acquisto e la lettura.

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    diamonds

    25/10/2010 15.03.52

    discreta e apocrifa presa per i fondelli alla terrificante moda delle graphic novel

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    davide rosso

    07/10/2010 12.26.40

    non concordo con the editor, non mi piace il commento sui lettori che stroncano moresco, ignoranti e altro. uno ha il diritto di dire quello che vuole su un libro, non siamo più a scuola. io francamente ho letto parecchia roba di questo tizio e l'ho sempre trovata inutile e supponente, ma questo libro mi è piaciuto moltissimo, semplicemente perchè sembra scritto senza che nemmeno lo scrittore abbia un'idea di dove voglia andare a parare. inizia come un romanzo minimalista su uno che è in depressione e odia il mondo, si trasforma in un noir alla lynch tipo strade perdute, finisce che è una roba apocalittica coi morti contro i vivi. tanto sesso e sangue. roba jim thompson incrociato geneticamente col celine migliore. semplicemte folle. e bello. poi saremo anche delle capre.

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    cristiana

    14/09/2010 20.54.59

    fastidioso fin nel titolo. Trama da fotoromanzo e linguaggio adeguato...almeno fino a pagina 100...di più non ce l'ho fatta! Bella la copertina.

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    tiziano germani

    10/07/2010 10.44.36

    a pagina 30 non ce l'ho fatta più e ho smesso. ma che roba è? " ...e io sentivo la mia sproporzione premere contro il suo corpo..." "...le belle tette bianche...di carne" (davvero?) "le belle tette, le belle braccia, le belle gambe..." ma a me sembra tutt'altro che bello...per (s)fortuna che me lo hanno regalato, altrimenti non l'avrei mai comprato...

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    the editor

    21/04/2010 13.34.00

    Finalmente è uscito ! Una conferma ulteriore che eleva Antonio Moresco ad una grandezza senza tempo, una grandezza che è stata la stessa di Dostoevskij, De Cervantes e altri. L'unica nota dolente è vedere come in Italia Moresco non venga valorizzato nel giusto modo, e anzi di come spesso sia vittima di commenti superficiali, espressi da invidiosi e da gente ignorante - e che onestamente di letteratura ne sa ben poco. Noi dovremmo essere fieri di possedere uno scrittore di un tale calibro..

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