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Joseph Roth

Traduttore: C. Colli Staude
Editore: Adelphi
Edizione: 36
Anno edizione: 1975
Pagine: 74 p. , ill. , Brossura
  • EAN: 9788845901744

Recensioni dei clienti

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    Luca Leveghi

    16/09/2014 09.39.12

    Questo libro mi ha colpito perché al protagonista pur capitandogli dei colpi di fortuna si lascia sfuggire le buone occasioni e finisce sempre in miseria.

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    Borga Elia

    28/08/2014 10.36.19

    Questo libro non mi ha preso molto, forse per la mia giovane età ? ma non ho capito la metafora. Nessun lato divertente, noioso e monotono. Lo consiglierei a dei lettori adulti.

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    mjb

    21/07/2014 21.12.16

    ero nella libreria della stazione in attesa del mio treno...ho scelto a caso questo libro ingannata un tantino dal titolo: alla fine mi è sembrato molto banale e scontato...la lettura non mi ha presa, è pur vero che l'ho letto in pochissimo tempo ma è altrettanto vero che un buon libro ti prende da subito! poi... de gustibus :)

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    Cristiano Cant

    23/05/2014 10.32.57

    Novella di cristallina perfezione, mai sfiorata da moralismi semplicistici o nubi di banalità patetica, ma delicatissimo sogno estremo uscito a sorpresa da un magistrale colpo di ventaglio. Un libro che fa bene alla vita, che riconcilia col miglior concetto di bontà, di gratuità, e che sveglia e scuote, sotto la stantia coltre di una religione retoricamente obbedita, una vicinanza alla santità, alla parola, alla promessa, che è assai più di un miracolo puro. Niente è casuale qui se non l'intero ingranaggio,e i passaggi imprevisti son tutti grandezza ben calcolata, misteriose tessere di un mosaico devoto che vanno a compiere alla fine il ritratto di un angelo tanto commossamente alticcio quanto meraviglioso.

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    Kristian d'Arc

    02/01/2014 10.32.03

    Uno dei più meravigliosi e affascianti titoli di sempre per una zoppa, insulsa, irritante, oltraggiosa favoletta conformista e moralista, incentrata sulla presunta "redenzione" di un clochard a colpi di denaro, onore, lavoro e senso del decoro (io la chiamerei piuttosto "corruzione"). Il tutto, ovviamente, su un patetico sfondo provvidenzial-miracolistico che più goffo non potrebbe essere. Come se non bastasse, pare scritta da un bambino di sette anni, e neppure troppo sveglio, da tanto è zeppa di sciatterie, ripetizioni, ingenuità e melensaggini. Non una sola riga degna di essere sottolineata e ricordata.Una storiella che pretende di essere edificante, ma si rivela demolitrice dell'autostima del lettore, che si chiede: "Come ho potuto cascarci? È bastata la bellezza del titolo? O l'incredibile numero di recensioni entusiastiche?" Sconsigliatissimo.

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    Alberto Castrini

    11/10/2012 00.00.57

    Il testo é conosciuto dai più per il capolavoro cinematografico di Ermanno Olmi. Joseph Roth, è austriaco d'origine ebraica della grande stagione letteraria di Werfel, Musil ecc, ed è testimone diretto dello sgretolamento dell'impero Austro-Ungarico: soldato durante la prima guerra mondiale, è fatto prigioniero dai russi. Dalle conseguenti derive umane e sociali del crollo trarrà i più celebri: La marcia Radetzky e La Cripta dei Cappuccini. Roth, in questo volumetto di nemmeno settanta pagine, ambientato a Parigi, dove nel '39 morirà come rifugiato dopo l'invasione hitleriana dell'Austria, da una prova alta di come si possa scrivere, anche di temi gravi con leggerezza poetica. E' la breve storia (amaramente autobiografica, perché morirà appena quarantenne per etilismo) di Andreas, un clochard alcolizzato che vive sotto i ponti. A lui il fato consentirà l'opportunità di cambiare sorte, con gruzzolo di denaro inverosimilmente ricevuto in prestito. Sprecherà invece ogni occasione, lasciandosi trascinare dall'ignavia, prima della resa dei conti finale. Non temete, il racconto non è triste, e si potrebbe definire il tragitto di un individuo affrancato alla fine dalla Grazia. Quella laica. L'inizio, quello che i colti chiamano incipit, ed il finale sono seducenti. Anche tutto il testo veleggia rapido, scorrevolissimo, e vi spingerà, come raramente capita chiusa l'ultima pagina, a proseguire la conoscenza di questo rilevante autore del novecento.

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    Antonella

    23/03/2012 17.28.21

    Anche io penso che questo breve racconto meriti il voto più alto perchè in poche pagine appunto spiega in modo molto semplice la vita di molti di noi ,che pur pieni di buone intenzioni e propositi ci lasciamo distrarre troppo spesso e come il protagonista sprechiamo buone occasioni che il fato ci recapita ....in fondo siamo così imperfetti cattivi ma anche in gamba....

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    incaro

    11/09/2009 12.09.44

    superlativo da tutti i punti di vista. Un racconto di rara sensibilità, pieno di una pietà umana che tocca e resta dentro. Senza inutili orpelli, diretto, efficace: grande letteratura. ottimo

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    DANIELE COSTAMAGNA

    10/09/2009 13.46.12

    Un libro fantastico di rara bellezza e sensibilità ( consiglio anche il meraviglioso film di Ermanno Olmi )

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    Alessia

    09/09/2009 00.32.51

    A me è piaciuto tantissimo..scorrevole, piacevole e in alcuni punti anche commovente. Con estrema semplicità narra la storia di questo uomo costretto a vivere sotto i ponti quasi sempre ebbro ma che affronta la vita con una vena positiva. Bellissimo!

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    Biagio Mastrangelo

    08/01/2009 12.46.03

    Molto bello, di facile lettura, breve, intenso. Una chiara rappresentazione della fragilità umana. Da leggere.

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    zonghe

    14/09/2008 12.51.21

    Un capolavoro. Una perfetta metafora della vita di ognuno di noi. Una profonda ed efficace interpretazione dell'uomo, che possiede un fine alto e nobile da cui è mosso, ma che si lascia distogliere dai piaceri materiali, che si bea di ciò che è mondano rimandando il momento di pagare sempre più in là... Ad ogni occasione egli si accorge di aver dedicato al corpo ciò che spettava allo spirito e non poter rendere il tributo... E la soluzione è tornare a "stordirsi" di vita in attesa del prossimo colpo di fortuna, che inevitabilmente andrà sprecato e così via, in una catena senza fine che si spezza solo quando la vita stessa è portata a compimento... GENIALE, non c'è altra definizione. "Ecco quello che sono veramente: cattivo, sbronzo ma in gamba. Joseph Roth"

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    m.karla

    18/06/2008 18.19.11

    nulla di straordinario. credo anch'io che sia abbastanza sopravvalutato.

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    philo

    27/08/2007 11.00.45

    A mio modesto parere è sopravalutato. Comunque leggibile

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    stefano

    03/03/2007 21.59.44

    Un pò sopravvalutato. A tratti un pò scontato... ti fa anche stizzire... ma forse era lo scopo. non trovo mai molto gusto nei racconti, non c'è il tempo per entrare in atmosfera e sono gia finiti

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    renso

    29/11/2006 17.43.21

    Come in tutte quelle situazioni in cui ci si attende troppo, sono rimasto deluso. Il miglior modo per morire felici è non raggiungere il proprio scopo. Quindi, per non correre rischi, meglio scegliersene uno di difficile, meglio se irraggiungibile.

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    gl

    23/10/2006 11.43.19

    Un classico nel suo genere, per me almeno. Sembra che alla fine Roth sia arrivato al suo racconto perfetto, togliendo e sfrondando da quella storia in fondo unica che aveva sempre raccontato. Qui c'è la vicenda fantastica di un diseredato, un pò volontario e un pò no, che non ha più niente del suo mondo e che vive un ultimo, fantastico, richiamo delle cose sensibili. Il suo alcolismo è qui qualcosa di diverso da una colpa; è quasi un mezzo di conoscenza, una sorta di vita sotto la vita, il miracolo oltre la patina avvilita del quotidiano. L'autodistruzione del bere è spogliata dal suo solito rivendicare , ed anche le ricadute dopo ogni appiglio di salvezza sono in realtà ovvie tappe di quel necessario appuntamento finale con la morte. La storia aleggia fra il fantastico ed il reale, ma il mondo sensibile che ci viene presentato è tutt'altro che un mondo cattivo; al contrario le sue relazioni col fantastico sono assidue. E' come se l'alcool consentisse di conciliare le due anime che ci vivono dentro, e restituisse le cose nella loro completezza e profondità.

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    Andrea P

    06/09/2006 23.45.26

    Semplicemente bello, anzi bellissimo. Joseph Roth geniale. Penso che non esistano, pur considerando la mia esperienza di affamato lettore, romanzi più coinvolgenti ed emozionanti di questo. Lo consiglio a tutti coloro che hanno una forte sensibilità e apertura mentale, e, non meno importante, un tranqullo pomeriggio libero per leggerlo!

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    Mirandolina

    27/05/2006 16.10.24

    L'ho trovato per caso nella mia libreria.Mi capita di comprare libri e di lasciarli lì per tanto tempo. Che dire, e' stata una piacevole scoperta. Si legge in una sera e personalmente mi ha fatto venire voglia di leggere altri libri di Roth perchè ho apprezzato molto il suo modo di scrivere.

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    stefano

    25/03/2006 17.50.08

    Un pò sopravvalutato. A tratti un pò scontato... ti fa anche stizzire... ma forse era lo scopo. non trovo mai molto gusto nei racconti, non c'è il tempo per entrare in atmosfera e sono gia finiti

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