Lacci - Domenico Starnone - ebook

Lacci

Domenico Starnone

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Editore: Einaudi
Formato: EPUB con DRM
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Dimensioni: 791,03 KB
Pagine della versione a stampa: 133 p.
  • EAN: 9788858416501
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Gaia la libraia

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"Se tu te ne sei scordato, egregio signore, te lo ricordo io: sono tua moglie". Si apre cosi la lettera che Vanda scrive al marito che se n'è andato di casa, lasciandola in preda a una tempesta di rabbia impotente e domande che non trovano risposta. Si sono sposati giovani all'inizio degli anni Sessanta, per desiderio di indipendenza, ma poi attorno a loro il mondo è cambiato, e ritrovarsi a trent'anni con una famiglia a carico è diventato un segno di arretratezza più che di autonomia. Perciò adesso lui se ne sta a Roma, innamorato della grazia lieve di una sconosciuta con cui i giorni sono sempre gioiosi, e lei a Napoli con i figli, a misurare l'estensione del silenzio e il crescere dell'estraneità. Che cosa siamo disposti a sacrificare, pur di non sentirci in trappola? E che cosa perdiamo, quando scegliamo di tornare sui nostri passi? Perché niente è più radicale dell'abbandono, ma niente è più tenace di quei lacci invisibili che legano le persone le une alle altre. E a volte basta un gesto minimo per far riaffiorare quello che abbiamo provato a mettere da parte. Domenico Starnone ci regala una storia emozionante e fortissima, il racconto di una fuga, di un ritorno, di tutti i fallimenti, quelli che ci sembrano insuperabili e quelli che ci fanno compagnia per una vita intera.
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    serafini lino pasqualino

    14/05/2020 14:53:51

    mi aspettavo di più

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    A

    13/05/2020 15:38:52

    Non c'è amore in questo libro. Forse c'è stato ma ora non ne è rimasta traccia. Dalle parole taglienti traspare un rancore amaro: in poco più di cento pagine se ne sente distintamente il sapore. Gli errori non sono urlati, rinfacciati a gran voce, fatti rimbalzare tra le stanze vuote di casa. Al contrario, gli inciampi sono sussurrati con dolore, a denti stretti, scritti per anni in lunghe lettere che vorrebbero essere lacci, sanare il vuoto e legare, forzatamente, (co)stringere di nuovo una famiglia insieme, riportare un padre a casa. Tuttavia qui più che mai le parole sono impotenti. Ciò che è distrutto non si può ricostruire senza ferirsi le mani nel tentativo di raccogliere i cocci. Forse è bene gettarli via, e non provare a edificare precarie architetture su vecchie macerie. Lacci è crudele come solo la sincerità sa essere. Racconta senza reticenze le conseguenze di un padre che abbandona la famiglia: il dolore che spande intorno a sé segna irreparabilmente i figli, cresce con loro. Starnone sa condire bene gli ingredienti che adopera: la distruzione di un matrimonio, il fallimento di tutte le promesse, il tradimento di sentimenti profondi. Presenta solo i risultati però, non dà nessuna alternativa al vuoto di abbandono che non è in grado di colmare nemmeno chi l'ha creato. Un vuoto che non resta che accettare.

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    luca

    13/05/2020 14:01:47

    Uno dei libri più belli che abbia letto nell'ultimo periodo. Cosa accade a crescere in una famiglia disfunzionale? Accade che insegnandoti ad allacciarti le scarpe, il tuo passo seguirà l'andamento dei tuoi genitori. Bellissimo, intenso. Questo doveva essere un Premio Strega!

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    Marie

    13/05/2020 10:14:58

    Il libro mi ha incantato dalla prima pagina...non vedo l'ora di leggere qualche altro libri di Starnone, già so che diventerà uno dei miei scrittori preferiti. In poche pagine racconta la storia di una famiglia insegnando che la verità non esiste perché ognuno ha la sua versione data dalla soggettività di chi vive il fatto. La capacità di cogliere la realtà familiare dall'angoscia della moglie al servilismo del marito senza dimenticare la sofferenza dei figli è dirompente. Il modo in cui la storia viene raccontata è magistrale. é caldamente consigliato perché è pieno di punti di riflessione sulla famiglia e sulla società.

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    RGio

    11/05/2020 21:22:57

    Un bel libro. Racchiude una bella analisi sulla difficoltà di tener uniti i rapporti con una differenza di visione. Senza un vero eroe e un anti-eroe nell' equilibrio instabile della coniugalità

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    Anto

    11/05/2020 18:20:10

    Aldo e Vanda si sono sposati negli anni '60 quando erano ancora molto giovani, un po' per desiderio d'indipendenza e un po' per cercare di creare la famiglia tipo, quella in cui i legami rimangono forti per tutta la vita. Ma la realtà è diversa dai sogni e dalle speranze! Ad un certo punto Aldo si innamora di una giovane studentessa, vuole vivere questo nuovo ed improvviso sentimento senza il laccio che lo lega alla famiglia. Per quattro lunghi anni si trascina questa situazione di incertezza: mentre Vanda si dispera e recrimina, Aldo si divide tra Napoli e Roma per continuare a frequentare i figli, ma questi man mano diventano degli estranei dai quali è più facile allontanarsi. Poi il senso di colpa e la fine della storia con l'amante fanno sì che l'uomo ritorni in famiglia e ci resti. Si riprende la routine e questa routine dura per altri 30 anni. Ma non è una famiglia, è solo un insieme di persone che stanno nella stessa casa, che non si capiscono, che cercano di stare insieme per abitudine, senza un affetto sincero a legarli e soprattutto tanti silenzi e segreti a dividerli ancora e ancora... Questa storia è raccontata da tre voci diverse. Inizia Vanda che, nel culmine della crisi familiare soffre e accusa; si prosegue poi con il racconto di Aldo che ricorda e rimpiange l'amore perduto ed infine i due figli, ormai adulti e scombinati che non hanno imparato ad amare, ma solo a fingere. Un bel libro, che trasmette, però, un senso di claustrofobia, una mancanza di libertà rimpianta da tutti i protagonisti che si ostinano a perseverare nell'errore e a rimanere passivi di fronte ai lacci che imbrigliano le loro vite.

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    cecilia

    22/03/2020 13:57:36

    Un libro sull’infelicita’ che ci procuriamo e procuriamo agli altri. Un libro spietato, dove i protagonisti dei “tre libri” sono tutti sgradevoli e antipatici. Sono sfinita!

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    Valentina

    20/09/2019 16:11:23

    Che senso ha pretendere che una persona rimanga legata a noi anche quando non ci vuole? Che senso ha pretendere che una persona ci dimostri il suo affetto con una presenza fissa, se ciò può portare solo ad odiarsi? Con questa storia, Starnone ci fa sentire tre diverse campane, tre (anzi quattro) diversi punti di vista della stessa situazione. E tutte queste campane suonano intonate. Perché hanno tutti ragione. E tutte queste campane suonano stonante. Perché hanno tutti sbagliato qualcosa. Aldo ha sbagliato a tradire Vanda. Vanda ha sbagliato a pretendere che Aldo tornasse sui suoi passi. Aldo ha sbagliato a non accettare le conseguenze delle sue azioni e a tornare, vigliaccamente, indietro sui suoi passi. Vanda ha sbagliato a non proteggere se stessa e i suoi figli dalle sue angosce. Sandro e Anna, i figli, hanno sbagliato percorso. Hanno reagito nel modo sbagliato. Hanno tratto le conclusioni sbagliate. Ma di questo, loro, non hanno colpa. Sebbene io non abbia apprezzato nè la storia nè i personaggi (neanche uno - forse solo Labes), ho divorato questo romanzo in una manciata di ore. Questo vuol dire solo una cosa: la storia può essere anche brutta ma Starnone la sa raccontare

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    Laura

    08/06/2017 21:36:18

    Questo libro mi ha fatto riflettere sul fatto che siamo dei nostri figli, mariti, mogli, lavoro, tempo che rimane per fare tutto il resto che crediamo necessario dover fare. Però uno spazio solo per se stessi, sono sempre più convinta che sia giusto ritargliaselo. Perché altrimenti rimani attorcigliato in una rete che ti trascina, con i suoi giorni, anni. Poi i figli crescono, vanno lontano, una telefonata ed è tutto ciò che ti possono dare. Di coppie formate dalle persone veramente giuste l'una per l'altra, le due metà che il destino ha fatto incontrare e sposare, ne vedo gran poche. Vedo invece che è una fatica un po' per tutti in questi tempi . Pensare di portare avanti un matrimonio, per la paura di trascorrere una vecchiaia in solitudine....in fin dei conti è anche questo forse che lo fa andare avanti. Però poi il destino può riservare mille sorprese...una malattia, un evento improvviso e tragico ......o lunghi anni più o meno sereni....nessuno lo può sapere. Ho ancora davanti agli occhi i motociclisti che solo qualche settimana fa mi superavano mentre ero in colonna, io al ritorno dal mare, loro al ritorno dopo un'allegra giornata al motoraduno. E uno di loro, dopo qualche minuto, in un attimo, non sarebbe più esistito. E lo stesso giorno, la morte di Hayden, cadendo durante un banalissimo giro in bici. Quindi, è giusto sacrificarsi completamente in nome di un futuro che non si sa cosa ci riserverà? Credo di no, perché, senza far del male a nessuno, la vita è nostra. E se si ha la fortuna, perché di questo si tratta, di incontrare una persona che, dal nostro interno più sincero, sentiamo essere molto speciale...in qualche modo è giusto vivere...qualunque sia il compromesso da raggiungere con se stessi. Anche portando con sé per sempre questo segreto.

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    etm

    04/03/2017 20:28:07

    Sapevo che Silvio Orlando ha portato a teatro questo racconto e subito ho cercato il libro: letto in un fiato, con una pausa nel mezzo. Mi capita sempre quando i racconti mi fanno riflettere o quando non voglio finire il libro perché poi so già che mi "mancherà". Trovo lo stile della scrittura eccellente, un libro di poche pagine che invece, per quando è denso di sofisticate descrizioni dell'animo e del pensiero umano, sembra un volume di trecento pagine! Per me una grande scoperta.

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    Francesca

    30/05/2016 16:24:59

    Grandissima prova, bellissimo, originale, fa riflettere e stupisce. Un'amara riflessione su come le nostre non decisioni possano influenzare e rovinare la nostra vita e quella dei nostri figli. Non riesco a capire come possa annoiare.

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    bartleby

    22/04/2016 11:21:30

    Io ho preso un giorno di ferie per riprendermi e continuare a pensare a questo libro.

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    Alessandro Claudio Orefice

    12/03/2016 09:42:13

    Diverse le riletture che Starnone ci chiama a svolgere per renderci possibile di esercitare anche un nostro confronto con il passato, una sorta di personale bilancio biografico. Sono di quegli anni film Italiani testimoni di questo segno di rottura culturale: " I pugni in tasca" è del 1965, scritto e diretto da Marco Bellocchio; "Diario di una schizofrenica" di Nelo Risi è del '68. Numerosi degli anni '70 provengono dal nord Europa: "Family life", di Ken Loach, è del '71, con la famiglia come luogo di espiazione e sacrificio, "Scene da un matrimonio" di Ingmar Bergman, testimonia dell'ansia di comunicare il riconoscimento di una inadeguatezza delle parole ad affrontare un discorso capace di sciogliere lacci e nodi borghesi perché riconosciuti a guardia dell'ordine a sperimentare nuove soggettività. In Lacci le parole riflettono anche in termini letterari ed espressivi il vocabolario dei sentimenti degli anni '70, attraversati da tendenze culturali che avevano definito una cornice diversa con cui rappresentare la famiglia sotto spinte anglosassoni, specialmente sociologiche. Ad esempio erano pubblicati libri sulle relazioni di coppia e familiari, come "Nodi", di Ronald Laing, terapeuta che rappresenta gomitoli ricorsivi della coppia con poesie nevrotiche; "La morte della famiglia", di David Cooper, autore che risolveva gran parte dei disagi individuali nella responsabilità di una famiglia-gabbia. Con la canzone in Italia, l' esigenza di riappropriazione della libertà del corpo vincolato da lacci alla mente vede la testimonianza di Gaber -Luporini. Molte di queste suggestioni sono presenti sublimine in Lacci. Se Aldo diversamente da Vanda, gioca l'epistolario come risposta ricostruttiva di se stesso che ha il sapore dell'indifferenza,se Vanda non riesce a capacitarsene e lo accusa, ci penseranno decenni dopo i due figli a rimettere ordine a queste divergenze con la messo in scena della rivincita delle vittime del caos covato a lungo sotto pelle.

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    SLegata

    21/10/2015 21:01:16

    Bisogna avere una scrittura maestra, priva di sbavature o congetture astruse, per pennellare gli aspetti emozionali intimi della nostra società. Bisogna essere onesti e lucidi narratori come Domenico Starnone per mostrare certe cose che la maggioranza vive e non dice, sente e non vede. Cose tipo che i legami familiari possono fungere da Lacci (Einaudi) e, più che legare, stringere e soffocare; che la famiglia può non essere il luogo idilliaco come spesso viene contrabbandato; che una lunga convivenza - portata avanti per scrupoli o debolezza o comodità, molto spesso con l'alibi dei figli - può diventare ricettacolo di rancori taciuti e sottaciuti. Rancori che inevitabilmente prima o poi esplodono, ingenerando reazioni (forse) inimmaginabili. E chi ha rubato, chi è stato derubato poco importa.

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    Ale

    22/09/2015 12:22:26

    Mi stupisco nel trovare così tanti commenti positivi (che peraltro mi hanno convinto a comprare questo libro). Sono arrivato alla fine -con fatica- solo perché le pagine erano poche, ma l'ho trovato un racconto inutile, piatto e con una conclusione tanto inverosimile quanto grottesca. Soldi letteralmente buttati.

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    juri

    29/08/2015 21:49:50

    grandissima prova d'autore, inutile aggiungere altro.

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    valentina

    04/06/2015 10:58:58

    libro ben scritto, la storia è così realistica da provare le stesse sensazioni del protagonista.

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    elena

    22/05/2015 07:17:34

    Davvero un gran bel libro, scritto molto bene e talmente realistico che ti lascia un magone dentro a fine lettura. Consigliato.

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    Gabriella

    24/04/2015 00:08:23

    Scritto benissimo ma il tema é troppo scontato e poco analizzato. Rimane una storia in superficie dove non si capisce il vero io dei protagonisti. Al di la dei fatti sarebbe stato piu carino capire le problematiche di certe tematiche che cosi trattate risultano banali. Il finale poi non si capisce proprio ma sicuramente un significato l avrà, certo è che il libro finisce rapidamente come del resto rapida è stata tutta la narrazione.

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    Rosanna

    21/04/2015 16:41:14

    Scritto benissimo.Un matrimonio narrato attraverso tre prospettive diverse,moglie,marito,figli, con un finale che è un vero colpo di genio. La storia però è troppo deprimente,non si intravede luce,i personaggi si lasciano vivere,vittime di una ignavia francamente inaccettabile.La peggiore appare la moglie,prigioniera del suo dolore e della sua parsimonia negli affetti come nel denaro.Una famiglia senza slanci,in cui i lacci hanno strozzato i sentimenti e il futuro.Il messaggio arriva forte e chiaro,Starnone non si discute come scrittore,ma mi è mancato il fiato.

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  • Domenico Starnone Cover

    Domenico Starnone ha insegnato a lungo nella scuola media superiore e si è occupato di didattica dell'italiano e della storia (Fonti orali e didattica, 1983). L'esperienza dell'insegnamento lo ha portato a scrivere Ex cattedra e altre storie di scuola, pubblicato originariamente alla fine degli anni ottanta, e Solo se interrogato. Appunti sulla maleducazione di un insegnante volenteroso.Per "I Classici Feltrinelli" ha introdotto, tra gli altri, Cuore di De Amicis (1993), Ultime lettere di Jacopo Ortis di Foscolo (1994) e Lord Jim di Conrad (2002). È stato redattore delle pagine culturali del “Manifesto”. Dai suoi libri sono stati tratti i film La Scuola di Daniele Luchetti, Auguri, Professore di Riccardo Milani e Denti di Gabriele Salvatores. Nel 2001 ha... Approfondisci
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